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SCHEDA DI ANALISI DEL ROMANZO “RAGAZZI DI VITA” di Pier Paolo Pisolini

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SCHEDA DI ANALISI DEL ROMANZO

“RAGAZZI DI VITA”

di Pier Paolo Pisolini



I)       La trama e i personaggi


L’avvenimento che dà inizio ai fatti narrati nel romanzo è la prima comunione del Riccetto, che poi si recherà al Ferrobedò con gli amici.

Questo avvenimento è solo un fatto che dà inizio alla rappresentazione della vita quotidiana dei protagonisti.

Il romanzo di conclude con la tragica morte di Genesio e di Begalone, e con l’integrazione nel mondo del lavoro del Riccetto.



L’avvenimento finale potrebbe essere definito come un fatto che porta a condizioni di normalità, poiché il Riccetto, persi tragicamente gli amici, trova una situazione di stabilità nel mondo lavorativo.

L'inizio del libro è ambientato alla periferia di Roma, a Monteverde, verso la fine della guerra, con i tedeschi a presidiare la capitale. Il Riccetto, dopo aver ricevuto la prima comunione, corre alla Ferrobedò dove, con i suoi amichetti Agnolo e Marcello, porta via tutto quello che riesce ad afferrare. I piccoli protagonisti vivono sempre di espedienti, per poi perdere al gioco i pochi soldi raggranellati. Ai tre non rimangono che le cinquecento lire sottratte ad un cieco. Con questa piccola somma, decidono di fare una gita in barca e si recano al galleggiante sul Tevere chiamato il 'Ciriola', dove affittano la tanto desiderata imbarcazione. Il Riccetto, sdraiato sul fondo del natante a guardare il cielo, scorge ad un certo punto una rondinella con le ali bagnate, ormai destinata ad affogare,così decide di tuffarsi per salvarla, con tutti i suoi amici che lo deridevano per la nobile azione.

Due anni dopo quella gita in barca il Riccetto ha acquistato la malizia di un grande. Sempre alla ricerca di qualche lira, si mette in combutta con dei napoletani che truffano i passanti con il gioco della 'cartina'. Sfortunatamente interviene la polizia che porta al fresco tutta la combriccola ad eccezione del protagonista, che riesce a sfuggire, ritrovandosi così unico possessore del bottino. A quel punto decide di abbandonare gli amici della sua età ed unirsi con quelli più grandi, con cui organizza la gita ad Ostia, dove conducono Nadia, una prostituta. La spiaggia è affollata di turisti domenicali. Qui, in una cabina, si svolge l'iniziazione sessuale del Riccetto con Nadia che lo alleggerisce di nascosto del 'malloppo'.

Nello stesso momento vediamo Marcello aggirarsi per le case degli sfrattati alla ricerca dell'amico. Anche Marcello si scontra con il mondo degli adulti, qui impersonato dalla sora Adele, madre del Riccetto. Egli rimane estraneo a questo mondo mostrandosi ancora legato agli affetti dell'infanzia. Su di lui si abbatte una sciagura improvvisa: crolla il palazzo vicino, che causa la sua morte e della madre del Riccetto.

Questo, arrivato a Monteverde, incontra Agnolo e vengono a sapere della disgrazia successa durante la loro assenza. Sia la morte di Marcello, che quella della sora Adele, non sono rappresentate ma soltanto alluse attraverso il pianto dei familiari.

Passa un altro lungo lasso di tempo ed il Riccetto è andato ad abitare con lo zio, dalle parti del Tiburtino. Qui conosce altri ragazzi, tra cui Alduccio, il Begalone ed il Caciotta, con i quali ricava quindici mila lire dalla vendita di alcune poltrone, permettendosi così di rinnovare il guardaroba e avventurarsi nelle vie del centro di Roma.

Questo vagabondaggio, ha termine una notte sulle panchine di Villa Borghese, dove il Riccetto ed il Caciotta conoscono una vera e propria “fauna notturna”, formata da ladri, prostitute e soldati; qui e vengono derubati della “notevole” quantità di denaro, oltre che delle scarpe e degli occhiali nuovi. Immediatamente cercano di rifarsi della perdita: a farne le spese è una signora che viene borseggiata sul tram dai due i i quali poi fanno ritorno a Tiburtino. Qui il Caciotta incontra alcuni vecchi amici della borgata e, per niente provato dalla disavventura precedente, mostra loro con spavalderia il portafoglio rigonfio. Ciò attira l'attenzione di Amerigo definito come “il meglio guappo di Pietralata”, il quale propone al Caciotta un affare poco chiaro. Convinto anche il Riccetto, i tre giungono alla bisca clandestina dove il gioco della 'zecchinetta' si svolge già a pieno ritmo. Amerigo, all'improvviso, chiede al Riccetto di prestargli mille lire, che gli vengono consegnate non senza nuove schermaglie verbali. Dopo aver ceduto tre volte alle pressioni del gigante, che continua a perdere, il Riccetto approfitta di un momento di distrazione per fuggire.

Il Riccetto riprende a vagabondare finché non arriva nella zona della Maranella dove si imbatte nel Lanzetta, già conosciuto a Villa Borghese, ed insieme vengono a sapere da Alduccio della morte di Amerigo, cugino del Riccetto. Commosso decide di partecipare al funerale. Il Riccetto, Alduccio ed il Lanzetta sono pronti per un nuovo colpo: il deposito di materiali di una officina. Quando ormai hanno il bottino, si intromette un vecchietto con la scusa di proteggere la refurtiva dall'intervento di un fantomatico vigile notturno. A questo punto il Riccetto ed il Lanzetta si scambiano un ammiccante segno di intesa: sono infatti venuti a sapere che il vecchio ha tre lie in 'età da marito' e dalle quali essi ritengono di poter trarre adeguato godimento. Ragion per cui convincono Alduccio ad andare da solo a smerciare tutta la ferraglia mentre loro aiutano il signor Antonio a portare i cavolfiori rubati fino a casa. Qui fanno la conoscenza delle liole. Dopo pochi giorni il Riccetto si fidanza con la terza delle lie del sor Antonio e trova lavoro come garzone di un pescivendolo. Per far fronte alle spese domenicali fatte insieme alla ragazza, solitamente presso il cinema, il Riccetto è costretto a ritornare alle vecchie abitudini e ad organizzare un altro colpo, sempre con Alduccio ed il Lanzetta e con l'aggiunta di un certo Lello. Questi ultimi vengono immediatamente catturati, Alduccio è costretto a recarsi all'ospedale e solo il Riccetto rimane in libertà. Così, mentre gironzola dietro S.Giovanni alla ricerca di qualcosa da mangiare, aiuta gli spazzini a scaricare le immondizie ottenendo così il permesso di andare a rovistare tra i rifiuti. Ridotto in condizioni pietose, il Riccetto rientra nel suo rifugio all'ultimo piano di via Taranto; addormentatosi non si accorge che la porta dell'appartamento adiacente è stata forzata e l'appartamento stesso svaligiato. Viene così arrestato, ironia della sorte, proprio per un furto che non ha mai neppure pensato di commettere.

Trascorrono i tre anni della pena detentiva e ritroviamo il Riccetto che ha davvero imparato una specie di morale utilitaristica: si è messo a fare il manovale e pensa solo ai fatti suoi.

Un giorno Riccetto ripercorre i luoghi dove ha trascorso la fanciullezza ma li trova cambiati: il progresso è intervenuto, negli anni della ricostruzione, con i suoi casermoni tutti uguali, senza vita.



Dopo questa parentesi, ritroviamo il Begalone ed Alduccio che, rimediata un po' di 'grana' con turpi espedienti, si dirigono verso il bordello. Il denaro però non è sufficiente per entrambi e la fortuna favorisce Alduccio, che però non riesce a 'compiere il suo dovere' perchè è affamato, deve così abbandonare la casa del piacere deriso da tutti i presenti. A casa, la disperazione di Alduccio si scontra con la sua triste situazione familiare: la sorella in crisi suicida, la madre pazza di rabbia lo accusa di non lavorare per il sostentamento della famiglia. Alla fine i nervi del ragazzo non reggono più e colpisce la madre con un coltello.

La storia si conclude anch'essa tragicamente, nello stesso scenario della riva dell'Aniene: dapprima è Alduccio che si addormenta con le braccia in croce, in una posizione da cadavere, poi è il Begalone che sceso in acqua, malgrado la forte tosse, sviene in mezzo al fango e viene trasportato via più morto che vivo; ma sarà infine Genesio, il più cosciente dei ragazzi di vita, ad arrivare fino all'estremo dramma, sendo tra le onde nel tentativo di attraversare il fiume. A differenza, il Riccetto è definitivamente integrato nel mondo del lavoro.

Il passaggio da un avvenimento all’altro è costituito principalmente da azioni che costituiscono la vita quotidiana dei ragazzi, come il doversi procurare soldi per mangiare attraverso piccoli furti..

I personaggi principali sono il Riccetto, protagonista del romanzo, e la sua combriccola di amici.

Gli amici del riccetto vengono presentati in maniera mista: diretta dal narratore che ne descrive l’aspetto fisico e indiretta da azioni dei personaggi che ci permettono di dedurre la loro situazione sociale. Tutti quanti conducono una vita molto difficile e nella povertà e per sopravvivere sono costretti a rubare o a svolgere piccoli lavoretti fin dalla prima adolescenza, ma nemmeno questo riesce a migliorare le loro condizioni. L’autore ci permette di dedurre la loro condizione di vita attraverso delle descrizioni fisiche: “[ . ]con la sua faccia piena d’ossa, che pareva tutta ammaccata[ . ]”, parlando di Alvaro, e “[ . ]vestiti da lavoro, perché ancora si dovevano lavare, con certe brache di tela gonfie sul cavallo e strette alla caviglia, che, dentro, le loro gambacce si muovevano come fuori nel vasetto, incrociate come quelle dei militari delle fotografie[ . ]”, parlando di Alvaro e Rocco. Tutti gli amici del Riccetto sono fondamentali per il continuarsi della vicenda, anche se alcuni compaiono nel romanzo solo per breve tempo. Nonostante le medesime condizioni di vita, questi ragazzi hanno tra loro delle differenze caratteriali che si possono dedurre da avvenimenti presenti nel romanzo: per esempio Marcello, venuto a conoscenza della sua grave malattia, non ribellandosi a questa ma salutando per l’ultima volta gli amici, risulta rassegnato alla propria sorte a differenza di altri personaggi come Agnolo e il Caciotta che sono molto più scaltri. Ancora diverso è anche Amerigo, che caduto in una forte crisi depressiva, si suicida.

Come per gli altri personaggi, il narratore dedica poco spazio alla descrizione del protagonista, il Riccetto, che è presentato in maniera mista: diretta dallo stesso narratore, e indiretta da avvenimenti della vicenda, che denotano alcuni aspetti della sua condizione di vita e del carattere. Egli è il filo conduttore della storia e trascorre la sua vita fin dall’inizio in mezzo alla strada, dove scopre e impara comportamenti e modi a lui sconosciuti. Il narratore dedica pochissime righe alla situazione interiore del protagonista, ma ad un certo punto del romanzo ci dà delle informazioni sulla sua condizione sociale: “Faceva l’aiutante d’un pesciarolo che aveva banco lì al mercatino della Maranella. E la domenica, [ . ] si portava al cinema la sua ragazza”; altri riferimenti denotano, a differenza, l’aspetto caratteriale: “[ . ] al Bar della Pugnalata [ . ] ci si presentava con aria soddisfatta, naturalmente, come di uno che ormai s’è sistemato, ha superato tutte le inquietudini e non ha più niente da aspettare dalla vita.”

A mio avviso l’autore non si propone di creare un alone, positivo o negativo che sia, intorno al Riccetto, ma vuole semplicemente utilizzarlo insieme ai suoi amici per farci arrivare una precisa condizione di vita presente in quell’epoca storica, fondata sulla miseria.

Il protagonista esprime valori morali, come l’amore per gli animali, che si dimostra quando salva la rondinella, che mostra il lato tenero del Riccetto: “Ce n’erano tante di rondinelle, che volavano rasente i muraglioni, sotto gli archi del ponte, sul fiume aperto, sfiorando l’acqua con il petto. La corrente aveva ritrascinato un poco la barca indietro, e si vide infatti ch’era proprio una rondinella che stava affogando. Sbatteva le ali, zompava. Il Riccetto era ginocchioni sull’orlo della barca, tutto proteso in avanti. «A stronzo, nun vedi che ce fai rovescià? » gli disse Agnolo. «An vedi,>> gridava il Riccetto, «affoga! » [ . ] Poi senza dire niente si buttò in acqua e cominciò a nuotare verso di lei. Gli altri si misero a gridargli dietro e a ridere: ma quello dei remi continuava a remare contro corrente, dalla parte opposta. Il Riccetto s’allontanava, trascinato forte dall’acqua: lo videro che rimpiccioliva, che arrivava a bracciate fino alla rondine, sullo specchio d’acqua stagnante, e che tentava d’acchiapparla. « A Riccettooo » gridava Marcello con quanto fiato aveva in gola, «Perché nun la piji? »Il Riccetto dovette sentirlo perché si udì appena la sua voce che gridava: « Me pùncica! » « Li mortacci tua » gridò ridendo Marcello. Il Riccetto cercava di acchiappare la rondine che gli scappava sbattendo le ali e tutti e due ormai erano trascinati verso il pilone dalla corrente che lì sotto si faceva forte e piena di mulinelli « A Riccetto, » gridarono i comni dalla barca, «E lassala perde!>> Ma in quel momento il Riccetto s’era deciso ad acchiapparla e nuotava con una mano verso la riva. «Tornamo indietro daje » disse Marcello a quello che remava. Girarono. Il Riccetto li aspettava seduto sull’erba sporca della riva con la rondine tra le mani [ . ] Ci volle poco perché s’asciugasse : dopo cinque minuti era là che rivolava tra le comne sopra i Tevere e il Riccetto ormai non la distingueva più dalle altre.” ;e come l’amicizia, presente in ogni momento del racconto, molto forte specialmente durante le azioni rischiose come i furti.



Nel romanzo compaiono personaggi che aiutano molto il protagonista, che sono tutti i suoi amici, sempre presenti nelle situazioni pericolose come i furti che però erano indispensabili per la sopravvivenza



II)    Il punto di vista


Ritengo che la terza persona sia usata dall’autore per raccontarci la storia in una narrazione a 360°, passando dalle vicende tra i personaggi alle descrizioni.

L’autore ha deciso di utilizzare il narratore interno per permettere la narrazione della vicenda come utilizzando una cinepresa posizionata sopra le teste dei personaggi, quindi raccontando tutto ciò che succede ma tralasciando l’aspetto interiore di ogni singola persona.

La ura del narratore interno è indispensabile per il concludersi del romanzo: infatti se l’autore non avesse utilizzato tale ura, molte condizioni sociali e valori di vita espressi in azioni dei personaggi non ci sarebbero arrivate.

L’autore utilizza prevalentemente il discorso diretto per permettere il succedersi degli avvenimenti, ma non tralascia quello indiretto per concederci qualche descrizione fondamentale.


III) L’ambiente


I fatti narrati nel romanzo si svolgono in un ambiente reale, riconoscibile nelle sue caratteristiche geografiche: “[ . ]mentre scendeva giù per via Donna Olimpia[ . ]” , “[ . ]da Monteverde giù alla stazione di Trastevere[ . ]” e “[ . ]i mucchi di casette bianche di Petralata e Monte Sacro, sia per la Tiburtina, in quel momento, non c’era nessuno;[ . ]”.

L’autore situa i fatti narrati in un’epoca storica chiaramente definibile: “Estate 1946”  e “[ . ]ci dovette star dentro fino alla primavera del ’50!”.

Si ha l’impressione netta che questo romanzo rispecchi una precisa realtà storica, quale la situazione popolare a Roma durante il secondo dopoguerra, fino ai primi anni ’50, quando erano ancora presenti le truppe fasciste.



IV)       La struttura narrativa


L’autore usa prevalentemente la tecnica narrativa, poiché il suo intento non è quello di farci arrivare i sentimenti dei personaggi, ma di farci apprendere la loro situazione sociale e il loro terribile stato di vita, utilizzando le loro azioni quotidiane .

Le sequenze narrative riproducono sostanzialmente l’ordine cronologico della vicenda, fatta eccezione quando il Riccetto si trasferisce dai parenti: “In questo sistema di vita, da più di un anno a quella parte, s’era trovato il Riccetto dopo la disgrazia delle Scuole, da quando era andato ad abitare a Tiburtino, lì dai suoi parenti.”

Le sequenze narrative appaiono abbastanza rispondenti, nella loro estensione, alla durata temporale degli avvenimenti.







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