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Analisi della commedia di Terenzio: "La ragazza di Andro"



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Analisi della commedia di Terenzio: "La ragazza di Andro"


L'intera vicenda si muove intorno al contrasto tra Simone e il lio Panfilo, che avviene a causa di una storia d'amore: il padre, venuto a sapere che il lio ama una ragazza dell'isola di Andro, Glicerio (sorella di una cortigiana, che ricambia l'amore di Panfilo), si oppone all'amore dei due e si accorda con l'amico Cremète per far sposare a Panfilo una lia di questi, Filùmena (amata da Carino, amico di Panfilo). A complicare la vicenda è l'intervento di Davo (il servo) che cerca di aiutare il suo padroncino Panfilo con i suoi intrighi che portano sempre guai. La situazione viene risolta grazie alla scoperta che Glicerio in realtà è una lia di Cremète rapita da piccola. La commedia si conclude con un doppio matrimonio: Panfilo sposa la sua amata Glicerio e il suo amico Carino sposa Filùmena.

In questa commedia la fabula coincide con l'intreccio, infatti, gli avvenimenti sono collocati l'uno dopo l'altro, solo in qualche occasione troviamo l'ellissi; quella più rilevante in tutta la commedia è quando, Simone, racconta a Sosia, la vita del lio, la scoperta del suo amore con Glicerio e la relativa non concessione da parte di Cremète di sua lia a Panfilo.

Determinante è la brevità del lasso temporale (l'intera vicenda copre circa un giorno) poiché essa permette di mantenere alto il livello emotivo.



L'autore non presenta alcuna descrizione di ambiente né caratterizza in alcun modo i luoghi in cui si svolge l'azione scenica.

I personaggi sono in tutto 14: Simone, suo lio Panfilo, Sosia liberto, ex servo di Simone, il servo Davo, Carino con lo schiavo Birria, Miside e Archilide, rispettivamente ancella e serva di Glicerio, Lesbia, ostetrica, Glicerio, Cremete, padre di Filumena e di Glicerio, Critone, vecchio di Andros e Dromone schiavo flagellatore.

Il personaggio principale, ovvero il protagonista è Panfilo, attorno a lui e al suo futuro ruota, infatti, tutta la vicenda; a contrastare Panfilo è il padre Simone che dunque svolge la parte dell'antagonista. L'aiutante è Davo.

Panfilo è un giovane molto sensibile, rispettoso verso tutti, non vuol causare dispiaceri a nessuno ("La sua vita era questa: stare con tutti e sopportarli con buona grazia; per i più intimi, prestarsi liberalmente, accontentare i loro desideri, non contrastar nessuno, non pretendere di primeggiare; che è il modo migliore per essere lodati, sfuggire all'invidia, farsi degli amici."), si comporta gentilmente sia col padre e l'amico sia con gli schiavi e le ancelle. È comunque fermo sulle proprie decisioni e determinato a essere libero di scegliere ciò che preferisce. Mantiene le promesse fatte ed è molto attaccato a Glicerio, le vuole bene ed è deciso a non abbandonarla ("Permettere che sia ingannata da me, lei, che mi ha affidato il suo cuore e la sua vita, lei che io considero la mia sposa diletta? Permettere che la sua anima, cresciuta ed educata alla virtù e al pudore, sia costretta a mutare sotto la morsa del bisogno? Non sarà mai.").

I valori che rappresenta sono quelli in cui crede di più e che caratterizzano maggiormente i suoi comportamenti: l'amore, la fedeltà e il rispetto. Inoltre attraverso questo personaggio Terenzio vuole introdurre una problematica fondamentale che ricorre in tutta la sua produzione: il rapporto che deve sussistere tra un padre e un lio; la domanda che l'autore vuole porre al pubblico è se si debba basare l'educazione sul rigore e l'autoritarismo o invece sul rispetto e sul dialogo. Panfilo fornisce una "risposta" dell'autore mostrando come il rispetto reciproco aiuti ad appianare i dissidi.

Come in ogni commedia terenziana non ci sono personaggi negativi, cioè che agiscono per procurare danno a qualcuno, nessuno vuole quindi ostacolare Panfilo: tuttavia mentre Davo cerca di evitargli il matrimonio, il padre lo vuole far sposare; questo avviene in quanto entrambi agiscono credendo di far il bene migliore per il giovane; allo stesso modo Cremete vorrebbe che egli sposasse Filumena mentre Miside desidera vederlo unito con Glicerio. Alla fine comunque chi gli fornisce l'aiuto maggiore e proprio l'unico che non lo fa intenzionalmente: Critone, che con il suo racconto gli consente di sposare la ragazza che ama.

Per quanto riguarda i personaggi minori bisogna innanzitutto precisare che Terenzio presenta i vari personaggi pienamente dando a ognuno i propri e unici sentimenti, desideri e reazioni.

Davo è uno schiavo di Simone e un amico di Panfilo. Infatti egli cambia molto nel suo comportamento a seconda della persona che si trova di fronte: il suo padrone lo ritiene un attaccabrighe malizioso, e per questo Davo si comporta con lui in modo falsamente gentile e tenta di evitarlo; è invece amico di Panfilo e infatti verso di lui si dimostra fedele e disposto ad aiutarlo. Quando tratta con persone di rango inferiore, come ad esempio Miside, assume un atteggiamento sfrontato e sfacciato. Egli ha buoni propositi e subordina ogni sua azione alla volontà di Panfilo, tuttavia finisce col danneggiarlo più di quanto non lo aiuti. Attraverso il personaggio di Davo, Terenzio vuole indicare come gli uomini non debbano servirsi dell'astuzia e dell'inganno, in quanto loro portano solo a insuccessi, è bene invece affidarsi al cuore e ai sentimenti.



Simone è il padre di Panfilo, gli vuole molto bene, lo loda davanti agli altri e lo ritiene sensibile ed equilibrato, è un padre che non vuole apparire autoritario e tenta in ogni modo di farlo sposare con Filumena solo perché ritiene che sia la cosa migliore per lui. Tuttavia egli non comprende pienamente le esigenze e i sentimenti del lio.

Glicerio, il cui vero nome è Pasibula, non e direttamente sulla scena se non per una battuta ('Giunone Lucina, aiutami! Salvami, te ne prego!'), ma il suo ruolo è importante per lo svolgersi della vicenda. È descritta da Simone come una donna bella, di aspetto signorile e dignitoso ('e con un viso, Sosia, così modesto, così grazioso che . [ . ] che più delle altre è distinta e gentile'). Ella è la lia di Cremete anche se non lo sa perché da bambina venne portata in Asia per sfuggire a una guerra.

Cremete è il padre di Filumena e solo alla fine scopre di Glicerio. È molto amico di Simone tanto che si fa convincere due volte a cedere sua lia in sposa a Panfilo sebbene sospetti che lui non l'ami veramente. Appartiene alla nobiltà ateniese, come si deduce dall'elevatezza della dote che concede sia per Filumena che per Glicerio ('Ti prometto mia lia Filumena in sposa, e una dote di sei talenti', 'la dote, Panfilo, è di dieci talenti').

Miside è un'ancella di Glicerio, le è molto affezionata e si preoccupa seriamente per il futuro della donna e del suo bambino, dimostrando una grande bontà di animo.

Carino è un amico di Panfilo, molto riservato, tanto che non ha avuto il coraggio di dichiarare il suo amore per Filumena.

Tema di fondo della commedia è il conflitto generazionale e caratteriale tra padre e lio, che coinvolge complessi e profondi valori umani: ben delineati, a questo proposito, sono i caratteri, soprattutto quelli dei giovani, che rispecchiano persino, nella vita facile e leggera, quell'ideale di moralità e di compostezza tipici del teatro terenziano. Ma questo tema serio si mescola a elementi più tradizionali, tesi a rendere più vivo e interessante l'intreccio: l'amore contrastato, l' 'agnizione' (riconoscimento) finale, il servo 'callidus'.

Terenzio tenta di arrivare alla formazione di una lingua letteraria latina, evitando sia l'aulicismo e la magniloquenza del genere epico sia i termini popolareschi e le espressioni volgari plautine. Egli si allontana dal sermo familiares, e propende non per quella lingua dei bassifondi popolari bensì quella degli ambienti aristocratici a cui egli stesso appartiene. Così in genere la lingua è pura e raffinata, con una riduzione rispetto a Plauto delle ure foniche o dei neologismi. Tuttavia lo stile si differenzia molto in base al personaggio, variando a seconda delle situazioni in cui si trova, delle sue caratteristiche e delle sue intenzioni.

In tutta l'opera, non è possibile individuare allusioni, doppi sensi, ecc. perché Terenzio non cerca di provocare il riso immediato del pubblico attraverso giochi di parole, ma vuole stimolarlo alla riflessione, per questo il suo linguaggio è più elevato di quello di Plauto e fa poco uso allusioni o doppi sensi.









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