ePerTutti


Appunti, Tesina di, appunto letteratura

La novella - COS’E’ UNA NOVELLA?, LE ORIGINI DELLA NOVELLA, ESEMPI DI NOVELLISTICA NELLA LETTERATURA GRECA E ROMANA, LA NOVELLISTICA MEDIEVALE, DAL QU



Scrivere la parola
Seleziona una categoria

L a   n o v e l l a



COS’E’ UNA NOVELLA?


La novella, o comunemente detta racconto, è una breve narrazione in prosa, più raramente in versi, contenente elementi reali e fantastici che spesso si fondono tra loro.

“E’ una storia inventata con un significato abbastanza interessante da mantenere l’attenzione del lettore e anche abbastanza profondo per esprimere qualcosa sulla natura umana” ha definito la novella lo scrittore americano Erskine Caldwell (1903-l987). Tuttavia il vero tratto distintivo del racconto è la brevità, cioè la capacità di esprimere un significato spesso “interessante e profondo” nella più rigorosa essenzialità.




La novella è limitata alla narrazione di un solo episodio (o un numero assai limitato di episodi) che costituisce di per sé il nucleo di una storia. Come tale si differenzia dal romanzo perché esaurisce la vicenda senza gli sviluppi più complessi di un’opera di largo respiro.

Generalmente, il modello di novella tradizionale ha un intento moralistico, ma nel tempo, vedremo, il racconto ha mantenuto costante solo la caratteristica della brevità e della concisione, e ha potuto, evolvendosi, assumere delle tendenze narrative sempre più diverse.




LE ORIGINI DELLA NOVELLA

Sulle vere origini del genere della novella vi si è arrovellata la critica dell’800 e dei primi decenni del ‘900.

I primi numerosi esempi di novella sono rintracciabili nell’antica letteratura Egizia (Le avventure di Sinuhe, Racconto del naufrago e altri). Si trattava di racconti realistici, vivaci, con elementi storico-geografici, e con fondo precipuamente fantastico.

La “patria” della novella è stata il mondo indiano, il quale ha presentato una produzione narrativa assai ricca di forme e più strettamente connessa a concezioni filosofico-religiose (Pancatantra –IV secolo d.C).

Molti aspetti (l’aspirazione ad un mondo perfetto ultraterreno, la caduta di quello inferiore, la riunione nel mondo perfetto . ) sono poi confluiti nella celebre raccolta di novelle Le mille e una notte (databili a partire dal IX secolo), vasta antologia di racconti di origine persiana, araba e indiana, spesso dotati di ulna morale. Quest’opera è stata giudicata come di indubbia suggestione, in particolare in Occidente, ma non sempre di alto livello letterario. Con essa nasce per la prima volta l’idea di inserire tante novelle all’interno di un “macro – racconto”: sarà ripresa più in seguito dal Boccaccio.


ESEMPI DI NOVELLISTICA NELLA LETTERATURA GRECA E ROMANA

La letteratura classica greca e latina offrono semplici spunti o esempi sporadici del genere della novella in senso proprio.

Infatti la novellistica orientale non ha potuto esercitare dei forti influssi sulla letteratura greca e  romana, dal momento che la nascita del mito ne ha adombrato e soffocato la fioritura.

Una prima apparizione di novelle in letteratura greca fu come digressione nella storiografia, dove potevano trovar posto con le tradizioni locali.

Solamente nel V secolo poté affermarsi una narrazione che avesse come protagonisti degli uomini. Questi erano i Racconti Sibaritici, dei racconti umoristici, spiritosi e burleschi, che avevano come protagonisti e vittime gli effemminati abitanti di Sibari. Echi della produzione orientale sulla letteratura greca e latina sembrano pervenire nelle licenziose fabulae milesiae (II sec.) di Aristide di Mileto, all’interno di più lunghi testi narrativi come il Satyricon di Petronio Arbitro, nelle Metamorfosi di Apuleio e nell’omonima opera di Ovidio.

Nell’insieme possiamo affermare che nel mondo greco-romano la novella ha stentato ad assumere i caratteri di un genere letterario indipendente.


LA NOVELLISTICA MEDIEVALE

Nel Medioevo la novella ebbe una straordinaria diffusione e venne rielaborata in varie forme narrative.

I primi apporti provengono dalla terra francese, dove, tra la fine del XII e l’inizio del XIV secolo, si affermano i Fabliaux. Sono racconti in versi che presentano tratti umoristici e cinici: ritraggono, in buffe avventure,  numerosi personaggi, di svariata posizione sociale come nobili, popolani, laici, religiosi e via dicendo. ½ sono infatti nobili e mascalzoni, mariti traditi o poveri di spirito, donne fedeli beffate e spregiudicate ure femminili.

A questi si affiancano i lai, componimenti poetici di origine bretone, narrativi o lirici, concepiti per essere cantati e accomnati dalla musica; sono racconti in versi che cantano l'amor cortese e sono particolarmente notevoli per il ruolo inedito conferito allo studio psicologico.

Fabliaux e lai rappresentano due indirizzi della novella medievale: uno umoristico-realistico, l’altro a sfondo storico o avventuroso-fantastico. A questi si aggiunge poi l’exemplum, breve racconto, con articolazione strutturale più complessa, dotato di una morale.

Molti di questi apporti confluiscono, alla fine del XIII secolo, nel Novellino, raccolta di un centinaio di novelle di autore ignoto. Si tratta di testi brevi che rappresentano con freschezza e semplicità scene e azioni esemplari, si concentrano su una sentenza o un motto di spirito, rafurando personaggi di ogni genere e di ogni posizione sociale.

I temi del Novellino sono tipicamente cavallereschi e lo stile dell’opera è semplice e limpido, apparentemente naturale: hanno infatti un sicuro peso fonti orali come le favole tradizionali.

Il Boccaccio segna una tappa importante per lo sviluppo del genere della novella, perché questa diventa un organismo compiuto e autosufficiente.

La sua opera più celebre, il Decameron, è una raccolta di cento novelle narrate da un gruppo di dieci amici che, per scampare alla peste, si rifugiano in una villa fuori Firenze. Sette donne e tre uomini trascorrono dieci giornate (da cui il titolo dell'opera) intrattenendosi vicendevolmente con una serie di racconti narrati a turno. 

Il Decameron è uno specchio fedele e acuto della società borghese del tempo, dei suoi vizi e delle sue virtù: l’autore mostra gli infiniti casi della vita in un mondo dove la concezione della Provvidenza sembra lasciare il passo a quella della Fortuna. In alcuni casi si parla di beffe organizzate con ingegno, altre volte prevale il tema dell’amore, sia quello lieto che quello non corrisposto.



Insomma si afferma una mentalità borghese che a volte fa cadere gli uomini ai ciechi istinti naturali, portandoli a badare unicamente ad un presente vacuo, di pura e fragilissima sopravvivenza.


DAL QUATTROCENTO AL SETTECENTO

Nel Rinascimento, in seguito alle teorie di Pietro Bembo sulla questione della lingua, il Decameron fu considerato un modello supremo della prosa volgare,  che influì in modo determinante sulla produzione dei secoli successivi, come risulta dalle Novelle di Matteo Bandello.

Spiccano le Cent nouvelles nouvelles (1460), racconti burleschi di autore ignoto, e l’Heptaméron (1549) di Margherita d’Angouleme. Nel XVII secolo lo “Spectator” dei britannici Joseph Addison e Richard Steele pubblicò molte scenette ispirate alla realtà contemporanea, così come avvenne nel secolo successivo per l’americano Washington Irving, che prese di mira la società newyorkese.

Molti diffusi nel Settecento furono i racconti filosofici, nati per rispondere all’esigenza di esporre le nuove tematiche dell’Illuminismo in una forma più accessibile al pubblico (ad esempio, La saggezza umana  di Voltaire).


L’OTTOCENTO E IL NOVECENTO

Nell'Ottocento il successo del racconto (termine che in età moderna sostituisce spesso quello di novella, dal quale non è nettamente distinguibile) fu agevolato dalla sua diffusione su riviste popolari e letterarie. In età romantica vero i racconti fantastici dei tedeschi Heinrich von Kleist, E.T.A. Hoffmann e Hans Theodor Storm, degli statunitensi Edgar Allan Poe e Nathaniel Hawthorne, e del russo Nikolaj Gogol'.

Abbandonato il patrimonio boccaccesco e rinascimentale, e rendendosi conto degli effetti negativi apportati dalla Rivoluzione Industriale, questi e altri autori sentono la necessità di esprimere e dare libero sfogo alla sfera irrazionale, immaginaria, segreta, e si abbandonano spontaneamente ai propri sentimenti.


Contemporaneamente, il racconto in Europa risentì anche di altri influssi: quelli  del naturalismo francese e del verismo italiano, efficacemente rappresentato dalle novelle di Verga.


I temi dell'irrazionale, dell'ironia e del sogno caratterizzarono invece i racconti della scapigliatura lombarda, soprattutto in autori come Arrigo Boito e Iginio Ugo Tarchetti; agli inizi del Novecento gli sfondi siciliani della narrativa verghiana riappaiono, con intonazione molto diversa, nelle Novelle per un anno di Luigi Pirandello. Per questi la novella è spesso una prova breve, un tentativo e una sperimentazione di temi e di argomenti che verranno sviluppati più ampiamente nel romanzo e nel teatro, ma anche un modo di scrivere autonomo. La brevità dell’intreccio gli permette infatti di raggiungere un equilibrio tra la vicenda, l’episodio narrativo, e la parte riflessiva, quasi saggistica, che sempre accomna la scrittura. La dimensione patetica e dimessa del mondo della piccola burocrazia, della piccola borghesia, dell’intimità violata e spesso ridicolizzata della famiglia è l’occasione concreta per la riflessione sul significato dell’esistenza, per la scelta di casi paradossali.


Nel racconto dell'Ottocento all'interesse per l'evento si sostituì quello per le motivazioni del comportamento dei protagonisti, mentre lo scrittore tendeva a diventare un perfetto regista del meccanismo narrativo, di cui elaborava attentamente la successione delle sequenze e l'attribuzione delle parti ai rispettivi interpreti. La cura per il montaggio del testo narrativo è tipica dell'opera di Poe, che espose il suo metodo nella recensione (1842) dei Racconti narrati due volte di Hawthorne.

Un altro maestro del racconto che influenzò intere generazioni di narratori fu lo statunitense Henry James, il quale ne espose i princìpi teorici nella prefazione all'edizione definitiva delle sue opere.

All'attenzione per l'introspezione psicologica dimostrata da Michail Lermontov si contrappone l'interesse per la vita nelle camne russe descritta da Ivan Turgenev. Alla sovrapposizione di sogno e realtà presente nel Cappotto di Gogol', le cui novelle mescolano elementi umoristici e grotteschi, si ricollega il racconto fantastico di Fëdor Dostoevskij Il coccodrillo.


Mentre Honoré de Balzac e Gustave Flaubert divennero famosi più per i romanzi che per i racconti, la narrativa di Prosper Mérimée trovò invece la sua dimensione ideale nelle storie brevi (fra cui Colomba, Carmen e Il vaso etrusco) che all'interesse per il mondo delle passioni uniscono uno stile distaccato.

Gli esempi più notevoli del naturalismo francese sono offerti dalle novelle di Guy de Maupassant che, con perfetto equilibrio compositivo, tracciano un dettagliato affresco della società francese di fine Ottocento.


Nel Novecento il genere del racconto (sembra difficile distinguerlo da quello della novella) viene affrontato da molti autori.

Ad esempio, si delinea un filone grottesco e surreale in cui si distinse lo scrittore praghese Franz Kafka, il quale ebbe in Italia ottimi sviluppi nelle raccolte di Massimo Bontempelli, Dino Buzzati e Tommaso Landolfi.

L'interesse per problematiche psicologiche e sociali caratterizza invece i racconti di Italo Svevo, che si aprì alle esperienze della cultura europea attraverso le sue frequentazioni con James Joyce, che, in Gente di Dublino (1914), diede un'efficace rappresentazione della vita dei suoi concittadini. Fra gli esempi più significativi del Novecento italiano si segnalano i racconti di Alberto Moravia, Italo Calvino e Cesare Pavese.



Nella narrativa statunitense il racconto conobbe la sua massima fioritura con la nascita di nuovi indirizzi come quello poliziesco.



GENERI DI NOVELLA

Da qui in poi analizzereremo diversi generi che, a partire dall’Ottocento, si sono diffusi nella novellistica. Continueremo a parlare di racconto e novella allo stesso modo, dal momento che non è possibile darne una distinzione ben precisa.


La novella sociale o d’ambiente

Questo tipo di racconto prende spazio tra gli scrittori del Naturalismo francese  e del Verismo italiano. Questi si pregono, nelle loro novelle, di riprodurre la realtà in maniera oggettiva e di far emergere la verità in modo impersonale, senza esprimere giudizi né manifestare alcuna partecipazione emotiva. Essi abbandonano i personaggi aristocratici e borghesi e le loro artificiose passioni, e scoprono invece il mondo degli umili, dei diseredati e degli oppressi, descrivendo le loro misere vicende quasi come se stessero fotografando immagini e situazioni. Intendono, in questo modo, lasciar parlare le cose e i fatti stessi, senza interventi e commenti personali e adottano immagini, vocaboli, frasi e strutture sintattiche adeguati alla realtà di quei nuovi personaggi.

La novella viene quindi concepita come “tranche de vie”: uno spaccato di vita sociale, sul quale si esprimono nascoste e intense denunce.

Tra gli scrittori naturalisti, si va dalle novelle di Maupassant, che mostrano una società abietta e corrotta dove si è impossibilitati a evadere da un destino di sconfitta, ai racconti di Zola che, pur volendo essere rigorosamente oggettivi, sono animati in realtà da intenti di denuncia e di rigenerazione sociale.

Contemporaneamente la novella verista descrive l’ambiente contadino tipico del Meridione italiano, e nel fare ciò, gli scrittori, pur conservando la lingua nazionale, fanno uso di termini di origine dialettale, di modi di dire e proverbi, di una sintassi modellata sul ritmo della lingua parlata dal popolo.

Maggiore rappresentante del Verismo italiano è Giovanni Verga (sue novelle sono la Roba, la Lupa, Rosso Mal Pelo) che si avvale oltretutto di una tecnica che fa del narratore un personaggio






“popolare” adotta così il punto di vista della gente, di chi fa parte dell’ambiente che sta descrivendo.


Il racconto fantastico

Un genere di racconto che si sviluppa nell’Ottocento è quello fantastico. Come già prima abbiamo accennato, prende origine dalle inquietudini dell’uomo moderno, il quale, nella vita di tutti i giorni, cerca di fare affiorare un mondo “parallelo”, spesso nascosto, immaginario, dove regna spesso la follia. E’ un genere i cui intrecci, ambientati nel futuro o in altri mondi, si caratterizzano per il trattare l’immaginazione con libertà e spregiudicatezza, per il creare situazioni paradossali, incredibili, semplicemente fantastiche.

Nel tempo, poiché questo genere è piuttosto ampio, si sono affermate nuove tendenze, come il racconto del terrore , di fantascienza e successivamente quello poliziesco.


Il racconto del terrore

A questo tipo di racconto si dedicarono diversi scrittori dell’Ottocento: ricordiamo Edgar Allan Poe e Nathaniel Hawthorne.

Questi autori hanno costruito razionalmente un mondo fatto di incubi che si rivela riproduzione, dilatata e simbolica, dell’orrido quotidiano. La loro narrativa è dunque pervasa di temi inquietanti.

Nel caso di Poe, egli esprime il proprio disagio di fronte alla nascente società di massa, oppressiva e standardizzata, estraniandosi dal mondo reale e facendosi interprete di un mondo dominato dalla pura immaginazione. Il fantastico non si presenta in Poe come espressione spontanea di stati d’animo, visioni, sogni liberatori, bensì come organizzazione razionale degli incubi in cui si proietta quella realtà che egli stesso rifiuta.

Tra i suoi racconti più famosi ci sono Il cuore rivelatore, Il gatto nero e altri.


La novella di fantascienza

La fantascienza è un genere narrativo che ipotizza in chiave fantastica gli effetti della scienza sul futuro del pianeta. Fra i soggetti più utilizzati vi sono viaggi nello spazio e nel tempo, minacce atomiche, guerre interetarie, e, in generale, le preurazioni dei possibili nuovi scenari aperti dall’impiego dei sistemi tecnologici esistenti.



La fantascienza ha avuto un particolare sviluppo nel romanzo.

Un breve accenno va fatto al genere definito “Fantasy”, che si diffuse negli anni venti (è tipico delle opere di Lovecraft). Si distinse dalla più generica fantascienza per il suo carattere essenzialmente fantastico, per il recupero di atmosfere medievaleggianti, di mitologie nordiche, di personaggi fiabeschi e per la presenza della magia nell’agire umano.


Il racconto poliziesco

Un altro tipo di racconto, che ha riscosso un particolare successo specialmente da parte di svariati autori americani e europei, è stato quello poliziesco (anche definito Detective Story).

E’ un racconto avente come protagonista un detective o un funzionario di polizia che indaga su un caso di cronaca nera, in genere un omicidio. Il lettore viene messo al corrente di tutti gli sviluppi dell’indagine, conosce gli inquisiti e i moventi, ma soltanto alla fine scopre l’identità dell’assassino; a rendere il caso più difficile per l’investigatore, e più interessante per il lettore, intervengono depistaggi e complicazioni di ogni genere.

Nel complesso questi racconti hanno goduto nel tempo di una grande fama, anche grazie a uno schema narrativo piuttosto semplice, dove, alla fine, anche le matasse più aggrovigliate si dipanano e il bene trionfa sul male.

Proviamo a riassumere in via generale questo schema:

il problema posto all’attenzione del detective appare  immediatamente insolubile;

si procede sempre dall’effetto (il delitto) alla causa (il criminale e il suo movente);

vengono sospettate persone innocenti;

i metodi di indagine adottati sembrano inadeguati;

l’indagine è condotta da un investigatore in grado di misurarsi con qualunque enigma;

la soluzione che viene raggiunta risulta l’unica possibile;


La creazione del genere poliziesco è attribuita allo statunitense Poe, che con il personaggio di Auguste Dupin diede origine alla ura tipica del detective, poi ripresa da molti altri scrittori di polizieschi. Dupin ve per la prima volta nel racconto I delitti della Rue Morgue (1841), seguito da altri come Il mistero di Marie Roget (1842) e La lettera rubata (1845).

Con il sergente Cuff di Wilkie Collins (La pietra di luna, 186) il racconto poliziesco cominciò ad assumere dimensioni più ampie, ma fu Arthur Conan Doyle, l'inventore del famosissimo Sherlock Holmes, che gli conferì una popolarità straordinaria. Holmes, che ve per la prima volta nel 1887 (Uno studio in rosso), assomiglia molto al Dupin di Poe, e anche lui ha come testimone e narratore delle sue brillanti indagini un fedele amico, l'eternamente ingenuo dottor Watson.

Nonostante l'enorme successo riscosso da Sherlock Holmes, l'autore se ne stancò ben presto e si dedicò ad altri generi letterari; tuttavia, il suo personaggio aveva ormai assunto vita autonoma, diventando protagonista di numerose avventure ancora oggi narrate da altri scrittori.

Nel 1920, con Agatha Christie e il suo energico investigatore belga Hercule Poirot, cominciò il periodo più felice per il genere poliziesco. Negli Stati Uniti d'America nacque la serie di Ellery Queen (pseudonimo dei due autori, Frederick Dannay e Manfred Lee), mentre S.S. Van Dine  narrava le avventure di Philo Vance, ed Earl Derr Biggers creava il detective cinese Charlie Chan. A partire da Conan Doyle si era diffusa fra gli autori di polizieschi una nuova consapevolezza della specificità di un genere letterario che presentasse caratteri ben distinti dalle altre opere di crimine e mistero, e, inoltre, la tendenza a dare più importanza all'enigma che all'episodio criminale in se stesso. Nell'intento di “depistare” il lettore, si cominciarono allora a elaborare casi sempre più intricati e ingegnosi in cui il colpevole era proprio il più insospettabile; in questo genere di storie si distinsero, oltre ad Agatha Christie, scrittori come Margery Allingham e Michael Innes.

Intanto negli anni Venti nasceva in America il poliziesco d’azione, i cui protagonisti usavano le maniere forti e il linguaggio sbrigativo degli eroi dei fumetti. In questo genere di racconti gli investigatori sono dei duri che lavorano per denaro e non per divertimento intellettuale, e gli omicidi non avvengono più soltanto nei salotti, ma in vicoli malfamati e locali di dubbia fama.

Negli anni Cinquanta cominciò invece a diffondersi un tipo di racconto che riproduceva i metodi con cui veri poliziotti affrontavano la risoluzione di crimini realmente commessi. Diversamente da quanto avveniva nel poliziesco tradizionale, il lettore partecipava alle indagini svolte da protagonisti non particolarmente geniali o brillanti, ma semplicemente abituati a usare sistemi investigativi. In questo campo emersero autori come John Creasey che raccontava le avventure di Gideon di Scotland Yard, Ed McBain (pseudonimo di Evan Hunter), e Dorothy Uhnak, ex agente della polizia di New York, che in un genere fino ad allora tutto maschile introdusse il personaggio della poliziotta Christie Opara.







Privacy

© ePerTutti.com : tutti i diritti riservati
:::::
Condizioni Generali - Invia - Contatta