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L’EPICA



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L’epica

L’epica greca

Il componimento epico presenta le seguenti caratteristiche:

è ampio

è una rappresentazione oggettiva

ha un carattere narrativo

predilige argomenti guerreschi e avventurosi




le gesta sono esemplari, eroiche e sublimi

interferisce il divino

viene utilizzato un linguaggio elaborato

I capostipiti dell’epica sono i poemi omerici. Che tramandati per anni dagli Aedi, furono scritti verso la fine dell’VIII secolo a.C. Come sappiamo si tratta di racconti mitici di imprese eroiche in cui vi era una intensa interazione fra umano e divino. Queste opere erano un mezzo per diffondere le conoscenza di quel tempo in diversi campi (etico, religioso, giuridico ma anche scientifico e tecnico). Il successo dei due testi stimolò la fioritura di altri testi pseudo-omerici modellati su “L’Iliade” e “L’odissea”. Questi formarono un “Ciclo” che ebbe una grande importanza poiché furono di ispirazione ad autori successivi.

In seguito nel V secolo a.C. con la contrapposizione fra mythos e logos, si viene a creare una nuova epica storica in cui (sebbene siano ancora presenti gli interventi divini) la vicenda è essenzialmente umana. Fra i primi a scrivere c’è Cherilo di Samo che narra la vittoriosa guerra delle città greche contro i persiani.

L’epos tuttavia non se ma viene duramente criticato da Callimaco e dai suoi seguaci che prediligono la forma più breve dell’Epillio, un poemetto in esametri ricco di ricercatezze. Essi si rivolgevano infatti ad un pubblico erudito.

Apollonio Rodio, allievo e poi rivale di Callimaco, rivaluta invece l’epos, e scrive le Argonautiche di ispirazione omerica anche se non riferendosi al ciclo di Troia ma ad un altro ciclo autorevole dell’epica. Esso ha anche influssi moderni alessandrini tant’è che interviene spesso nella narrazione contravvenendo alla rigida oggettività dell’epica e rende i suoi personaggi umani grazie alla descrizione dei loro sentimenti. Egli è un raccordo fra l’epica omerica e quella latina successiva.


Nascita dell’epica in Roma: l’Odiussa di Livio Andronico

Il genere epico e a Roma nel III secolo a.C. con l’Odiussa di Livio Andronico. Dovevano già esistere dei carmina convivalia, dei canti epici formatisi in ambito sia famigliare che aristocratico.

L’Odiussa è una traduzione dell’odissea di cui non ci rimane altro che una quarantina di versi. Essa era scritta non più in esametri ma in saturni tipici del metro italico e più breve dell’esametro. L’autore dovette procedere ad una vera e propria romanizzazione del testo, sia lessicale che a livello di concetti sociali e religiosi. Tuttavia Livio Andronico cerca di essere il più fedele possibile ad Omero.

Con quest’opera si dimostra che anche il latino è degno di essere una lingua letteraria e si crea un lessico e una lingua poetica per le composizioni successive.



Il Bellum Poenicium di Nevio

La seconda opera latina non è più una traduzione ma è un poema epico-storico ambientato durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) anche se è scritto durante la seconda guerra punica 40 anni dopo. Originariamente l’opera era in un carmen continuum cioè ininterrotto. Tuttavia durante il secolo successivo venne diviso in sette libri. Oggi ne rimane pochissimo, solo qualche frammento.

L’opera di Nevio soprattutto in relazione con il periodo storico in cui venne scritto il poema aveva un fine molto chiaro. Esso era patriottico-celebrativo-proandistico. Infatti il libro non si limitava a narrare della guerra ma si crede vi fosse un ampia digressione riguardante le origini di Roma. Vi sono diverse ipotesi riguardo a dove fosse collocata questa digressione all’interno del testo. Il poema quindi aveva diverse ispirazioni dal modello omerico. L’intervento divino, presente nel testo, ha la funzione di legittimare la battaglia che i romani combattono contro i Cartagine. Allo stesso modo di Apolloni Rodio anche Nevio riesce a concentrare moltissime cose in pochi versi.

Il linguaggio è più ricercato e la narrazione fluida grazie ad espedienti che non rendono pesante la lettura anche se è un tale concentrato. I versi sono i saturni.

Gli Annales di Ennio

Ennio tenta di scrivere addirittura l’intera storia della città e il titolo dell’opera, Annales si riferisce ai documenti che ogni anno dovevano stilare i Pontifex Maximus. L’opera richiederà circa 20 anni per essere scritta in quanto consta di almeno 15000 versi in 18 libri. Il verso usato è ora l’esametro dattilico.

La trattazione cominciava dalla fondazione di Roma e finiva con la guerra istrica del 178. Ennio iniziò a scrivere verso il 189 quando si recò in Etolia mentre la cultura stava diventando cosmopolita e ellenistica. Egli rievoca e loda la cultura greca e critica coloro che avevano utilizzato il saturnio come metro, inoltre si autodefinisce e autoelegge modello per la poesia latina. Anche Ennio sotto la copertura greca ha dei contenuti romani, celebra anche lui il suo popolo non esaltando la guerra ma sottolineando la grande virtus portatrice di una concezione morale e giuridica superiore.

Indubbiamente Ennio era un uomo colto e aperto alla sperimentazione tanto che abbandona la brevitas caratteristica degli altri autori e scrive un trattato storico lunghissimo.








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