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Gestalt - Teorizzano che il tutto non può essere ridotto semplicemente alla somma delle parti costitutive



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Gestalt





Noi categorizziamo, diamo una forma a ciò che percepiamo del mondo esterno in base a


determinate leggi ( vicinanza, somiglianza, chiusura, continuità . ).


La cosa fisica è la realtà fisica, ciò che invece noi percepiamo è la realtà fenomenica : non c’è


corrispondenza diretta da ciò che io percepisco e la realtà fisica in sé.


Già KANT quando aveva distinto il fenomeno dal noumeno aveva proprio detto questo ( però su


nessuna base sperimentale) : ciò che io conosco è ciò che risulta dall’interazione tra le mie





categorie interpretative e la cosa fisica.


A partire dalla discrepanza che esiste tra la realtà fenomenica e quella fisica si è sviluppata la


SCUOLA DELLA GESTALT. E’ partita dal movimento strboscopico ( movimento apparente ).


Nel 1912 WERTHEIMER pubblica in Germania un articolo sul movimento stroboscopico. W. pone


una serie di questioni di grande rilevanza psicologica, ma anche filosofica ( perché su una teoria


della conoscenza e anche su una teoria del comportamento in generale incide la constatazione del


fatto che quello che noi percepiamo non è quello che sta accadendo nella realtà fisica).


W. partendo dal movimento stroboscopico dice una serie di cose, in primo luogo : non c’è


corrispondenza diretta, immediata tra il piano fenomenico e quello fisico.


W. fece un esperimento: con un proiettore illuminava un punto A, poi un punto B; l’osservatore


aveva la percezione di un unico punto in movimento. Da ciò se ne può dedurre che non c’è


corrispondenza diretta tra piano fenomenico e piano fisico e che la mia percezione non può essere 


ricondotta alle sue parti costitutive -> immagine del punto A che colpisce la mia retina e


l’immagine del punto B che la colpisce nuovamente, la percezione è una cosa diversa da questa, è


l’immagine di un unico punto che si sta movendo. Da ciò se ne deduce che il tutto è più della


somma delle singole parti.


La sensazione era sempre stata considerata come unità minima costitutiva della percezione, che


era il risultato dell’ assembramento meccanico di queste singole parti minime. Questa concezione


di S. deriva dall’ empirismo ed è alla base dell’associazionismo, è il presupposto forte del modello


di Wundt. Questa concezione associazionista fu anche definita come Teoria del mosaico, oppure


Elementismo, e presuppone che qualcosa di complesso possa essere ricondotto alle semplici parti


che lo costituiscono. Il complesso è la somma dei singoli elementi semplici, che sono


tendenzialmente identici. Non è contemplato il fenomeno dell’ interazione, nella quale si genera


qualcosa di diverso.


Dietro a questa problematica da una parte c’è Kant dall’altra c’è BRENTANO : il comportamento


umano si pone su un livello tale di complessità che non può semplicemente essere ricondotto alle


componenti fisiologiche. È la pulsione che da senso al comportamento , c’è una dimensione


significativa legata alla dimensione dinamica umana, legata allo scopo, all’ intenzione.


HELMHOLTZ -> “inferenze inconsce” -> il nostro sistema nervoso riceve una serie di stimoli, che


in effetti sono singoli, ma poi compie una sorta di interazione di cui noi non siamo consapevoli,


ma che ci consente di inferire, di trarre delle conclusioni. Questa componente era presente piu o


meno in tutti i modelli visti, ma è con la Gestalt che diventa il cardine di un cambiamento


radicale. I teorici della G. sono:


WERTHEIMER


KOHLER


KOFFKA


Teorizzano che il tutto non può essere ridotto semplicemente alla somma delle parti costitutive.


Teorizzano la Gestalt, cioè la forma ( intesa come un qualcosa di unitario ).


Lo studio sperimentale della percezione ci dimostra che ciò che io percepisco è qualcosa di


globale, di complesso.Io non applico un processo dal basso verso l’alto ma dall’alto verso il basso.


Mi muovo su un piano che è già integrato, complesso, dinamico e prevede una serie di interazioni


essenziali tra le parti. Una parte intesa come dicevano gli associazionisti -> il complesso si


riconduce alle singole parti che lo compongono.


Per i gestaltisti una parte all’interno di una totalità acquista un significato particolare, sulla base


della totalità all’interno della quale è inserita. La totalità è un qualcosa di dinamico, un qualcosa


in cui sono all’opera delle forze, delle tendenze.


La Gestalt è diversa dalle altre teorie precedenti per il modo di concepire la percezione e quindi la


sensazione, dunque la conoscenza, ma è rilevante anche sul piano della fisiologia. I fisiologi dell’


‘800 pensavano che le sensazioni viaggiassero lungo le vie del s.n. Dalla periferia questi messaggi


“sensazione” arrivavano a un centro di elaborazione dove venivano associati, messi uno


appiccicato all’altro.


La Gestalt rivoluziona anche la lettura fisiologica del fenomeno percettivo: realtà fisiologica della


percezione non può essere puro associazionismo, perché questo è il frutto di un approccio dal


basso verso l’alto (una sensazione, poi un’altra . ). Se adottiamo un approccio dall’ alto verso il




basso ( partiamo dal complesso) dobbiamo considerare che la consistenza fisiologica di una


percezione è una sorta di corto circuito, non assembramento meccanico. Perché una corrente


sensoriale, poi un’altra, e un’altra nel momento in cui vengono a convergere cortocircuitano ->


determinano una serie di onde di interferenza e producono un fenomeno complesso che è quello


percettivo, ma che va ampiamente al di là dei singoli elementi di partenza.


KOLHER


Kolher è il teorico dell’ INSIGHT -> intuizione.


È quasi un analogo dell’ impostazione teorica della problematica del problem-solving


(dell’apprendimento e della risoluzione di un problema).


K. fece studi sulle scimmia e arrivò a formulare un modello di apprendimento che si contrappose


a quello tradizionale ( appr. x tentativi ed errori).


Esperimento di K. : uno scimpanzé dentro una gabbia vuole raggiungere delle banane che stanno


fuori dalla gabbia, però non alla portata del suo braccio. Fa dei tentativi e degli errori: nella gabbia


ci sono 2 bastoni cavi uno più largo e uno più piccolo.Prova con un bastone, gli cade. Dopo altri


tentativi, in maniera apparentemente casuale li unisce e riesce a prendere le banane.


K. dice: in realtà non c’è stato un accumulo di piccole conoscenze, ma una sperimentare casuale e


poi una ristrutturazione gestaltica della situazione. Gli stessi elementi (braccia, bastoni, gabbia,


banane) assumono significati diversi, diventano un’ altra cosa.


Dal 1912 fino all’inizio degli anni ’30 la Gestalt sviluppa in Germania un modello diverso dal modo


di percepire psichico, il modo in cui noi percepiamo la realtà, il ruolo del soggetto ( sog. è attivo,


organizza, proietta, categorizza, è talmente attivo che quello che percepisce non è neanche quello


che sta accadendo), il concetto di percezione, conoscenza, apprendimento (no progressione


graduale, ma possibilità di capovolgimento drastico e simultaneo -> insight).


Negli anni ’30 il nazismo si afferma in Germania e provoca l’emigrazione dei maggiori esponenti


della Gestalt, perché erano ebrei.


Nel ’35 non c’è più nessun gestaltista in Germania. La Gestalt muore, anzi migra in America dove


c’era il comportamentismo, con idee diverse e la Gestalt praticamente non ha sèguito.


CURT LEWIN         


4° gestaltista è il padre della PSICOLOGIA SOCIALE e autore di una forma particolare di


psicologia della personalità -> la PSICOLOGIA TOPOLOGICA.


La scienza aristotelica (tipica del Medioevo) era descrittiva, classificatoria , non spiegava.


Nella scienza moderna si cerca di spiegare i fenomeni. Galileo dice che non ci interessa l’essenza


dei fenomeni (probabilmente non riusciremo neanche ad arrivarci), ma interessa la genesi dei


fenomeni (come funzionano, come nascono, cosa li determinano).


Quindi Curt Lewin parte da un’ impostazione aristotelica e descrittiva x arrivare a


un’impostazione genetico-condizionale: dei fenomeni si vuole ricostruire la genesi e questi fen.


vanno nella loro dimensione dinamica, così come si verificano nella loro funzione.


Comunque è inutile cercare di trovare una legge unica x studiare i fen., poiché essi sono singoli e


individuali. Ciò non vuol dire che non possono essere studiati scientificamente, ma solo che si


devono usare strumenti diversi.Si possono studiare la personalità, le emozioni, le interazioni


sociali (fen. non studiati dal comportamentista).


Lewin arriva in America e afferma che è possibile studiare scientificamente anche fenomeni non


ripetibili, fen. individuali. Basta avere gli strumenti adatti -> x es. la topologia.


La TOPOLOGIA è una branca della matematica, un settore della geometria che studia i luoghi in


maniera non metrica, cioè non quantifica, non fa misurazioni esatte. Studia ad es. la proporzione,


i modi in cui si può dire che un cerchio e un quadrato si equivalgono.


Applicando determinate forze:








I due perimetri si possono uniformare.


Lewin applica questa sua impostazione allo studio della mente e della personalità e sviluppa così


la PSICOLOGIA TOPOLOGICA -> si può considerare il comportamento di un individuo come


funzione del suo spazio vitale, che è dato dalla persona stessa e dall’ambiente intorno alla


persona. Tra l’ ambiente e la persona si stabiliscono delle linee di interazione. Il comp. di una


persona è funzione del suo spazio vitale :




Comportamento =  f ( Spazio Vitale)


C = f (S V)


C = f ( Persona, Ambiente)


Il comportamento può essere considerato come una regione composta da sottoregioni che tra loro


interagiscono. Anche la mente può essere considerata una regione complessiva, composta da


tante sotto regioni, che sono il frutto della storia personale dell’individuo, dell’ interazione con


l’ambiente.


MENTE UOMO ADULTO ------



Nella nostra mente ci sono una serie di regioni che sono il frutto di una storia personale, ma altre


sono il frutto dell’ immediato nostro interagire con la situazione in cui ci troviamo.


MENTE DI UN NEONATO ----





È molto poco differenziata, perché il neonato ha poche esperienze e poche interazioni. Più viviamo


più la ns mente si suddivide in interazioni, si complica.


MENTE DI UN BAMBINO HANDICAPPATO ------





Il bambino handicappato ha una mente poco differenziata, ha anche delle barriere tra una regione


e l’altra più rigide. Ha più difficoltà a fare collegamenti, a fare delle locomozioni.


PSICOLOGIA TOPOLOGICA psicologia che immagina una mente strutturata in regioni,


ognuna delle quali ha il suo confine e le sue valenze.


Lewin è il padre anche della PSICOLOGIA SOCIALE teoria di come l’interazione tra le parti


possa determinare delle conurazioni, che non sono caotiche, ci sono dei principi regolatori, così


come nella mia percezione delle ure ambigue (cfr.cubo) non c’è caos, la ura si sposta secondo


una logica ( che è il risultato del modo in cui la forma è strutturata e come è strutturato il mio


sistema percettivo).


Se noi questo modello di percezione lo trasportiamo nel sociale, allora neanche l’interazione tra gli


individui segue delle linee di forza, è determinata da vettori, è riconducibile a un modello


geometrico e topologico che ci dà la possibilità di capire le dinamiche sociali.


Lo psicologo che atteggiamento deve avere?


Non va bene l’ atteggiamento degli strutturalisti, non va bene l’ introspezione. L’atteggiamento


dello psicologo deve essere fenomenologico, deve attenersi a quello che io percepisco ( consapevoli


del fatto che non è quello che accade veramente nella realtà fisica).


TEORIA DI CAMPO all’interno di un campo percettivo si creano delle linee di forza, delle


tendenze, delle spinte, delle interrelazioni tra le parti che fanno si che la totalità sia quella totalità


con una determinata valenza.


C’è un ISOMORFE’ = stessa forma, una corrispondenza tra il modo in cui si organizza la totalità


percettiva e il modo in cui si verifica una percezione nel  mio sistema nervoso ( tramite leggi


somiglianza, vicinanza, chiusura, ecc . ).


I gestaltisti presuppongono dei principi di organizzazione dell’esperienza che sono psichici e sono


talmente forti che l’individuo li proietta, li applica all’esterno e percepisce la realtà


fenomenologica.


I G. sono più vicini al cognitivismo, che succederà il comportamentismo quando ci si renderà


conto che la mente va riconosciuta.




















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