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I TERRITORI URBANI - LA CITTA, LE RETI URBANE, LE STRUTTURE TERRITORIALI



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I TERRITORI URBANI


LA CITTA’


  1. rivoluzione urbana e territorio urbano

Il termine “rivoluzione urbana” indica un cambiamento radicale, anche se in tempi molto lunghi,e non una semplice modificazione. Si può dire che la prima rivoluzione urbana si ebbe nel villaggio di Uruk ( nella bassa Mesopotamia), 3500 anni a.C.,perché si erano create le due condizioni necessarie alla nascita della città: 1) la concentrazione spaziale di popolazione, insediamenti e attività lavorative; 2) l’aumento della specializzazione produttiva che è la conseguenza della complessità dell’organizzazione economico – sociale.Perché nascesse la città, occorreva passare dal nomadismo alla sedentarietà con aggregazioni di nuclei familiari simile ai moderni villaggi rurali









LE RETI URBANE .246

Le aree gravitazionali

Mentre prima l’insediamento urbano dipendeva dalle caratteristiche fisiche dei luoghi e dalla presenza di acqua e di superfici agricole, dopo, nell’insediamento entra in gioco due fattori:

-il sito in sé (montagna, collina, pianura),

-il rapporto con il resto del territorio che si sviluppa con la realizzazione delle vie di comunicazione.

L’organizzazione territoriale dipende da: numero delle vie di comunicazione;numero dei centri urbani; traffico; comunicazioni e informazioni; quantità e qualità di funzioni che si sviluppano in ogni centro urbano.

  1. Le aree gravitazionali  sono i centri urbani che attraggono la popolazione, condizionano le attività economiche e orientano gli interessi culturali entro raggi più o meno ampi, secondo la rispettiva capacità gravitazionale. Ogni area urbana esercita una doppia forza, centripeta (verso l’esterno) e centrifuga (verso l’interno) e la distanza cui giunge la sua proiezione all’esterno dipende dalla quantità e dalla qualità delle funzioni che in essa si svolgono, mentre gli spazi circostanti sono eterodiretti, cioè condizionati da altre città.
  2. traffico è l’intensità dei flussi visibili che si snoda su ogni territorio
  3. comunicazioni e informazioni  è l’intensità dei flussi invisibili che si snodano su ogni territorio.
  4. gerarchia degli spazi è una caratteristica dei territori ed è l’intensità degli scambi di merci, di ogni forma di traffico e dei flussi di informazione – comunicazione, con al centro la città.
  5. poli sono i centri urbani, dotati di forza gravitazionale rispetto al territorio circostante.


LE STRUTTURE TERRITORIALI


Tra i centri urbani, insediati sul territorio di una regione, si istaurano dei rapporti che possono essere:

fortemente gerarchizzati, in modo unidirezionale, in quanto tutte le interelazioni si svolgono tra la città principale e gli altri centri che tra loro restano scarsamente interconnessi ( ritroviamo in questa tipologia la Val D’Aosta);

gerarchia polarizzata, cioè dipendenza assoluta della periferia dal centro, cioè dipendenza degli insediamenti minori da quello maggiore ( avviene in parecchi paesi del terzo mondo);

gerarchia interconnessa si verifica in una fase di più intenso sviluppo economico (territorio permettendo). In questo caso la dipendenza dal centro si attenua, grazie al decentramento di strutture e funzioni;

massimo sviluppo di interconnessione, quando ogni centro viene collegato direttamente a tutti gli altri con infrastrutture varie, non si hanno, cioè gerarchie e polarizzazioni.

Come risultato abbiamo territori: equilibrati o squilibrati; mono o policentrici; polarizzati oppure interconnessi; che possono cambiare, in base al cambiamento delle infrastrutture ( la realizzazione di una strada, ad esempio, cambia l’organizzazione dello spazio).


La pianificazione del territorio urbano


Si cominciò a pensare allo sviluppo metropolitano moderno, in Inghilterra, dopo la rivoluzione industriale. In seguito, a Parigi, furono realizzati i primi palazzi che sostituirono quartieri fatiscenti. Analogamente avvenne a Bruxelles, Londra, Barcellona e Firenze. Nel 1857, a Vienna furono abbattute le fortificazioni della città vecchia per realizzare una rete viaria. Con il socialismo utopista, si pensò al:

falansterio.Era questo un edificio ideale, progettato da Charles Fourier, in cui inserire armonicamente abitazioni per più famiglie, luoghi di ritrovo collettivi e spazi lavorativi.

Alla fine dell’800, Ebenezer Howard, progettò le prime città giardino che consistono in spazi urbani decentrati, nei quali recuperare strutture materiali e valori che la nuova città industriale aveva soffocato

Pianificare lo sviluppo e l’organizzazione di un territorio significa:

arrestare l’espansione delle metropoli e dei centri urbani di maggiori dimensioni,

dotare anche il restante territorio di strutture e servizi,

migliorare la qualità degli spazi già urbanizzati.

E’ necessario pianificare per:

garantire l’armonico sviluppo del territorio, lasciandolo al libero mercato,

evitare che le funzioni economiche soffochino i bisogni sociali, soprattutto dei ceti più deboli e penalizzano gli equilibri ecologici.

Gli strumenti necessari per la pianificazione sono:

legge urbanistica nazionale. Fissa i criteri -guida da osservare su tutto il territorio con l’indicazione di parametri minimi inderogabili. Quella italiana, del 1942, è inadeguata alle attuali esigenze,

Piano regolatore comunale. Fissa le direttive generali dello sviluppo urbanistico entro i confini comunali,

Piani a scala intermedia (relativi a paesi , regioni, comunità montane, ecc).


LA REGIONE – CITTA’ .256

Lo sviluppo urbano contemporaneo,

Dovuto alla rivoluzione industriale, fu accomnato da due fattori:

un’eccezionale concentrazione di manifatture e opifici,

una rapida crescita della popolazione urbana, ossia del tasso di urbanizzazione, in seguito all’abbandono delle camne da parte della maggioranza dei contadini. Il tasso di urbanizzazione, è difficilmente calcolabile, perché non esiste una soglia precisa ( perché varia nel tempo e da paese a paese), per cui si può parlare di città o di paese o di villaggio.

La città industriale è caratterizzata da due nuove strutture:

produttiva: la fabbrica,

abitativa: quartieri proletari, realizzati caoticamente intorno ai nuclei urbanizzati preesistenti.

Da notare che le città, prima dell’industrializzazione, svolgevano funzione residenziale per le classi sociali più elevate, con la industrializzazione, l’organizzazione del territorio fu plasmato in base alle nuove esigenze produttive ( si sono realizzate banche, comnie assicurative, borsa valori, società, nuove soluzioni urbanistiche, aumento dei flussi di traffico interno, ecc).

Differenze tra la prima (fine settecento) e la seconda (fine ottocento) rivoluzione industriale:

caratterizzata dall’energia data dal carbone, che condizionava la localizzazione industriale e lo sviluppo dei centri urbani, nelle regioni minerarie,

caratterizzata dall’energia elettrica, che, essendo trasportabile con gli accumulatori e gli elettrodotti, permise agli opifici di trasferirsi nelle città, vicino ai mercati di sbocco.



Nelle città, ci fu un ulteriore sviluppo, dovuto al motore a scoppio che permise di accelerare gli spostamenti. (come era avvenuto in precedenza con il treno a vapore).


Urbanizzazione e periferizzazione


Lo sviluppo urbano, dopo la rivoluzione industriale, si basa su due modelli:

urbanizzazione, fu il primo ed è originato dalle grande migrazioni dalla camna alla città e si distinguono due casi: a) urbanizzazione – industrializzazione, che sarebbe il “Nord” della Terra, b)urbanizzazione senza industrializzazione, i paesi del Terzo Mondo.Questo modello permette di definire il rapporto città- camna ( perché si può individuare con precisione il passaggio dallo spazio urbano a quello rurale).

Periferizzazione è un modello di recente realizzazione e riguarda i paesi del Nord che hanno un avanzato sviluppo economico. Accomna la cosiddetta fase di terziarizzazione delle economie post - industriali. Questo modello, modifica tutti gli assetti territoriali, perché la città invade la camna e quindi, i due spazi si confondono.


Il decentramento urbano


Prima della terza rivoluzione industriale, le fabbriche preferivano la localizzazione urbana, perché garantiva vantaggiose economie esterne, ma quando, ci si accorse che le diverse economie esterne annullavano i vantaggi derivanti dalla localizzazione all’interno della città, si passò al decentramento, cioè il trasferimento degli impianti al di fuori dell’area urbana, in prossimità delle grandi arterie stradali, con vantaggi indiretti, quali l’abbassamento dei costi dei mezzi di trasporto e con il finanziamento indiretto, cioè il costo della nuova area, classificata come terreno agricolo, e il ricavo dalla vendita di quella abbandonata, permette di sopportare gli oneri dei nuovi impianti e anche di realizzare un profitto. Con il decentramento, nelle città rimangono i centri decisionali, mentre gli impianti, sono trasferiti all’esterno della città.

La rendita fondiaria( cioè il valore dei suoli) del suolo, urbano o rurale che sia, è in funzione della distanza dal centro e, a parità di altre condizioni, il proprietario di una superficie più vicina al centro urbano, godrà di una rendita maggiore, dato il prezzo più elevato del terreno. La rendita urbana è più elevata di quella rurale, per diversi motivi:

la quantità di terra destinata a scopi agrario- forestali è di gran lunga maggiore,

al settore primario vengono lasciati gli spazi periferici, meno desiderabili,

a parità di superficie, il valore aggiunto realizzato su un’unità di terreno agricolo è inferiore e aumenta meno velocemente del valore aggiunto ottenuto quando sulla stessa superficie si insediano attività secondarie, terziarie o strutture abitative.

La valorizzazione delle aree periferiche e della camna, genera il loro incremento di valore.


La metropoli e l’area metropolitana


La metropoli è un territorio urbano, di vaste dimensioni, i cui sobborghi sono cresciuti fino toccare e, poi inglobare i paesi e i piccoli centri urbani confinanti. Si tratta di una struttura territoriale monocentrica che si differenzia dalla conurbazione, in quanto quest’ultima è caratterizzata dal policentrismo, ossia una serie di aree centrali e periferiche che si alternano in continuazione.

Area metropolitana: consiste in un’area più o meno ampia dove si sviluppano un certo numero di centri.

megalopoli: insieme di metropoli e aree metropolitane vicine tra loro ed estese su vasti territori collegati da un’intensa rete di relazioni terziarie superiori o quaternarie.

Conurbazione atlantica: consiste in un’area urbanizzata che si estende per più di 600 km.


Randstad Holland.

Nei Paesi bassi allo scopo di evitare il congiungimento delle grandi conurbazioni olandesi e formare quindi un grande anello in un unico spazio urbano e di conseguenza riempire gli spazi rurali del Randstad, i tecnici addetti alla pianificazione si prefissero di evitarlo stimolando la crescita di città ubicate nella parte nordorientale del paese, riequilibrare la distribuzione della popolazione e degli insediamenti nel Randstad e frenando la crescita delle città di maggiori dimensioni incentivando i centri minori e nuove città.



I flussi migratori


le cause che determinano, in ogni epoca, i flussi migratori sono il disequilibrio tra incremento demografico e risorse disponibili. In altre parole, i movimenti migratori sono causati, oltre che dal fattore economico, da: conflitti sociali, etnici, politici, religiosi.

in passato, pur dovendo emigrare per le precarie condizioni ambientali ( dovute alle variazioni climatiche o a crescite demografiche), non era possibile conoscere la realtà e le coordinate geografiche del luogo dove ci si sarebbe fermati,

in seguito, chi si mosse lo fece consapevole della diversità dei luoghi raggiunti.

Da notare che i rifugiati politici appartengono ad una forma emigratoria coatta (costretta) e molte volte trovano notevoli difficoltà d’inserimento nel nuovo ambiente.

Si può schematizzare in due situazioni l’impatto che il flusso migratorio determina nella terra di immigrazione:

la prima, si identifica con il colonialismo o con le conquiste di terre scarsamente abitate, quindi, prevale l’immigrazione;

la seconda è quella dell’immigrato che si inserisce in un contesto sociale strutturato e popolato, dove il reciproco scambio culturale, origina una trasformazione culturale. Se invece, l’immigrato viene rifiutato, si verifica l’emarginazione e l’antagonismo etnico.

2. le conseguenze sono: a) poiché migrano prevalentemente i giovani, si ha l’invecchiamento della popolazione d’origine ed il ringiovanimento medio degli abitanti del paese verso il quale si emigra; b) perdita economica per i paesi d’origine, abbandonati quando i lavoratori diventano adulti e produttivi e capitale nel paese d’immigrazione; c) poiché in genere emigrano gli uomini, si ha una prevalenza di donne nel paese d’origine e di uomini nel paese dove si emigra.

la natura delle correnti migratorie possono essere:temporanee, a carattere stagionale e definitive. Quest’ultime riguardano soprattutto i grandi spostamenti di popoli o di consistenti gruppi sociali. La corrente migratoria diventa irreversibile, quando si sposta tutta la famiglia perché i più giovani rimarranno nel nuovo ambiente. Tra le forme di flusso migratorio definitivo di maggiore importanza, è l’esodo rurale.

I flussi migratori odierni

Oggi ci sono due nuove tendenze migratorie:

la prima è quella che riguarda i paesi in via di sviluppo che migrano nei paesi a elevata industrializzazione. In altre parole, l’esplosione demografica del Sud e l’implosione del Nord e l’enorme divario economico tra le due parti del Mondo, generano il nuovo flusso. Poiché nel Terzo mondo, la popolazione cresce più rapidamente delle risorse e dei posti di lavoro, ci sarà, nel prossimo futuro un esodo più massiccio verso i paesi del Nord con la conseguente affermazione in numerosi paesi della plurietnicità. Con l’esodo si verifica il fenomeno chiamato delle aspettative crescenti, cioè chi emigra spera di migliorare le proprie condizioni di vita e di riuscire a realizzarsi professionalmente( molti sono diplomati o laureati).

la seconda è che lo spostamento deriva in parte dalla miseria in parte da ragioni di lavoro, dovute all’integrazione mondiale dei mercati in seguito all’avanzato sviluppo economico.


Dal Sud al Nord della terra .62

Per comprendere i flussi migratori odierni dal Sud al Nord della Terra ed i loro possibili sviluppi, occorre puntualizzare alcuni fatti:

la crescita demografica si concentra nel Sud, mentre la ricchezza aumenta nel Nord;

la crescita demografica nel Terzo Mondo, dipende dalla tecnologia dei paesi sviluppati

( vedi l’abbassamento della mortalità per i progressi della medicina);

il Sud del Mondo dipende dal Nord anche in campo alimentare;



nel terzo mondo la popolazione cresce più rapidamente della ricchezza nazionale e della produzione agricola, per cui, peggiora il tenore medio di vita e aumenta il divario con il Nord;

nel Sud della Terra, per scongere la disoccupazione ed il degrado ambientale, è necessario intervenire rapidamente con una modernizzazione tecnologica ed economica;

Nel Sud, aumenta la disoccupazione e l’immigrazione, perché mancano i capitali necessari allo sviluppo economico;

Nei paesi emergenti, la diffusione di massa dei mezzi di trasporto, genera aspettative crescenti e rende più avvertibile il divario sociale;

Il problema dell’immigrazione ha assunto una dimensione mondiale e solo in questo modo (mondiale) va affrontato.


Un modello interpretativo: la rendita urbana


Gli insediamenti urbani si differenziano tra di loro per:

l’uso, che può essere abitativo, produttivo, commerciale, spazio verde, struttura culturale, ricreativa, educativa e religiosa;

la qualità come abitazioni signorili, civili, economico-popolari, negozi di lusso e ordinari, sedi di banche o studi professionali più o meno prestigiosi.

La distribuzione degli insediamenti all’interno della città dipende dalla rendita urbana ossia il prezzo delle aree edificabili che cambia in rapporto alla loro localizzazione. In Italia la struttura urbana è radiocentrica (un solo centro) ed il valore del terreno decresce dal centro verso la periferia.Perciò

la rendita urbana dipende dalla posizione delle singole zone rispetto alle aree centrali e può essere:

-Assoluta stabilisce che i fondi, situati all’interno di una certa area urbana, hanno lo stesso prezzo (ad esempio di 1.000.000 al mq).

-Differenziale è la differenza del prezzo di un fondo che, all’interno di una certa area, ha più valore degli altri (ad esempio il valore è 1.100.000 al mq e gli altri 1.000.000 al mq, 100.000 è la rendita differenziale). La rendita differenziale può essere:

- naturale come la posizione panoramica;

-artificiale dovuta alla presenza di infrastrutture significative, come la metropolitana.

Le infrastrutture possono essere primarie e sono tutte quelle opere necessarie per l’urbanizzazione della zona, come gli allacciamenti alla rete di erogazione del metano, acqua, elettricità,ecc Sono invece secondarie, le scuole, le chiese, i negozi, ecc.



Le new towns = le nuove città . 268


Sono nuovi insediamenti abitativi e produttivi realizzati a 50-l00 km dal centro della metropoli per decongestionarla. E’ un modello di organizzazione del territorio, adoperato da diversi paesi ( Francia, Inghilterra, ecc). Nel pianificare queste nuove città satellite, è necessario prevedere:

tutti i fondamentali servizi;

le infrastrutture;

le funzioni economiche, sociali, culturali (per stimolare la popolazione a trasferirsi dal centro cittadino);

maggiore presenza di verde;

maggiore qualità dell’ambiente;

minor costo delle aree abitative e produttive (per incentivare l’esodo)

incentivi per l’industria ed il settore terziario, con sgravi fiscali, con reti di telecomunicazioni e viarie efficienti

La rilocalizzazione di funzioni


È il trasferimento di istituzioni e di funzioni dal centro verso la periferia, con il vantaggio di a) alleggerire la pressione sulla capitale e b) rivitalizzare i centri minori.

Molti paesi adottano queste politiche di riorganizzazione territoriale, come, ad esempio, in Francia,l’università da cui escono gli amministratori pubblici è stata trasferita da Parigi a Strasburgo; in Italia, invece, abbiamo una situazione anomala, perché le istituzioni e le funzioni sono concentrate a Roma. Questo provoca immigrazione e squilibri nei centri minori.


4. Le città industriali –


Nella seconda metà del settecento,con la rivoluzione industriale e l’illuminismo, ci fu una vera rivoluzione urbana perché ogni aspetto della realtà veniva valutato con il metodo scientifico:

Lo spazio è misurato con il metro che sostituisce il braccio, il piede e il pollice;

L’ arte si separa dalla vita. Infatti, la progettazione perde importanza perché prevalgono i mezzi economico-tecnici.

Il rapporto tra pubblico e privato cambia per merito dei codici voluti dalla borghesia industriale;

Le iniziative immobiliari ed economiche, sono regolate dalle leggi del mercato (non più dall’intervento pubblico);

Diminuzione dei controlli nel momento dei cambiamenti con conseguente nascita, nel primo ottocento, del caotico paesaggio urbano;

Riorganizzazione degli spazi per il progresso tecnico e lo spirito imprenditoriale.

Nella città industriale l’importanza data alla rendita fondiaria, impedisce la ricerca del bello, la diffusione degli ampi spazi pubblici e determina una densità di popolazione elevata.


Le città post-industriali .266


La popolazione della città post-industriale passa dalla vecchia predominanza dei “blu collars” a quella dei “white collars ”, cioè gli impiegati (il mercato del lavoro preferisce sempre più un addetto specializzato, ben istruito e responsabile) predominano sugli operai (comunque ancora necessari per le costruzioni e le manutenzioni). La città cambia aspetto e deve avere due nuovi requisiti:

facilitare il più possibile le comunicazioni, quindi gli uffici dei white collars sono riuniti in grattacieli forniti di pratici ascensori;

facilitare il flusso di persone che vanno e vengono dalla città che usano l’automobile, con strade larghe, parcheggi sotterranei e a più piani. Purtroppo l’uso individuale dell’automobile causa inquinamento e quindi, occorrono regole che limitano il traffico cittadino (ad esempio chiudendo l’accesso al centro, uso maggiore dei mezzi pubblici ai quali si accede da parcheggi periferici).




5. Le città europee

In Europa, la città ha sempre avuto un ruolo predominante sul resto del territorio circostante. Dal punto di vista storico, la città europea è :

compatta e stratificata socialmente;

polifunzionale;

a elevata densità abitativa.

Gli elementi caratteristici delle città europee sono:

- le mura, costruite durante il medioevo, con le quali s’intendeva separare la città dalla camna o città tra di loro;

le tracce monumentali del passato, che limitano la rete viaria cittadina;

il contrasto tra l’urbano e il rurale( la città circondata da ulivi, viti, ecc).

Le città del nord Europa, presentano una rete urbana molto fitta e articolata, mentre in quelle dell’Europa orientale, si fa più rada.


Le città pianificate dal socialismo


Le città dell’Est europeo hanno avuto, nell’organizzazione del territorio, una pianificazione:

controllo dello spazio urbano a livello centrale per evitare i disequilibri dello sviluppo incontrollato;

particolare attenzione alle questioni sociali per impedire la formazione di quartieri degradati;

abbattimento dei costi con la prefabbricazione;

presenza di servizi sociali e impianti sportivi;

Nel secondo dopoguerra, in paesi dell’Est come la Romania, si è cercato di rendere razionale l’organizzazione del territorio (cioè una ridistribuzione delle attività industriali e la valorizzazione di regioni prima trascurate dal settore terziario), ma una cattiva qualità d’interventi, ha reso le città

Funzionali solo per lo sviluppo industriale e anonime e tutte uguali per il resto.

Nella ex Unione Sovietica asiatica, invece, i nuovi insediamenti sono dotate dei principali servizi sociali , di buone infrastrutture e sono autonome.


Le città del Nuovo Mondo


Le città americane e australiane sono nate:

in seguito al colonialismo (le città più antiche sono del XVI-XVII sec., come Lima e New York);

in seguito alla rivoluzione industriale ;

furono fondate dai pionieri che si occupavano di dissodare le terre vergini consentendo tra l’altro la realizzazione di reti ferroviarie e stradali.Le città si differenziavano al loro interno in base alla discriminazione razziale (quartieri bianchi da una parte, neri dall’altra).

L’America anglosassone non conobbe il feudalesimo, perciò la città nacque come struttura aperta al resto del territorio. Caratteristiche delle città canadesi e statunitensi sono:

la forte dispersione;

la grande espansione;

la bassa densità abitativa.

Il centro urbano è strutturato sul modello funzionale inglese del downtwon e del grattacielo, anch’esso funzionale perché il vecchio viene rapidamente con uno più efficiente.

La zona residenziale è strutturata sul modello “diffuso”. Sono casette unifamiliari prospicienti la strada circondate da minuscoli giardini privi di recinzione e raggiungibili con il trasporto privato.

Le minoranze etniche, a basso reddito, vivono nei ghetti. Sono quartieri dove le strade non sono asfaltate, l’illuminazione stradale insufficiente , il servizio di nettezza urbana è precario. Inoltre nel ghetto il costo della vita può essere più elevato che all’esterno a causa:

dei minori stimoli culturali che i ragazzi ricevono in famiglia;

delle condizioni economiche;

delle scarse occasioni di evasione;

del modesto bagaglio di istruzione di cui i genitori dispongono;

il basso livello culturale delle poche scuole presenti.



Le città del sottosviluppo


Nei paesi sottosviluppati, è difficile applicare lo stesso modello urbano per tutte le città. Il colonialismo diretto o indiretto, le ha rese tra loro profondamente diverse, anche se, in un certo senso, le unifica (essendo appunto di origine coloniale).

Durante il colonialismo, le città si formarono in prossimità dei porti perché, in questo modo, si poteva facilmente esportare in Europa, le ricchezze del luogo, a danno delle popolazioni indigene che risiedevano nell’interno. Quindi, l’amministrazione politica ed economica risiedeva nelle città costiere. La periferia, rappresentata dai villaggi, era collegata alla città, con una rete di strade e ferrovie che servivano esclusivamente al trasporto di ricchezze. La peggiore conseguenza del colonialismo fu la tratta degli schiavi, cioè la popolazione indigena aveva il compito di caricare, scaricare e trasportare le ricchezze a loro tolte. Perciò, alla fine del colonialismo,le famiglie danneggiate, si spostarono verso le città per cercare nuove occupazioni., che non trovarono. Quindi, si formarono, dal punto di vista dell’estensione e del numero degli abitanti, delle metropoli ( come,Bogotà, La Paz, Bangkok, ecc, che sono città sterminate alle quali si accede per lo più lungo strade e ferrovie non efficienti e attraversando per chilometri sobborghi desolati), che non erano in grado di dare una adeguata sistemazione economica ed abitativa alle famiglie nomadi. Perciò, gradualmente, si sono formati ghetti e bidonville ( nell’America latina in Africa, in Asia in tutte le grandi città si trovano favelas, barrios, bidonville) , che sono il segno delle contraddizioni dello sviluppo economico e delle disuguaglianze sociali. Le abitazioni delle bidonville, sono baracche, costruite in lamiera, legno, mattoni non intonacati dove manca ogni servizio igienico, compresa l’acqua potabile che viene attinta da lontane fontane pubbliche. Le strade, all’interno delle bidonville, sono caotiche viuzze, non asfaltate. Gli abitanti delle bidonville, sono abusivi, è come se ufficialmente non esistessero e le amministrazioni comunali preferiscono non intervenire neppure con l’allacciamento alla rete elettrica, ciò significherebbe rendere definitiva qualcosa che si vorrebbe eliminare. Quando le condizioni economiche lo permettono, alla popolazione di un area a baracche vengono assegnati alloggi popolari appositamente costruiti e le baracche demolite, che immediatamente vengono ricostruite da altre famiglie( è un continuo flusso e riflusso umano). Nelle bidonville,la vita degradata e la lotta per la sopravvivenza, sono la causa dell’alta mortalità infantile; dell’ analfabetismo e della emarginazione sociale.

Nei paesi in via di sviluppo, il mercato è una sorta di prolungamento della camna nel centro urbano ed i venditori sono gli stessi contadini.

L’inurbanamento non è completamente funzionale allo sviluppo economico, ma ciascun flusso migratorio colloca gli ultimi arrivati sul gradino sociale più basso, mentre chi è immigrato prima, occupa i posti di lavoro migliori.












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