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SALLUSTIO: “NOBILTA’ E PLEBE”



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SALLUSTIO: “NOBILTA’ E PLEBE” pp432/434                                                                                                                                                                                                                       


Del resto il mal costume dei partiti e delle fazioni e poi di tutti i vizi era sorto a Roma pochi anni prima dalla pace e dall’abbondanza di quelle cose che sono ritenute fondamentali dagli uomini. Infatti prima che fosse distrutta Cartagine, il popolo e il senato romano governavano tra loro la repubblica tranquillamente e moderatamente e non c’era lotta tra i cittadini ne per l’onore ne per il potere: la paura dei nemici tratteneva i cittadini nella pratica delle buone virtù. Ma quando quel timore svanì dagli animi, inevitabilmente prosperarono quei vizi, la dissolutezza e la superbia, che la situazione favorevole suscita. Così la pace che avevano desiderato nei momenti difficili, dopo che l’ebbero conseguita, si rivelò più dura e crudele. Infatti la nobiltà trasformò in abuso la dignità, il popolo la libertà, e ognuno prese, afferrò, arraffò per sè. Così tutto si divise in due partiti; la repubblica, che era stata in comune, fu lacerata. Inoltre la nobiltà poteva di più per la coesione; la fprza della plebe, disorganizzata e dispersa nella moltitudine, poteza di meno. Si viveva in pace e in guerra secondo l’arbitrio di pochi: erano nelle loro mani l’erario, le province, la magistratura, onori e trionfi; il popolo era oppresso dal servizio militare e dalla povertà; i condottieri dividevano il bottino di guerra con pochi. Intanto i padri e i li piccoli dei soldati, a seconda di quanto uno confinasse con uno più potente, erano cacciati dalle terre. Così l’avidità con il potere invase, oltraggiò,devastò tutto senza modo ne misura, senza ritenere nulla importante nè sacro, fino a che essa portò se stessa alla rovina. Infatti non appena emersero dalla nobiltà alcuni che anteponevano la gloria ad una giusta potenza, la città si mose e il dissenso civile come un terremoto iniziò a sorgere.




Infatti dopo che Tiberio e G. Gracco, i cui antenati avevano giovato molto alla repubblica nella guerra punica e in altre, iniziarono a rivendicare la libertà della plebe e a svelare i crimini di pochi, la nobiltà colpevole e perciò spaventata ora attraverso gli alleati e i latini, ora attraverso i cavalieri romani che la speranza di un’alleanza aveva allontanato dalla plebe, si era opposta alle azioni dei Gracchi e aveva ucciso per primo Tiberio, poi dopo pochi anni Caio, che seguiva le orme del fratello, il primo tribuno, il secondo triumviro per la deduzione delle colonie, con M.Fulvio Flacco. E ammettiamo pure che i Gracchi non abbiano avuto una condotta abbastanza moderata a causa del desiderio di vittoria. Ma per l’uomo onesto è preferibile essere vinto che vincere l’ingiustizia con mezzi malvagi. Dunque la nobiltà usando quella vittoria secondo i propri vizi eliminò molti uomini con la spada o con l’esilio e acquistò per sè, per il futuro più un’immagine di terrore che di vera potenza. E questa cosa rovinò per lo più grandi stati, poichè gli uni vogliono vincere gli altri in ogni modo e infierire sui vinti con più crudeltà.







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