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VITA E OPERE DI CAIO GIULIO CESARE (100 A.C. – 44 A.C.)

VITA E OPERE DI CAIO GIULIO CESARE (100 A.C. – 44 A.C.)


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Vita e Opere di Caio Giulio Cesare (100 a.C. – 44 a.C.)




Nacque a Roma nel luglio del 100 a.C. dalla nobilissima gens Iulia.





Sposò giovanissimo Cornelia, lia del console Cornelio Cinna.


La sua giovinezza si svolse in un periodo denso di lotte civili sanguinose e violente passioni politiche.


Compiuto il servizio di leva in Asia, rientrò a Roma nel 78 a.C., ma il fallimento del tentativo di Emilio Lepido lo indusse a rifugiarsi in Grecia. Tornerà a Roma nel 73.


Si circonda di un sempre crescente numero di fautori, divenendo il personaggio più importante del partito popolare.


Egli fu pontefice (74), questore in Sna (68), edile curule (65), pontefice massimo (63), pretore (62) e infine propretore in Sna Ulteriore (61), dove si ricoprì di gloria grazie alla sottomissione di alcune popolazioni iberiche.


Forma con Cesare e con Crasso il “primo triumvirato”.


Nel 59 viene nominato console.

Tra il 58 e il 52, Cesare conquista la Gallia.


Nel 50 combatte una guerra civile contro Pompeo e, rimasto solo al potere, di fatto diventò imperatore di Roma.


  • Alle idi di marzo del 44 a.C., Cesare venne assassinato da un gruppo di congiurati tra i quali c’era anche il lio adottivo Bruto.

Opere


Commentarii de bello Gallico: quest’opera rievoca in sette libri le camne in Gallia degli anni compresi tra il 58 e il 52; un ottavo libro con le vicende del 51 venne aggiunto da Aulo Irzio, luogotenente di Cesare. L’intento dei commentarii, almeno in apparenza, era quello di fornire agli storici di professione del materiale grezzo su cui compiere un’opera.

L’intento di Cesare, nel comporre i suoi commentarii, era di fornire un’implicita risposta ai suoi avversari politici, i quali contestavano l’impresa in Gallia ritenendola arbitraria, illegale, inutile e dettata da motivi grettamente personali.

Cesare parla di sé in terza persona e descrive accuratamente le condizioni sociali, religiose ed economiche dei Galli.

Un successo indiscusso arrise in ogni epoca ai commentarii di Cesare per il loro interesse letterario, etnografico, storico e militare.


Commentarii de bello civili: opera in tre libri che parla della guerra civile tra Cesare e Pompeo.


Opere minori: Herculis laudes (poemetto), Oedipus (tragedia d’argomento mitologico greco), De astris (trattato astronomico), Iter (poemetto in cui descrive il viaggio fatto nel 46 da Roma alla Sna, durante la guerra civile), Anticatones (opera contro l’elogio pubblicato da Cicerone nei confronti di Catone, appena suicidatosi presso Utica e suo fierissimo avversario).


IL DE BELLO GALLICO: contiene il resoconto delle azioni militari compiute in Gallia tra il 58 e il 52 a.C.

A ciascun libro è dedicato un anno. L’epoca di stesura non è nota. Secondo Irzio, luogotenente di Cesare, essi furono scritti nell’inverno 52-51. E’ probabile che l’autore si sia servito degli appunti o di relazioni, anche propri, dettati dai suoi ufficiali.

CONTENUTO DELL’OPERA:

  • I libro: si apre con la descrizione della Gallia. Cesare vuole contrastare la migrazione degli El verso la Gallia occidentale col pretesto che essi avrebbero rappresentato un pericolo per la provincia romana e per le popolazioni galliche alleate di Roma. Sconfitti gli El sono costretti a tornare in patria. Viene poi sconfitto il capo germanico Ariovisto, re dei Suebi, che si stvano espandendo nelle regioni confinanti con la Galllia.
  • II e III libro: narrano le camne vittoriose degli anni 57-56 contro alcune popolazioni galliche.
  • IV libro: parla delle spedizioni contro le tribù germaniche. Troviamo inoltre un piccolo excursus sui costumi dei Germani e sul carattere bellicoso dei Suebi, la popolazione più potente.
  • V libro: racconta la spedizione in Britannia del 54, a cui l’autore premetteun breve excursus etno-geografico sulla regione.
  • VI libro: Al ritorno in Gallia Cesare deve fronteggiare una serie di ribellioni, represse con azioni militari. Troviamo l’excursus più ampio riguardante i costumi dei Galli e dei Germani.
  • VII libro: nel 52 scoppia la rivolta generale sotto la guida del capo degli Averni Vercingetorige e la battaglia decisiva si combatte ad Alesia in cui Cesare vince.

  • VIII libro: fu aggiunto da Irzio, luogotenente di Cesare, dopo la sua morte, per colmare l’interruzione tra il De bello Gallico e il De bello civili e narra gli avvenimenti del 51-50 a.C.



Il DE BELLO CIVILI: narra gli avvenimenti dei primi due anni della guerra civile  (49-48 a.C.). E’un’opera incompiuta e venne pubblicata dopo la morte di Cesare.

IL CONTENUTO DELL’OPERA:

Cesare, contro il parere dei tribuni della plebe. Scoppia la guerra che all’inizio si svolge in Italia. Cesare si trasferisce da Ravenna a Rimini ed in seguito insegue Pompeo fino a Brindisi non riuscendo però a scongerlo.

I libro: introduce la situazione che si era creata a Roma allo scoppio della guerra: in senato prevalgono i sostenitori di Pompeo, che decidono di lanciare un ultimatum a impedirgli di fuggire in Grecia. Il racconto segue con la narrazione delle operazioni militari di Cesare in Sna, contro i pompeiani Afranio e Petreio che vengono sconfitti.

  • II libro: racconta l’assedio di Marsiglia e le spedizioni in Africani Curione, luogotenente di Cesare.
  • III libro: l’autore parla inizialmente delle forze di cui disponeva Pompeo che per un anno intero si era preparato alla guerra. Cesare, invece, disponeva di un esercito già stanco e numericamente assottigliato dalle battaglie in Sna, dalle malattie scoppiate nel campo a Brindisi e dal disastroso viaggio di ritorno. Dopo lo sbarco di Cesare in Epiro(inizi di gennaio 48), continuano i vari tentativi di giungere ad un accordo con Pompeo. Lo scontro decisivo avviene a Farsalo. La battaglia si conclude con la sconfitta di Pompeo che fugge in Egitto dove viene ucciso a tradimento da un prefetto del re Tolomeo. Il racconto si interrompe con l’arrivo di cesare in Egitto e con l’inizio della guerra alessandrina.

Il corpus delle opere cesariane comprende inoltre altre tre opere: il Bellum Alexandrinum (attribuito ad Irzio), il Bellum Hispaniense ed il Bellum Africanum. Si pensa che l’autore ( o gli autori) abbiano preso spunto da appunti di Cesare ed avrebbero voluto continuare fino alla morte di questi.


INTENTI DELL’AUTORE E ATTENDIBILITA’ STORICA DEI COMMENTARII


Riguardo l’attendibilità storica dei Commentarii ci sono stati, nel corso degli anni, diversi dubbi. Tuttavia attraverso il confronto con altre fonti antiche che narrano gli stessi avvenimenti (Svetonio, Plutarco) si è visto che sussistono soltanto piccole imperfezioni. D’altronde, Cesare non si sarebbe esposto facilmente a smentite su dei fatti di cui molti erano stati testimoni.


Lo scopo principale dei Commentarii è quello di presentare in buona luce il protagonista dei fatti.

DIFFERENZA: 

De bello Gallicoautoesaltazione

De bello civili “autogiustificazione”/ “autodifesa”

  • La guerra gallica non richiedeva una particolare giustificazione, anche perché era stata vittoriosa. A Cesare erano sì state mosse accuse di aver violato le norme dello ius belli ma tutti sapevano che quelle erano strategie politiche contro di lui.pertanto la guerra in Gallia restava comunque una “guerra giusta”, spesso giustificata da un’autodifesa.

Lo scopo è dunque quello di dare di sé il ritratto di un grande generale, che identifica la propria gloria con quella di Roma. Poiché a queste doti militari si aggiungono anche doti di scrittore, si può dire che egli ha raggiunto il suo scopo.


  • Nella guerra civile Cesare cerca di scagionarsi dall’accusa di aver provocato la guerra. L’ intento principale è appunto quello di dimostrare che egli ha intrapreso la guerra a malincuore e che non ha mai dimenticato che i nemici erano suoi concittadini. A ciò mirano anche i continui tentativi di pace e il suo comportamento mite verso gli sconfitti.inoltre Cesare denigra i capi avversari, rappresentanti di una classe egoista e corrotta, denunciando la loro crudeltà e vendicatività. Il lettore è indotto a concludere che la sconfitta dei pompeiani è stata giusta e meritata.

Stile:


Chiarezza, semplicità, stringatezza, rigore logico contraddistinguono la prosa cesariana. Ogni periodo è costruito in maniera regolare e lineare, senza le spezzettature sintattiche di Sallustio, di Tacito o di Seneca, ma anche senza l’ampollosità e la sovrabbondanza di Cicerone.

Ecco le principali caratteristiche dello stile di Cesare:


a)      l’uso frequente del participio, sia come predicativo sia nel costrutto dell’ablativo assoluto. Questi participi, che sostituiscono riassumendola una proposizione esplicita, conferiscono rapidità e scorrevolezza al periodo;

b)      l’assiduo ricorso alla proposizione relativa, che genererebbe monotonia se non intervenisse una molteplicità di usi e di forme (nesso relativo, relativo prolettico, proposizione relativa apparente, ecc., secondo le circostanze e la struttura armonica del periodo;

c)      l’impiego del discorso indiretto, che tende ad eliminare qualsiasi ostentazione di drammaticità, spogliando di ogni amplificazione retorica le parole dei personaggi;

d)      nessuna nota superflua, nessun fronzolo retorico: sembra che siano i fatti stessi a parlare, senza passionalità e senza riflessioni personali;

e)      la narrazione scorre come un documentario di guerra;

f)        l’autore parla di se stesso in terza persona (es.: Caesar mittit).

Il concetto di humanitas per i Latini


Il concetto di humanitas è di fondamentale importanza nella cultura romana e venne teorizzato soprattutto da Cicerone. Indica un modello di vita dominato da saggezza, da misura, da equilibrio, da armonia interiore ed esteriore, da disponibilità verso gli altri uomini sentiti come membri di un’unica grande comunità.

A tale ideale si perviene con la cultura: essa è, infatti, in grado di sviluppare l’intelligenza, di affinare la sensibilità e il gusto, di potenziare tutte le migliori qualità, insomma di rendere l’uomo consapevole della propria dignità.

Descrizione della Gallia

(Cesare, De bello Gallico, I, 1)


Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam, qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur. Hi omnes lingua, institutis, legibus inter se differunt. Gallos ab Aquitanis Garumna flumen, a Belgis Matrona et Sequana dividit. Horum omnium fortissimi sun Belgae, propterea quod a cultu atque humanitate provinciae longissime absunt, minimeque ad eos mercatores saepe commeant atque ea, quae ad effemminandos animos pertinent, important, proximique sunt Germanis, qui trans Rhenum incolunt, quibuscum continenter bellum gerunt. Qua de causa Helvetii quoque reliquos Gallos virtute praecedunt, quod fere quotidianis proeliis cum Germanis contendunt, cum aut suis finibus eos prohibent aut ipsi in eorum finibus bellum gerunt. Eorum una pars, quam Gallos obtinere dictum est, initium capit a flumine Rhodano, continetur Garumna flumine, Oceano, finibus Belgarum, attingit etiam ab Sequanis et Helvetiis flumen Rhenum, vergit ad septentriones. Belgae ab extremis Galliae finibus oriuntur, pertinent ad inferiorem partem fluminis Rheni, spectant in septentrionem et orientem solem. Aquitania a Garumna flumine ad Pyrenaeos montes et eam partem Oceani, quae est ad Hispaniam, pertinet; spectat inter occasum solis et septentriones.


Tutta la Gallia è divisa in tre parti, di cui i Belgi ne abitano una, gli Aquitani un’altra e, chiamati con la nostra lingua, i Galli, che nella loro sono chiamati Celti, ne occupano una terza. Tutti questi differiscono tra loro per lingua, usanze e leggi. Il fiume Garonna divide i Galli dagli Aquitani e la marna e la Senna dividono i Galli dai Belgi. Tra tutti questi i più forti sono i belgi, per il fatto che sono molto lontani dalla provincia, e per nulla affatto i mercanti si infiltrano frequentemente presso di loro e importano quei prodotti che tendono a rendere molli e fiacchi gli animi; essi sono confinanti con i Germani, che vivono al di là del Reno, con i quali fanno guerra senza interruzione. Per questo motivo anche gli El superano in valore gli altri Galli, perché vengono alle mani con i Germani quasi ogni giorno, ogni volta che o li allontanano dai loro confini o essi stessi fanno guerra nel loro territorio. Di queste regioni, una sola parte, quella che si è detto che la occupano i Galli, ha origine dal fiume Rodano, è delimitata dal fiume Garonna, dall’Oceano Atlantico e dai confini dei Belgi, tocca il fiume Reno dalla parte dei Sequani e degli El ed è volta verso nord. I Belgi cominciano dagli estremi confini della Gallia, si estendono fino alla parte inferiore del fiume Reno e guardano a nord e ad est. L’Aquitania si estende dal fiume Garonna sino ai monti Pirenei e a quella parte di Oceano Atlantico che è vicina alla Sna; guarda a nord-ovest.




Paradigmi:

Absum, afui, afuturus, abesse; intr.

Adtingo, -is, -tigi, -tactum, -ere; 3°, tr. e raram. intr.

Appello, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Capio, -is, cepi, captum, -ere; 3°, tr.

Commeo, -as, -avi, -atum, -are; 1°, intr.

Contendo, -is, -tendi, -tentum, -ere; 3°, tr. e intr.

Contineo, -es, -tinui, -tentum, -ere; 2°, tr.

Dico, -is, dixi, dictum, -ere; 3°, tr.

Differo, differs, distuli, dilatum, diferre; anom., tr. e intr.

Divido, -is, divisi, divisum, -ere; 3°, tr.

Effemino, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Gero, -is, gessi, gestum, -ere; 3°, tr.

Importo, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Incolo, -is, -colui, -cultum, -ere; 3°, tr. e intr.

Obtineo, -es, -tinui, -tentum, -ere; 2°, tr.

Occido, -is, occidi, occasum, -ere; 3°, intr.

Orior, oreris, ortus sum, part. fut. oriturus, oriri; 3° e 4°, dep., intr.

Pertineo, -es, -tinui, -ere; 2°, intr.

Praecedo, -is, -cessi, -cessum, -ere; 3°, tr. e intr.

Prohibeo, -es, -hibui, -hibitum, -ere; 2°, tr.

Relinquo, -is, -liqui, -lictum, -ere; 3°, tr.

Specto, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr. e intr.

Sum, es, fui, esse; anom.

Vergo, -is, -ere; 3°, tr. e intr.


Orgetorìge esorta gli El a uscire dai loro confini

(Cesare, De bello Gallico, I, 2)


Apud Helvetios longe nobilissimus fuit et ditissimus Orgetorix. Is M. Messala M. Pisone consulibus regni cupiditate inductus coniurationem nobilitatis fecit et civitati persuasit, ut de finibus suis cum omnibus copiis exirent: perfacile esse, cum virtute omnibus praestarent, totius Galliae imperio potiri. Id hoc facilius eis persuasit, quod undique loci natura Helvetii continentur: una ex parte flumine Rheno latissimo atque altissimo, qui agrum Helvetium a Germanis dividit, altera ex parte monte Iura altissimo, qui est inter Sequanos et Helvetios, tertia lacu Lemanno et flumine Rhodano, qui provinciam nostram ab Helvetiis dividit. His rebus fiebat, ut et minus late vagarentur et minus facile finitimis bellum inferre possent; qua ex parte homines bellandi cupidi magno dolore afficiebantur. Pro multitudine autem hominum et pro gloria belli atque fortitudinis angustos se fines habere arbitrabantur, qui in longitudinem milia passuum CCXL, in latitudinem CLXXX patebant.


Tra gli El era molto nobile e ricco Orgetorìge. Egli sotto il consolato di M. Messale e M. Pisone, spinto dall’ambizione di conquistare il potere assoluto, prese l’iniziativa di una congiura di nobili e persuase i cittadini a uscire in massa dai propri confini. Disse che era facilissimo poiché primeggiavano per grandi virtù, l’impero conquista tutta la Gallia. Per questo motivo, egli, piuttosto facilmente, li convinse perché gli El sono rinchiusi da ogni parte dalla conurazione geografica del loro territorio: una delle parti con il fiume Reno molto largo e profondo, che la regione degli El divide dalla Germania, un’altra parte con il monte altissimo Iura che è tra i Sequani e gli El, la terza con il lago di Ginevra e il fiume Rodano, che divide la nostra provincia dagli El. Per questi motivi, e perché non avevano libertà di muoversi su uno spazio adeguato e.


Paradigmi:

Afficio, -is, -feci, -fectum, -ere; 3°, tr.

Arbitror, -aris, -atus sum, -ari; 1°, dep., tr.

Bello, -as, -avi, -atum, -are; 1°, intr.

Contineo, -es, -tinui, -tentum, -ere; 2°, tr.

Divido, -is, divisi, divisum, -ere; 3°, tr.

Exeo, -is, -ii (raram. –ivi), -itum, -ire; anom., tr.  intr.

Facio, -is, feci, factum, -ere; 3°, tr. e intr.

Fio, -is, factus sum, fieri; passivo di facio.

Habeo, -es, habui, habitum, -ere; 2°, tr.

Induco, -is, -duxi, -ductum, -ere; 3°, tr.

Infero, infers, intuli, illatum, inferre; anom., tr.

Pateo, -es, patui, -ere; 2°, intr.

Persuadeo, -es, -suasi, -suasum, -ere; 2°, tr. e intr.

Possum, potes, potui, posse; intr.

Praesto, -as, -stiti, -stitum (ma praestaturus), -are; 1°, tr. e intr.

Sum, es, fui, esse; anom.

Vagor, -aris, -atus sum, -ari; 1°, dep., intr.

Orgetorìge esorta gli El a uscire dai loro confini

(Cesare, De bello Gallico, I, 2)


Apud Helvetios longe nobilissimus fuit et ditissimus Orgetorix. Is M. Messala M. Pisone consulibus regni cupiditate inductus coniurationem nobilitatis fecit et civitati persuasit, ut de finibus suis cum omnibus copiis exirent: perfacile esse, cum virtute omnibus praestarent, totius Galliae imperio potiri. Id hoc facilius eis persuasit, quod undique loci natura Helvetii continentur: una ex parte flumine Rheno latissimo atque altissimo, qui agrum Helvetium a Germanis dividit, altera ex parte monte Iura altissimo, qui est inter Sequanos et Helvetios, tertia lacu Lemanno et flumine Rhodano, qui provinciam nostram ab Helvetiis dividit. His rebus fiebat, ut et minus late vagarentur et minus facile finitimis bellum inferre possent; qua ex parte homines bellandi cupidi magno dolore afficiebantur. Pro multitudine autem hominum et pro gloria belli atque fortitudinis angustos se fines habere arbitrabantur, qui in longitudinem milia passuum CCXL, in latitudinem CLXXX patebant.


Tra gli El era molto nobile e ricco Orgetorìge. Egli sotto il consolato di M. Messale e M. Pisone, spinto dall’ambizione di conquistare il potere assoluto, prese l’iniziativa di una congiura di nobili e persuase i cittadini a uscire in massa dai propri confini. Disse che era facilissimo poiché primeggiavano per grandi virtù, l’impero conquista tutta la Gallia. Per questo motivo, egli, piuttosto facilmente, li convinse perché gli El sono rinchiusi da ogni parte dalla conurazione geografica del loro territorio: una delle parti con il fiume Reno molto largo e profondo, che la regione degli El divide dalla Germania, un’altra parte con il monte altissimo Iura che è tra i Sequani e gli El, la terza con il lago di Ginevra e il fiume Rodano, che divide la nostra provincia dagli El. Per questi motivi, e perché non avevano libertà di muoversi su uno spazio adeguato e.


Paradigmi:

Afficio, -is, -feci, -fectum, -ere; 3°, tr.

Arbitror, -aris, -atus sum, -ari; 1°, dep., tr.

Bello, -as, -avi, -atum, -are; 1°, intr.

Contineo, -es, -tinui, -tentum, -ere; 2°, tr.

Divido, -is, divisi, divisum, -ere; 3°, tr.

Exeo, -is, -ii (raram. –ivi), -itum, -ire; anom., tr.  intr.

Facio, -is, feci, factum, -ere; 3°, tr. e intr.

Fio, -is, factus sum, fieri; passivo di facio.

Habeo, -es, habui, habitum, -ere; 2°, tr.

Induco, -is, -duxi, -ductum, -ere; 3°, tr.

Infero, infers, intuli, illatum, inferre; anom., tr.

Pateo, -es, patui, -ere; 2°, intr.

Persuadeo, -es, -suasi, -suasum, -ere; 2°, tr. e intr.

Possum, potes, potui, posse; intr.

Praesto, -as, -stiti, -stitum (ma praestaturus), -are; 1°, tr. e intr.

Sum, es, fui, esse; anom.

Vagor, -aris, -atus sum, -ari; 1°, dep., intr.

La partenza degli El

(Cesare, De bello Gallico, I, 6)


Erant omnino itinera duo, quibus itineribus domo exire possent: unum per Sequanos, angustum et difficile, inter montem Iuram et flumen Rhodanum, vix qua singuli carri ducerentur: mons autem altissimus impendebat, ut facile perpauci prohibere possent; alterum per provinciam nostram, multo facilius atque expeditius, propterea quod inter fines Helvetiorum et Allobrogum, qui nuper pacati erant, Rhodanus fluit isque nonnullis locis vado transitur. Extremum oppidum Allobrogum est proximumque Helvetiorum finibus Genava. Ex eo oppido pons ad Helvetios pertinet. Allobrogibus sese vel persuasuros, quod nondum bono animo in populum Romanum viderentur, existimabant, vel vi coacturos, ut per suos fines eos ire paterentur. Omnibus rebus ad profectionem comparatis, diem dicunt, qua die ad ripam Rhodani omnes conveniant. Is dies erat a. d. V. Kal. Apriles L. Pisone A. Gabinio consulibus.




C’erano in tutto due strade per le quali potessero uscire dalla patria: una attraverso il territorio dei Sequani, stretta e pericolosa, tra il monte Giura e il fiume Rodano per dove a stento i carri passerebbero ad uno ad uno: poi l’altissimo monte sovrastava a tal punto che facilmente pochissimi uomini potevano impedire il passaggio; l’altra attraverso la nostra provincia, molto più facile e comoda poiché tra i territori degli El e degli Allobrogi, che da poco erano stati pacificati, ci scorre il Rodano e questo si può passare a guado in parecchi punti. La città degli Allobrogi più lontana e la più vicina ai confini degli El è Ginevra. Da questa città si estende un ponte verso gli El. Gli El ritenevano che avrebbero persuaso gli Allobrogi, dato che non sembravano ancora ben disposti nei confronti del popolo romano, o li avrebbero costretti con la forza o lasciarli passare per il loro territorio. Preparate tutte le cose per la partenza, fissano il giorno in cui tutti debbano radunarsi presso la sponda del Rodano. Quel giorno era il 28 marzo del 58 a.C. (il quinto giorno prima delle calende di aprile sotto il consolato di Lucio Pisone e Aulo Gabinio).


Paradigmi:

Cogo, -is, coegi, coactum, -ere; 3°, tr.

o, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Convenio, -is, -veni, -ventum, -ire; 4°, tr. e intr.

Dico, -is, dixi, dictum, -ere; 3°, tr.

Duco, -is, duxi, ductum, -ere; 3°, tr.

Eo, -is, -ivi (o –ii), -itum, -ire; anom., intr.

Exeo, -is, -ii (raram. –ivi), -itum, -ire; anom., tr. e intr.

Existimo, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Fluo, -is, fluxi, fluxum, -ere; 3°, intr.

Impendo, -is, -pendi, -pensum, -ere; 3°, tr.

Paco, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Pateo, -es, patui, -ere; 2°, intr.

Persuadeo, -es, -suasi, -suasum, -ere; 2°, tr. e intr.

Pertineo, -es, -tinui, -ere; 2°, intr.

Possum, potes, potui, posse; intr.

Prohibeo, -es, -hibui, -hibitum, -ere; 2°, tr.

Sum, es, fui, esse; anom.

Transeo, -is, -ii, -itum, -ire; tr. e intr.

Videor, -eris, visus sum, -eri; 2°, dep., intr.

Cesare si dirige verso Bibracte

(Cesare, De bello Gallico, I, 23)


Postridie eius diei, quod omnino biduum supererat cum exercitui frumentum metiri oporteret, et quod a Bibracte, oppido Aeduorum longe maximo et copiosissimo, non amplius milibus passuum XVIII aberat, rei frumentariae prospiciendum existimavit: iter ab Helvetiis avertit ac Bibracte ire contendit. Ea res per fugitivos L. Aemilii, decurionis equitum Gallorum, hostibus nuntiatur. Helvetii, seu quod timore perterritos Romanos discedere a se existimarent, eo magis quod pridie superioribus locis occupatis proelium non commisissent, sive eo quod re frumentaria intercludi posse confiderent, commutato consilio atque itinere converso nostros a novissimo agmine insequi ac lacessere coeperunt.


L’indomani, poiché mancavano soltanto due giorni a quando occorreva distribuire il frumento all’esercito e poiché era distante non più di diciotto miglia da Bibracte, di gran lunga la più grande e ricca città degli Edui, pensò che si dovesse provvedere al rifornimento di frumento: deviò la marcia dagli El e si affretta ad andare verso Bibracte. Questo venne annunciato ai nemici dagli schiavi fuggitivi di L. Emilio, decurione della cavalleria dei Galli. Gli El, sia perché credevano che i Romani, spaventati dal timore, si allontanassero da loro, tanto più che il giorno prima, pur occupando le posizioni più alte, non attaccarono battaglia, sia perché confidavano di poter impedire ai Romani di rifornirsi di frumento, cambiato parere e invertita la direzione di marcia, iniziano ad attaccare i nostri dalla parte della retroguardia e a provocare a battaglia.


Paradigmi:

Absum, -afui, afuturus, abesse; intr.

Averto, -is, -verti, -versum, -ere; 3°, tr.

Coepio, -is, coepi, coeptum, -ere; 3°, tr. e intr.

Committo, -is, -misi, -missum, -ere; 3°, tr.

Commuto, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Confido, -is, -fisus sum, -ere; 3°, semidep.

Contendo, -is, -tendi, -tentum, -ere; 3°, tr. e intr.

Converto, -is, -verti, -versum, -ere; 3°, tr. e intr.

Discedo, -is, -cessi, -cessum, -ere; 3°, intr.

Eo, is, ivi (o ii), itum, ire; anom., intr.

Existimo, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Insequor, -eris, -secutus sum, -sequi; 3°, dep., tr.

Intercludo, -is, -clusi, -clusum, -ere; 3°, tr.

Lacesso, -is, lacessivi (o lacessii), lacessitum, -ere; 3°, tr.

Metor, -aris, -atus sum, -ari; 1°, dep., tr.

Nuntio, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Occupo, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Oportet, oportuit, -ere; 2°, impers., intr.

Perterreo, -es, -terrui, -territum, -ere; 2°, tr.

Possum, potes, potui, posse; intr.

Prospicio, -is, -spexi, -spectum, -ere; 3°, tr. e intr.

Supero, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr. e intr.

Geografia ed etnografia della Britannia

(Cesare, De bello Gallico, V, 12)


Britanniae pars interior ab iis incolitur quos natos in insula ipsi memoria proditum dicunt; maritima ab iis qui praedae ac belli inferendi causa ex Belgio transierant (qui omnes fere iis nominibus civitatum appellantur, quibus orti ex vicitatibus eo pervenerunt) et bello inlato ibi permanserunt atque agros colere coeperunt. Hominum est infinita multitudo creberrimaque aedificia fere Gallicis consimilia, pecorum magnus numerus. Utuntur aut aere aut nummo aureo aut taleis ferreis ad certum pondus examinatis. Nascitur ibi plumbum album in mediterraneis regionibus, in maritimis ferrum, sed eius exigua est copia; aere utuntur importato. Materia cuiusque generis, ut in Gallia, est, praeter fagum atque abietem. Leporem et gallinam et anserem gustare fas non putant; haec tamen alunt animi voluptatisque causa. Loca sunt temperatiora quam in Gallia, remissioribus frigoribus.


La parte interna della Britannia è abitata da coloro i quali dicono di essere nati nell’isola, secondo una tradizione orale; la parte costiera da coloro i quali erano venuti dalla Gallia Belgica per guerreggiare e fare bottino (che sono quasi tutti chiamati con i nomi di quelle tribù, dalle quali erano arrivati là) e, dopo aver fatto la guerra, rimasero qui e cominciarono a coltivare i campi. La folla di uomini è senza fine e assai frequenti dono le abitazioni, quasi identiche alle case dei Galli, e c’è una grande quantità di bestiame. Si servono di monete di bronzo o d’oro o di lingotti di ferro pesati fino ad una misura determinata. Qui si trova dello stagno nelle regioni dell’interno e del ferro in quelle costiere, del quale, però, la quantità è esigua; si servono di oro importato. Il legname è, come in Gallia, di ogni tipo, tranne faggio e abete. Essi ritengono illecito mangiare la lepre, la gallina e l’oca; tuttavia li allevano per desiderio e per piacere. Le località sono di clima più mite che in Gallia, poiché il freddo è meno intenso.


Paradigmi:

Alo, -is, alui, altum (o alitum), -ere; 3°, tr.

Appello, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Coepio, -is, coepi, coeptum, -ere; 3°, tr. e intr.

Colo, -is, colui, cultum, -ere; 3°, tr.

Dico, -is, dixi, dictum, -ere; 3°, tr.

Examino, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr. e intr.

Gusto, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Importo, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Incolo, -is, -colui, -cultum, -ere; 3°, tr. e intr.

Infero, infers, intuli, illatum, inferre; anom., tr.

Nascor, -eris, natus sum, nasci; 3°, dep., intr.

Permaneo, -es, -mansi, -mansum, -ere; 2°, intr.

Pervenio, -is, -veni, -ventum, -ire; 4°, intr.

Praedor, -aris, -atus sum, -ari; 1°, dep., tr. e intr.

Prodo, -is, -didi, -ditum, -ere; 3°, tr.

Puto, -as, -avi, -atum, -are; 1°, tr.

Sum, es, fui, esse; anom.

Transeo, -is, -ii, -itum, -ire; tr. e intr.

Utor, -eris, usus sum, uti; 3°, dep., raram. tr. e intr.



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