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SIMBOLISMO ED ESTETISMO

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SIMBOLISMO ED ESTETISMO



Nella seconda metà dell’Ottocento, si afferma in tutta Europa la poetica del realismo, in Francia però si manifestano anche istanze letterarie di segno opposto che conducono alle esperienze del simbolismo e dell’estetismo. L’affermazione dell’organizzazione borghese e capitalistica della società pone al poeta l’obbligo di rivedere i propri strumenti d’indagine e di rappresentazione della realtà alla luce delle mutate condizioni di vita. Alcuni si rifanno all’analisi obiettiva del mondo secondo le istanze del realismo positivistico, altri pongono invece in evidenza il disagio esistenziale.

Questi poeti colgono l’aspetto “decadente”, patologico del loro tempo e propongono l’ideale dell’arte pura come antidoto alla banalità del vivere quotidiano. Secondo la concezione simbolista la poesia diventa lo strumento di conoscenza intuitiva del reale, per mostrare i lati più nascosti della psiche. BAUDELAIRE, RIMBAUD, VERLAINE, MALLARME’.

Il poeta diviene alchimista, veggente, dio capace non solo di descrivere il reale, ma anche di creare un mondo liberato dai vincoli del tempo e dello spazio, pervaso da un ideale di bellezza assoluta ed eterna. La poesia si pone come unico elemento ordinatore. Il lettore viene colpito dalla potenza evocatrice di queste immagini e coinvolto nell’opera di decifrazione del significato. I grandi poeti simbolisti erano spiriti liberi e quindi non costituiscono una vera e propria scuola. Nel 1886 si ha un manifesto del simbolismo.




In Italia elementi della poesia di Boudelaire si trovano in alcuni autori scapigliati, ma con Pascoli si ha una più completa adesione alla nuova poetica e anche in autori come Carducci e D’Annunzio si riscontrano tracce della lezione simbolista.

L’estetismo non costituisce una corrente letteraria, ma un modo di concepire la vita. In alcuni ambienti culturali si manifesta una reazione all’affermarsi della società borghese e al processo di mercificazione del prodotto artistico. Respingono la concezione dell’arte come strumento di rappresentazione scientifica e oggettiva del reale. Gli esteti trovano nel momento della creazione artistica la vera espressione del proprio essere.

L’arte è intesa come unica norma di vita e come fonte di raffinato piacere dei sensi. L’artista non accetta vincoli d’ordine morale e non si cura delle convenzioni sociali. Per gli esteti l’esistenza si dissolve completamente nell’arte, il vivere coincide col fare arte. L’esteta ripudia ogni spontaneità di sentimenti e di emozioni. La loro libertà sconfinata viene ata con l’isolamento totale e con l’incapacità di instaurare un contatto emotivo autentico con gli altri.







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