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PIRANDELLO E JOYCE - CRISI DELL’INDIVIDUO NELLA SOCIETÀ DI FINE ‘800, CONFLITTO TRA L’IO E IL MONDO, ANGOSCIA NELLO SCOPRIRSI

PIRANDELLO E JOYCE - CRISI DELL’INDIVIDUO NELLA SOCIETÀ DI FINE ‘800, CONFLITTO TRA L’IO E IL MONDO, ANGOSCIA NELLO SCOPRIRSI
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PIRANDELLO E JOYCE

Leggendo i romanzi Il fu Mattia Pascal e “Uno nessuno e centomila” di Pirandello e brani tratti da “Ulisse” e “Gente di Dublino” di Joyce, siamo riusciti a trovare tra i due alcune analogie. Infatti, entrambi consideravano come tema centrale la crisi dell’identità dell’uomo, che rifletteva quello che gli artisti stavano vivendo.


CRISI DELL’INDIVIDUO NELLA SOCIETà DI FINE ‘800


Pirandello non fu in alcun modo influenzato dalla nascente psicanalisi a differenza di Joyce. Nonostante ciò anche nelle sue opere si rifletteva la crisi che stava vivendo. Il fine principale di Pirandello è presentarci quelle funzioni su cui si basa la disgregazione della psiche. Riguardo a questo dice: ”Non c’è uomo che differisca più da un altro che da se stesso nella successione del tempo”. Con il romanzo non ci offre solo una storia vera o inventata, ma anche un riflesso della società nella quale vive. Pirandello ci rende nota la crisi di fine ‘800 e del primo ‘900, periodo caratterizzato dalle innovazioni che la società aveva subìto e che affronta con difficoltà.



Nel “Il fu Mattia Pascal” ci fa conoscere, infatti, “la condizione storica di una Sicilia offesa e oppressa da uno stato liberale” . Mattia è il cardine di una ricerca volta a capire la condizione dell’uomo di fine ‘800 che si trova a vivere una profonda crisi d’identità. Oltre a ciò Pirandello afferma che “l’uomo è un atomo in cielo che si affanna e si agita senza ragione”, poiché non riesce a dare un valore alla propria esistenza: “Mattia rappresenta un vinto, è forestiere della vita e non è coscienza, ma rappresenta il dilemma umano dell’essere o non essere. La coscienza per Mattia non basta come guida” per riuscire a risolvere questo dilemma. Nello stesso libro l’autore si cala nei personaggi, per criticare le istituzioni borghesi che non hanno permesso il giusto sviluppo della società. Basta pensare allo sviluppo dell’industrializzazione, alla nascita dei partiti e alla corruzione parlamentare. I personaggi non hanno una propria autonomia, ma è l’autore che dà loro la vita.

Anche Joyce affronta la perdita da parte del mondo dei valori pubblici e secondo lui l‘artista doveva trovarsi al di fuori della società di quel periodo, se voleva ritrarla. Ritiene infatti che si debba essere oggettivi per capire ed analizzare a fondo i problemi della società. Per riuscire ad ottenere ciò, decide di andare in esilio da un’Irlanda per lui troppo opprimente e  provinciale pur continuando a trattare storie di vita del suo paese. La sua opera, infatti, si può considerare autobiografica.


La novità di Joyce dal punto di vista tematico dipende dal fatto che egli riprende in considerazione la ura dell’eroe classico soprattutto nell’Ulisse contrapposta all’uomo contemporaneo tutt’altro che eroe e piuttosto preda, nella sua crisi esistenziale, dei suoi stessi bisogni, desideri ed istinti che sono presenti nel testo con un ampio uso di frasi a loro collegate. *Nel libro la realtà è rappresentata in un unico giorno, anche se la realtà storica, che vi è presente, potrebbe durare all’infinito. Infatti in questo libro si può notare un ampio uso della reminiscenza, la descrizione di eventi, sogni, che vengono riportati come miti. Secondo Joyce infatti il mito, il sogno e lo scorrere del tempo e degli eventi di ogni giorno rappresentano sia certezze che realtà esistenziali grazie alle quali possiamo entrare nell’universale. Anche Pirandello, in particolare nella produzione teatrale, dà voce al bisogno dell’assoluto: “ . in molte ine abbandonato il tono umoristico dà voce all’epifania dell’oltre. A questi squarci di essenza, spesso legati nella narrativa a notti lunari, fanno da contrappunto i miti teatrali, che rappresentano le verità essenziali e incontrovertibili, rintracciate in fondo alla storia degli uomini giù giù fino a raggiungere le strutture originarie, patrimonio di tutte le umanità di ogni tempo e ogni luogo . Questi miti Pirandelliani sono molto vicini agli archetipi junghiani; sono ciò che rimane dopo la frantumazione . Sono le verità profonde e inalienabili ritrovate alle origini della vita.”

Joyce ci presenta un uomo che denuncia tradimenti e persecuzioni: Leopold è tradito dalla moglie infedele e sente il bisogno di un lio, Stephen è perseguitato dal senso del suo fallimento come artista e dal bisogno di un padre. Essi tentano di dare un valore alla propria esistenza.

La morte genera paura e sconforto, anche se l’uomo cerca di non pensare a ciò e agisce tenendo conto che tutto è all’insegna dell’eternità. La morte, nella crisi mitteleuropea, pure essendo vista come un’inevitabile fase biologica dell’uomo, genera un senso di terrore nelle persone che appartengono alla borghesia. In questa crisi che gli autori stanno vivendo si può facilmente capire che questi si trovano in conflitto con il mondo e questo concetto è riflesso anche nei loro libri.




CONFLITTO TRA L’IO E IL MONDO


I personaggi di Pirandello rappresentano esempi di condizioni che riguardano l’esistenza dell’uomo contemporaneo, appartenente a diversi ranghi sociali e dotati di differente cultura ed idee politiche. Quindi si può notare l’utilizzo di una verità non indiscutibile e dogmatica, ma mutevole e insidiante, che serve a rappresentare qual è la coscienza dell’uomo appartenente alla crisi del decadentismo. Quest’uomo è ribelle, non accetta le convenzioni del tempo e i concetti indiscutibili ma si rende conto della propria sconfitta, dopo aver disprezzato le forme storiche e mortificanti di quel periodo. L’essere consapevole che il sentimento sia vario richiede l’utilizzo dell’umorismo come unica forma poetica, che riesce a presentarci l’arte anche all’interno di una crisi, dove la scienza non riesce a fornire certezze. Infatti, con questa tecnica narrativa riusciamo a cogliere non solo la realtà, ma anche il suo contrario, dato che non ne esiste una vera e propria, e neanche un individuo con carattere fermo e che non cambia mai.

Di questo individuo conosciamo la sua coscienza, la sua unicità, dal momento che si ritrova a vivere in solitudine nel mondo a lui estraneo. In realtà questa solitudine ha elementi comuni in tutti i personaggi. È questa la condizione di angoscia che caratterizza la vita del piccolo borghese, che vorrebbe vivere come uomo tra gli uomini. Si può cogliere questo concetto anche nel Rilke e in Thomas Mann.

Questa vita è piena di contraddizioni, quindi l’uomo non si fida più della propria ragione e si rifugia nei propri sentimenti, creandosi un nuovo mondo.

Pirandello percorre un viaggio interiore mettendo in dubbio tutto ciò che si era scoperto con la tradizione occidentale, sperando così di salvarsi dalla disperazione.

l’autore neIl Fu Mattia Pascal, parla della libertà dell’uomo come rottura dei rapporti con i propri parenti. Questa, però, rappresenta qualcosa di vano, dato che fa rimanere l’uomo strettamente legato alle circostanze e lo porta ad essere chiuso e solitario. Infatti per Mattia non c’è la possibilità di difendere se stesso e il proprio onore, e per questo, in lui nasce un senso di profonda solitudine.

Mattia può anche essere visto come “un esploratore del mondo”, che grazie alla fortuna a lui offerta può addirittura vivere una seconda vita, in cui ogni giro di roulette rappresenta la sorte che gli toccherà.

In questo libro possiamo renderci conto che il reale è tragico. Mattia, però, riesce a vincere il proprio destino e quindi accetta anche il fatto che la vita sia tragica, e quasi come un labirinto.


In Joyce, inoltre, l‘uomo si trova in conflitto con il mondo, ed infatti subisce i tradimenti degli altri. La sua fama o fortuna non può essere nient’altro che temporanea. Questi temi si possono ritrovare nella ura dell’anti-eroe, che si trova a vivere nell’atmosfera asfissiante di Dublino.

Joyce, come i personaggi che animano le sue opere, non simpatizza con i movimenti nazionalisti, nonostante il suo amore per l’Irlanda, poiché vede il patriottismo come un movimento che paralizza lo sviluppo di uno spirito libero. Joyce, poi, afferma di non poter appartenere ad una nazione che ha sviluppato una mentalità schiavista, in cui l’uomo non riesce ad esprimere se stesso. Per questo motivo divenne scettico verso la religione troppo opprimente, ma non ostile alla chiesa. (frase)

Questo conflitto a cui l’uomo deve sottostare procura in lui uno stato d’angoscia rendendosi conto della propria incapacità di farsi valere.  



ANGOSCIA NELLO SCOPRIRSI


Pirandello afferma che il vero in sé non esiste, però nota che l’individuo è costretto a vivere, esistere in maniera angosciata in una morsa, caratterizzata dall’ipocrisia di rapporti sociali. Si serve dell’individuo per indagare la sua angoscia interiore ed esistenziale senza però riuscire a trovare una motivazione per questa, dato che dalla realtà non si può comprendere quello che ognuno pensa. Il mondo e la vita, infatti, sono basati sull’incoerenza e sull’apparenza. Pirandello, inoltre, toglie ogni maschera ai suoi personaggi, con furore, con sorriso, con effetti drammatici o con una “pietas” sincera e liberatoria.



A volte Pirandello ingrandisce le ure dei suoi personaggi, altre volte ne coglie i particolari più inconsueti. Solo nell’uomo deforme si può comprendere la funzione dell’inconscio, che si muove secondo leggi proprie e all’interno di un sistema di forze, che si modificano sempre. Con lo stesso metodo usato dalla tecnica caricaturale (arte che non può essere diversa dalla libertà interpretativa), Pirandello isola una parte del corpo dei suoi personaggi e mette a fuoco una dissonanza del carattere, un’alterazione della personalità e delle capacità di valutazione. Egli accentua i tratti più caratteristici dei suoi personaggi. Il romanziere siciliano in altre sue opere crea delle maschere attraverso l’introduzione dei protagonisti in un altro luogo o in un altro periodo, diverso rispetto a quello per loro abituale. Questi sono i casi, nei quali la rappresentazione dei personaggi è prodotta dall’ansia e dall’irrequietezza, che i loro corpi sembrano non riuscire a trattenere al proprio interno. Pirandello non consente ai personaggi di manifestare liberamente il proprio carattere: anche quelli che sembrano non riuscire a trattenere la loro irrequietezza finiscono per essere bloccati e trattenuti da qualche ostacolo caratteriale o psicologico. Oppure, l’immagine di questi personaggi, si trasforma in un’immagine della disperazione. Per esempio lo strabismo di Mattia Pascal è la metafora di una voglia di libertà e di una contestazione delle istituzioni del suo tempo. E gli occhiali che gli vengono imposti fin da ragazzo, per raddrizzargli l’occhio ribelle, sono una parte del programma educativo che ha lo scopo di indirizzare le sue abilità in campo intellettivo e correggere le sue abitudini.

Nel romanzo Uno nessuno centomila, invece, Vitangelo è estraneo a se stesso, si vede vivere, e incomincia ad inseguire quell’estraneo che lo condurrà in un’immaginazione surreale o in una metafora distruttiva. In questo libro Pirandello ripete che la gente, gli altri si limitano a guardare quello che appare in superficie, dalla forma. A questo comportamento degli altri nei nostri confronti si deve la perdita d’identità, di cui Moscarda ne diventa emblema. Per vedere quel se stesso che vedono gli altri egli usa lo specchio, che funge anche da meccanismo di difesa e che rappresenta una maniera indispensabile per tenere a bada ciò che può accadere di pericoloso trasformando tutto in una specie di gioco.

Mentre in Pirandello il “guardarsi allo specchio” rappresenta il momento in cui si rende conto della sua angoscia, in Joyce, nel romanzo “Gente di Dublino” , questa funzione viene sostituita dalla finestra. I personaggi possono guardare al di fuori o attraverso essa, per osservare ciò che avviene all’esterno o all’interno della casa. La persona che guarda fuori non vive realmente ma osserva gli altri mentre vivono.Questo è il simbolo della apatia, delle persone che non sono in grado di prendere parte alla vita sociale.Nella storia “Eveline” , Joyce ci racconta che la ragazza “stava seduta vicino alla finestra, a guardare le ombre della sera che calavano sul viale”. È proprio da questo momento che in lei vengono a crearsi quei dubbi e quell’angoscia, legati al ricordo positivo del passato,che la portano a cambiare decisione riguardo al suo destino.

Le persone che a causa dei troppi dubbi non riescono a prendere delle decisioni sul futuro della propria vita sono definite “inette”.


L’INETTITUDINE


L’IDENTITA’ MULTIPLA

Pirandello analizza i suoi personaggi sotto diversi punti di vista, li rappresenta soli, intelligenti ed eloquenti, ma sempre condizionati dall’incomunicabilità che caratterizza tutti gli uomini e che diventa più grave nel ‘900 a causa delle condizione storico-culturali. Sui suoi personaggi grava la noia, ma Pirandello la supera ricorrendo all’ironia, alla follia e alla comicità sottolineata dal linguaggio meridionale e della sfumature francesi. Infatti Pirandello immagina un mondo dal punto di vista di un siciliano, cioè di un erede di una grande e lunga tradizione culturale e religiosa. A volte i suoi personaggi sono “morti dentro”, ma hanno una loro storia, che l’autore indaga non perdendo di vista la realtà che li circonda. La realtà, però, a volte diventa relativa : è per questo che Pirandello è allo stesso tempo siciliano ed europeo.



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