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CICERONE - La vita e la personalità, L’attività oratoria, Le opere retoriche, Le opere politiche: De re publica e De legibus, Le opere f

CICERONE - La vita e la personalità, L’attività oratoria, Le opere retoriche, Le opere politiche: De re publica e De legibus, Le opere f


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CICERONE

La vita e la personalità


Le origini: Marco Tullio Cicerone nasce nel 106 ad Arpino, città del Lazio meridionale.


La passione civile e il programma politico: Spirito conservatore, Cicerone nutre una sincera vocazione civile. Come scrive Grimal egli era un uomo che aveva l’stinto del vecchio Romano, e una predisposizione alla stabilità e all’ordine legata ad una nostalgia per il secolo d’oro della Repubblica, da lui considerata l’età degli Scipioni. Il nucleo essenziale del suo programma si fonda sulla difesa delle istituzioni repubblicane, che sente minacciate dal crescere di ure carismatiche.

Cicerone proviene dal rango equestre ma sa di poter contare esclusivamente sulla potenza della parola e sul prestigio culturale e morale.

Il suo programma politico era semplice e ambizioso: quello di ristabilire l’ordine (concordia ordinum) tra nobilitas senatoria e equites.




Dopo il triumvirato, il suo programma politico si amplierà e promuoverà il consensus omnium bonorum, volto salvaguardare le istituzioni legali della res publica e la tranquillità privata dei singoli. Questi boni che enuncia Cicerone sono tutte quelle persone che vogliono salvaguardare le istituzioni romane e che agiscono sulla base di valori morali riconosciuti.Quindi non sono solamente gli equites o i senatori ma anche i normali cittadini.

Tuttavia il suo programma basato sulla difesa delle istituzioni repubblicane viene accomnato da un programma di conservatorismo sociale. In pratica egli respinge ogni riforma agraria osteggiando ogni miglioramento economico che il latifondismo schiavile aveva posto.


Il cursus honorum: dalla questura il Sicilia al consolato: La sua carriera di avvocato inizia nell’81, in pieno regime sillano,ma nel 79 per motivi di salute e per ragioni politiche lascia Roma insieme al fratello Quinto per un viaggio in Grecia.

Nel 76 ritorna a Roma: Silla è morto da due anni. A questo punto si sposa con Terenzia e inizia il suo cursus honorum. Nel 75 diviene questore a Lilibeo, l’odierna a Marsala, in Sicilia; nel 69 è edile e poi pretore.

Nel frattempo le memorabili orazioni tenute nel 70 contro Verre, il disonesto governatore della Sicilia gli avevano permesso di acquisire grande fama come oratore; nel 66 fa l’orazione Pro lege Mailia de imperio Cn. Pompei( con la quale si dichiara favorevole alla proposta del tribuno Manilio per affidare a Pompeo il proseguimento della guerra contro Mitridate, togliendo il posto a Lucullo) che gli garantì un sicuro appoggio del più illustre generale del momento.

Il 64 è l’anno più glorioso di Cicerone, al quale viene chiesto di reprimere la congiura fatta da Catilina. In questo caso ricorre ad un provvedimento eccezionale: la condanna a morte di alcuni congiurati senza che venisse offerta loro la possibilità di appellarsi al popolo ( provocatio ad populum )


L’emarginazione politica: Dopo l’esperienza del consolato, Cicerone pensadi poter svolgere un ruolo politico di prestigio. Deve presto ricredersi: la costituzione del triumvirato (60 a.C.) fra Cesare, Pompeo e Crasso mette fuori gioco ogni sua ambizione.

Rifiuta di dare il consenso all’operazione.

Privo di protettori, finisce così per scontare il suo isolamento: il tribuno della plebe Clodio propone una legge nella quale sono previsti l’esilio e la confisca del beni per chi abbia proceduto a esecuzioni illegali. La legge venne approvata e Cicerone, nel 58, fu costretto ad abbandonare Roma,

dirigendosi prima a Tessalonica e poi a Durazzo.

La violenza dei conflitti politici e lo stato di disordine permanente in cui versa ormai Roma tornano a favorire Cicerone: Pompeo permette il suo ritorno a Roma (4 settembre 57) e la restituzione dei beni confiscati.
Cicerone si illude di nuovo di poter svolgere una funzione politica, prestandosi a compromessi che in realtà tornano solo a favore della politica dei triumviri.

Mentre da una parte attacca Clodio e i suoi comni, Cicerone si trova così ad appoggiare persino il prolungamento del proconsolato in Gallia di Cesare con l’orazione De provinciis consularibus.


Il decennio dei trattati retorici e filosofici: Dobbiamo proprio a questa condizione di emarginazione politica la maggior parte delle opere di Cicerone, che solo nel 55 (con il De oratore) dà inizio al ciclo delle opere retoriche e l’anno successivo (con il De re publica) alle opere etico-politiche.

Complessivamente, nell’arco di una decina d’anni, almeno 25 opere accertate, alle quali si aggiungeranno altre orazioni.


Guerriglia civile e dittatura cesariana: Nel 52 la situazione politica romana sembra degenerare con l’assassinio di Clodio ad opera di Milone. Processato, Milone si affida alla difesa di Cicerone, che prepara quello che è forse il suo capolavoro oratorio, la Pro Milone, senza riuscire nemmeno a pronunciarla, intimorito dalla folla dei clodiani che chiedevano la condanna.

L’intervento dei soldati di Pompeo scatenò una vera e propria guerriglia urbana, con morti e feriti. Milone fu condannato all’esilio.

Nel 51 cicerone viene nominato governatore di Cilicia. Ritornato in Roma nel 50, Cicerone continua a perseguire il sogno di operare una mediazione politica fra Cesare e Pompeo.

Scoppia invece la guerra civile: Cicerone, dopo esitazioni,si decide a seguire le sorti di Pompeo, considerato come il minore dei mali. Con altri senatori è in Epiro dove si consuma la disfatta dei pompeiani.

Cesare, con signorile clementia, gli andò incontro per primo, risparmiandogli il disonore degli sconfitti.

Gli anni della dittatura cesariana sono vissuti da Cicerone in uno stato di prostrazione: l’amicizia e il rispetto dimostratogli da Cesare lo spingono tuttavia a impegnarsi nei confronti degli amici caduti in disgrazia e a concepire nuove illusioni sulla politica cesariana, che in realtà si muoveva verso la trasformazione dello stato romano in monarchia; traversie familiari (divorzio da Terenzia; infelice matrimonio con Publilia; morte della lia Tullia)lo orientano verso gli studi filosofici.


Dopo le Idi di marzo: L’assassinio di Cesare spinge di nuovo Cicerone all’azione politica. Benché non avesse partecipato alla congiura era considerato un simbolo della resistenza antitirannica.

Non furono i cesaricidi a profittare della morte di Cesare, e Cicerone si trovò ancora una volta schiacciato dagli avvenimenti.

Una lettara di Bruto ad Attico sottolinea le debolezze di Cicerone, che si illude di poter governare Ottaviano, mentre è Ottaviano a gestire lui, lasciandogli credere di poter svolgere un impossibile ruolo di mediatore, e abbandonandolo, nel momento in cui cicerone non serve più, nelle mani del suo nemico.

Le 14 Filippiche scagliate contro Antonio gli costano la vita: il suo nome finisce nelle liste i proscrizione; il 7 dicembre 43 viene assassinato dai sicari di Antonio.

Per volontà di Antonio, il capo e le mani mozzate furono esposte sui rostri nel Foro, quale monito per i futuri difensori della libertas.


L’attività oratoria


Pro sexto Roscio Amerino: La prima orazione giunta fino a noi risale all’81 a.C ed è la Pro Quinctio. E’ rivolta contro il giovane Ortalo e riguarda una causa di diritto civile su un’occupazione illegali di beni.

La Pro Sexto Roscio Amerino è dell’ 80 ed è una causa di diritto penale. Deve difendere l’aristocratico Sexto Roscio accusato di parricidio: dietro l’accusatore ufficiale, un certo Erucio, si nasconde in verità un potente liberto di Silla, Crisogono, che ha inserito nelle liste di proscrizione il padre dell’accusato, si è impossessato dei sui beni e vuol togliere di mezzo il lio per evitare ricorsi legali. L’esito del processo però fu parzialmente positivo: Sesto Roscio fu prosciolto dall’accusa di parricidio, ma non riebbe i beni perduti.


Viaggio in Grecia: Nel 79 cicerone decide di abbandonare Roma per la Grecia e l’Oriente.

A Rodi prende lezioni alla scuola di Apollonio Molone e matura un progressivo distacco dallo stile enfatico di Ortalo.


Verrinae Ormai negli anni settanta l’oratori di Cicerone aveva molta forza argomentativi, efficacia drammatica ed eleganza formale. Il vero primo trionfo fu il processo per concussione contro Verre che dal 73 al 71 aveva commesso ogni genere di violenze ed abusi in Sicilia.



Verre, difeso da ortalo, cercò di revocare Cicerone per sostituirlo con un accusatore un po’ più “morbido”. Per questo le Verrinae si aprono con una divinatio in cielum, ovvero prima del processo si ricorreva ad una procedura speciale per decidere che dovesse rappresentare l’accusa.

Superata la divinatio Cicerone, in meno di due mesi riesce a raccogliere una quantità enorme di prove contro Verre

Cicerone pronuncia l’Actio prima in Verrem. Dopo questa orazione Ortalo dovette rinunciare alla difesa e Verre decise di ritirarsi in volontario esilio a Marsiglia.

Cicerone non volle lasciare inutilizzato il materiale che aveva raccolto quindi fece ben cinque orazioni: Actio seconda in Verrem che si divideva in De pretura urbana, De pretura siciliensi, de signis,de supplicis. Nella prima venivano presi in considerazione gli abusi di Verre mentre governatala Sicilia; nella seconda quelli compiuti durante la pretura siciliana;le ultime tresi occupano delle illegalità

Già in queste orazioni Cicerone rivela la straordinaria varietà dei suoi mezzi espressivi: chiarezza argomentativa, drammaticità e forza persuasiva della parola


Catilinariae Insieme alle Philippicae, le Catilinariae rappresentano il vertice dell’oratoria di Cicerone. Ne furono pubblicate quattro nel 63.

I Catilinaria: fu tenuta in senato alla presenza dello stesso Catilina. Cicerone lo accusa di essere a conoscenza dei suoi piani. Nella notte Catilina va via da Roma e giunge all’accampamento dei ribelli

II Catilinaria: Cicerona informa il popolo di Roma, mettendolo al corrente delle ultime novità e in particolare della fuga di catilina

III Catilinaria: è indirizzata al popolo per informarlo dell’arresto di alcuni congiurati

IV Catilinaria: viene pronunciata di fronte al senato la pena che dovrebbe essere inflitta ai congiurati arrestati. Cicerone vuole la pena di morte, una condanna che ritiene più mite della carcerazione.


Pro Archia: Nel 62 assume le difese di un poeta greco, Aulo Licinio Archia, accusato di usurpazione della cittadinanza romana. Questa orazione non è una delle più importanti ma assume la difesa dal poeta mosso dall’amicizia ma anche perché cercava un cantore delle proprie imprese. Infatti Archia aveva da poco concepito un poema sui catilinari ma che non fu mai pubblicato perché non finito. Questo provocò un grande rammarico per Cicerone.


Pro Sestio: Cicerone venne mandato in esilio e per esprimere il disprezzo contro Clodio, al quale non poteva accettare gli fronti recentemente subiti, e in particolare l’umiliazione per l’esilio.

La più importante orazione aticlodiana fu la Pro Sesto pronunciata nel 56 in difesa del tribuno della plebe che aveva favorito il suo ritorno a Roma. Sestio era accusato di de vi, per aver assoldato bande armate da contrapporre a quelle di Clodio ( Sesto ava queste bande armate per uccidere Clodio).

Pro Caelio: Sempre nel 56 Cicerona pronuncia un’altra orazione anticlodiana. Prende le difese del giovane Celio, che etra stato amante di Clodia(sorella del tribuno). Cicerone non esita a intrecciare insinuazione velenose e malignità di ogni tipo contro la signora, che è forse la Lesbia di Catullo.


Pro Milone: Il ciclo anticlodiano culmina nella difesa di Milone, che nel 52, in uno scontro forse fortuito ha ucciso Clodio. Per i tumulti e i disordini immediatamente seguiti all’assassinio, il senato ha dovuto chiamare Pompeo per ristabilire l’ordine.


Le orazioni “cesariane”: Negli anni della dittatura cesariana Cicerone ebbe l’opportunità di pronunciare tre discorsi che rivelano con cruda esattezza il clima instaurato dal dittatore: Pro Marcello, Pro Ligario, Pro rege Deiotario. Ligario e Marcello sono due ex pompeiani e Cicerone implora Cesare per farli rientrare a Roma xdall’esilio; Deiotario è un re della Gaqlazia accusato di aver ordito un complotto contro Cesare. Per quest’ultimo Cicerone cerca di dimostrare l’infondatezza dell’accusa.

Cesare e Cicerone erano rivali ma al dittatore non conveniva uccidere Cicerone perché altrimenti le masse si sarebbero scagliate contro di lui. Cesare aveva un modo molto intelligente di fare politica. Probabilmente ritenne Marcello molto pericoloso e infatti fu assassinato misteriosamente.


Philippicae: L’assassinio di Cesare consente a Cicerone di porsi a difesa delle istituzioni repubblicane. Per esempio scaglia quattordici orazioni contro Marco Antonio chiamate appunto Philippicae. Riprendono il nome dalle quattro orazioni pronunciatela Demostene contro Filippo di Macedonia per la libertà della Grecia. Le orazioni furono pronunciate in senato, tranne la quarta e la sesta indirizzate al popolo. L’obbiettivo era quello di far dichiarare ad Antonio di essere un nemico pubblico di Roma.


Le opere retoriche


De inventione: Il de inventione è il primo trattato retorico di Cicerone. Il progetto comprendeva le cinque partizioni fondamentali quali inventio, dispositivo, elocutio, memoria, actio ( invenzione, scaletta, stile, exempla, gestualità).


De oratore: Uno dei trattati retorici più importanti è il De oratore formato da tre libri fra il 56 e il 55. Cicerone in questo trattato immagina di essere durante le ferie delle ludi Romani dell’anno 91, nella villa tusculana dell’oratore Licinio Crasso. Qui si svolge una dotta conversazione fra i due più grandi oratori Antonio e Crasso, insieme ai quali intervengono altri personaggi tra cui Scevola, Lutezio Catulo.

La forma del dialogo ciceroniano si ispira nell’ambientazione a Platone, ma nella tecnica espressiva alle opere essoteriche di Aristotele: non dunque i rapidi dialoghi socratici ma lunghe esposizioni affidate di volta in volta ai vari protagonisti.

Antonio e Crasso parlano nel trattato della formazione dell’oratore, ma anche dei rapporti tra retorica e filosofia, ma anche tra retorica e vita civile. Secondo Antonio l’abilità oratoria è frutto dell’ars e della pratica sul campo. Crasso, dietro il quale si cela lo stesso Cicerone, sostiene al contrario che l’abilità dell’oratore consiste soprattutto negli studi vasti e approfonditi. Inoltre Cicerone sostiene che un bravo oratore deve anche essere filosofo.


Brutus E’un dialogo in un solo libro composto nel 46.

La conversazione si svolge tra Cicerone, Bruto e Attico. Lo sfondo è quello del giardino della villa urbana di Cicerone. Da questo libro si capisce che secondo Cicerone l’oratoria romana si pone come una sorta di naturale coronamento.


Stile attico e asiano: Lo stile asiano è stato inventato da Egesia di Magnesio. Questo stile è ricco di patos, cioè cerca di coinvolgere, cerca di trovare l’attenzione del pubblico. A Roma viene portato da Ortalo.



Lo stile attico invece è stato inventato dall’oratore ateniese Lisia. Questo stile al contrario di quello asiano è molto chiaro ma non è ricco di patos. Questo stile viene usato da Cesare


Il modello rodiense: Cicerone afferma di non essere legato a nessun dei due modelli e quindi definisce il su ostile rodiense. Questo stile è molto vario egli permette di usare tutti i registri stilistici.


Orator E’ composto nel 46 e riprende quello che era stato detto nei precedenti libri. Gli argomenti più discussi sono in particolare il discorso sulla dottrina degli stili, sulla ura del perfetto oratore.

Ai diversi registri (tenue o umile, medium o temperato, grande cioè veemente e patetico) corrispondono il provare (dimostrare le proprie tesi con chiarezza e abbondanza di argomentazioni), delectare (rendere piacevole soprattutto con digressioni narrative il discorso), flectere o movere( indurre la persona a far cambiare la sua opinione)


Le opere politiche: De re publica e De legibus


De re publica: Pubblicato nel 51 è un dialogo in sei libri fra Scipione Emiliano, Lelio, Scevola e altri personaggi dell’ambiente scipionico.

Nei primi due libri si discute sulla forma migliore di governo. Cicerone riprende la tesi di Polibio:il sistema costituzionale romano è il migliore perché è un sistema misto, capace di contemperare elementi monarchici(il consolato), aristocratici(il senato), e democratici( i comizi e il tribunato della plebe).

Nei libri III e IV vengono affrontati i temi della giustizia e dell’educazione romana, considerata superiore a quella greca.

Gli ultimi due libri trattano il tema della formazione dell’uomo di stato: Roma, è per uscire dalla crisi, ha bisogno di un moderator, rector et gubernator civitatis, di un supremo moderatore della vita politica e sociale, un uomo al di sopra delle parti, che goda della stima di tutti, capace di operare in nome della concordia sociale e del bene pubblico. Identifica questa persona con Scipione Emiliano.


De legibus: E’ un dialogo in tre libri. Partecipano Cicerone, il fratello Quinto e l’amico-editore Attico. Il tema centrale è quello della giustizia Cicerone rifiuta le tesi di Epicureo e Carneade secondo i quali la giustizia non è altro che il frutto di convenzioni stabilite dagli uomini in vista di un utile particolare, una specie di contratto, che vincola gli uomini all’obbedienza di norme transitorie che possono essere sempre cambiate. Al contrario Cicerone afferma l’esistenza di una ius naturale: non è l’utile ma la natura, prima ancora di ogni legge umana, a costruire la fonte del diritto. Questo accade perchè l’uomo vive in un mondo provvidenzialmente ordinato: la natura è ordinata a nostro esclusivo vantaggio poiché c’è un legame privilegiato tra gli uomini e il divino. Dunque vivere secondo ragione significa vivere secondo natura.

La giustizia, quindi, è un principio naturale che sta alla base di tutto l’ordinamento cosmico e che si pone al di sopra degli uomini. Trasgredire alle leggi significa ribellarsi alle divinità.

Nel III libro i protagonisti discutono della vita istituzionale e sociale della Roma contemporanea.


Il De Re publica e De le gibus nascono per riaffermare i valori della tradizione ma anche per riaffermare il valore dell’impegno civile, messo in crisi, dalla cultura epicurea.




Le opere filosofiche


Un progetto organico:dare vita a un ciclo di opere filosofiche in latino Nel 46 Cicerone era ormai consapevole di essere definitivamente emarginato dalla vita politica.

Alle delusioni politiche si aggiungono i lutti familiari, con la morte della lia Tullia. Nello sconforto Cicerone si dedica agli studi filosofici ed intraprende la stesura di una consolatio, indirizzata a se stesso, per alleviare il dolore.

Tuttavia egli non poteva scrivere per se stesso e quindi iniziò a scrivere opere filosofiche in prosa indirizzate ai Romani. Fino a quel momento nessuno aveva mai composto trattati filosofici in lingua latina.


Le opere: Tra il 45 e il 44 Cicerone compone quattordici opere di argomento filosofico

Delle opere pervenute una tratta il problema della conoscenza ( Academica), tre affrontano argomenti teologico e religioso(de natura deorum, de fato, de divinatione), le altre temi di carattere etico-morale (De finibus bonorum et malorum, de officis, Cato maior de senectute ecc..).


Le forme del trattato: il dialogo La forma di questi trattati è il dialogo di derivazione in parte platonica ( per la cornice ), in parte aristotelica.


Il metodo: eclettismo e probabilismo Nel De natura deorum per esempio, tre differenti personaggi assumono il compito di sostenere tesi della teologia epicurea, di quella stoica e di quella accademica. La forma-dialogo si adatta perfettamente al pensiero filosofico si Cicerone, modellato sulle tesi accademiche di Filone di Larissa e di Antioco d’Ascalona.

Cicerone è un eclettico, cioè di ogni dottrina prende quella più verosimile, ovvero quella più probabile. Tuttavia egli rifiuta profondamente l’epicureismo.


Le finalità: cicerone sa di non essere un filosofo ma neanche un semplice traduttore: è un divulgatore che vuole dotare Roma di un patrimonio di conoscenze filosofiche . Il suo primo compito è informare; il secondo scegliere comportamenti che possano adattarsi alla mentalità romana, ribadendo i valori della civitas e dei mores . la filosofia quindi deve svolgere un compito educativo e formativo, rendendo consapevoli gli uomini. I suoi destinatari sono soprattutto i boni. La finalità ultima è quella di criticare le filosofie della crisi e della rinuncia come lo scetticismo, l’epicureismo, il misticismo neopitagorico.


L’epistolario


Il corpus delle Epistulae: Ci sono pervenute circa 9000 lettere: la maggior parte scritte dallo stesso Cicerone tra il 68 e il 43 a.C; 90 dai suoi corrispondenti.

Tali lettere ci sono pervenute suddivise in quattro raccolte:

I. Epistulae ad Atticum

II. Epistulaead familiares



III. Epistulae ad Quintum fratrem

IV. Epistulae ad Brutum


Il progetto dell’epistolario ciceroniano: Cicerone esprime l’intenzione di raccogliere il proprio epistolario privato in vista di una pubblicazione: non prevede di pubblicarlo così com’è ma di sottoporlo ad una revisione e correzione. L’incarico fu affidato al fedelissimo Tirone. Tuttavia il lavoro rimase incompiuto a causa della morte dello stesso Cicerone


Caratteri dell’epistolario ciceroniano: Le epistole ciceroniane sono molto varie: si va dalla le3teradi raccomandazione e dal semplice bigliettino informativo fino alle lettere confidenziali. Non mancano lettere impegnative destinate ad una divulgazione più ampia.

















































Opere politiche e filosofiche


Somnium Scipionis: Non è un’opera autonoma ma è la parte finale del De re publica. E’ il racconto di Scipione nel 149, appena sbarcato in africa agli inizi della terza guerra punica. Scipione narra come, durante la notte, gli fossero apparse le anime dell’avo adottivo, Scipione africano, e del padre, Lucio Emilio Paolo, i quali gli mostravano, tra gli splendori fiammeggianti della Via Lattea, la terra lontana,un puntino insignificante dell’immensità dell’universo.

Il tema religioso si lega al tema politico: agli uomini politici che hanno operato secondo giustizia viene riservata la sorte più illustre.


Consolatio Composto nel 45 Cicerone rivolge a se stesso una consolatio dopo la morte della lia Tullia.


Hortensius E’ ambientato in una villa di Lucullo. Al dialogo partecipano Ortalo, Cicerone, Lucullo e Catulo. Ortalo sosteneva che studiare la filosofia è inutile ma Cicerone risponde che la filosofia consente di raggiungere non solo la virtù ma anche la felicità.


Accademica: Tratta il problema della conoscenza, che viene risolto da Cicerone con una visione probabilistica e accademica. La verità esiste ma non può essere conosciuta integralmente: alcune verità sono accessibili in modo evidente, altre devono essere accettate perché più probabili


De finibus bonorum et malorum: Trattato dedicato a Bruto. Viene affrontato il tema del sommo bene e del somma male da tre punti di vista differenti. Il primo punto di vista si riallaccia alla dottrina epicurea, il secondo a quella stoica, il terzo alle teorie accademiche e aristoteliche, nelle quali sui riconosce anche l’autore.. Il sommo bene non consiste esclusivamente nella virtù ma in una vita condotta secondo natura, nella perfetta armonia tra le esigenze dello spirito e quelle del corpo, anch’esse importanti per il raggiungimento della felicità.


De natura deorum: Viene affrontato il tema teologico. Si espone la teoria epicurea ( secondo la quale gli dei esistono ma vivono negli intermundia, indifferenti al destino umano), querlla stoica (esiste un principio razionale che regge provvidenzialmente il mondo, animandolo con il proprio spirito). Cicerone seguendo il metodo probabilistico, afferma di ritenere più verosimili le tesi stoiche.


De divinatione: E’ un dialogo tra Cicerone e il fratello Quinto. Nel I libro Quinto espone le tesi stoiche sull’arte divinatoria: poiché l’universo è interamente regolato da principi razionale e provvidenziale, alcuni fenomeni, consento di prevedere il futuro. Nel secondo libro Cicerone, confuta la validità delle pratiche divinatorie, attribuendone una mentalità superstiziosa. Nega anche l’esistenzadei prodigi che secondo lui vanno tutti ricondotti a cause di ordine naturale. Cicerone crede nel libero arbitrio e quindi non crede al destino.


De fato: Confuta il fatalismo naturalistico degli stoici, e rivendica il primato della volontà guidata dalla ragione


Laelius de amicizia: Si affronta il tema dell’amicizia. Secondo Cicerone l’amicizia è il dono più grande che sia stato concesso all’uomo, e quindi contesta le tesi epicuree, secondo le quali l’amicizia è fondata sull’interesse e sull’utile


De officis: Cicerone indirizza questo trattato al lio Marco. Nel primo libro viene sfrontato il tema dell’utile, nel secondo quello dell’onestà e nel terzo si parla dei rapporti e degli eventuali conflitti tra questi due concetti. Cicerone afferma che il vero utile coincide sempre con l’onesto.



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