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1) Tutti giù per terra

2) Giuseppe Culicchia è nato a Torino nel 1965. Alla fine degli anni Sessanta, anche in Italia si diffuse il movimento del Sessantotto, che ebbe l’effetto di rendere i cittadini più coscienti delle ingiustizie e delle discriminazioni, sensibilizzando l’opinione pubblica nei confronti dei problemi e delle necessità delle donne, dei giovani e dei poveri. Tuttavia, il desiderio di una società priva di differenze non si concretizzò in precise proposte, nonostante l’ondata di scioperi e di lotte sindacali: studenti e lavoratori non riuscirono a formare un movimento unitario. In campo economico l’Italia si collocò, a partire dagli anni Settanta, tra i sette paesi più industrializzati, e nei decenni successivi ebbe un forte sviluppo anche il settore terziario, soprattutto quello avanzato. Ma nonostante l’assenza di guerre e una notevole ripresa economica il nostro paese non è oggi privo di problemi. Verso tutte le nazioni economicamente e socialmente più avanzate si dirigono milioni di immigrati, che provengono da quei paesi caratterizzati da situazioni di estrema miseria. L’arrivo di questi potenziali lavoratori, spesso sfruttati e costretti a vivere in condizioni difficili, provoca tensioni sociali, in quanto c’è chi teme la concorrenza degli immigrati sul mercato del lavoro, chi un aumento della criminalità. L’arrivo di questi gruppi, sempre più numerosi, di persone pone diversi problemi al paese che li riceve. Non si tratta solo di approntare strutture, di fornire abitazioni per venire incontro alle loro legittime aspirazioni; è anche indispensabile evitare l’esperienza terribile di farli sentire respinti a causa di un pregiudizio razziale. L’immigrazione fa paura, come si è detto, soprattutto per la concorrenza impari che gli immigrati rappresentano nel mondo del lavoro. Questi infatti accettano di lavorare in nero, sottoati e in condizioni durissime. Accettano di svolgere quei lavori, spesso umilianti, che gli italiani il più delle volte rifiutano. È dunque dilagante il tasso di disoccupazione soprattutto tra i giovani. Le aziende inoltre, richiedono pluri laureati e tecnici super specializzati, con alle spalle notevoli esperienze. In uno scenario del genere i giovani hanno poche possibilità di lavoro. L’impiego più richiesto continua ad essere quello pubblico nonostante, negli ultimi anni i dipendenti pubblici abbiano perso gran parte dei loro vantaggi: la possibilità di andare in pensione dopo 20 anni di lavoro, orari più rigidi, e il carico di lavoro più pesante, soprattutto nelle scuole. I pochi concorsi pubblici comunque, continuano ad essere presi d’assalto, ma superati solo grazie a raccomandazioni e finanziamenti ai partiti, fenomeno che negli anni novanta è divenuto ormai dilagante e apparentemente inarrestabile a causa della collusione della maggior parte degli organi.




4) Romanzo psicologico

5) a. Il romanzo “Tutti giù per terra” non è altro che uno spaccato di vita post–adolescenziale molto realista e verosimile. Walter è uno studente di filosofia mai in corso e un obiettore di coscienza negli uffici comunali torinesi del CANE, il centro accoglienza nomadi ed extracomunitari. Walter percorre fino all'esaurimento le strade della sua città, analizzando ad ogni passo la sua situazione incerta e da definire e passa il tempo a giudicare e riflettere sulla società che lo circonda più che a cercare di conoscerla e farla propria. Egli vorrebbe solo leggere Hemingway, passeggiare e ascoltare musica dal suo Sony, anziché diventare uno di quei commessi chiusi in gabbia. Ma il bisogno di soldi, le frustranti e incessanti richieste del padre di farsi una carriera e trovarsi una moglie, la perdita dell’unica persona a cui sembrava importare di lui, lo porteranno a diventare proprio come gli altri: un animale chiuso in gabbia. Con un’unica differenza: gli altri guardano speranzosi verso il mondo, come gli animali guardano i turisti in uno zoo, lui invece, non guarda niente, perché non c’è niente da vedere. L’unica donna, dotata intellettualmente e fisicamente che avrebbe meritato di essere guardata, gli sfugge, lasciandolo vuoto ma più certo di quello che vuole.

b. La vicenda si svolge <<verso la fine degli anni Ottanta>> a Torino, la città italiana che l’autore conosce meglio. Il protagonista è Walter, un ragazzo sui vent’anni, iscritto al primo anno di università alla Facoltà di Lettere e Filosofia più per passatempo che per una vera vocazione o aspirazione verso il futuro. Passa le sue giornate senza far nulla: dormendo, leggendo Hemingway, Fiytzgerald, Ginsberg e litigando ogni sera con il padre proprio per la sua oziosità. In realtà la sua paura non è il lavoro ma il meccanismo in cui si entra, la perdita di libertà e di disporre del proprio tempo come si desidera. Non ha alcuna fiducia in sé stesso, si sento solo, ma non cerca comnia o amici. Si aliena volutamente in una società in cui non si ritrova e che ha perso i valori dell’amicizia, dell’amore, della libertà . È dotato di una grande sensibilità e attenzione verso i particolari. È confuso, e vive in un mondo confuso, che non gli permette di trovare un’identità, uno scopo di vita, qualcosa da cercare. L’unico modo che riesce a trovare per conoscere se stesso è scrivere ed è proprio nei suoi racconti che ritrova il vero Walter.

Gli altri personaggi non hanno grande spessore, ma assomigliano più a delle meteore che Walter incontra nella sua vita. Inoltre ognuno non rappresenta solo se stesso ma un’intera categoria. Il padre, ad esempio, rappresenta l’operaio sfruttato dai capi e senza alcuna prospettiva di avanzamento nella carriera. È comunque ossessionato dal denaro e dalla carriera e spera che almeno il lio riesca in quello in cui lui è fallito: una vita migliore. La madre è una casalinga che subisce silenziosa, senza esprimere i propri sentimenti e le proprie idee, ma limitandosi a svolgere le proprie mansioni, quasi fosse una dipendente più che una parte della famiglia. Pasquale, non ha voglia di lavorare e si fa mantenere dalla moglie ricca. Si riduce al servilismo, quando si tratta di ottenere un posto di lavoro che non richiedesse grandi sacrifici e che desse molti vantaggi. Alessandro Castracarn e Beatrice rappresentano il mondo giovanile benestante: mantenuto dai genitori e il cui unico scopo è il divertimento e la ricerca del sesso. Si limitano a seguire le mode del momento, dimostrando grande incoerenza e incertezza. Enza e Ciccio invece, rappresentano l’altra parte del mondo giovanile, quella emarginata e delle periferie degradate. Anche qui si vive solo di apparenza e di modi per evadere da una società che tende ad alienare e a deludere le aspettative e i sogni. E infine la zia Carlotta, rappresenta quei vecchietti che ancora nutrono qualche speranza e ripongono grande fiducia nella nuova generazione, avendo intuito le loro paure ma anche le loro capacità che hanno solo bisogno di essere spronate.

6) a. I problemi proposti dall’autore in questo libro sono molti e vari. Il romanzo rappresenta una società che ha perso i suoi valori e in cui i problemi da risolvere sono in continua ascesa: la disoccupazione, l’immigrazione, la degradazione urbana, l’alienazione degli individui e il loro stress emotivo, la corruzione e le raccomandazioni, l’inutilità dello studio nella scuola e dell’impegno nel lavoro in cui si va avanti non per le proprie capacità ma per la propria influenza politica o economica.

b. Il punto di vista dell’autore su tali argomenti è molto critico e negativo. I giovani non hanno più ideali o scopi per i quali impegnarsi. L’unico motivo per cui si vive è cercare di prevaricare gli altri, in tutti i campi. Il solo modo per evitare la depressione, lo stress e l’inaridimento della propria coscienza cui siamo portati da una simile società è il ritorno ai vecchi valori quali l’amicizia e l’amore. Si deve tornare a parlare, a comunicare, anziché urlare e cercare di imporre la propria volontà, evitando inutili paranoie che portano solo ad un’ulteriore allontanamento dai nostri simili senza risolvere alcun problema. Si deve tornare a leggere e ad apprendere per il gusto di farlo e non per apparire agli altri superiori e più preparati.



c. L’autore esprime di continuo le proprie critiche e i propri giudizi sulla società attraverso il protagonista, Walter. Si tratta di giudizi negativi e critici nei confronti di individui che assomigliano più ad animali in gabbia che ad esseri umani.

d. L’autore verso i suoi personaggi prova gli stessi sentimenti di Walter, che incarna in tutto e per tutto le idee e le emozioni di Culicchia. Per il padre, mentre inizialmente prova un sentimento di odio profondo, alla fine del romanzo finisce per capirlo e compatirlo per le proprie frustrazioni. Per Alessandro ha un sentimento di sopportazione e antipatia. Per la zia invece, ha un sentimento di grande amore incondizionato, che esiste perché ricambiato.

e. È possibile capire quali siano i valori dell’autore perché sono gli stessi di Walter. Innanzitutto l’autore sembra non credere nella politica, destra o sinistra che sia, poiché questa appare come una moda o una grande messa in scena. La collocazione storica è messa ben in evidenza, sia attraverso le parole esplicite in prima ina, sia attraverso l’accenno ad alcuni movimenti o eventi sviluppatisi intorno alla fine degli anni ottanta.

7) a. Il racconto è in prima persona e il narratore è il protagonista stesso.

b. Il linguaggio è molto vicino al nostro modo di parlare. È moderno e giovanile.

c. Il registro è confidenziale, libero, quasi il narratore parlasse solo a se stesso e non si rivolgesse ad un pubblico cui si deve parlare con più formalità. Non seleziona le parole e non si preoccupa di dire parolacce o usare termini volgari e censurabili. Anche la scelta del linguaggio esprime una critica alla società, più preoccupata ad apparire che ad essere.

d. L’autore non ricorre a termini tecnici in nessuna occasione. Il protagonista infatti, non è un uomo specializzato in qualcosa. È una persona comune, potrebbe essere chiunque. L’unico momento in cui si fa riferimento a termini specifici nel campo della filosofia è quando fa la sua prima apparizione Alessandro Castracarn, <<la citazione umana>>.

e. Il racconto si svolge sul piano del racconto–informazione, non produce effetti poetici. I sentimenti e i giudizi sono espressi in modo diretto senza allusioni o messaggi velati.

f. L’autore fa, talvolta, ricorso a metafore. In particolare questo espediente serve a visualizzare meglio nella mente dei lettori un concetto espresso dall’autore. Una metafora che ricorre quasi in tutto il romanzo è il paragone tra i lavoratori che guardano il mondo dalle loro vetrine e gli animali negli zoo che guardano i turisti dalle sbarre delle loro gabbie.

g. L’autore non usa termini o espressioni di chiara impronta regionale. Si esprime in italiano e solo talvolta fa uso di termini provenienti da altre lingue ma che, nella maggior parte dei casi, fanno ormai parte del nostro modo di parlare comune.

8) a. La trama del romanzo è molto semplice ma ben articolata. I sentimenti, le paure e anche gli eventi che Walter si trova a dover affrontare sono quelli che i giovani della società occidentale si trovano a vivere ogni giorno. I luoghi e il tempo sono ben inseriti nel contesto e aiutano nella comprensione del disagio e dell’alienazione del protagonista. Anche i personaggi sono ben studiati e abbastanza realisti seppur presentando degli eccessi e mostrando un solo lato del loro carattere con lo scopo di lanciare un messaggio ai lettori.

b. Le problematiche proposte dall’autore sono strettamente collegate alla nostra società. L’alienazione cui si obbliga Walter non costituisce un caso isolato e inedito. Il mondo in cui questo, ma anche noi, viviamo, è un mondo in cui la perdita dei valori rende ogni individuo solo e diviso dagli altri, vi è un’incertezza verso il futuro, una realtà in cui non esistono più percorsi definiti. Nel romanzo non esistono nuclei, siano essi familiari, lavorativi o di amici, in cui riunirsi e confrontarsi. Ne consegue uno stress emotivo e una depressione che coinvolge l’intera comunità umana. Ricchi e poveri, giovani e anziani vivono nella medesima situazione, sempre alla ricerca di qualcosa in più degli altri: la carriera, i soldi, la ragazza, le droghe. Anche in questo si riscontra una differenza sociale: Beatrice usa la coca per tirarsi su, Enza si “sballa” con la mariyana. Come sottofondo vengono nominate e prese in considerazione anche altre problematiche del nostro mondo, quali l’immigrazione, il razzismo, l’ottusità di alcuni personaggi che si nascondono dietro un titolo, la disoccupazione . .tutti spunti per delle riflessioni accurate e consapevoli da parte di tutti.



c. Lo stile e il linguaggio del romanzo sono giovani e veloci. La lettura del testo scivola piacevolmente, coinvolgendo il lettore che in un paio d’ore “divora” il libro. L’utilizzo di poche ma ben precise metafore colpiscono il segno e delineano con esattezza alcuni concetti chiave, altrimenti poco chiari.
























DOMANDE


<<Sono l’insegnante Pugliese ( . )>> . . 48

Era la Abruzzese ( . ) . . 48

<<Sono l’insegnante Calabrese>> . . 49

Come mai, secondo te, i cognomi delle insegnanti sono sempre costituiti dai nomi di regioni del Meridione?



Mia madre condiva l’insalata. . . 51

La madre appare sempre in sottofondo ed intenta a cucinare. Che ura vuole rappresentare l’autore? Perché la donna non reagisce?





E poi era gratis ( . ) . . 66

L’importante è che sia gratis, qualunque cosa sia? Cosa denota una società in cui la parola gratis attira tante persone?





Cosa significa il titolo “Tutti giù per terra”?



Perché l’autore punta tanto l’attenzione sulla verginità di Walter? Cosa rappresenta questo stato?






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