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LA DINASTIA GIULIO-CLAUDIA



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LA DINASTIA GIULIO-CLAUDIA



CONTESTO STORICO


Dopo la morte di Augusto, con la dinastia giulio-claudia ci sarà un periodo di assestamento.

Il primo a far parte di questa dinastia è il liastro di Augusto, Tiberio, che apparteneva alla gens claudia, anche se lio naturale di Claudio Nerone. Dopo 5 secoli, dalla libera repubblica, a Roma torna la monarchia. Tiberio ebbe consensi dai ceti medi, in quanto favorì il ritorno dell’agricoltura, e tutelò le province con alleggerimenti fiscali. Non si lanciò in lotte per la conquista, ma si limitò solo a fare guerre difensive per difendere il territorio. Rifiutò il titolo di imperator, e chiese collaborazione al Senato, gli affidò anche l’elezione dei magistrati, che prima spettava ai comizi. Il senato però non rispose positivamente a questo atteggiamento, anzi si dimostrò ostile e impossibilitato dal saper prendere decisioni autonomamente. Represse duramente le lotte al potere, poiché in tanti usavano far condannare il proprio nemico, accusandolo di aver offeso la tradizione romana; vigeva infatti una legge “laesa maiestas” che condannava alla pena capitale tutti coloro avessero offeso la tradizione romana : stato e magistrati. A questo proposito Tiberio fu il primo magistrato, quindi diventò il pretesto di tante pene capitali. Disgustato dalla  situazione politica che si era creata, decide di trasferirsi a Capri governando il suo impero a distanza. Ciò non durò per tanti anni, poiché nel 37 d.C. egli morì.



Gli succedette il nipote Caligola, autarchico, che portò avanti una monarchia fortemente assolutista e consapevole, di tipo orientale. Infatti egli incentivò la divinizzazione del potere imperiale, introducendo la prostrazione ai piedi dell’imperatore, e l’idea che il potere era un volere divino. Fu considerato pazzo, e venne ucciso dai pretoriani che desideravano che suo zio Claudio salisse al trono.

Così fu, Claudio salì al potere e fece una politica di riassestamento politico, economico e statale, con delle innovazioni giuridiche. Aggiunse alcune nuove province all’impero e si lanciò nella conquista della Britannia ; fece dei provvedimenti che favorivano la romanizzazione nelle province soprattutto danubiane; incentivò la formazione di colonie nella Gallia, affinché la cittadinanza romana potesse espandersi. All’elite della Gallia viene riconosciuto il diritto d’ingresso nella magistratura. Nonostante avesse ben governato, per situazioni familiari particolari, nel 54 d.C. egli viene avvelenato.

E’ Nerone a succedergli, salendo al trono appena diciassettenne, aiutato dai suoi precettori Seneca e Burro, e fortemente influenzato,positivamente, dalla madre Agrippina. Egli volle eliminare ogni tipo di oppositore, volle che il popolo lo ritenesse come un Dio, e inoltre amava dimostrare il suo potere facendo spettacolo. Tutto questo però gli portò l’ostilità da parte dell’aristocrazia e del Senato, che voleva che tutto tornasse com’era ai tempi di Augusto. Nerone nel 64 d.C. incendiò i quartieri di Roma, poiché egli aveva un progetto utopistico in atto : ricostruire Roma. Non riuscì a compiere il suo progetto e dunque accusò i cristiani dell’incendio, e per questo motivo essi vennero perseguitati. La politica neroniana creò forte malcontento, oltre al fatto che aggravò fortemente il bilancio imperiale, in quanto molto dispendiosa. Già l’aristocrazia ed il Senato erano coalizzate contro di lui, ma poi si aggiunsero i ceti produttivi ed i comandanti militari. Così il Senato si trovò costretto a dichiararlo nemico dello Stato, egli tentò la fuga, ma poi si suicido, e con lui terminò la dinastia giulio-claudia.


Sotto questa dinastia, cambiarono le condizioni economiche generali, sostanzialmente si passò da ceti produttivi, a ceti consumatori, e la produttività si spostava nelle province. La manodopera degli schiavi divenne limitata, e questo portò ad un atteggiamento meno rigido, verso gli schiavi, da parte dei ceti dominanti. La società imperiale fu più aperta rispetto a quella augustea. Il Senato soffriva rivalità dinastiche e così perdette la sua influenza decisionale.



CRISTIANESIMO


Il Cristianesimo nacque in Palestina, quand’essa era ai confini orientali dell’impero, e poco prima che venne conquistata, vi era stata una guerra d’indipendenza contro i Maccabei, un popolo ebreo. Essi, secondo quanto la Bibbia racconta, attendevano l’intervento divino attraverso il Messia, per rovesciare le forze che opprimevano Israele. Il Messia arrivò nel 4 d.c. annunciandosi come salavatore, ma non politico. Così egli venne ritenuto un ribelle, non venne creduto ma accusato dai sacerdoti di proandare una politica diversa da quella ebrea, e fu crocifisso sotto Ponzio Pilato. Nacquero le prime comunità di cristiani, guidate da anziani vescovi, che si riunivano per pregare e fare opere di proselitismo. Inizialmente aderì solo il ceto basso, poiché il Cristianesimo appariva come rifugio per i più deboli contro le ingiustizie, ma successivamente si aggiunse anche il ceto alto. La comunità cristiana a Roma era nascosta per via delle comunità ebree fortemente discordanti con essa. Roma, con la caduta di Gerusalemme, diviene il centro più importante del cristianesimo, e conseguentemente il vescovo di Roma sarà il più importante. Questa religione sarà sempre più diffusa e temuta, poiché non si accettava l’idea d’uguaglianza di tutti gli uomini (schiavo = uomo) ; e poiché vi era il rifiuto di adorare l’imperatore come se fosse Dio.





CONTESTO CULTURALE


Sotto la dinastia giulio-claudia, la corte è disinteressata alla promozione di progetti culturali e il principe rivela il suo volto assolutista e ostile alla cultura. A causa di questo rifiuto l’aristocrazia cerca di sanare il problema, ritornando ai generi più ricercati, quali l’epica ed il teatro, e rifiuta gli insegnamenti del Mos Maiorum e della tradizione antica, incentivando piuttosto la filosofia, e soprattutto lo stoicismo, che può alimentare :  opposizione al principato in nome dei valori della libertas e della constantia ; sostenimento ai tentativi di giustificazione del potere imperiale. Il rifiuto della cultura porta inevitabilmente alla fine dei circoli. I ricchi non hanno nessun interesse a fondarli, ma cercano scrittori e lettori solo per qualche occasione speciale, e questi guadagnano occasionalmente. Termina così il mecenatismo delle grandi famiglie aristocratiche, e quello privato dev’essere fatto senza che il princeps sospetti nulla. Questa situazione porta la scissione del mondo degli intellettuali : pro principe, e contro principe. I pro principe erano già diffusi nella letteratura, e gli fanno omaggio, adulandolo, anche se talvolta lo si faceva con toni critici e problematici. Per porre fine a ciò venne imposta l’adulazione secondo certi parametri, e ciò evitava qualsiasi tipo di considerazione personale. Per quanto riguarda invece gli oppositori al potere, essi erano le vittime del volto illiberale e repressivo del principato ; il conflitto tra la nuova organizzazione monarchica e la tradizione della respublica, sarà il tema principale del I sec d.c.

Proprio in questo periodo si diffonde l’astrologia, prima tra i ceti bassi della società, poi raggiunge cultori ragguardevoli. In essa si trovava la giustificazione al potere imperiale, argomentandone l’ineluttabilità voluta dagli astri. Era necessario che questa scienza venisse controllata dal potere politico, poiché qualche squilibrato oppositore avrebbe potuto servirsene.

Il popolo cercava le risposte sulle proprie ansie, attraverso il culto orientale, giunto a Roma per mezzo degli schiavi importati. Nerone e Caligola utilizzavano infatti cerimoniali orientali per divinizzare la loro ura agli occhi del popolo.

Si diffonde inoltre la filosofia, i filosofi insegnano le loro dottrine a chiunque sia interessato, e tutti lo erano, perché essa ricopre il ruolo della guida alla felicità individuale, nell’età imperiale. L’etica è l’argomento principalmente trattato, ma vi è anche la fisica, come avvio sulle speculazioni teologiche. Seneca ritiene che l’obbiettivo dello studium sapiente, sia quello di educare l’anima, formando l’individuo saggio, e questo è ciò che egli vuole fare scrivendo le lettere a Lucilio.

Per quanto riguarda ciò che l’aristocrazia volle ripristinare in opposizione al principato, l’unica produzione tragica che ci è giunta appartiene a Seneca e fa parte delle sue 9 tragedie cothurnatae, di origine mitologica. Vennero scritte con una nuova tecnica : il solista accomnato dalla musica, che mimava, cantava e danzava l’azione, ma  anche come insegnamento al princeps affinché stesse attento all’assolutismo. Seneca rimarca la sconfitta della ragione, mostrando in modo esasperato, le conseguenze del patos ed i suoi eccessi.

Oltre alle opere di Seneca, vi è l’Octavia, una praetexta di ambientazione romana, i cui protagonisti sono Ottavia, lia di Claudio, e Messalina, sposa di Nerone. L’imperatore ripudia Ottavia per sposare Poppea, e Nerone ordine la morte di Messalina. La ura dell’eroina, è vista come una saggia che accetta il male di vivere con forza d’animo. Si allarga la prospettiva politica, poiché tra i personaggi vi sono: l’imperatore, il principe e i due cori romani, uno per Poppea, e uno per Ottavia. Nell’opera e anche Agrippina, come fantasma, che predice la morte a Nerone, perché lei l’aveva veduta in sogno. Questa è comunemente chiamata “profezia posteventum” e ci da la prova che l’Octavia non sia un opera di Seneca: egli morì nel 65 d.C. mentre Nerone nel 68 d.C. L’ipotesi più probabile è che l’opera appartenga a Lucio Anneo Cornuto, liberto di Seneca nonché tragediografo, e si sia tramandata nel tempo a causa dell’analogia con i nomi dei due (Lucio Anneo Seneca – Lucio Anneo Cornuto).








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