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L’avanguardia futurista

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L’avanguardia futurista

La tendenza all’avanguardia e il sovversivismo piccolo-borghese degli intellettuali italiani si realizzano pienamente nel Futurismo. Il futurismo costituisce un movimento organizzato intorno a manifesti teorici che ne definiscono la linea in ogni campo.

Il futurismo, esaltando la macchina, la tecnica, la grande industria, la velocità, intende interpretare la tendenza al nuovo, al progresso meccanico e alla modernità della civiltà industriale. In questo atteggiamento si riflettono le ambiguità di una rivolta che in realtà accetta e celebra un movimento esistente: il capitalismo imperialistico.

Il movimento venne fondato da Marinetti, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1876, vissuto a Parigi e morto a Bellaggio nel 1944. Formatosi su autori naturalistici e simbolisti, Marinetti non riuscirà mai a liberarsi del tutto da una cultura ottocentesca, naturalistica e simbolistica.

Marinetti, il 20 febbraio 1909, pubblicò il primo manifesto del Futurismo affermando la necessità di abolire i musei, le accademie e le biblioteche, in quanto istituzioni che intendono salvaguardare i valori tradizionali e del passato.



La nuova arte deve partire dal presente, dalla realtà industriale, deve capire e esaltare la bellezza della velocità e della macchina. La celebrazione del movimento induce a glorificare la guerra, la virilità, e a disprezzare la donna e il femminismo.

La prima fase va dal 1909 al 1912. In essa è molto forte l’influenza del simbolismo e la parola d’ordine è quella del verso libero. In questo periodo aderiscono al movimento Covoni, Palazzeschi, Buzzi.

Alcuni di questi autori sottoscrivono un manifesto contro la poesia tradizionale, romantica e decadente. Contemporaneamente il movimento si estende a tutte le arti, dalla pittura alla scultura alla musica praticando il principio di interartisticità che è tipico delle avanguardie.

Una seconda fase del movimento va dal 1912 al 1915 ed è segnata da una serie di manifesti che pongono l’accento sul rivoluzionamento delle tecniche espressive e sulla proposta di un nuovo tipo di uomo completamente meccanizzato.

La svolta avviene con il Manifesto tecnico del 1912. Il rivoluzionamento delle forme espressive è radicale: si passa dalla proposta del verso libero a quella delle parole in libertà che presuppongono la distruzione della sintassi, l’abolizione della punteggiatura, l’uso dei verbi all’infinito, dell’onomatopea. Attraverso una catena di analogie sarebbe possibile conseguire un lirismo multilineare capace di rendere la simultaneità di fenomeni diversi.

La macchina non è concepita come un prodotto artificiale contrapposto ai prodotti naturali ma come un modo per far vivere la natura. Il corpo stesso, in quanto energia, è una macchina naturale e l’uomo deve imparare a divenire sempre più un congegno tecnico-meccanico. Mondo industriale e mondo naturale non vengono più contrapposti ma sono concepiti come espressione di una stessa energia originaria.

La terza fase del futurismo (1915-20) si apre con l’avvicinarsi del primo conflitto mondiale. I futuristi sono interventisti e vedono nella guerra e nel conflitto un modo positivo di scatenare le energie primordiali, di selezionare i popoli e le nazioni più forti.



Subito dopo la guerra i futuristi si organizzano in partito politico, oscillando fra posizioni anarchiche, democratiche anticlericali e antimonarchiche.

Il futurismo continua fino agli anni 20 e 30 ma senza reale incidenza nella vita culturale e politica.

Il futurismo sottopose a critica l’arte, la sua autonomia e separatezza, vedendolea come residuo del passato, in quanto legata fortemente al neoclassicismo e alle arti classiche in generale. Tale atteggiamento deriva dal suo intento di creare un’arte omologa alla società industriale più avanzata, al mondo della tecnica e della macchina. Di qui la polemica contro ogni concezione umanistica dell’arte e la proposta di abolire gli insegnamenti classici nelle scuole, di eliminare il valore estetico e di sostituirlo con il valore commerciale.

I futuristi non si oppongono alla mercificazione ma la accettano, la teorizzano, la esaltano.

Essi colgono l’importanza delle comunicazioni di massa e se ne servono per farsi proanda e per imporsi al pubblico attraverso la tecnica dello scandalo e dello shock. Propongo un’arte democratica per tutti, teatro e cinema gratuito, orchestre in ogni piazza. Mentre assecondano il processo di estetizzazione diffusa tipico della modernità, reclamano ancora un posto di privilegio per gli artisti.

Il futurismo è un movimento ambiguo e complesso, in cui si intrecciano istanze del passato e le intuizioni nuove della reale condizione dell’arte e dell’artista nella società industriale di massa.

Già il nome è un monito per l’idea di fondo di questa corrente: Futurismo=futuroàmodernoàvelocità, macchina e industria.







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