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LA PSICOPATOLOGIA: IL SINTOMO ED IL CONFLITTO PSICHICO: - LE ASSOCIAZIONI LIBERE:



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LA PSICOPATOLOGIA: IL SINTOMO ED IL CONFLITTO PSICHICO:

I diversi approcci si riferiscono a modi disadattivi di rapportarsi con la realtà perché assorbono energia psichica e la sottraggono al processo di adattamento alla realtà esterna.

Non c’è una differenza qualitativa tra normalità e patologia; sia la psiche della persona normale che quella della persona con problemi nevrotici  seguono gli stessi principi di funzionamento. La differenza è di tipo quantitativo perché le energie psichiche attivate sono diverse.

Il disturbo si manifesta con un sintomo che lo “segnala”; quando il soggetto ha preso piena consapevolezza delle cause del suo disturbo i sintomi spariscono.

I fattori causali possono essere ricondotti a “vissuti traumatici” del bambino; come ha vissuto delle esperienze infantili particolarmente significative.

Alla base di ogni nevrosi c’è un conflitto psichico tra le pulsioni libidinali e le funzioni di controllo dell’Io.

La nevrosi non è il risultato delle difficoltà che il soggetto incontra: è necessario che il conflitto sia stato interiorizzato; diviene uno scontro tra gli impulsi interni e l’Io.  


METODO:

Freud utilizza esclusivamente il metodo clinico, costruisce progressivamente una teoria a partire dall’analisi dei casi seguiti. Dopo una breve esperienza con l’ipnosi venne a conoscenza che Breuer applicava con successo un nuovo metodo ai casi di isterismo. Questo metodo “catartico” consisteva nel far parlare il paziente, durante lo stato ipnotico, sulla sa dei sintomi.





LE ASSOCIAZIONI LIBERE:

Freud sviluppò gradualmente un metodo originale: le associazioni libere. L’ipotesi di partenza è che nella mente nulla avviene per caso e tutto cioè che il paziente riferisce, soprattutto quello che evita di affrontare, può essere collegato dal terapeuta. Questo metodo esige che il paziente esprima tutti i suoi pensieri, deve parlare senza limitazione. Accade però che vi sia un blocco improvviso: qui si avverte che c’è qualcosa che non va, qualcosa che è stato rimosso per evitarne il ricordo.


L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI: “LiBro”

Freud formulò la teoria per cui il sogno è l’espressione di un lavoro della mente che si applica a dei contenuti e che fu espressa nel testo “L’interpretazione dei sogni”. Qui vi sono due scoperte fondamentali.

Gli eventi che compaiono nei sogni sono prodotti dal lavoro onirico, con lo scopo di fornire espressioni mascherate di desideri inconsci. Durante il sonno non c’è la censura, il sogno presenta come realizzati quei desideri inconsci scaricando la tensione. Il sogno viene definito come apamento del desiderio. Ogni sogno ha un contenuto manifesto, quello che viene ricordato al risveglio, e un contenuto latente, nascosto, il vero significato del sogno.

L’attività onirica funzionerebbe come un modello in miniatura di nevrosi. Esprimono entrambe impulsi inconsci che la parte conscia del soggetto ritiene minacciosi per cui censurando. Altri accadimenti della vita quotidiana possono offrire indicazioni sul lavoro della mente: i lapsus, dire qualcosa al posto di qualcos’altro, li atti mancati, le azioni che si dovrebbero compiere e non si fanno e forniscono indicazioni sui rapporti tra conscio e inconscio.


IL TRANSFERT:

Tramite il rapporto che si stabilisce tra analista e paziente quest’ultimo rivive sentimenti connessi ad esperienze vissute nella propria infanzia e l’analista deve fare i conti con emozioni e sentimenti che suscitano in lui.

Il transfert è quel fenomeno per il quale il paziente “vive” il suo analista come se fosse una ura significativa del proprio passato. Il transfert è utile al paziente nella guarigione, il paziente esprime sentimenti ed emozioni che non ha mai potuto esprimere al terapeuta come se fosse un’altra persona. Il transfert può essere positivo quando i sentimenti vissuti sono d’amore mentre può essere negativo quando sono sentimenti d’odio.

Con il controtransfert anche l’analista può tornare a ripetere sentimenti ed emozioni collegati ed esperienze infantili. Perciò ogni analista deve preliminarmente condurre un’analisi su se stesso e il rapporto tra paziente ed analista deve condurre alla guarigione. 


L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI:

Freud si accorse che i suoi pazienti molto spesso parlavano delle loro esperienze infantili e delle loro “esperienze oniriche” capendo così che i sogni possono essere un valido strumento anamnestico. L’analisi dei sogni è un’integrazione delle associazioni libere perché i pazienti devono raccontare tutto ciò che li passa per la testa, anche i sogni. Esaminando i sogni Freud nota 3 aspetti fondamentali: il rapporto tra sogno e la vita da svegli; l’importanza della memoria nei sogni; gli stimoli e le fonti che originano i sogni.




RAPPORTO TRA SOGNO E VITA DA SVEGLI:

Freud cerca di capire i sogni e la loro funzione partendo dalla relazione tra essi e la vita da svegli. Prende in considerazione opinioni fatte da altri autori e si accorge che sono molto contrastanti. Secondo Burdoch i sogni hanno lo scopo di liberarci dalle angosce quotidiane. Anche J. Fiche la pensa così dicendo che nei sogni la mente si isola dagli eventi quotidiani. Secondo Hoffner invece i sogni sono la prosecuzione della nostra vita da svegli. La tesi di fondo è che i sogni ci riconducono alla vita di tutti i giorni; sono la prosecuzione di ciò che pensiamo, facciamo e desideriamo. Jessen ritiene che i sogni dipendono anche dalla personalità, dall’età, dal sesso, dal ceto sociale ecc. Freud dopo aver analizzato i vari pensieri elabora la sua teoria. Ritiene che c’è un collegamento tra la vita quotidiana e i sogni ma questi sono determinati anche dal materiale inconscio presente in noi che fa fatica ad emergere nella vita da svegli ma che spesso si presenta nei sogni.


L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA NEI SOGNI:

Freud ritiene che il materiale che costituisce un sogno deriva dall’esperienza. Freud è convinto però che è difficile cogliere la relazione tra sogno e realtà; è necessario analizzare un sogno per capire da cosa è stato determinato. Tante volte riusciamo a capire il nesso tra sogno e realtà mentre altre volte non ci riusciamo; ricordiamo di aver sognato una cosa ma non riusciamo a ricordare quando l’abbiamo sperimentata nella vita reale. Delle volte ci capita di fare un sogno e non saperlo collegare a nessuna esperienza poi dopo un po’ di tempo una nuova esperienza ci fa ricordare cose che avevamo dimenticato e così ci viene in mente quel ricordo, momentaneamente rimosso, che era all’origine del sogno.

Frequentemente elementi della nostra memoria che nella vita da svegli non ricordiamo possono essere rievocati attraverso i sogni perciò Freud capì che analizzando i sogni era possibile ricostruire episodi della vita dei suoi pazienti che essi avevano rimosso e che potevano essere causa delle loro nevrosi. I sogni hanno a loro disposizione molto materiale ed una parte proviene dall’infanzia; questo è in gran parte cancellato dalla memoria cosciente ma sussiste a livello inconscio e da origine ai sogni ipermnestici: sogni in cui riaffioriamo ricordi ed esperienze che coscientemente non ricordiamo ma sono presenti nell’inconscio. Nei sogni troviamo anche elementi, ricordi ed esperienze degli ultimi giorni vissuti. In questo caso i sogni sono le nostre preoccupazioni, i desideri, i pensieri. Nei sogni ci sono anche esperienze insignificanti o frasi/commenti ascoltati per caso che in quel momento non ci hanno interessato ma che inconsciamente abbiamo rielaborato.


STIMOLI E FONTI DEI SOGNI:

Freud pensa che i sogni spesso siano il risultato di un disturbo del sonno. Alcuni sogni hanno origine da disturbi interni ed esterni e sono dunque una reazione a tali disturbi. Esistono 4 fonti che possono disturbare i sonno: stimoli sensoriali interni, stimoli sensoriali esterni, stimoli fisici interni e stimoli psichici.

Stimoli sensoriali interni: dipendono dal soggetto e producono sensazioni che disturbano il sonno provocando sogni. Alcuni di questi stimoli sono le immagini sensoriali che si producono a livello uditivo e visivo. Se siamo svegli ci rendiamo conto che sono causate da un imperfetto funzionamento degli organi di senso mentre se si hanno nel sonno provocano reazioni che si trasformano in sogni.

Stimoli sensoriali esterni: provengono dall’esterno e sono percepiti dai nostri organi di senso ma non ci fanno svegliare pur provocando disturbi del sonno. Per es. le auto che passano per strada, la sveglia che suona, la tv accesa ecc. noi avvertiamo questi stimoli e rielaboriamo le informazioni trasformandole in sogni. Es. se le gambe penzolano dal letto sogniamo di cadere in un dirupo.



Stimoli fisici interni: I nostri organi interni possono diventare fonte di sensazioni dolorose e possono essere equiparate a stimoli dolorosi che provengono dall’esterno. Danno luogo a sogni di tipo angoscioso chiamati incubi. L’incubo è il sogno di una situazione spiacevole che il nostro corpo sta avvertendo. Freud è convinto che anche gli stimoli provenienti dall’interno dell’organismo e del sistema nervoso durante il giorno esercitano un effetto inconscio sul nostro umore e quindi mentre da svegli non prestiamo attenzione a questo di notte invece catturano la nostra attenzione e si trasformano in sogno.

Stimoli psichici: Rimangono da spiegare i sogni che non sono riconducibili a nessuno di tali stimoli. Anche nel sogno stesso ci sono elementi e parti inspiegabili. Questo significa che ci sono stimoli, a noi sconosciuti,  che agiscono e producono sogni.esistono delle fonti di eccitazione psichica collegati all’Es perché agisce in noi senza che ce ne accorgiamo e mentre quando siamo svegli l’Io riesce a controllare questi stimoli , quando dormiamo l’Io non agisce e gli stimoli raggiungono la coscienza trasformandosi in sogni.


PERCHE ’ I SOGNI SI DIMENTICANO AL RISVEGLIO:

Quando noi riferiamo un sogno conosciamo quel sogno no per come si è manifestato ma per il ricordo che ne abbiamo. Spesso infatti crediamo di aver ricordato il sogno solo in parte e siamo convinti che in realtà durasse più a lungo perciò tendiamo a riempire gli spazi vuoti con dei nostri ricordi. È facile notare come il ricordo di un sogno ancora vivo appena sveglia svanisca dopo poche ore. Da un sogno così non rimangono che pochi frammenti. Ci capita spesso quando ci svegliamo di sapere che abbiamo sognato qualcosa ma di non ricordare nulla del sogno. Può anche succedere che alcuni sogni persistano per qualche anno nella nostra memoria. Secondo Freud tutti gli elementi che provocano dimenticanze nella vita di tutti i giorni agiscono anche nei sogni. Quando siamo svegli dimentichiamo sensazione e percezioni perché erano troppo deboli o perché l’eccitazione mentale non era sufficiente ad attivare il ricordo. Lo stesso avviene nei sogni. Freud dice che nella vita da svegli è più facile dimenticare un avvenimento che si ripete solo una volta durante la giornata ed è più facile ricordare un avvenimento ripetuto più volte. Lo stesso avviene con i sogni, essendo esperienze uniche si dimenticano facilmente. Se un sogno si ripete più volte in una notte può essere ricordato. Dopo il risveglio i sogni svaniscono e cedono il passo alla vita di tutti i giorni. Lo scarso interesse della gente verso i propri sogni contribuisce alla dimenticanza immediata del sogno. Freud utilizzando l’analisi dei sogni e utilizzando il metodo delle associazioni libere riusciva a rievocare fatti dimenticati. Rievocando una situazione emotiva riusciva a collegare i sogni che precedentemente aveva dimenticato. Freud si accorge che se il paziente raccontava più volte lo stesso sogno alcuni elementi cambiavano perciò il nostro ricordo falsifica il sogno. La coscienza da sveglia compie involontariamente le interpolazioni del sogno. Ci convinciamo perciò di aver sognato un certo avvenimento che in realtà nel sogno non era presente. L’unico modo per conservare un sogno è quello di scrivere su un taccuino il sogno che stavamo facendo subito al risveglio perché quello che ci ricordiamo quando ci svegliamo è la rappresentazione fedele del sogno.








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