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TEMA DI AMBITO STORICO-POLITICO - Governi inconcepibili: la socetà è sottomessa

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TEMA DI AMBITO STORICO-POLITICO

ARGOMENTO: Il terrore e la repressione politica nei sistemi totalitari del '900
ARTICOLO DI GIORNALE


Governi inconcepibili: la socetà è sottomessa



Facendo un quadro degli eventi accaduti nel XX secolo spaventosa e  inquietante è l’ombra della violenza cieca e gratuita che ha sterminato cifre raccapriccianti di vite umane.

Il Totalitarismo è una forma contemporanea di dittatura. Solo il XX secolo ha conosciuto regimi totalitari, perché solo la tecnica moderna ha offerto gli strumenti atti ad un controllo “totale” della società.

Gli esempi più eclatanti e citati di questa forma di governo si sono instaurati nella Germania hitleriana e sulla Russia staliniana, ma gli italiani indubbiamente ricordano più intensamente il fascismo italiano di Mussolini perché più vicino a loro.

Il regime totalitario nasce quando l’aspetto politico invade la società, soffocandone ogni autonomia. Questo potere non tollera l’esistenza di istituzioni e associazioni (chiese, partiti, ecc) che possano, interrompendo la comunicazione diretta con i cittadini, limitare in qualche modo le sue capacità di controllo. Ogni aspetto della vita di relazione deve essere orientato; non sono ammesse deviazioni. Il Totalitarismo è perciò negazione, l’opposto del pluralismo democratico ed è proprio questo l’aspetto che S. Courtois sottolinea con grande forza nel dibattuto testo “Il libro nero del comunismo”. Courtois analizza l’inesorabile meccanismo attraverso il quale l’avversario politico, identificato come nemico e criminale, debba essere eliminato secondo una logica di esclusione e eliminazione.



La penetrazione del politico nel sociale è resa possibile attraverso una studiata proanda, che lo accomna e lo condiziona permanentemente. Il regime totalitario monopolizza i mezzi di comunicazione di massa ai fini di un capillare indottrinamento.

I processi combinati di industrializzazione, urbanizzazione e alfabetizzazione tendono a disintegrare le tradizionali reti di relazione e di solidarietà (famiglia, parentela, vicinato, ecc), entro le quali ognuno si sente protetto. La società moderna, se ha liberato l’individuo, lo ha anche isolato, atomizzato. La “massa” è una moltitudine che si qualifica non tanto per il numero, quanto per l’assenza al suo interno di rapporti sociali e culturali che rendano insignificante la vita del singolo. L’individuo così “massificato” è reso più vulnerabile, più disponibile alla manipolazione abilmente strumentalizzata da minoranze organizzate.  L’eliminazione di ogni iniziativa spontanea, la repressione del dissenso e l’integrazione dell’intera società in un sistema chiuso sono disposti al fine del conseguimento di valori assoluti, come la purezza e il dominio di una razza nel nazionalsocialismo. L’individuo viene educato così attraverso la dottrina del regime che diventa come una fede obbligatoria munita riti (come le parate in piazza dei balilla e delle giovani italiane nella nostra nazione).

Il Totalitarismo, contrariamente a quanto avviene nelle dittature di tipo tradizionale, non si accontenta di reprimere e di dominare, ma dunque richiede la partecipazione delle masse. Non interessa peraltro il contributo personale di idee e di iniziative, ma una presenza conformista intesa come adesione all’ideologia dominante.

Alla strumentalizzazione ideologica si affianca la politica del terrore. Il potere è onnipresente, è un occhio che gira a 360 gradi, che dà l’impressione di riuscire a penetrare fin nei recessi della coscienza. Gli intellettuali preferiscono l’auto-esilio, alcuni tentano di creare movimenti di resistenza all’estero, ma senza alcun successo. La repressione è assoluto. Nel regime totalitario nessuno si sente al riparo da azioni persecutorie, perché il potere è imprevedibile e la minaccia costante. Il regime è sempre in lotta con qualcuno, contro nemici reali, potenziali o solo sospettati, come se il complotto fosse sempre all’ordine del giorno. Di ciò ha bisogno per legittimare la repressione poliziesca, ma soprattutto per mantenere una tensione continua che giustifichi questo tipo di governo. Prigionieri politici, oppositori confinati, ebrei, zingari, storpi, disabili, vecchi e persone contrari al regime furono deportati, sterminati, eliminati.



Un simile sistema politico non può che avere una guida ferma, costituita da un partito e da un capo onnipotente, dotato di carisma. Il partito si identifica praticamente con lo Stato grazie alla sua rigida ideologia. Il dominio del capo è incontrastato e si misura sulla capacità di stabilire qualsiasi conflitto, di promuovere o stroncare carriere, di epurare la società con “purghe” periodiche. Questo spiega l’instabilità del sistema, nonché la contraddizione tra un ordine continuamente proclamato come massimo bene sociale e un disordine effettivo.

Per evitare il ripersi di questi tragici avvenimenti si ricorre alla memoria. Non intesa come la semplice raccolta di dati, fatti e informazioni, ma soprattutto pensata come analisi dell’accaduto, esercizio critico, assunzione di responsabilità e presa di posizione.







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