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L’assiuolo



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L’assiuolo

L’assiuolo è un uccello notturno che emette un suono che fa chiù e questa è una delle poesie di Pascoli più piena i sensazioni visive e sonore che cercano di chiarire il mistero della vita e della morte.

La poesia è caratterizzata da una ura retorica chiamata climax ed è una gradazione di sensazioni crescenti o decrescenti in senso positivo o negativo. Il poeta farà in modo con varie metafore di rappresentare una sensazione di angoscia che diventa sempre più evidente all’interno di ciascuna strofa. In tutte le strofe pian piano si vedrà come l’intensità andrà aumentando e anche i versi dedicati alle sensazioni positive e negative via via andranno ad alternarsi; nella prima strofa si crea un equilibrio con pari numero di versi positive e negativi, nelle successive strofe il numero dei versi dedicati ad una sensazione andranno in crescendo (sensazione negativa) lasciando poco spazio invece all’altra sensazione quella positiva).


1) Dov’era la luna? Che il cielo



Era immerso in un’alba di perla (il bianco della luna)               Sens. positive

E il mandorlo e il melo

Sembravano allungarsi verso l’alto per osservarla meglio.


Si intravedevano soffi di lampi

Da una nube scura in lontananza;         Sens. negative

Dai campi si sentiva una voce,

Chiù


2) Le stelle risplendevano sparse

In mezzo alla nebbia di latte (ovvero il cielo reso bianco dalla luce della luna);         Sens. positive

Sentivo il cullare(rumore) del mare


Sentivo un fruscio tra i cespugli

Sentivo nel cuore un sussulto

Come l’eco di un grido del passato (il grido del padre).                      Sens. negative

Suonava lontano il singhiozzo (come il pianto dell’uccello):

Chiù


3) Su tutte le cime degli alberi illuminati

Tremava un sospiro (soffio) di vento:                Sens. positive


Squassavano le cavallette

Che sembravano suonare finissimi sistri (strumenti) d’argento

(Richiami a invisibili porte                                                                   Sens. negative

Che forse non si aprono più?);

E c’era quel pianto di morte

Chiù


Spiegazione strofe:



La prima strofa si apre con una domanda e nei primi quattro versi comunica la serenità della vita della camna, caratterizzata dalla lentezza e dalla pace. Nei quattro versi successivi inizia a cambiare la sensazione che l’autore vuole trasmettere, infatti dalla sensazione di serenità si passa ad una sensazione di angoscia suggerita dai lampi che in lontananza si proano all’interno delle nubi e i sensi sono colpiti dalla voce del chiù. Ai lampi Pascoli associa il soffio, questa è una sinestesia e in tutta la strofa convivono in numero pari versi e sensazioni (immagini) positive e negative.

Nella seconda strofa aumentano i versi negativi e aumenta anche l’intensità; è una strofa caratterizzata da un’anafora ovvero la ripetizione di una parola, in questo caso sentivo che però ha in tutti e tre i casi tre diversi significati. I primi due vogliono comunicare una sensazione fisica quella dell’udito (sentiva il rumore del mare e il fruscio delle piante) il terzo invece non riguarda qualcosa di fisico ma una sensazione che si trova nel cuore, sostituendolo con altri verbi potremo utilizzare provavo o avvertivo. Nel primo sentivo Pascoli parla del rumore del mare che si sente in lontananza e usa un verbo come cullare per suggerire una sensazione di benessere e positiva; il secondo sentivo si riferisce ad un fruscio che ode tra le piante di notte e qui inizia a caricare i versi di negativo, perché la prima reazione che un uomo ha, quando si trova da solo in un ambiente buio dove sente dei rumori, è quella di scappare e allontanarsi preso dalla paura. Analizzando questi due sentivo si può vedere come entrambi fanno parte della sfera fisica ma sono pur sempre diversi nel significato che l’autore vuole dargli. Il terzo sentivo riguarda una sensazione che ha nel cuore che lui chiama sussulto e che rappresenta per lui il ricordo di ciò che ha subito, come un grido, quello del padre quando è stato ucciso e questo verso si carica di sensazioni negative (singulto = singhiozzo) proprio per sottolineare quella che inizialmente era una voce, ora è diventato un singhiozzo e nella strofa successiva diventerà un pianto di morte.

La terza e ultima strofa inizia parlando delle cime degli alberi illuminati dalla luna che vengono smosse da vento che trema. Questa è un’immagine bella, la luna che col suo chiarore muove gli alberi, il venticello che soffia, ma Pascoli non usa un termine più negativo di un soffio di vento infatti dice tremava un sospiro di vento. Il verbo tremare è appunto carico di significati ed è in sintonia con il tono di malinconia della poesia; allo stesso modo usa il termine squassare quando parla delle cavallette, come se il suono di queste percuotesse l’aria (squassare = distruggere, percuotere)  e lo paragona al suono di finissimi strumenti d’argento, i sistri, che erano strumenti a percussione usati dagli egiziani legati al culto della Dea Iside, dea della morte. In parentesi dice anche che questi tintinni forse conducono a porte invisibili, quelle della morte che forse non si aprono più, perché chi muore intraprende un viaggio senza più ritorno e conclude con l’ultimo verso che riconduce ad un pianto di morte, quel pianto nella prima strofa era una voce, nella seconda un singulto e ora un vero e proprio pianto, quello che Pascoli ha nel cuore. C’è anche una allitterazione nel verso finissimi sistri d’argento perché si ripete la lettera s e in modo particolare vi è anche un sigmatismo perché la lettera s con il suo suono deve incutere una sensazione negativa.







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