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<<L’ALLARGAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA>>

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<<L’ALLARGAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA>>



Dopo l’introduzione dell’euro, la nuova tappa dello sviluppo dell’Unione Europea è rappresentata dall’allargamento ad Est.




Dopo l’introduzione dell’euro, le prospettive di crescita dell’Unione Europea riguardano soprattutto l’allargamento dell’Unione stessa con l’ingresso di alcuni Paesi dell’Est; un’apertura caldeggiata dall’attuale presidente della Commissione Europea, I’italiano Romano Prodi, poiché considerata indispensabile per consolidare non solo il processo comunitario, ma anche la democrazia e l’economia di mercato nei Paesi un tempo dominati dal regime comunista.



Ciò costituirà inoltre un ulteriore fattore di pace, tant’é vero che attualmente l’Unione Europea è presa a modello d’integrazione economica in altre aree del mondo: pensiamo, ad esempio, all’Asean l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico), al Mercosur (il Mercato comune del Cono Sud dell’America Latina), al Nafta (il Mercato comune tra USA, Canada e Messico).

Rilevante, da questo punto di vista, è stato il vertice europeo di Nizza del dicembre 2000, dove, oltre ad essere presentata la Carta dei diritti fondamentali dei cittadini europei, precedentemente approvata dal Parlamento di Strasburgo, si sono gettate I basi dell’Unione Europea del futuro, prevedendo l’ingresso, per l’appunto, di nuovi Stati. Nell’occasione, è stata addirittura ipotizzata un’Unione Europea allargata fino a comprendere ben 27 Paesi membri.

Questi, con buona probabilità, i Paesi entreranno nell’Unione a partire dal 2004: Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovenia, Malta, Cipro. La candidatura della Turchia ê invece momentaneamente sospesa, perché questo Paese non dà sufficienti garanzie di democrazia e, tra l’altro, mantiene nel suo ordinamento giudiziario ancora la pena di morte, da tempo bandita dall’ordinamento giudiziario di tutti gli Stati dell’Unione Europea.

Un problema potrebbe essere rappresentato dal fatto che le economie di molti Paesi dell’Est versano ancora in condizioni critiche, nonostante le riforme economiche. Pertanto diventa necessario adottare dei parametri di convergenza economica, in modo che I’ingresso di questi Paesi ad economia meno soli da rispetto agli altri Paesi europei non pregiudichi lo sviluppo economico complessivo dell’Unione e la stabilità dell’euro.

L’allargamento dell’Unione Europea è, come accennato sopra, un grande fattore di democrazia ed anche un’occasione di ulteriore sviluppo economico perché si creerà un mercato ancora più ampio, dai trecentosettanta milioni di cittadini europei a forse mezzo miliardo, com’è nell’auspicio dei tanti che spingono affinché si acceleri questo processo che, inglobando energie nuove, potrà anche rappresentare un altro passo in avanti verso l’unità politica, il prossimo fondamentale obiettivo da raggiungere dopo l’integrazione, economica e monetaria.

Infatti il consolidamento dell’Unione Europea non passa soltanto attraverso la stabilità economica garantita dalla moneta unica, bensì anche e soprattutto attraverso l’unità politica e il progresso sociale. Costruire l’Europa dei cittadini e dei popoli è un’esigenza prioritaria alla luce dell’attuale situazione internazionale, caratterizzata dalla minaccia del terrorismo e da una guerra, per l’appunto quella al terrorismo internazionale, che ha visto un primo massiccio intervento militare in Afghanistan, in cui l’Unione Europea sembra seguire l’iniziativa degli Stati Uniti.



Non dimentichiamo, inoltre, che nello scenario geopolitico determinatosi in Europa orientale negli ultimi decenni del Novecento, con l’umificazione della Germania, la divisione della Cecoslovacchia in due Repubbliche indipendenti (la Cechia e la Slovacchia), il disfacimento dell’Unione Sovietica e la frantumazione della Jugoslavia, non pochi sono stati i momenti di tensione e di conflitto. Ricordiamo, a tale proposito, i conflitti in Bosnia-Erzegovina e nel Kosovo, le tensioni in Macedonia e in Cecenia, il piccolo Paese ai piedi del Caucaso, protagonista, negli anni Novanta, di cruenti scontri con le forze armate della Federazione Russa, dalla quale si era proclamato indipendente.

La presenza, nei territori dell’ex Unione Sovietica e dell’ex Jugoslavia, di numerosi gruppi etnici che sembrano, finalmente, con vivere pacificamente, dopo un decennio di conflitti interetnici, non deve far abbassare il livello di guardia, anzi deve far aumentare l’impegno dell’Unione Europea affinché possano essere scongiurate nuove tensioni interetniche e nuove guerre civili.

Solo un’Europa unita nei capitali e nello spirito, nella moneta e nei cittadini, potrà insidiare il primato politico-economico degli Stati Uniti, rimasti l’unica superpotenza del mondo dope la dissoluzione dell’URSS. Una “leadership” incontrastata, che ha condizionato non poco le decisioni prese dalla Nato (l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, l’alleanza militare che lega numerosi Stati europei, tra cui l’Italia, agli Stati Uniti) in occasione sia della cosiddetta “guerra del Golfo”, combattuta dagli USA nel 1991 contro l’Irak del dittatore Saddam Hussein, sia degli attacchi aerei alla Serbia (guerra del Kosovo), sia dell’attacco all’Afghanistan, che, dope aver conseguito l’importante obiettivo di porre fine al regime semifeudale dei Talebani, si è trasformato in una sorta di “caccia all’uomo” (Osama Bin Laden).

L’Europa che verrà dovrà costituire una comunità, formata si da popoli differenti per tradizioni, lingua, cultura, usi e costumi, ma che sappia perpetuare quello spirito europei sta che, nel corso dei secoli, e giunto fino a noi e sembra potersi concretizzarsi in una completa integrazione del Vecchio Continente.






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