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VERGA E IL ROMANZO: DAL ROMANZO PATRIOTTICO AL ROMANZO D’AMORE



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VERGA E IL ROMANZO: DAL ROMANZO PATRIOTTICO AL ROMANZO D’AMORE


La formazione giovanile di Verga è provinciale e attardata, ancora tutta interna al clima romantico. Per esempio, il suo primo romanzo pubblicato, I carbonari della montagna (1861-2) è proposto come un “romanzo storico”, quando la stagione di questo tipo di romanzi era già tramontata da vent’anni e la narrativa si stava ormai orientando verso il romanzo di storia contemporanea o il romanzo-confessione. Inoltre è tutto romanico il binomio amore e patria che caratterizza la prima produzione catanese, sino a Sulle lagune. Anche quest’ultimo romanzo, infatti, ambienta la storia d’amore veneziana fra un ufficiale ungherese e una ragazza veneziana sullo sfondo delle guerre di indipendenza e delle imprese garibaldine. Il protagonista rappresenta bandelle nazionalità oppresse dall’Austria e simpatizza perciò con i patrioti italiani. Nel libro, oltre alla solita influenza di Dumas e di Guerrazzi, è evidente anche la lezione foscoliana delle Ultime Lettere di Jacopo Ortis.




Nella produzione catanese si avverte nondimeno una chiara linea di sviluppo. Mentre nei primi due romanzi l’elemento patriottico è determinante, in Sulle lagune esso costituisce lo sfondo della storia dell’amore più che il suo vero nucleo narrativo. Infine, nel romanzo successivo, Una peccatrice, l’aspetto storico-patriottico è lasciato cadere e il romanzo s’impernia tutto su una storia d’amore passionale: quella fra il giovane artista Pietro Brusio e una bellissima nobildonna Narcisa Valderi. Desiderio di gloria artistica e volontà di conquista della donna portano il giovane al successo come commediografo e allora la donna, che prima lo aveva ignorato, si innamora di lui. A questo punto, però, le convenzioni sociali finiscono per trionfare: il giovane si stanca dell’amore-passione e Narcisa, disperata, si lascia morire. In qualche modo, attraverso lei, l’amore romantico trionfa ancora: l’ideale non si arrende alla realtà e preferisce la morte. Siamo ancora in pieno Romanticismo.

Quanto alle soluzioni formali, l’impianto del racconto è ancora elementare, fondato sulla schematica contrapposizione fra buoni e cattivi nei romanzi patriottici e sul semplice rovesciamento della situazione nel rapporto fra uomo e donna in Una peccatrice. L’autore si atteggia a scrittore raffinato ma usa le tecniche narrative, il linguaggio approssimativo e la scrittura enfatica ed esclamativa del feuilleton e del romanzo d’appendice.


I ROMANZI FIORENTINI : LA FASE TARDOROMANTICA E SCAPIGLIATA


Il passaggio dalla preistoria alla storia dell’arte verghiana avviene con il primo romanzo fiorentino, Storia di una capinera. Esso risente di un ambiente in cui grande autorità aveva lo scrittore romantico Francesco Dall’Ongaro e in cui Caterina Percoto, con i suoi racconti camnoli di tendenza filantropico-sociale costituiva un punto di riferimento obbligato. E in effetti anche il romanzo verghiano sembra ispirarsi ad una letteratura di tipo filantropico volta, in questo caso, a documentare un’ingiustizia sociale: la monacazione coatta di cui erano vittime le ragazze povere. Tuttavia il romanzo non si esaurisce affatto in una denuncia sociale. Anzi esso vuole essere soprattutto una “storia intima”, lo studio di una vicenda interiore ed esistenziale. ½ si narra di una educanda, Maria, orfana di madre, vissuta sempre in un collegio di monache. Prima di prendere voti, in occasione di un’epidemia di colera, ella trascorse qualche mese in camna nella casa del padre e della matrigna, e dunque ha la possibilità, per la prima volta, di conoscere il mondo. Può quindi frequentare un giovane, Nino, e innamorarsene. Ma la legge economica è più forte dei suoi sentimenti. Non avendo la dote, deve tornare in convento e prendere definitivamente il velo. Non riesce tuttavia a rinunciare all’amore e a dimenticare il giovane di cui è innamorata. Nel frattempo, però, Nino, ha sposato la sorellastra, che, a differenza di Maria, è provvista di una ricca dote. Per la passione d’amore, Maria s’ammala e sfiora la follia, sino a morire.

Il romanzo presenta i seguenti punti di interesse:

per la prima volta Verga compie una scelta antiretorica e si sforza di assumere il punto di vista di un personaggio semplice e il suo linguaggio ingenuo ed elementare:la scelta del romanzo epistolare (le lettre sono scritte da Maria ad un’amica e riflettono la sua prospettiva culturale e linguistica) va appunto in tal senso;

come soluzione linguistica viene adottato il fiorentino, secondo i dettami del manzonismo allora dominante: e se a volte il linguaggio risulta lezioso, troppo aggraziato e artificioso, esso appare però meno enfatico di quello dei precedenti romanzi;

nell’opera e il tema dell’orfano e dell’escluso, che poi tornerà in Nedda, Rosso Malpelo e nei Malavoglia;

il motivo della esclusione sociale e della vittima si congiunge a quello economico: a prevalere, come poi nei romanzi veristi, è sempre la legge della roba e del denaro, mentre nei sentimenti risultano impotenti.

È importante notare, però, che il romanticismo di Verga è ancora ben vivo: anche qui la donna rappresenta l’ideale romantico dell’amore-passione come forza inarrestabile ed invincibile contrapposta alla società, non conosce la rinuncia e resta ai propri sentimenti sino a morire.



Elaborato in buona misura a Firenze, ma rivisto e completato a Milano, è il successivo romanzo Eva uscito a Treves nel 1873. è un romanzo di svolta, certamente il più interessante e riuscito prima dei Malavoglia. Esso risente fortemente dell’ambiente milanese, dell’impatto con la realtà sociale ed economica più avanzata del paese e con la cultura europea che vi circolava. In esso per la prima volta Verga persegue una poetica del vero ed assume atteggiamenti d’avanguardia letteraria: mostra, anzi, d’aver assimilato la lezione della Scapigliatura milanese, evidente, fra l’altro, anche nell’atteggiamento di protesta e di denuncia che emerge dalla prefazione e da diverse ine dell’opera. Anzi,da questo punto di vista la prefaziona presenta come un vero e proprio manifesto di avanguardia.

Ecco la vicenda. Un giovane siciliano, Enrico Lanti, è andato a Firenze a cercare fortuna come artista e qui conosce una ballerina di varietà, Eva, e se ne innamora. Eva, ragazza sincera e matura, sa bene che il suo fascino è legato agli orpelli e alla seduzione del palcoscenico, agli artifici dello sfarzo e dello spettacolo teatrale e vorrebbe intrecciare con lui solo una storia breve e senza impegni. Ma Lanti crede ancora all’ideale romantico dell’amore eterno e la convince a lasciare il teatro e a vivere con lui in miseria in una soffitta. A poco a poco, i bisogni materiali della vita quotidiana sopraffanno l’amore, rivelando la vanità dell’idealismo romantico. Eva lascia Enrico, il quale raggiunge il successo artistico solo adeguandosi al gusto falso e volgare del pubblico. Quando egli incontra nuovamente Eva, vorrebbe indurla a riprendere la relazione d’amore, ma ella si rifiuta. Allora sfida ed uccide l’amante di lei. Poi, ammalato di tisi, torna a morire in Sicilia, dove l’attendono i genitori e la sorella. La sconfitta del protagonista è duplice: riguarda sia l’amore sia l’arte. Non solo infatti fallisce la sua storia d’amore con Eva, ma finisce frustrato anche il suo tentativo di restare fedele agli ideali artistici della giovinezza.

Il romanzo si fonda sull’intreccio di quattro temi:

lo studio del rapporto fra arte e modernità, fra sentimenti e artificio, fra valori romantici e trionfo dell’inautenticità prodotta dallo sviluppo economico e dalla alienante vita cittadina;

l’esame di coscienza - in larga misura autobiografico – dell’artista in crisi che , nella realtà moderna, vede ormai irrealizzabili gli ideali romantici e deve aderire ad un modo dove dominano solo gli interessi materiali;

la storia d’amore, che in questo quadro assume un chiaro valore simbolico, di un giovane romantico costretto a verificare il fallimento dei propri ideali e alla fine a tornare sconfitto e morente alla famiglia siciliana;

il contrasto fra modernità, rappresentata dalla metropoli e dalla prevalente “atmosfera di Banche e Imprese industriali”, e il mondo premoderno, rappresentato invece dal paese siciliano e dai valori della famiglia.

In Eva e inoltre il tema della ballerina. Esso, come quello della prostituta e del saltimbanco, è un topos della letteratura e della pittura moderna, da Baudelaire agli impressionisti e da Degas a Picasso. L’arte si presenta infatti, nel mondo moderno, come artificio, esibizione pubblica, seduzione: la ballerina è, anch’essa, un’artista ma dipende completamente dai gusti e dal denaro del pubblico. Il suo destino è dunque analogo a quello dello scrittore e del pittore.

In Eva il romanticismo giovanile del Nostro appare ormai in crisi ma non ancora del tutto superato. Il mondo arcaico-rurale della Sicilia si presenta infatti come un’alternativa alla modernità: in esso i valori dell’idealismo romantico, i sentimenti, l’autenticità sembrano ancora possibili. Alla ballerina, che incarna la civiltà moderna e i compromessi a cui deve giungere l’artista per affermarvisi, si contrappongono la famiglia e la Sicilia. Per Verga si profila così una contraddizione: da un lato egli percepisce che il destino dell’artista può realizzarsi solo nella modernità, a contatto con i problemi suscitati dal progresso e dalla vita metropolitana, e avverte il mondo idealistico-romantico come un residuo del passato, un anacronismo; dall’altro rimpiange però la realtà autentica dei valori del passato, proiettandoli nella Sicilia rurale e premoderna.








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