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RICERCA SULL’AMORE E SULL’ AMICIZIA

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RICERCA SULL’AMORE E SULL’ AMICIZIA


I contesti della tematica amorosa si possono trovare a partire dai primi anni del medioevo fino ad oggi, ma mi soffermerò alla rielaborazione dei modelli culturali solamente in alcune aree.

Di seguito riporterò lemmi testuali, citazioni, e artisti che hanno seguito tale tesi.


Nel contesto comunale di Bologna e Firenze troviamo una cultura universitaria religiosa dove è presente la nobilitazione e spiritualizzazione della donna. Infatti abbiamo nel Dolce stil novo Dante Alighieri.

Dante analizzò l’amore vedendo la donna come un angelo, interpreta originalmente il topos della donna angelo come datrice di beatitudine che preura il valore salvifico dell’esperienza amorosa. Nella Divina Commedia si compie l’itinerario di progressiva compenetrazione tra l’amore umano e quello divino: Beatrice porterà Dante a conoscere la dimensione universale dell’amore come legger dell’universo.




Dante nelle sue opere fa trasparire l’importanza rilevante dell’amore che influisce sulla sua vita, infatti la maggior parte delle sue opere, tra quelle più conosciute, sono state scritte in onore ad una donna. Analizziamo ora la Vita Nova:




DANTE – VITA NOVA

Tanto gentile o onesta pare

Questa gentilissima donna, di cui ragionato è ne le precedenti parole, venne in tanta grazia de le genti, che quando passava per via, le persone correano per vedere lei; onde mirabile letizia me ne giungea. E quando ella fosse presso d'alcuno, tanta onestade giungea nel cuore di quello, che non ardia di levare li occhi, né di rispondere a lo suo saluto; e di questo molti, sì come esperti, mi potrebbero testimoniare a chi non lo credesse. Ella coronata e vestita d'umilitade s'andava, nulla gloria mostrando di ciò ch'ella vedea e udia. Diceano molti, poi che passata era: «Questa non è femmina, anzi è uno de li bellissimi angeli del cielo». E altri diceano: «Questa è una maraviglia; che benedetto sia lo Segnore, che sì mirabilemente sae adoperare!». Io dico ch'ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti li piaceri, che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave, tanto che ridicere non lo sapeano; né alcuno era lo quale potesse mirare lei, che nel principio nol convenisse sospirare. Queste e più mirabili cose da lei procedeano virtuosamente: onde io pensando a ciò, volendo ripigliare lo stilo de la sua loda, propuosi di dicere parole, ne le quali io dessi ad intendere de le sue mirabili ed eccellenti operazioni; acciò che non pur coloro che la poteano sensibilemente vedere, ma li altri sappiano di lei quello che le parole ne possono fare intendere. Allora dissi questo sonetto, lo quale comincia: Tanto gentile.





Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
 

Il saluto e le reazioni stupefatte degli astanti. L'incapacità di esprimere le sensazioni. Il pudore dei presenti impedisce anche solo di levare lo sguardo. E' rispetto quasi religioso..

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.


La lode poetica e la sua purezza e umiltà che invitano ad un'alta spiritualità. Beatrice appare come una visione miracolosa che quasi miracolosamente richiama la presenza del divino tra gli uomini.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: sospira.
 

La sua bellezza è evidente e provoca una indicibile dolcezza nell'animo attraverso il suo sguardo. La sua presenza si lega ad una sensazione quasi trascendente che invita l'animo a sospirare estatico.


Come possiamo notare Dante esprime sia nelle parole dell’estratto della Vita Nova sia quando parla del perché ha scritto quel opera sembra dar vita ad un sentimento.. riguardante appunto una donna.

A fianco c’è scritto appunto che non è capace ad esprimere le sensazioni che sente dentro eppure nella realtà dedica a questa donna un opera, scritta con le sue mani. Per questo la tematica amorosa è ciò che ricopre la maggior parte delle opere letterarie, anche a partire dai primi grandi autori come Dante.




Nella rivisitazione originale di modelli culturali da parte del nuovo intellettuale preumanistico si può trovare che l’amore è visto anche come tensione interiore in una dolorosa condizione di solitudine, oscillante tra l’aspirazione all’eterno e l’angoscia legata allo scorrere continuo del tempo. Intensità della memoria e nuova sensibilità per la natura, che filtra ed emblematizza il sentimento d’amore. Chi afferma quanto detto è Tetrarca, un altro grandissimo letterato che compose delle bellissime opere anch’esso rivolte ad una donna. (Sempre dello stesso periodo e per stretto contatto se ne occupò anche Boccaccio ma analizzerò solamente Petrarca).


Come afferma nel Canzoniere Tetrarca c’è corrispondenza tra l’alternarsi degli stati d’animo del poeta (errore giovanile finale ravvedimento) ed il tono poetico difforme in cui il sentimento amoroso viene di volta in volta espresso nel Canzoniere, racconta inoltre dell’impossibilità della ricerca della solitudine di fronte all’incalzare dei pensieri d’amore, la natura è specchio dei sentimenti del poeta. Essa appare quasi personificata in intima confidente, il corpo di Laura (la donna da lui amata) è contemplato con stupore mentre si anticipa il senhal ( espressione simbolica riferita all’amata).

Tetrarca ha una visione dell’amore molto simile a quella della natura: sostiene che la natura è come una muta interlocutrice nel momento della rievocazione dell’incontro con Laura. La stagione primaverile inquadra perfettamente, nella memoria del poeta,l’apparizione della sua creatura ideale.


Riporterò di seguito due famosissime poesie di Petrarca che possono chiarire quanto detto in precedenza, dalle sue parole infatti può trasparire la sua sofferenza per l’amore ma anche la condizione che gli pone la natura.


PETRARCA – LA VITA FUGGE E NON S’ARRESTA UN’ORA


La vita fugge, et non s'arresta una ora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi danno guerra, et le future ancora;

La vita fugge e non si arresta un attimo
e la morte viene dietro velocemente,
e le cose presenti e passate
mi tormentano,e ancora quelle future;


e 'l rimembrare et l'aspettar m'accora,
or quinci or quindi; sì che 'n veritate,
se non ch'i' ho di me stesso pietate,
i' sarei già di questi pensier' fora.

e il ricordare e l’aspettare mi angosciano,
da una parte e dall’altra,in ogni modo,così che in verità,
se non fosse che ho pietà di me stesso,
sarei già fuori da questa vita.        


Tornami avanti, s'alcun dolce mai
ebbe 'l cor tristo; et poi da l'altra parte
veggio al mio navigar turbati i venti;

Mi ritorna in mente se mai alcuna gioia
ebbe il mio cuore infelice,e poi da altra parte
vedo venti  contrari al mio navigare; 

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei, che mirar soglio, spenti.

vedo nel porto ( della mia vita ) violenta tempesta, e ormai stanca la mia ragione, spezzati alberi e cordami,
privi di luce gli occhi belli di Laura che solevo guardare.



Petrarca fa chiaramente capire che dalla vita non è riuscito ad ottenere ciò che più desiderava, tanto che dichiara che avrebbe voluto togliersi la vita. Ma si nota altrettanto chiaramente l’abbinamento che è solito a dare tra amore e natura.

Un’altra opera che tengo a citare è:


PETRARCA – VOI CH’ASCOLTATE IN RIME SPARSE IL SUONO


Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono:  

Voi che ascoltate in versi di varia natura l'eco 
di quei sospiri di cui io nutrivo il mio animo
al tempo del mio primo errore giovanile
quando ero in parte diverso dall'uomo che oggi sono

del vario stile in ch'io piango et ragiono,
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.  

spero di trovar comprensione e perdono
- presso chi, per diretta esperienza, conosce cosa sia amore -
per il vario stile in cui piango e rifletto ( sulla mia condizione)
tra inutili speranze e vano dolore.



Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;

Ma mi accorgo ormai come per tutti gli altri
sia stato oggetto di derisione per lungo tempo, per cui spesso
di me stesso mi vergogno; 

et del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentérsi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

vergogna è il frutto del mio inutile vaneggiare
il pentimento e l'accorgermi chiaramente
che, quanto piace all'uomo, non è altro che un breve sogno.



Petrarca racconta della sua vergogna, e dice che tutto ciò che è desiderio è solo un breve sogno, parla dell’amore come una forte delusione che lo ha accomnato tutta la vita, però d’altro canto è anche il tema principale delle sue maggiorio opere.


AMICIZIA NELLA LETTERATURA

(Un quarto di questa “ricerca” è basata sull’amicizia poiché non ho trovato maggiori informazioni.)


Dante nella sua vita ha avuto particolar riguardo per l’amore ma per questo di certo, non ha dimenticato l’amicizia. Nella sua vita ha saputo valorizzarla al meglio, tanto che nella sua vita culturale ha conosciuto dotti e colti poeti, con i quali ha stretto anche amicizie, ma se ben si può ricordare, Dante scrisse ad un uomo che considerò “suo amico” curandosi di scriverglielo direttamente in una lettera: sto parlando di Can Grande Della Scala, uomo che lo stesso Dante ammirava dal profondo, come possono far capire le parole a lui dedicate : “Al magnifico e vittorioso signore, signor Can Grande della Scala, Vicario generale del Santissimo Impero Cesareo nella città di Verona e presso il popolo di Vicenza, il suo devotissimo Dante Alighieri, Fiorentino di nascita e non di costumi, augura una vita felice per lungo tempo e continuo arricchimento della gloria del suo nome”.

Voglio riportare qui di seguito dei pezzi della lettera che Dante scrisse a Can Grande Della Scala e far notare quanto era importante e assai profonda l’amicizia per lui.

E non temo certo, assumendo il titolo di 'amico', di incorrere nel difetto di presunzione, come forse alcuni potrebbero obiettare, dal momento che gli inferiori non meno che gli appartenenti al medesimo rango possono legarsi nel vincolo dell'amicizia. Infatti se vi piacerà osservare le amicizie utili e gradevoli, vi apparirà chiaramente che molto spesso i superiori si legano d'amicizia con gente a loro inferiore. E se si volge lo sguardo all'amicizia, quella vera e 'per sé', non ci sarà da constatare che molti uomini dalla condizione modesta, ma celeberrimi per l'onestà, furono amici di nobilissimi e illustri principi? E perché no, se addirittura non impedita dalla disparità, l'amicizia di Dio e dell'uomo? E se a qualcuno sembrasse sconveniente quanto ho affermato, ascolti lo Spirito Santo, che decreta alcuni uomini partecipi della Sua amicizia. Infatti nel libro della Sapienza si legge, a proposito della sapienza, che ' gli uomini hanno un tesoro infinito: coloro che ne fanno uso sono partecipi dell'amicizia di Dio'. Tuttavia l'ignoranza della gente formula giudizi azzardati; e allo stesso modo in cui crede il sole della dimensione di un piede, sbaglia nell'ottusa credulità riguardo ai costumi. Non è consentito a noi, che possiamo conoscere quanto di ottimo è in noi, seguire l'esempio della massa, della quale, anzi, dobbiamo correggere gli errori. Essa, infatti, carente d'intelletto e ragione, dotata di una certa qual libertà divina, non si sente vincolata da alcuna consuetudine. E non c'è da stupirsi se non dirige il corso delle leggi, bensì ne sia diretto. E' dunque facile intendere ciò che ho detto poco sopra, che non c'è alcuna presunzione nel propormi come devotissimo e anche amico.”

E siccome stimo la vostra amicizia come un tesoro preziosissimo, desidero coltivarla con diligenza previdente e cura sollecita. E pertanto, dal momento che i principi morali insegnano che ricambiare significa conservare l'amicizia, vorrei seguire questo assunto ricambiando i benefici ricevuti più d'una volta. Per cui sovente ho esaminato i miei regalucci e li ho differenziati e poi vagliati, alla ricerca del più degno e gradito a voi. E non ne ho trovato uno adeguato alla vostra eccellenza più di quella sublime Cantica della Commedia che si intitola Paradiso. E, insieme con questa lettera, come dedica allegata proprio al suo invio, vi ascrivo, vi offro e infine vi raccomando.”


Possiamo notare l’immensa stima che Dante ha nei confronti di un uomo, e, allo stesso modo, possiamo notare quanto importante fosse il sentimento di amicizia.


Voglio, infine, citare anche Petrarca, uomo che nella sua vita si legò particolarmente a Giovanni Boccaccia e strinse una forte amicizia, da molti considerata “affettuosa” e talvolta anche “intima”.

Ma l’amicizia che strinse con l’artista era forse più sentita da parte di Boccaccio : “Dopo il 1350 entra in stretti rapporti d'amicizia con Giovanni Boccaccio (che lo considera un maestro spirituale e culturale)”.


Petrarca era un uomo chiuso, solitario, che amatava la tranquillità, ma la predilezione per la vita solitaria non deve farci pensare che egli non avesse amici; avendo vissuto in diverse città italiane e straniere aveva infatti molte conoscenze, soprattutto tra i dotti e le Epistole sono una testimonianza di quanto fosse importante per lui mantenere questi rapporti di amicizia.


Come ben tutti sappiamo, amore e amicizia sono due facce separate ma bensì molto simili, in quanto si può amare ed essere allo stesso tempo amici. L’amicizia di un tempo, e soprattutto quella che rende protagonisti due artisti come Dante e Petrarca affascina perché anche loro sono stati amici di qualcuno, ma citano il sentimento dell’amicizia meno nelle loro opere rispetto all’amore, ma quando parlano dell’amicizia ne danno un significato pieno e consistente.



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