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RIASSUNTI DI ITALIANO - L'ETA' DEL ROMANTICISMO: LA LINGUA, I Promessi Sposi: la struttura del Romanzo, LA POETICA DEL VERO, LE TEORIE ROMANTICHE DI A

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RIASSUNTI DI ITALIANO.

L'ETA' DEL ROMANTICISMO: LA LINGUA.


Nei decenni della Restaurazione (1800) si accentra il dibattito sulla lingua, una lingua non contaminata da neologismi stranieri (francese). Nel 1808 si ricostituisce l'Accademia della Crusca: Antonio Cesari propone un ritorno alla purezza toscana dei grandi trecentisti e Puoti (aderendo a questa "dottrina purista") fonda una scuola purista.

D'altro conto Vincenzo Monti pubblica un'opera (Vocabolario della Crusca) in sei volumi nella quale corregge le posizioni puriste, accentando le nuove voci ormai in uso a rifiutando quelle arcaiche (secondo Monti la lingua letterarie fondata dai trecentisti non può rimanere immutata nei secoli).

Con Alessandro Manzoni la questione della lingua diviene una questione sociale vista da lui come "strumento sociale di comunicazione". Su sua proposta il toscano è istituzionalizzato come lingua nazionale dell'Italia unita.

Alla proposta manzoniana non è d'accordo Ascoli (perché proprio il dialetto fiorentino), ma la tesi risulta vincente, anche se con l'altissimo tasso di analfabetismo, la lingua della comunicazione rimangono i dialetti.



Scrittori come Porta e Belli operano così la scelta di scrivere rispettivamente in dialetto milanese e romano e continua comunque l'uso del dialetto nel teatro per caratterizzare personaggi popolari o pittoreschi. Pietro Giordani condanna invece l'uso letterario del dialetto in favore di una lingua <<sovraregionale>>; tale posizione la prende anche Pietro Corsieri, il quale asserisce che:"i dialetti non debbono venire a paragone con l'universal lingua italiana".



I Promessi Sposi: la struttura del Romanzo.


Il romanzo è il punto di arrivo di una molteplicità di esperienze letterarie (poesia, storiografia, teoria della lingua e della letteratura). Manzoni concepisce la letteratura come strumento di educazione sociale e morale e come testimonianza del vero e della storia. Nel romanzo così confluiscono tutte le esigenze del poeta, esprimendo così idee politiche, religione, teoriche.

La prima stesura del romanzo risale nel 1821-l823 (Fermo e Lucia), ma quando nel 1824 Manzoni ricominciò l'operazione di ripulitura, riscrisse praticamente il testo, pur mantenendo la stessa fabula. Riscritto il titolo "I Promessi Sposi", la prima edizione del romanzo è del 1827, anche se quella definitiva è degli anni 1840-l842.

Manzoni quindi lavora al romanzo per 20 anni, trasformando il "Fermo e Lucia" ne "I Promessi Sposi" (alcuni considerano l'uno indipendente dell'altro). Fingendo di trovare un manoscritto del seicento da cui Manzoni ricava la trama del Romanzo, decide di riscriverlo (espediente letterario presente: Boiardo, Scott). Cambiato il registro stilistico, la narrazione procede secondo la tecnica della maggior parte della narrativa ottocentesca del "narratore onnisciente", che, esterno alla storia, narra in terza persona avvenimenti e situazioni alle quali non partecipa. La tecnica narrativa è complessa e il "punto di vista" si sposta continuamente (in questo modo il narratore può riuscire ad esprimere le proprie opinioni e sensazioni attraverso i personaggi o altro). Altra struttura frequente nella narrazione è la digressione, lunghe pause che interrompono la narrazione senza però spezzarne il proseguimento. Da notare ancora che, in situazioni particolari , il narratore chiama il lettore a condividere il suo punto di vista, a prestare alternative o di essere partecipi alle emozioni dei personaggi.




LA POETICA DEL VERO.


L'approdo del Manzoni al romanzo è la conseguenza della ricerca della verità storica nell'espressione artistica. Anche se la teoria era comunque presente in altre sue opere precedenti, ma era ancora la storia di personaggi importanti, (Napoleone-> 5 Maggio; Conte Carmagnola; Adelchi), ne "I Promessi Sposi" gli umili diventano i protagonisti della storia. I personaggi "positivi", grazie all'aiuto della Provvidenza, possono intervenire sulle leggi della Storia, fatte di sopraffazione e violenza, fino a rovesciarle.

Negli anni 1819-l820, Manzoni legge i romanzi storici di Walter Scott che influenzeranno il progetto dei Promessi Sposi, anche se Manzoni precisa subito che la sua impostazione del romanzo è diversa da quella dello scrittore inglese soprattutto per il suo proposito di aderire alla <<verità storica>>, da cui spesso Scott si allontanerebbe.


Differenze tra "Fermo e Lucia" e "I Promessi Sposi":


Fermo e Lucia I Promessi Sposi

- Stasi temporale fra la storia di Lucia a Monza e le vicissitudini della prima avventura di Renzo a Milano.

- Il narratore apre veri e propri dibattiti con ipotetici lettori per commettere veri episodi del romanzo.


I Promessi Sposi

- Le avventure di Renzo e Lucia avanzano parallelamente acquistando un crescente e una drammaticità assenti nel Fermo e Lucia.

- Il narratore è fuori dalla storia, non interviene in modo diretto nel commentare le vicende del romanzo.


L'edizione de "I Promessi Sposi" è molto limata di elementi tipici del romanzesco; a questo intento va ricondotta anche la volontà del Manzoni di pubblicare, in appendice al romanzo la "Storia della colonna infame", una ricostruzione documentata della tragica vicenda di due "untori". Dopo il romanzo, Manzoni abbandona quasi del tutto la letteratura. Le varie soluzioni adottate (dall'ode alla tragedia al romanzo) per rappresentare la storia la lasciano insoddisfatta.



LE TEORIE ROMANTICHE DI ALESSANDRO MANZONI.


Le teorie poetiche del Manzoni sono interessanti soprattutto per quanto riguarda le tragedie e il romanzo.

Fino all'aumento del Manzoni le tragedie venivano fatte secondo le teorie Aristoteliche, ovvero quando uno scriveva una tragedia vi dovevano essere 3 unità: tempo (se la tragedia si svolge in un giorno, deve durare un giorno), di luogo (la tragedia si deve svolgere in un solo luogo, non si può cambiare scena), di azione (bisogna parlare di un solo fatto, di una sola vicenda). Manzoni afferma che l'unico oggetto di poesia è il vero, che è anche oggetto di ricerca storica. Inoltre l'arte ha una funzione morale e pedagogica (educativa), dato che ti da la capacità di riflettere sulle cose. Non si più poesia colta e raffinata, ma poesia che si rivolge a tutti, popolare (popolo intenso come borghesia).




Schema generale:


Oggetto->Vero Scopo->Utile Mezzo->Interessante



STORIA DELLA COLONNA INFAME.


La storia della colonna infame ricostruisce un processo svoltosi a Milano riguardante 2 presunti untori. Manzoni riesamina la vicenda per dimostrare che si trattò di un vero e proprio crimine giudiziario, commesso non per l'ignoranza dei tempi ma per colpa dei magistrati che, pur sapendo di commettere un atroce crimine, accolsero le pressioni dell'opinione pubblica che, nella drammatica inquietudine causata dalla peste, richiedeva dei capri espiatori.



LA SCAPIGLIATURA.


Già prima il termine indicava un modo di vivere da scapestrato (boheme dal francese), ma finirà con l'indicare un clima culturale (milanese) tipico degli anni 1860-l880.

Indica un movimento non solo letterario ma anche culturale e politico, dove gli "scapigliati" attuano un movimento di contestazione sociale, non seguivano le convenzioni ma anzi le mettevano in crisi (anticonformisti, vivevano alla giornata). I modelli a cui facevano riferimento erano soprattutto stranieri (Boudelaire, Hoffman, Hugo, Poe); tra quelli italiani ricordiamo Giuseppe Roveni, emblema di un radicale rifiuto della società.



LA POETICA DEL VERISMO E LUIGI CAPUANA.


Il Verismo è un movimento letterario che si sviluppa in Italia nella seconda metà dell'800.



II° metà dell'800 (Corrente filosofica) (Realismo, movimento artistico) (Verismo (Italia))  } Letteratura

Positivismo Naturalismo (Francia)



Alla base del Verismo ci sono i "fatti veri", l'analisi dei comportamenti sociali e il "documento umano". Il Verismo italiano, a differenza dei romanzi naturalisti francesi, costruisce le sue storie nelle cittadine di provincia, nelle camne, nelle miniere, negli ambienti della piccola borghesia o degli aristocratici decaduti. Il "documento umano" deve essere presentato senza alcuna interferenza, studiato con strumenti scientifici che indaghino l' evolversi di ciò: prototipo di questo è il romanzo Giacinta di Luigi Capuana, considerato il teorico del verismo. Altri canoni del verismo sono che l'arte deve parlare di realtà, deve essere oggettiva( )

E l'uso del dialetto o gergo.




ATTEGIAMENTI COGNITIVI.


La filosofia del Positivismo prende come oggetto di riflessione fenomeni postivi (reali e certi). Oltre al Positivismo è la teoria dell'evoluzionismo di Darwin a dominare il panorama scientifico.

La ricerca filosofica trae principi generali e validi per interpretare i fenomeni, anche quelli sociali, dalla scienza in particolare dalle teorie sull'evoluzionismo di Darwin. Per Herbert Spencer l'evoluzione non riguarda solo il campo biologico ma anche quello riguardante il comportamento dell'uomo; infatti afferma che tutte le forme della cultura sono relative e non assolute, cioè che poggiano su principi che si costruiscono nel lento processo dell'evoluzione.

Con Shopenhauer (1788-l860) e Kierkegaard (1813-l855) la ricerca filosofica batte altre strade. Per Shopenhauer la realtà è irrazionale, cioè è il luogo in cui l'uomo vive la sua vita percorrendo tutti i gradi della vita, dalla vita inorganica fino all'uomo. L'uomo può conoscere questo attraverso l'esperienza del proprio corpo che manifesta i suoi bisogni ed esige che siano soddisfatti.

Kierkegaard invece poneva come studio l'esistenza dell'individuo; in questo modo l'individuo da solo cerca Dio.



LA "FILOSOFIA DELLA PRASSI".


Marx (1818-l883) ed Engels (1820-l895) mettevano in discussione la concezione tradizionale della filosofia: secondo loro il mondo doveva essere modificato. La nuova concezione predicava l'intervento e la lotta per scongere lo sfruttamento da parte dei capitalisti nei confronti della classe lavoratrice.

Elaborando le sue teorie Marx ha come oggetto di riflessione la produzione e il valore della merce, il lavoro umano, il capitale. Inoltre afferma che la vera realtà è quella materiale, l'insieme delle forze produttive nella quale l'uomo vive e produce: la struttura.

Nel Manifesto del partito comunista (1848), la storia è letta come storia della lotta di classe. La borghesia ha soppresso i piccoli mezzi di produzione accentrando industrie e commerci. In questo caso l'operaio deve vendere il suo lavoro, ma queste organizzazioni porteranno il proletariato alla vittoria, e, fin quando gli operai non avranno patria dovranno lottare per sottrarre i mezzi di produzione ai borghesi e affidarli allo Stato socialista.



FRIEDRICH NIETZSCHE.


Nietzsche espone la sua tesi in frammenti, in poesia. Lui individua due principi fondamentali: il dionisiaco e l'apollineo. Il primo è la capacità di abbattere le ipocrisie e le regole menzognere delle soluzioni "razionali" nella vita sociale e politica. Il secondo si manifesta nell'aspetto dell'ordine e delle regole sociali.

Nella natura non esiste uno scopo finalizzato, ma tutto avviene a caso, cioè l'uomo è libero di agire a suo modo e la morte con Dio assicura l'indipendenza da qualsiasi logica mortale.



ALESSANDRO MANZONI: LA VITA.


Ø  Nasce a Milano nel 1785 dal conte Pietro Manzoni e da Giulia Beccarla. Dopo essere stato a balia presso Galbiate, entrò nel collegio dei padri damaschi prima a Merate e poi a Lugano. Nel 1861 vive nella casa del padre. A Milano cominciò a frequentare letterati come ad esempio Monti e Foscolo, ma anche patrioti profughi napoletani: Cuoco e Lomonaco. Scrisse l'ode "Qual sulle cinzie cime" e alcuni sonetti.

Ø  Nel 1806 tornò a Milano con la madre dopo la morte del suo comno, Carlo Imbonati. Muore il padre e, successivamente va a vivere a Brusuglio, nei pressi di Milano, nella villa che la madre aveva ereditato dall'ex comno. Nel 1867 conobbe la lia di un banchiere svizzero di religione calvinista, Enrichetta Blondel, che sposa poi l'anno dopo con un rito calvinista. Vanno a vivere per due anni a Parigi, dove Manzoni scrive il poemetto "Urania" e dove nasce la prima lia che venne battezzata col rito cattolico.

Ø  Tra le opere più importanti ricordiamo i quattro Inni Sacri: La Resurrezione, Il Nome di Maria, Il Natale, La Passione, che pubblica a Milano nel 1815. Successivamente scrisse un quinto inno, La Pentecoste. La Lettre à M.Chauvet, una seconda tragedia, Adelchi, le Odi Marzo 1821 e il 5 Maggio. Infine la stesura del Fermo e Lucia che diventerà I Promessi Sposi. Muore Enrichetta e dopo prende in sposa Teresa. Nel 1861 morì anche lei e infine nel 1873 Manzoni muore a Milano.



GIOVANNI VERGA: LA VITA.


Ø  Nasce il 2 settembre del 1840 a Catania in una famiglia di agiate condizioni economiche. Ad undici anni inizia i suoi studi presso la scuola di Antonino Abate, letterato e patriota, e successivamente presso Mario Torrisi. Riceve un educazione di tipo patriottica e risorgimentale, sul piano politico e romantica sul piano letterario. Questo si capisce anche nei suoi primi scritti tra cui ricordiamo: Amore e patria e I carbonari della montagna, pubblicato nel 1861 a sue spese. Nello stesso anno si arruola nella Guardia nazionale di Catania e svolge una intensa attività giornalistica.

Ø  Tra gli anni 1865 e 1872, Verga si stabilisce a Firenze e comincia a frequentare l'ambiente letterario di Francesco Dall'Ongaro, giornalista. Qui conosce alcuni scrittori come Giovanni Prati e Aleandro Aleardi e la scrittrice Caterina Percoto. Nel1866 esce il romanzo Una peccatrice. Molto importante è l'incontro con Luigi Capuana con il quale instaura un rapporto di amicizia e un sodalizio letterario.

Ø  Tra il 1872 e il 1894 Verga si trasferisce a Milano, una città in cui in quegli anni sono molti gli scambi letterari: infatti proprio in questi anni nasce la Scapigliatura. Tra il 1873 e il 1876 escono i romanzi tra cui Eva, Tigre reale, Eros. Esce anche la raccolta di novelle Primavera, e altri racconti, poi nel 1874 il bozzetto siciliano Nedda, in cui per la prima volta la tematica mondana viene abbandonata. Nella seconda metà degli anni Settanta si matura il processo di elaborazione poetica che porta Verga ad una scrittura narrativa intesa come <<ricerca della verità>>. Inizia la stesura del suo romanzo I Malavoglia. Non ebbe un grande successo, ma nonostante questo Verga continua a pubblicare: Il marito di Elena (1882), le raccolte di novelle: Novelle rusticane, Per le vie (1883), Drammi intimi (1884), I ricordi del capitano d'Arce (1891). Inizia anche la nouva attività di teatrale con successi e insuccessi, tra cui la Cavalleria rusticana e, In portineria.

Ø  Tra il 1894 e il 1922 si stabilisce definitivamente a Catania, con brevi soggiorni a Milano e a Roma. Nel 1920 viene nominato senatore e il 27 gennaio del 1922 muore a Catania.



IL <<CICLO DEI VINTI>> DI GIOVANNI VERGA.


Giovanni Verga aveva in mente un progetto formato da 5 romanzi: 1) I Malavoglia; 2) Mastro-don Gesualdo; 3) La Duchessa delle Leyra; 4) L'on. Scipioni; 5) L'uomo di lusso. Ognuno dei quali sarà strutturato in maniera diversa l'uno dall'altro. L'opera però rimarrà incompiuta: gli ultimi due romanzi non saranno mai scritti e del terzo verrà pubblicato solo un modulo.

Ideale dell'ostrica: visione verghiana della vita e della società (progresso). Riferito alle classi non capitaliste che lui racconta (es.: Malavoglia), come l'ostrica staccata dello scoglio, così chi cerca di cambiare la propria situazione sociale allontanandosi dal proprio mondo, è destinato a soccombere.


Mastro don-Gesualdo

Subito dopo la stesura del primo romanzo (I Malavoglia), Verga inizia la stesura del secondo romanzo appunto "Mastro don-Gesualdo". Il romanzo è più articolato rispetto al primo ed è anche diversa la tecnica di costruzione dei personaggi. In un primo momento l'opera apparì nel 1888 a puntate; successivamente però Verga revisionò l'opera e portò a 21 i moduli, che inizialmente erano 16.

Il protagonista di questa storia si chiama Gesualdo Motta (mastro, muratore; don, riconoscimento di una classe sociale superiore). La storia è ambientata inizialmente in un paesino della Sicilia, Vizzini, dove Gesualdo ha iniziato la sua prima ascesa in campo economico. Quando l'azione del romanzo ha inizio Gesualdo ha già raggiunto una buona posizione economica, infatti ha case, proprietà terriere. Ma i suoi parenti, fratello, padre, cognato, nipoti, lo circondano in modo da avvelenargli la vita. Grazie alla sua fortuna economica Gesualdo comincia ad avere relazioni sociali con la classe più elevata. Sposa, suo malgrado, Bianca Tran, una giovane di nobile famiglia decaduta, costretta ad un matrimonio riparatore, perchè era rimasta incinta di un cugino. Questo matrimonio non recò però buoni vantaggi a Gesualdo, ne sul piano affettivo, ne in quello economico; infatti la moglie non lo amava, inoltre il ceto a cui era iscritto continuava a rifiutarlo senza concedergli nulla. Inoltre anche la lia, Isabella, si vergogna del nome della famiglia paterna e preferisce chiamarsi con il nome della famiglia materna.

L'unica persona che non gli aveva mai chiesto nulla era stata Diodata, la serva, che aveva amato Gesualdo e che gli aveva dato anche due li, che però non potevano essere riconosciuti per le convenzioni sociali alle quali Gesualdo doveva sottostare. Ormai disperato e malato di cancro Gesualdo decide di partire per Palermo, dove in una stanza del palazzo nobiliare muore, consapevole della sua sconfitta e della dilatazione dei suoi beni.



I Malavoglia


Questa è la storia di una famiglia di gente comune che abita a Trezza (il vero nome è Toscano). La famiglia è composta da diverse persone; il padrone di casa, padron 'Ntoni, il lio Bastiano, detto Bastianazzo con la moglie Maruzza, detta la Longa (comare) e, i li 'Ntoni, ragazzo di venti anni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Purtroppo fu una brutta annata per la famiglia; la partenza del lio 'Ntoni per il servizio militare, induce padron 'Ntoni ad acquistare a credito una partita di lupini, la cui Provvidenza era stata destinata al lio Bastiano, che avrebbe dovuto portare il carico a Riposto. Purtroppo però la barca naufraga e così la famiglia dovette are il debito dei lupini. Il debito potevano anche non arlo per un cavillo legale, ma padron 'Ntoni, che era una persona perbene lo volle are. Da quel giorno lavorarono tutti duramente. Padro 'Ntoni andò a lavorare insieme al nipote che era tornato dal militare, inoltre sfuma il matrimonio della lia Mena con il lio di un ricco possidente, a causa della morte del lio Luca durante il militare.

Anche 'Ntoni deve rinunciare alla donna di cui si era invaghito e continuare a lavorare. La loro barca, la Provvidenza, era stata riparata un alla meglio, ma sfortunatamente subisce altri danni a causa di una burrasca nella quale rimase ferito anche padron 'Ntoni. La vita continuava ad essere sempre più dura, anche perché la loro casa, casa del nespolo, era stata ceduta per il debito che non avevano ato. Nonostante ciò i Malavoglia non si arrendono ma continuano a lavorare duramente per riavere la loro casa, e, dopo la morte di 'Ntoni, Maruzza, decide di partire per andare a cercare fortuna, ma ritorna ancora più povero di prima. Comincia a bere e frequentare cattive comnie. Il brigadiere don Michele cerca in qualche modo di avvertire i famigliari della situazione di 'Ntoni, anche perché lui si era invaghito per la lia Lia, ma durante una sparatoria tra guardie, 'Ntoni accoltella don Michele e viene arrestato. Uscito dal carcere 'Ntoni torna in paese, saluta i fratelli e saluta per l'ultima volta la casa.

Padron 'Ntoni è arrivato allo stremo delle forze e malato decide di andare all'ospedale per non essere di peso ai nipoti.

Padron 'Ntoni muore in ospedale dopo aver saputo che la casa del nespolo era tornata ai Malavoglia.



LE ALTRE OPERE.


Per quanto riguarda le altre opere possiamo accennare che "il ciclo dei vinti " è formato nelle prime novelle da personaggi che sono pastori, contadini, pescatori, minatori, mentre in altre raccolte appaiono ambienti e ceti sociali diversi.



LA LINGUA.


Il linguaggio che Verga usa nei suoi romanzi, raggiunse esiti positivi soprattutto nel romanzo dei Malavoglia. Lui infatti non poteva accettare il linguaggio utilizzato da Alessandro Manzoni nei "Promessi Sposi" perché si trattava di un narratore esterno, mentre nella poetica del Verismo, era importante il punto di vista dal di dentro, quindi obbligava ad usare linguaggi diversi. Ora si può dire una lingua italiana che non tradiva i personaggi e cha appariva come la loro lingua.

Una caratteristica importante che da una patina antica ai Malavoglia è il fatto di usare molti proverbi, ripetizione dei soprannomi, definizioni che caratterizzano un personaggio.



IL POSITIVISMO.


Riprende un po l'Illuminismo, affronta i problemi relativi all'esperienza concreta. In questo periodo c'è una teoria dell'evoluzionismo da parte di Spencer e Lamark, i quali affermavano che la funzione modifica l'organismo. Ad esempio la talpa è cieca perché vivendo sotto terra l'organo della vista si è atrofizzato.

Successivamente c'è Darwin con la sua teoria sull'evoluzionismo che afferma che 'casualmente' nasce un individuo diverso dagli altri (es.: 3 polmoni), ma che comunque nella lotta per la sopravvivenza sono loro quelli che rimangono e trasmettono i loro caratteri genetici alle generazioni future (selezione naturale).

In questo periodo nascono anche due correnti di opinione:


Ø  Creazionisti: l'uomo nasce da Dio


Ø  Evoluzionisti: le creature nascono da un essere unicellulare






GABRIELE D'ANNUNZIO: LA VITA.


Ø  Tra il 1863 e il 1890 nasce Gabriele D'Annunzio a Pescara, studia al Collegio Cicognini di Prato in Toscana. In questi anni pubblica i primi versi Primo vere (1879). Nel 1881 inizia a Roma la sua carriera letteraria e, nel 1883 si sposa con con la duchessa Maria Harduin di Galles, da cui si separerà nel 1890. Successivamente pubblica nel 1889 Il Piacere.

Ø  Tra il 1891 e il 1910 si trova in difficoltà economiche, questo perché faceva una vita mondana, particolarmente stipendiosa. Nel 1891 è costretto a lasciare Roma e va a Francavilla a Mare, vicino Francesco Paolo Michetti. In questo periodo escono le Elegie romane. Nel 1897 si stabilisce nella villa Toscana <<La Capponcina>>, dove comincia a frequentare l'attrice famosa Eleonora Duse. Questa vicinanza con l'attrice stimola D'Annunzio a produrre alcune opere teatrali (es.: Francesca da Rimini (1901), La lia di Jorio (1903)).

Ø  Tra il 1910 e il 1938 torna in Italia, era nel mese di maggio, dove è tra gli intellettuali interventisti più attivi, avendo collaborato anche al "Corriere della Sera". Partecipa alla guerra come volontariato e pubblica nel "Corriere della Sera" alcuni componimenti di esaltazione alla guerra, perché affermava che con la guerra l'Italia avrebbe potuto ottenere dei vantaggi. In seguito ad un incidente d'aereo, D'Annunzio è costretto all'immobilità e alla cecità momentanea. Grazie a questo disagio scrive il Notturno (1916). Dopo la guarigione torna in guerra e viene promosso maggiore e poi tenente colonnello. Nel 1924 viene nominato da Mussolini principe di Montenevoso e, il 1° marzo del 1938 muore. Nel 1926 era stato costituito l'Istituto nazionale per l'edizione di tutte le sue opere.

Ø  Una tra le opere più importanti è quella del "Il Piacere", il cui protagonista è il giovane Andrea Sperelli, un giovane aristocratico che amava l'arte e tutto ciò che era bello. Lui aspettava il ritorno della sua antica amante Elena Muti. Purtroppo però lei si era sposata con un lord inglese, quindi lui per dimenticarla cominciò a frequentare altre donne. Dopo si innamora della moglie di un giovane diplomatico, che alla fine cede all'amore di Andrea. Anche alla fine Andrea aveva sempre amato Elena.

Estetismo d'Annunziano: cioè colui che ama il bello, protagonista dell'opera è Andrea Sperelli, giovane amante del bello e dell'aspetto esteriore delle cose.




LA PAROLA "DIVINA": GABRIELE D'ANNUNZIO.


Nella prime esperienze liriche è evidente una presenza carducciana, che raggiunge nella lirica momenti di grande importanza dal quale non resteranno immuni molti poeti del Novecento. D'Annunzio infatti esordisce con Primo vere, una raccolta di poesie di carattere carducciano. Infatti Carducci è il maestro della lirica, come Verga lo è per la narrativa.

Anche la successiva opera di D'Annunzio Canto novo (1882), è una raccolta poetica che ha ancora un solco carducciano.

Ben presto però D'Annunzio dalla giovane esaltazione carducciana, aveva assimilato la nuova lirica europea dell'Estetismo, l'arte era vista come una forma di conoscenza. Da un lato vi era la ricerca di un linguaggio che non descriveva, ma creava, dall'altro c'era la ricerca di valori nascosti.

Tra le opere più importanti del D'Annunzio ricordiamo Laudi (1896-l903) e, le Elegie romane (1892), opera con un tono poetico diverso, orientandosi verso temi più tranquilli e familiari e verso forme più vicine ad un andamento ritmico più riposato.



DECADENTISMO.


Intorno agli anni Ottanta a Parigi sulla riva della Senna, gruppi di pittori e di letterati attirarono l'attenzione degli ambienti artistici per la genialità delle loro opere, accomnata dai modi di vita che facevano, spregiudicati e sregolari. Proprio per questo la critica accademica coniò per loro il termine 'decadenti', termine che fu ripreso dopo la decadenza romana.

Secondo i decadenti l'artista è un veggente, cioè che vede oltre. Si potevano distinguere due forme di idee:

Ø  fenomeno: lo vedono tutti

Ø  numero: l'artista lo percepisce

Va ricordata l'esperienza dei preraffaelliti, un circolo di pittori e di poeti, che trovavano nell'arte italiana una risposta alle loro esigenze raffinate. Inoltre vanno ricordati anche i parnassiani, i poeti che si raccolsero intorno a Gautier e che teorizzavano una poesia dalla bellezza perfetta. Furono parnassiani Baudelaire, Verlaine, Mallarmé.





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