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UGO FOSCOLO “Dei Sepolcri”

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UGO FOSCOLO “Dei Sepolcri”


Deorum manium iura sancta sunto (*)


[ . ]

Il “principe” di Machiavelli è stato uno degli strumenti per la formazione dei regnanti



 
A egregie cose il forte animo accendono

l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella

e santa fanno al peregrin la terra

che le ricetta. Io quando il monumento

vidi ove posa il corpo di quel grande

che temprando lo scettro a' regnatori

Michelangelo progettò la Basilica di san Pietro, con la Cupola

 
gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela

di che lagrime grondi e di che sangue;

e l'arca di colui che nuovo Olimpo

alzò in Roma a' Celesti; e di chi vide

sotto l'etereo padiglion rotarsi

Galileo aprì le porte alle teorie astronomiche di Isaac Newton

 
piú mondi, e il Sole irradiarli immoto,

onde all'Anglo che tanta ala vi stese

sgombrò primo le vie del firmamento:

- Te beata, gridai, per le felici

aure pregne di vita, e pe' lavacri

La cultura che attenuò l’ira di Dante, in seguito costretto all’esilio(infatti in Santa Croce a Firenze c’è il cenotafio ma non la tomba)

 
che da' suoi gioghi a te versa Apennino!

Lieta dell'aer tuo veste la Luna

di luce limpidissima i tuoi colli

per vendemmia festanti, e le convalli

popolate di case e d'oliveti

mille di fiori al ciel mandano incensi:

e tu prima, Firenze, udivi il carme

che allegrò l'ira al Ghibellin fuggiasco,

e tu i cari parenti e l'idioma

Viene citato il Canzoniere del Petrarca attraverso un immagine classica della poesia elegiaca (amore spirituale)

 
désti a quel dolce di Calliope labbro

che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma

d'un velo candidissimo adornando,

rendea nel grembo a Venere Celeste;

ma piú beata che in un tempio accolte

serbi l'itale glorie, uniche forse

da che le mal vietate Alpi e l'alterna

Vittorio Alfieri andava a cercare l’ispirazione per le proprie opere e per la propria passione civile, presso le tombe dei grandi

 
onnipotenza delle umane sorti

armi e sostanze t' invadeano ed are

e patria e, tranne memoria - I processi di memorizzazione dall’acquisizione al richiamo - Studi comparati" class="text">la memoria, tutto.

Che ove speme di gloria agli animosi

intelletti rifulga ed all'Italia,

quindi trarrem gli auspici. E a questi marmi

venne spesso Vittorio ad ispirarsi.

Foscolo ura la basilica di Santa Croce come luogo dove sono sepolti i grandi che esprimono l’amor di patria

 
Irato a' patrii Numi, errava muto

ove Arno è piú deserto, i campi e il cielo

desioso mirando; e poi che nullo

vivente aspetto gli molcea la cura,

qui posava l'austero; e avea sul volto



il pallor della morte e la speranza.

Con questi grandi abita eterno: e l'ossa

fremono amor di patria. Ah ! da quella

Foscolo rievoca la grande battaglia di Maratona per respingere l’invasione dei persiani

 
religiosa pace un Nume parla:

e nutria contro a' Persi in Maratona

ove Atene sacrò tombe a' suoi prodi,

la virtú greca e l'ira. Il navigante

che veleggiò quel mar sotto l'Eubea,

vedea per l'ampia oscurità scintille

balenar d'elmi e di cozzanti brandi,

fumar le pire igneo vapor, corrusche

d'armi ferree vedea larve guerriere

cercar la pugna; e all'orror de' notturni

silenzi si spandea lungo ne' campi

di falangi un tumulto e un suon di tube

Le parche, secondo la mitologia, profetizzavano il destino degli uomini con il loro canto

 
e un incalzar di cavalli accorrenti

scalpitanti su gli elmi a' moribondi,

e pianto, ed inni, e delle Parche il canto.


Felice te che il regno ampio de' venti,

Ippolito, a' tuoi verdi anni correvi!

E se il piloto ti drizzò l'antenna

oltre l'isole egèe, d'antichi fatti

certo udisti suonar dell'Ellesponto

i liti, e la marea mugghiar portando

alle prode retèe l'armi d'Achille

sovra l'ossa d'Ajace: a' generosi

Dei dei morti, in questo caso Nettuno cui Ulisse aveva ucciso il lio scatena la tempesta per vendetta

 
giusta di glorie dispensiera è morte;

né senno astuto né favor di regi

all'Itaco le spoglie ardue serbava,

ché alla poppa raminga le ritolse

l'onda incitata dagl'inferni Dei.


E me che i tempi ed il desio d'onore

fan per diversa gente ir fuggitivo,

Pimplee = Muse, perché a loro era dedicato il monte Pimpla in macedonia

 
me ad evocar gli eroi chiamin le Muse

del mortale pensiero animatrici.

Siedon custodi de' sepolcri, e quando

il tempo con sue fredde ale vi spazza

fin le rovine, le Pimplèe fan lieti

di lor canto i deserti, e l'armonia

Da Elettra e Giove nasce Dardano, il fondatore di Troia. Dalla cui discendenza nasce julio, fondatore della gentes Giulia.


 
vince di mille secoli il silenzio.

Ed oggi nella Troade inseminata

eterno splende a' peregrini un loco,

eterno per la Ninfa a cui fu sposo

Giove, ed a Giove diè Dàrdano lio,

onde fur Troia e Assàraco e i cinquanta

talami e il regno della giulia gente.

Però che quando Elettra udí la Parca



che lei dalle vitali aure del giorno

chiamava a' cori dell'Eliso, a Giove

mandò il voto supremo: - E se, diceva,

a te fur care le mie chiome e il viso

e le dolci vigilie, e non mi assente

premio miglior la volontà de' fati,

la morta amica almen guarda dal cielo

Giove

 
onde d'Elettra tua resti la fama. -

Cosí orando moriva. E ne gemea

l'Olimpio: e l'immortal capo accennando

piovea dai crini ambrosia su la Ninfa,

e fe' sacro quel corpo e la sua tomba.

Ivi posò Erittonio, e dorme il giusto

cenere d'Ilo; ivi l'iliache donne

sciogliean le chiome, indarno ahi! deprecando

da' lor mariti l'imminente fato;

ivi Cassandra, allor che il Nume in petto

le fea parlar di Troia il mortale,

venne; e all'ombre cantò carme amoroso,

e guidava i nepoti, e l'amoroso

Rispettivamente i li sono Diomede e Ulisse

 
apprendeva lamento a' giovinetti.

E dicea sospiranda: - Oh se mai d'Argo,

ove al Tidíde e di Láerte al lio

pascerete i cavalli, a voi permetta

Personificazione di Apollo

 
ritorno il cielo, invan la patria vostra

cercherete! Le mura, opra di Febo,

sotto le lor reliquie fumeranno.

Ma i Penati di Troia avranno stanza

in queste tombe; ché de' Numi è dono

servar nelle miserie altero nome.

E voi, palme e cipressi che le nuore

piantan di Priamo, e crescerete ahi presto

di vedovili lagrime innaffiati,

proteggete i miei padri: e chi la scure

asterrà pio dalle devote frondi

men si dorrà di consanguinei lutti,

Omero interroga i sarcofagi, le urne degli eroi troiani che lo ispirano a comporre l’Iliade

 
e santamente toccherà l'altare.

Proteggete i miei padri. Un vedrete

mendico un cieco errar sotto le vostre

antichissime ombre, e brancolando

penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,

e interrogarle. Gemeranno gli antri

secreti, e tutta narrerà la tomba

Ilio raso due volte e due risorto

splendidamente su le mute vie

per far piú bello l'ultimo trofeo

ai fatati Pelídi. Il sacro vate,

placando quelle afflitte alme col canto,

i prenci argivi eternerà per quante

abbraccia terre il gran padre Oceàno.

E tu onore di pianti, Ettore, avrai,

ove fia santo e lagrimato il sangue

per la patria versato, e finché il Sole

risplenderà su le sciagure umane.









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