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RAPPORTO TRA INDIVIDUO E GRUPPO - MIRELLA NOVELLI - RENATO DE POLO



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RAPPORTO TRA INDIVIDUO E GRUPPO


Considerazioni sul testo Cogitations di W.R. Bion

' il narcisismo, apparentemente il narcisismo primario, e' collegato al fatto

che il senso comune e' una funzione del rapporto del paziente con il proprio

gruppo e che nel rapporto con il gruppo il benessere dell'individuo viene dopo

la sopravvivenza del gruppo. La teoria di Darwin della sopravvivenza del piu'

adatto a sopravvivere in un dato ambiente naturale deve venire sostituita da una

teoria della sopravvivenza del piu' adatto a sopravvivere in un gruppo, almeno

per quanto riguarda la sopravvivenza dell'individuo. Cioe', l'individuo deve

possedere un alto grado di senso comune: 1) la capacita' di vedere tutto quello

che tutti gli altri vedono in relazione al medesimo stimolo, 2) la capacita' di



credere nella sopravvivenza dopo la morte in una specie di Cielo o di Valhalla o

di qualche altra cosa del genere e, 3) la capacita' di allucinare o manipolare i

fatti in maniera tale da produrre materiale per la convinzione delirante che

esista nel gruppo un fondo inesauribile di amore nei propri confronti. Se per

qualche motivo il paziente non ha queste capacita' o una qualche simile serie di

capacita' che gli consentono di raggiungere un buon grado di subordinazione al

gruppo, allora e' costretto a difendersi contro la sua paura del gruppo - e' ben

noto che il gruppo e' indifferente al destino del paziente in quanto individuo -

tramite la distruzione del suo senso comune o del senso delle pressioni del

gruppo su di lui in quanto individuo: questo e' l'unico metodo disponibile

attraverso cui preservare il suo narcisismo. Nella forma estrema di difesa,

nello psicotico, il risultato di questi attacchi distruttivi appare come una

sovrabbondanza di narcisismo primario. Ma questa e' solo un'apparenza: quello

che si presuppone essere narcisismo primario deve invece venir riconosciuto come

secondario alla paura del 'social-ismo''.

Questo brano, tratto da Cogitations di Bion, mi sembra riassuma in modo molto

denso alcuni punti di riflessione rispetto alla relazione fra individuo e

gruppo.

Da un lato l'individuo come concetto filosofico e religioso (l'Uno) e la sua

centralita' rispetto al mondo (il sociale), o come concetto psicoanalitico: con

Freud l'individuo perde il valore sia di centralita', sia dell'ideale di 'essere

padrone in casa propria', ma acquista nuovi approfondimenti con la

metapsicologia e nella sua relazione con l'altro (il transfert).

Parallelamente la psicoanalisi di gruppo ha indagato il problema intraprendendo

originali apporti all'approfondimento del sociale nel suo insieme, come per

esempio il concetto di 'assunto di base'.

Indubbiamente Bion confrontandosi direttamente con entrambi i punti di vista ha

arricchito la metapsicologia con la 'teoria del pensiero' e con la ricerca sul

gruppo cio' che Freud in Totem e tabu', in Psicologia delle masse e analisi

dell'Io e nel Disagio della civilta' aveva sviluppato come relazione fra

l'individuo e il sociale.

Il testo Cogitations offre ulteriori spunti all'indagine di questa relazione e

il brano riportato propone tra l'altro:

1) la relazione fra narcisismo e social-ismo,

2) il concetto di 'senso comune' sia che si riferisca all'individuo, sia al

gruppo.

MIRELLA NOVELLI



La teoresi freudiana a proposito del gruppo e dell'istituzione sociale (Freud,

1912, 1921, 1929) lascia ben poco spazio ad un'idea di liberta' dell'individuo.

'La liberta' individuale non e' frutto della civilta' essa era massima prima che

si instaurasse qualsiasi civilta' Il desiderio di liberta' si volge dunque o

contro particolari forme o pretese della civilta', o contro la civilta' in

quanto tale Non sembra possibile influire sull'uomo fino ad indurlo a

cambiare la sua natura in quella di una termite' (Freud 1929, . 586).

In Freud come testimonia questo passo, appare che la societa' tenta di



trasformare l'uomo in una termite! senza tuttavia riuscirci ovviamente. La

societa' civile si pone comunque come l'antitesi dell'aspirazione individuale

alla libera realizzazione personale

Il vivere sociale, in Freud, si sviluppa in uno spazio prevalentemente intessuto

di illusioni, dove l'individuo, per sua natura contrario al 'socius', si dispone

ad accettarlo per mantenere l'amore del capo, sul quale e' stata trasferita

l'originaria dipendenza infantile dal padre. In Freud il conflitto tra la

liberta' individuale e la vita sociale e' estremizzato, senza possibilita' di

risoluzione tanto che l'individuo nella societa' non puo' che lottare duramente,

come si e' visto, contro di essa, per non diventare simile a una termite.

La societa' si basa su un'organizzazione fantasmatica dove il clan dei fratelli

deve espiare, ma anche ricordare l'uccisione del padre, e l'individuo puo' solo

accettare il posto che gli viene assegnato o combattere contro questo suo

destino. Rimane tuttavia in Freud un 'luogo' mentale dove collocare un'idea di

emancipazione dell'individuo dalla massa e dove quindi dare un senso ad una

prospettiva individuale, sebbene non sia per nulla agevole rintracciare nel

contesto delle opere 'sociologiche' freudiane questo luogo che puo' essere

scoperto la' dove si parla del mito dell'eroe che uccide il padre, del poeta

epico che narra le vicende dell'eroe. Il poeta continua a ricordare l'omicidio

originario arrivando ad identificarsi con l'eroe stesso che si e' attribuito la

responsabilita' individuale del tragico evento, che era stato invece l'esito di

un'azione collettiva.

'Il mito e' pertanto il passo in cui il singolo esce dalla psicologia

collettiva' (Freud 1921) 'il poeta che ha fatto questo passo e che in tal

modo nella fantasia si e' svincolato dalla massa, e' capace nella realta',

secondo un'ulteriore osservazione di Rank, di ritrovare il cammino che riconduce

alla massa. Egli infatti va in giro e racconta alla massa le azioni dell'eroe da

lui inventate. Quest'eroe non e' in sostanza altri che lui stesso (ibidem).

In questo scenario Freud - poeta epico cantore di antichi vicende entra

improvvisamente in una dimensione senza tempo, dove si annullano le differenze

tra passato e presente, e accetta di occupare il posto di chi ha ucciso il

padre. Cosi' diventa per lui possibile differenziarsi dalla massa di coloro che

non hanno compiuto questo percorso mentale verso una consapevolezza decisiva per

il costituirsi della propria individualita'.

L'assunzione di responsabilita' nei confronti di una propria volonta' omicida e'

un atto fondamentale e conclusivo per la propria individuazione. Ma qual e' la

via che permette di accedervi? Tentiamone una descrizione: l'individuo

progressivamente viene trascinato all'interno della scena mitica e ne diventa

parte nel ruolo del protagonista. In questo modo recupera nello stesso momento

sia la matrice originaria della socialita' (il suo essere partecipe del mito

dell'orda primitiva) sia la condizione per la sua individuazione, la' dove

afferma di essere protagonista attivo del mito. E' un processo dove l'iniziale

posizione di differenza individuo gruppo si scioglie sino al punto che

l'individuo ritrova il suo essere identico a tutti in quanto partecipe di

un'identica vicenda collettiva, ma cosi' ritrova anche la propria vicenda



personale come possibile oggetto del proprio desiderio svincolato dalla massa.

Bion. Cercando di organizzare il suo lavoro di psichiatra con i soldati del

reparto di Northfield, Bion si accorge di essere continuamente disturbato nei

suoi obiettivi di lavoro. La soluzione poteva essere quella di ripensare alla

propria difficolta' emotiva nell'organizzare il proprio rapporto con il gruppo

cosi' da trovare una relazione piu' soddisfacente con esso. La sua soluzione e'

invece apparentemente folle, ma sostanzialmente geniale e in forte connessione

ed analogia con il processo precedente riferito al poeta epico. Invece di

trattare il problema come un suo problema individuale (non riesce ad

organizzarsi nei confronti dei disturbi esterni) decide di trattarlo come un

problema del gruppo. Decide che il gruppo ha un problema nevrotico a proposito

della disciplina cosicche' si creano disturbi che riguardano tutti.

Mette percio' in sospensione la differenza tra individuo e gruppo per recuperare

l'esistenza dell'individuo nel gruppo e quindi la sua liberta' d'azione. Bion

tratta il problema come fece quell'individuo che alla domanda: 'Dove sta la tua

mente?' rispose che la sua mente stava negli altri. E in cio' procede come il

poeta epico che, trattando della sua pulsione omicida attraverso il racconto del

mito dell'eroe, la rappresenta sullo schermo del mito fino al punto di poterla

riconoscere come propria.

Fornari. 'La nascita dei movimenti collettivi ha nell'inconscio la stessa

struttura decisionale che si mobilita intorno alla nascita di un bambino. Ogni

progetto culturale collettivo umano nasce dall'idea di qualcuno, dunque da un

pensiero. Il pensiero nasce come un sogno dall'oscurita' di noi stessi, come un

uccellino ferito che non puo' sperare di sopravvivere se non trova un processo

sociale, un collettivo, che lo riconosca come degno di essere fatto vivere.'

(Fornari, Il codice vivente.)

RENATO DE POLO


Il mio contributo alla discussione prendera' le mosse da una vignetta clinica

tratta da una seduta di gruppo di preadolescenti con problematiche nell'area

socio-relazionale e dell'affettivita'.

Facendo riferimento al brano di Bion citato come stimolo dalla dott.ssa Curi

Novelli, mi propongo di affrontare il tema in discussione in relazione alla

formazione, o meno, nel gruppo, di immagini mentali che consentano all'individuo

di pensarsi 'uno', pensarsi 'molteplice', senza che debbano essere chiamate in

causa ne' un'idea di sviluppo, ne' un'esclusione reciproca del tipo aut/aut.

A tal fine accostero' alla seduta di gruppo il seguente brano di Winnicott: '

per ogni donna, vi sono sempre tre donne: la bambina, la madre, la madre della

madre. Nei miti appaiono costantemente tre generazioni di donne, oppure tre

donne con funzioni diverse ella (la donna) comincia da tre, mentre l'uomo

comincia con l'urgenza di essere uno. Essere 'uno' significa essere solo, ed

esserlo sempre di piu''.

'Donna' e 'uomo' non sono qui proposti in senso concreto, ma come 'funzioni',

nel senso in cui utilizza Bion questo termine, e cioe' 'attivita' mentali

proprie di una certa quantita' di fattori che operano in concordanza', atte

quindi a consentire una trasformazione in direzione di una nuova idea fruibile e

pertanto trasmissibile e comunicabile.

DANIELA MOGGI FICI










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