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Verga - La poetica di verga e il verismo italiano, Lo svolgimento dell’opera Verghiana, L’approdo al Verismo: Vita dei campi, Il ciclo dei Vinti e I M



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Verga

La poetica di verga e il verismo italiano

Si diffuse in Italia l’immagine di Zola, cioè quella del romanziere scienziato e realista e scrittore “ sociale” in lotta contro i mali della società in nome del progresso e dell’umanità. Ad esaltare Zola furono gli ambienti culturali milanesi di sinistra repubblicani e socialisti, però rimasero prigionieri delle sue aspirazioni confuse, dimostrando di no avere un altezza intellettuale per costruire una teoria coerente e un nuovo linguaggio letterario, infatti le formulazioni teoriche rimasero generiche e le opere creative si limitarono alla ricerca di scandali o acconsentirono  la protesta che insisteva sugli orrori della vita degli emarginati. Una teoria coerente e un nuovo linguaggio letterario fu elaborato da due intellettuali, che assorbivano le sollecitazioni del Naturalismo e condividevano l’ammirazione per Zola e sono Verga e Capuana. Capuana diffuse la conoscenza di Zola attraverso il corriere della sera, con la recensione di alcune sue opere in particolare l’”Assommoir” che ottenne molto successo. Capuana respinse la dipendenza dalla letteratura a scopi apparenti, come la dimostrazione di tesi scientifiche e l’impegno politico e sociale, quindi è d’accordo con Verga. Verga sostiene che un’opera d’arte non può assimilarsi un concetto scientifico e che il positivismo e il naturalismo esercitano un’influenza radicale nel romanzo contemporaneo, ma soltanto nella forma e questa influenza si traduce nelle perfetta impersonalità dell’opera d’arte. Secondo Capuana il naturalismo perde la volontà di fare la scienza ed è solo un modo particolare di fare letteratura. La scientificità si manifesta solo nella forma artistica e questa maniera si riassume nel principio dell’impersonalità dell’opera d’arte, per questo l’impersonalità è il motivo centrale della poetica del Verismo italiano. Secondo la visione di Verga, la rappresentazione artistica deve dare al racconto l’impronta di cosa realmente avvenuta, e per fare questo deve riportare “documenti umani”, ma deve essere raccontato anche in modo da porre il lettore faccia a faccia col fatt, in modo che non abbia l’impressione di vederlo attraverso lo scrittore. Per questo lo scrittore deve eclissarsi, cioè non deve ire nel testo con le sue reazioni soggettive, le sue riflessioni, le sue spiegazioni. In questo modo la mano dello scrittore rimarrà invisibile , tanto che l’opera dovrà sembrare essersi fatta da se . Il lettore avrà l’impressione di non sentire un racconto di fatti, ma di assistere a fatti che si svolgono sotto i suoi occhi. Per far ciò il lettore deve essere introdotto in mezzo agli avvenimenti senza sapere la descrizione dei personaggi. Questo può creare un senso di confusione nelle prime ine, però man mano il carattere dei personaggi si rivelerà al lettore, solo così si può creare l’illusione completa della realtà e eliminare ogni artificiosità letteraria. ( 51-52-53)





Lo svolgimento dell’opera Verghiana

Il periodo preverista

Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri con ideali risorgimentali. Svolse i suoi primi studi con il letterato patriota Antonio Abate da cui trasse la vena patriottica e il gusto letterario romantico fondamentali per la sua formazione, evidente nel suo primo romanzo Amore e Patria. I suoi studi superiori non furono regolari, infatti egli non terminò gli studi di legge, preferendo dedicarsi al lavoro letterario e al giornalismo politico. Questo lo discosta dalla tradizione di scrittori letteraritissimi e di profonda cultura. I testi su cui si forma sono di scrittori francesi, come “I tre moschettieri” . Le letture sentimentali francesi e i romanzi storici italiani lasciano un impronta nei suoi primi romanzi. Consapevole del fatto che per arricchirsi doveva ampliare la sua cultura provinciale si reca a Firenze. Nel frattempo aveva pubblicato il romanzo fortemente autobiografico “Una Peccatrice” (1866). A Firenze termina “Storia di una capinera”, romanzo sentimentale che gli assicura un notevole successo. Nel 72 si trasferisce a Milano, dove entra in contatto con gli ambienti della Scapigliatura. Finisce il romanzo Eva, che parla di un giovane pittore che brucia le sue illusioni e i suoi ideali nell’amore per una ballerinetta, simbolo della corruzione di una società materialista, tutta protesta verso i piaceri. La protesta per la nuova condizione dell’intellettuale emarginato è molto vicina alla polemica anticapitalista che caratterizza la scapigliatura. A questo romanzo seguono i romanzi d’analisi di sottili passioni mondane: Eros (1875) e Tigre Reale (1875). I due Romanzi del ’75 confermano il successo di Verga e sono valutati dalla critica come esempi di realismo.

L’approdo al Verismo: Vita dei campi

Dopo il silenzio di 3 anni, nel 1878 esce un romanzo che si discosta tanto dalla sua narrativa, si tratta di Rosso Malpelo, la storia di un garzone di miniera che vive in un ambiente duro e malsano, narrato con un linguaggio scabro che riproduce il modo di raccontare di una narrazione popolare. E’ la prima opera verghiana ispirata ad una rigorosa impersonalità. Già nel 1874 aveva pubblicato Nedda, che descriveva la vita di miseria di un bracciante , ma questo non poteva esere considerato un preannuncio della svolta, infatti solo gli ambienti erano mutati, ma i toni restarono identici a quelli dei romanzi mondani. Il cambio vistoso di linguaggio e di temi fu inaugurato in Rosso Malpelo, ma in realtà non esiste questa frattura tra le due tipologie, infatti gia ai tempi di Eva e di Eros Verga si proponeva fermamente di dipingere il vero, ma ai quei tempi possedeva strumenti inadatti. L’avvicinamento al Verismo è quindi una chiarificazione progressiva di propositi già radicati, cioè la conquista di due strumenti più maturi: la concezione materialistica della realtà e l’impersonalità. Con la conquista del verismo Verga non abbandona gli ambienti dell’alta società per quelli popolari. Anzi si ripropone di studiarli con i mezzi conquistati(concezione realtà e impersonalità). Le “basse sfere” sono il punto di partenza del suo studio, perché in queste i meccanismi sono meno complicati e possono essere individuati facilmente. Le tappe che portano Verga al Verismo non sono note, ma certamente esercitò un influsso determinante Zola. L’Assomoir suggerisce a Verga la tecnica della regressione, destinata a divenire la cifra caratterizzante della sua narrativa verista e fornì lo spunto iniziale. Pure Capuana esercitò un influenza, che con le sue recensioni contribuiva a diffondere la conoscenza di Zola. La nuova impostazione narrativa proseguì in una serie di altri racconti, raccolti nel 1880 nel volume Vita dei campi. Anche in questi spiccano ure caratteristiche della vita contadina siciliana e viene applicata la tecnica dell’impersonalità. Accanto all’ambiente rurale si può trovare ancora traccia del romanticismo. In questo periodo in Verga è ancora in atto infatti una contraddizione tra le tendenze romantiche della sua formazione e le nuove tendenze veristiche. Contraddizione che troverà presto soluzione nei Malavoglia.

Il ciclo dei Vinti e I Malavoglia

Verga concepisce anche il disegno di un ciclo di romanzi. Il primo accenno a questo è una lettera del 1878 all’amico Salvatore Paola Verdura . A differenza di Zola però pone al centro del suo ciclo l’intento di seguire gli effetti dell’ereditarietà, quindi la volontà esclusiva di tracciare un quadro sociale. Criterio unificante è il principio della lotta per la sopravvivenza che lo scrittore applica alla società. Però non si sofferma sui vincitori di questa guerra. Nel ciclo viene messa un prefazione che spiega gli intenti dello scrittore. Il primo romanzo del ciclo è I Malavoglia (1881), lo storia di una famiglia di pescatori siciliani; questo romanzo rappresenta la vita di un mondo rurale, chiuso in ritmi di vita tradizionale e denominata da una vita anch’essa tradizionale, che si fonda sulla saggezza dei proverbi. Il romanzo è la rappresentazione del processo in cui la storia penetra in questo sistema arcaico, rompendone l’equilibrio. L’azione infatti a inizio dopo l’unità e mette in luce come il piccolo villaggio siciliano è travolto da un momento di rapida trasformazione della società. La storia si presenta con la leva obbligatoria che interrompe l’equilibrio con la partenza di ‘Ntoni tra la famiglia Toscano e il sistema sociale del villaggio. I malavoglia a causa delle difficoltà economiche sono costretti a diventare negozianti e in conseguenza del fallimento della loro iniziativa, subiscono un processo di declassificazione, ma vi sono anche processi di ascesa rappresentata con l’arrivo di Don Silvestro. Il mondo del villaggio che appare è la visione soggettiva degli attori.Il personaggio in cui essenzialmente si incarnano le forze disgregatrici della modernità è il giovane ‘NToni, infatti egli è venuto a contatto con la realtà moderna conoscendo il continente, per questo non riesce più ad adattarsi alla vita del paese fatta di fatiche e miseria. Emblematico è il conflitto con il nonno che rappresenta invece lo spirito tradizionalista, che in un certo senso poi questo sarà una delle cause che lo porteranno alla rovina. Sotto l’azione delle forze rinnovatrice la famiglia dei malavoglia si disgrega e solo alla fine si avrà una ricomposizione parziale non conforme alla condizione iniziale. Il romanzo rappresenta la disgregazione di quel mondo primordiale e dei suoi valori. I malavoglia forniscono un metro di giudizio dei meccanismi



che dominano quel ambiente facendo emergere la disumanità dell’interesse e della forza..


Gesualdo

Tra il 1° romanzo e il 2° passano 8 anni, durante questo intervallo verga pubblica altri romanzi come Il marito di Elena , le Novelle. Nell’84 tenta di emergere in teatro ottenendo successo..Nell’89 infine viè il 2° romanzo del ciclo dei vinti :Mastro-Don Gesualdo, dove Verga resta fedele al principio dell’impersonalità, pero’ il livello sociale si è elevato rispetto ai malavoglia, di conseguenza si inalza il livello del narratore. Infatti in questo romanzo il narratore riprende i suoi diritti, ha uno sguardo critico, un sarcasmo corrosivo nel ritrarre ambienti e ure, ha una durezza cinica sul protagonista e i personaggi.


L’ultimo verga

Dopo il Gesualdo Verga lavora a lungo sul 3° romanzo del ciclo.La duchessa de Leyra, ma non sarà mai portato a compimento. Le ragioni non sono facili da definire, ma sicuramente si combinarono l’inariddimento dell’ispirazione e la stanchezza dello scrittore. Dal 1893 è tornato a vivere a Catania e questo testimonia una vera rinuncia alla Letteratura, perché tutte le sue opere erano state scritte a Milano. Intanto però pubblicò ancora delle Novelle, lavora ancora per il teatro. Nel 1906 Verga trasformo il dramma in racconto ma si tratta di opere stanche che non aggiungono nulla di nuovo alla sua produzione. Dopo il 1903 verga concentro’ la sua vita per la cura delle sue proprietà agricole . Allo scoppio della 1° guerra mondiale risulta essere un interventista e nel dopoguerra si schiera con i nazionalisti, ma con un forte distacco da ogni interesse politico. Muore nel 1922.


Tecnica e Ideologia Verghiana

Verga applica i principi della sua poetica nelle opere composte dal 78 in poi e ciò da origine a una tecnica narrativa nuova. Nelle sue opere l’autore si eclissa, infatti vede le cose con gli occhi dei personaggi. A raccontare i fatti non è il narratore omniscente tradizionale, infatti il punto di vista dello scrittore nelle sue opere non sì avverte mai: il narratore si mimetizza nei personaggi adotta il loro modo di pensare e di sentire. E’ come se a raccontare fosse uno di loro, quindi i fatti non passano sotto la lente dello scrittore e i lettore si trova a faccia a faccia con il fatto nudo. Un esempio lo troviamo nella sua prima novella verista, Rosso Malpelo, pubblicata nel 1878: 'Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo'. Da queste parole si rivela una visione primitiva e superstiziosa della realtà e tutta la vicenda viene narrata da questo punto di vista, cioè non quello del narratore colto ma da uno qualunque dei vari minatori della cava in cui lavora Malpelo.




L’autore utilizza anche la tecnica del discorso indiretto libero tutte le volte che ha bisogno, nel descrivere fatti e luoghi, di far risuonare i modi tipici del linguaggio popolano e di identificarsi col pensiero della gente del posto. Questo tipo di discorso è stato utilizzato da Verga per poter sire nel mondo rappresentato secondo il principio dell'impersonalità.


Verga ritiene che l’autore debba eclissarsi perché non ha il diritto di giudicare la materia che egli rappresenta.Alla base di questa visione vi sono posizioni pessimistiche:infatti secondo lui la società è dominata dalla lotta per l avita dove il più forte schiaccia il debole.Gli uomini sono mossi dal solo interesse economico è questa è infatti la legge universale per ogni società. Questo pessimismo non implica in Verga un acritica accettazione della realtà, anzi proprio il pessimismo permette a Verga con grande lucidità cio’ che è di negativo.



Rosso Malpelo

Rosso Malpelo (così chiamato poiché una superstizione popolare riteneva che i capelli rossi fossero segno di cattiveria) è un ragazzo che lavorava nelle cave di rena (una sabbia rossa).Era disprezzato dalla madre e dalla sorella, le quali credevano che non desse tutto il guadagno del suo lavoro alla famiglia, tenendosene una parte. Provava un affetto particolare per il padre, che, facendo il suo stesso lavoro, era l'unica persona che lo proteggeva nelle mansioni più pericolose, gli credeva sempre, lo abbracciava e lo difendeva.Un giorno il padre, in seguito all'indigenza economica della famiglia, fu costretto ad accettare un pericoloso lavoro, che nessuno dei suoi colleghi aveva accettato. Ma ci fu un incidente, e l'uomo rimase imprigionato sotto una frana. Rosso Malpelo, alla notizia, preso dalla disperazione, iniziò a scavare con le unghie fino a farle sanguinare e ad urlare.Rosso continuò a lavorare nella cava dove era imprigionato il cadavere del padre ma, quando esso fu trovato, Malpelo venne preso dal panico e così si fece spostare.Intanto arrivò un altro operaio a lavorare con lui: Ranocchio (così soprannominato poiché, avendo dei problemi ad una spalla, quando trasportava la rena arrancava facendo strani versi riconducibili a quelli di una rana). Malpelo, pur usando atteggiamenti aggressivi, voleva insegnare a Ranocchio come affrontare la vita. La morte di Ranocchio provocò in Rosso una forte tristezza.A Rosso Malpelo, poiché era considerato un animale, venivano affidati gli incarichi più pericolosi.Infatti un giorno, accettando un nuovo compito, si perse nei numerosi tunnel. Così vennero smarrite persino le ossa del povero Rosso.

I malavoglia

Giovanni Verga narra di una famiglia di pescatori di Aci Trezza, in Sicilia.

Quando 'Ntoni, il maggiore dei nipoti, parte per la leva militare padron ‘Ntoni, il nonno, tenta un affare: compra una grossa partita di lupini da zio Crocifisso, li carica sulla barca e li affida al lio Bastianazzo perché li vada a vendere a Riposto. La barca naufraga, Bastianazzo annega, i lupini sono perduti e a Padron 'Ntoni rimane il debito della merce perduta.Successivamente Luca, uno dei nipoti, muore nella battaglia di Lissa (1866). Il debito dei lupini causa la perdita della 'casa del nespolo' e impedisce le nozze della nipote, la Mena.Un nuovo naufragio della 'Provvidenza' porta Padron 'Ntoni ad un passo dalla morte, dalla quale, fortunatamente, riesce a scampare. In seguito Maruzza, la nuora, muore di colera Il primogenito 'Ntoni che, da quando ha fatto il servizio militare sul 'continente' non si rassegna alla miseria dei pescatori, decide di andare via dal paese per far ricchezze, ma, una volta tornato ancora più impoverito, si dà al contrabbando e finisce in galera dopo aver ferito un doganiere. Padron 'Ntoni, ormai vecchio, muore senza riuscire a rivedere la sua vecchia casa.Lia, la sorella minore, vittima delle malelingue, lascia il paese e si abbandona all'umiliante mestiere della prostituta. Mena sceglie di rinunciare a sposarsi con e Alfio, di cui è innamorata, e rimarrà in casa ad accudire i li di Alessi e della moglie Nunziata, il minore dei fratelli che, continuando a fare il pescatore, ricostruirà la famiglia e potrà ricomprare la 'casa del nespolo'.Quando 'Ntoni, uscito di prigione, torna al paese, si rende conto di non poter restare a causa del suo passato di detenuto.









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