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"LA TERRA E' LA CULLA DELL'UMANITA'. MA CHI VUOLE RIMANERE PER SEMPRE NELL CULLA?" (Kostantin E. Ziolkovskij 1857-1935) - La tecnologia nelle esploraz

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"LA TERRA E' LA CULLA DELL'UMANITA'. MA CHI VUOLE RIMANERE PER SEMPRE NELL CULLA?"

(Kostantin E. Ziolkovskij 1857-l935)

La tecnologia nelle esplorazioni spaziali del passato: il razzo.


L'inizio dell'era spaziale è datato 16 marzo 1926, giorno in cui R.H. Goddard fece volare il primo razzo a propellente liquido della storia. Questo può bastare per capire quanto sia stata importante l'invenzione del razzo per l'esplorazione del cosmo.

Tuttavia, il dispositivo del motore a reazione esisteva già da molto tempo: era infatti conosciuto già dagli antichi Cinesi, i quali, nel 360 a.C. documentarono un semplice esperimento. Venne appeso un modello di colomba con il corpo cavo ad un filo, mentre una fiamma la riscaldava da sotto. Dopo un certo tempo l'aria calda che si trovava all'interno dell'uccello fuoriusciva da un foro sulla coda e la colomba iniziava a muoversi in avanti. Perché succede questo? Il principio fisico è molto semplice. L'aria che si riscalda tende ad espandersi e, trovando come unica via d'uscita il foro sulla coda esce verso il retro della colomba. Naturalmente il flusso di aria si muoverà con una certa forza, e per il terzo principio della dinamica questa creerà una forza di uguali intensità e direzione, ma con verso opposto. Quest'ultima spinta si trasmetterà sulla parete interna della colomba e quindi essa incomincia a 'volare' in avanti.



Il terzo principio è espresso dalla formula

Fab = - Fba

che si legge: la forza F esercitata da A su B ha uguale intensità e verso opposto di quella esercitata da B su A. Questo, noto come "principio di azione e reazione", e gli altri due principi della dinamica ("principio di inerzia" e "legge fondamentale delle dinamica"), furono previsti inizialmente da Galileo Galilei e Isaac Newton, ma il funzionamento del motore a reazione era conosciuto, come abbiamo visto, già da molto prima.

In particolare, Erone di Alessandria, matematico e ingegnere greco, nel 62 a.C. documentò l'invenzione dell'eolipila. Questa non era altro che una sfera cava munita di una serie di beccucci ricurvi disposti lungo una circonferenza massima e montata su un supporto girevole; attraverso il supporto veniva introdotto all'interno della sfera del vapore, il quale, fuoriuscendo dai beccucci, faceva ruotare la sfera stessa.

I primi ad utilizzare i razzi in chiave 'moderna' furono comunque i cinesi, come detto in precedenza. Nell'anno 850 d.C. fu stilato un resoconto della fabbricazione di fuochi d'artificio spinti dalla combustione di una polvere progenitrice della polvere da sparo; poi, nel 1232 un soldato cinese raccontò e scrisse di aver messo in fuga i Mongoli che assediavano una città cinese usando dei razzi: è questo molto probabilmente il primo uso bellico dei razzi.

L'arrivo in Occidente del razzo avviene successivamente con l'invenzione della polvere da sparo, attribuita al teologo e scienziato inglese Roger Bacon (italianizzato in Ruggero Bacone): questo monaco nel 1260 fornì la formula del propellente e mise a punto il processo di distillazione del suo componente principale, il salnitro. Ed è proprio questo componente che nella reazione di combustione della polvere da sparo libera ossigeno accelerandola. Anche se, va ribadito, la polvere da sparo era usata dai cinesi fin da epoche molto antiche.

Durante il corso dei secoli successivi il razzo si affermò così come strumento bellico per eccellenza fra tutti gli eserciti d'Europa. Ma bisogna arrivare al Novecento per trovare un modo diverso di concepire il razzo, ovvero come il dispositivo per portare l'uomo fuori dall'atmosfera terrestre.

Infatti, durante la Seconda Guerra mondiale gli scienziati e gli ingegneri tedeschi avevano  dapprima progettato il razzo V 1, e poi il V 2, con il quale avevano bombardato Londra. La mente creatrice del V 2 era quella di Wernher von Braun il quale, finita la guerra, fu convinto dagli statunitensi a trasferirsi in America per continuare gli studi e per sviluppare la sua invenzione. Circa 200 dei suoi collaboratori lo seguirono, mentre gli altri si spostarono nell'ex Unione Sovietica.


Passo dopo passo, si iniziò dunque la costruzione (sia negli USA che nella vecchia URSS) di razzi vettori in grado di mettere in orbita satelliti artificiali o uomini, di portare astronauti sulla Luna e di spedire sonde automatiche fuori dal Sistema Solare.


Ora vediamo meglio il funzionamento di un razzo vettore moderno.


Innanzitutto, dobbiamo però capire che cosa avviene all'interno di un motore a razzo. In poche parole, il combustibile (che può essere sia solido che liquido che gassoso) reagisce con il comburente, l'ossigeno: questa reazione in chimica viene detta di combustione. Il prodotto di questa reazione, solitamente un gas, esercita una certa pressione uguale in tutte le direzioni. Questa pressione è la forza che darà la spinta a tutto il dispositivo per effetto dell'azione-reazione sopra descritta.

Qui bisogna però fare una precisazione: finora si è infatti parlato di motori a 'reazione' e a 'razzo'. Convenzionalmente, per motore a reazione si intende quello che prende il comburente dall'ambiente esterno (ES: i jet), mentre per motore a razzo si intende quello che porta con se il comburente insieme al combustibile (ES: i missili).

E' naturale pensare che un motore che debba funzionare anche in assenza di ossigeno deve essere un motore a razzo. Proprio per questo, il motore a razzo è stata la chiave dell'esplorazione spaziale fino ad ora, perché in grado di agire fuori dall'atmosfera terrestre, ma ha grosse limitazioni. In primo luogo, il consumo di propellenti. Il fatto che un razzo, esaurita la sua scorta di carburante non abbia più modo di muoversi, è il più grosso problema legato a questo dispositivo. Poi c'è il fatto delle dimensioni: per poter trasportare tutto il propellente e le apparecchiature delle missioni i razzi devono essere di dimensioni enormi.

Queste due problematiche sono state risolte in parte con l'uso dei vettori a più stadi, ma il continuo allargamento delle frontiere dell'umanità ha spinto l'uomo stesso a cercare nuove tecnologie per esplorare ancora più 'comodamente' il cosmo. La sfida degli ingegneri aero-spaziali del nuovo millennio è quindi questa: trovare nuovi 'motori' (magari che risolvano del tutto i problemi di propellenti e dimensioni) in grado di raggiungere gli orizzonti dello spazio mai esplorato prima.


La storia delle esplorazioni spaziali.


Veniamo ora a quanto successo nel corso degli anni, per quanto concerne l'esplorazione dello spazio.

L'uomo, da sempre, a causa della sua innata curiosità, osserva il cielo e si chiede quali siano i suoi misteri. Nella seconda metà del XX secolo, molte delle domande che si poneva l'umanità hanno  infine trovato una risposta in una nuova e rivoluzionaria scienza: l'astronautica. In meno di dieci anni, l'uomo vide così avverarsi due sogni a cui Jules Verne tanto aspirava, ovvero viaggiare nello spazio interetario e scendere sulla Luna. Questi sono due dei molti traguardi raggiunti di cui si parlerà appunto d'ora innanzi.

Ma andiamo con ordine. Anni Cinquanta: è da poco  finita la Seconda Guerra Mondiale, ed Unione Sovietica, sconfitta, e Stati Uniti, usciti vittoriosi dal conflitto, entrano in Guerra Fredda. Dopo le due bombe atomiche sganciate sul Giappone dagli americani, questo periodo è segnato dal continuo pericolo di una guerra nucleare, e non è stato certamente uno dei periodi migliori per gli abitanti delle due nazioni e dell'Europa. Ma è proprio in questo periodo che nasce l'astronautica.

La competizione tra le due superpotenze non è mai comunque sfociata in uno scontro armato (per fortuna!), ma in una rivalità per stabilire per primi i record spaziali. I sovietici furono i primi a costruire e a mettere in orbita un satellite artificiale, a mandare un uomo (e poi una donna) nello spazio, a sperimentare una stazione orbitante; gli americani, invece, riuscirono per primi a far atterrare un uomo sulla Luna.

La corsa alla conquista dello spazio andò pertanto avanti fino alla fine delle Guerra Fredda, nel 1989, dopodiché le due nazioni riaprirono i rapporti ed iniziò la collaborazione. Negli ultimi decenni si inserirono anche l'Europa e il Giappone con le rispettive agenzie, che insieme all'americana avanzatissima NASA e alla Russia partecipano all'ambizioso progetto di fine millennio: la Stazione Spaziale Internazionale, trampolino di lancio per continuare e sviluppare l'esplorazione dello spazio profondo.

Negli passi seguenti sono dunque riportate le missioni e i personaggi che hanno segnato gli avvenimenti più importanti delle grandi conquiste scientifiche avvenute dalla nascita dell'astronautica.


Ziolkovskij, Oberth, Goddard: i padri dei viaggi spaziali.


Le prime ipotesi ben fondate di viaggi al di là dell'atmosfera furono formulate da un maestro di scuola elementare russo, K. E. Ziolkovskij (1857-l935). Fu colui che, autodidatta, nel 1883 elaborò la teoria della propulsione a razzo nel vuoto e nel 1895 accennò alla possibilità di mettere in orbita satelliti artificiali.

Nel 1903 fu pubblicato il suo libro fondamentale, intitolato 'Esplorazione dello spazio cosmico mediante apparecchi a reazione', in cui scrive di una navicella a forma di goccia azionata a idrogeno e ossigeno liquidi. Nello stesso anno illustrò con estrema precisione la costruzione di un razzo a tre stadi in grado di portare l'uomo fuori dall'atmosfera della Terra, prevedendo molti dei problemi connessi. Ipotizzò inoltre la realizzazione di una stazione orbitante costituita da moduli inviati dalla Terra e assemblati nello spazio, e la possibilità di adattare all'uomo nuovi mondi.

Nonostante tutto, peccò però di pessimismo, perché disse che l'uomo sarebbe riuscito a lavorare nello spazio solo nel secolo successivo, mentre questo avvenne nel 1965 con Aleksej Leonov.

Invece, R. H. Goddard (1842-l945) fu il primo uomo a dedicare la propria vita allo studio dei razzi e della loro dinamica. Nel 1910 la radio non era stata ancora inventata e nessuno aveva fatto un viaggio in aereo, quando Goddard immaginò il congegno per arrivare al pianeta rosso: il 16 marzo 1926 in Massachusetts fece volare un razzo spinto da un propellente liquido per due secondi e mezzo. E' proprio questa la data d'inizio dell'era spaziale.

Infine, l'ultimo dei tre pionieri dei voli spaziali in ordine cronologico è il professore di fisica e matematica tedesco H. Oberth (1894-l989), che, durante la Grande Guerra, effettuò numerosi esperimenti per simulare l'assenza di gravità e progettò un razzo a lunga gittata a propellente liquido, fantasia pura per i colti dell'epoca. Nel 1923 si laureò poi in fisica a Heidelberg con una tesi intitolata 'Il razzo nello spazio interetario'. Scrisse questo libro senza sapere delle precedenti opere di Ziolkovskij e Goddard, ma lo dotò di un robusto impianto matematico; fu questa opera a dargli la fama.

Lanciò il suo primo razzo nel 1931 e nel 1938 divenne docente all'Università Tecnica di Vienna. Nel 1941 si trasferì a PeenemAnde, dove ebbe Wernher von Braun (1912-l977) come assistente. Quest'ultimo sarà il principale fautore dei viaggi spaziali americani, mentre altri suoi allievi avrebbero dato vita all'astronautica in Unione Sovietica.


Sputnik: la sfida spaziale è lanciata .


Come già scritto, furono i sovietici i primi a mettere in orbita un satellite articifiale: il 4 ottobre 1957 fu infatti lanciato dall'Unione Sovietica il razzo che avrebbe portato in orbita il primo satellite artificiale. Lo Sputnik 1 orbitò ad un'altezza dalla superficie terrestre che oscillò tra i 230 e i 940 km: il satellite non uscì dunque mai dall'atmosfera. Ma già a 160 Km, per la rarefattezza dell'aria, le leggi dell'aerodinamica perdono la loro validità e prende il sopravvento quella della gravitazione universale, proposta da Newton: stiamo quindi parlando di astronautica.

Ma che cos'era lo Sputnik 1? Lo Sputnik 1 non era altro che una palla metallica, dalla quale uscivano quattro antenne, con un diametro di 58 cm ed un peso di 83,6 Kg. Al suo interno era posta la strumentazione, costituita da due radiotrasmittenti alimentate da batterie chimiche. Durante le sue orbite fu seguito dagli stupiti occhi di tutto il mondo, e ascoltato dagli orecchi radar di molte stazioni terrestri.

L'Unione Sovietica aveva così battuto sul tempo gli Stati Uniti, da anni impegnati nel progetto Vanguard, rivelatosi un completo fallimento. I sovietici avevano stabilito il primo record dello spazio e nel giro di un mese stabilirono pure il secondo: il primo essere vivente della Terra ad entrare in orbita attorno al pianeta. La cagnetta Laika fu la protomartire della conquista spaziale a bordo dello Sputnik 2. Partito il 3 novembre del 1957, era ben più grande del suo predecessore: pesava infatti 508,3 Kg.

La risposta degli USA arrivò invece solo il 31 gennaio del 1958, con il lancio dell'Explorer 1, un satellite progettato da Wernher von Braun.

La corsa allo spazio era iniziata.


L'uomo nello spazio: Vostok e Voskod .


Ecco la tabella di tutte le missioni del progetto Vostok:


NAVICELLA

PESO (kg)

COSMONAUTA

ORBITE

DAL

AL

Vostok 1  


Yuri Gagarin 




Vostok 2  


German Titov




Vostok 3  


Andrian Nikolajev   




Vostok 4  


Pavel Popovic   




Vostok 5  


Valerj Bykovskj 




Vostok 6 


Valentina Tereshkova 





Il progetto Vostok segnò nella storia dell'esplorazione spaziale una incredibile serie di record: il primo uomo nello spazio con Yuri Gagarin, il primo volo in coppia delle Vostok 3 e 4, la prima donna nello spazio con Valentina Tereshkova. Un vero successo con cui (come già per gli Sputnik) l'Unione Sovietica ancora una volta stupì il mondo.

In particolare, ogni volo batté il record precedente di permanenza nello spazio: Gagarin vide sorgere e tramontare il sole una sola volta, toccando terra 108 minuti dopo il lancio della sua navicella, mentre gli altri cosmonauti rimasero in assenza di gravità per più tempo, sperimentando le prime attività spaziali. Curiosamente, prima del lancio della Vostok 6 i responsabili dei voli fecero diverse prove e simulazioni per verificare se una donna fosse stata adatta ai viaggi spaziali. Tutti i tabù furono sfatati e la Tereshkova stabilì il suo record.

L'importanza delle missioni Voskod fu invece l'uscita di un cosmonauta nello spazio aperto protetto solo da una tuta spaziale. Il 18 marzo 1965 fu messa in orbita la Voskod Diamante, seconda (dopo la Vostok Rubino) e ultima navicella del progetto. Fu Aleksej Leonov a sperimentare l'EVA (Extra Vehicular Activity), attaccato alla nave solo da alcuni fili del telefono; a bordo lo aspettava Pavel Belyayev.

L'uomo sulla Luna: il programma Apollo.


Sbalorditi da tutti i primati stabiliti dall'Unione Sovietica in così pochi anni, gli Stati Uniti decisero allora che sarebbero stati i primi a portare un uomo sulla Luna. E così fu.

Il 25 maggio 1961 il Presidente John Fitzgerald Kennedy annunciò che l'America stava preparando un progetto che entro la fine dello stesso decennio avrebbe fatto compiere il primo allunaggio della storia. In realtà gli americani si stavano preparando già da tempo per questo evento tramite i programmi Mercury e Gemini.

La fase di progetto tecnico fu però la parte più faticosa; poi, iniziarono le sperimentazioni. Innanzitutto bisognava trovare un razzo ed un veicolo in grado di allunare e far ritornare sulla Terra tre astronauti: le soluzioni furono il Saturno V e la navetta Apollo. Quest'ultima era davvero rivoluzionaria. Divisa in due sezioni principali, conteneva tutto il necessario alle missioni di sbarco sulla Luna. La prima parte era il Modulo di Servizio e Comando (Command and Service Module, CSM) dove alloggiavano gli astronauti e si trovavano i rifornimenti di energia, acqua e ossigeno; la seconda era il Modulo Lunare (Lunar Module, LM), che avrebbe fatto allunare due astronauti e li avrebbe fatti riattraccare al Modulo di Servizio e Comando per il ritorno a casa.

Il progetto fu un gran successo: le uniche missioni fallite furono la Apollo 1 (purtroppo con la morte dell'equigio) e la Apollo13 (dove invece i tre astronauti ritornarono sulla Terra sani e salvi). 12 astronauti provarono l'emozione dello sbarco dall'Apollo 11 del 21 luglio 1969 con Neil Armstrong,  primo uomo a lasciare un'impronta sul satellite terrestre, all'Apollo 17 del 1972, ultima volta che l'uomo è sceso sul nostro satellite.

Il programma aveva ovviamente portato un gran progresso tecnologico, oltre a quello scientifico per la conoscenza del suolo lunare, favorendo la rivoluzione informatica dei successivi decenni. Dopo la conquista della Luna, la sfida parallela alla Guerra Fredda poi si affievolì, e si poté assistere qualche anno più tardi anche alla missione congiunta Stati Uniti-Unione Sovietica Apollo-Soyuz.


L'esplorazione del Sistema Solare


Dagli anni Sessanta agli anni Novanta decine di missioni si anche sono susseguite con l'intento di scoprire i segreti dei pianeti del nostro Sistema e dello stesso Sole.

Come vedremo, gli americani avranno la superiorità assoluta in questo campo. Precisamente, il progetto che spianò la strada a tutti i successivi fu Mariner, con 10 sonde dirette sia verso l'interno del Sistema che verso l'esterno. Queste ultime erano tutte dirette verso Marte, poiché non si conosceva ancora un metodo per spingere oltre una sonda. La svolta la diede solo l'ultima, Mariner 10, che doveva raggiungere Mercurio.

Grazie ai calcoli effettuati da Giuseppe Colombo, allora docente di meccanica celeste all'Università di Padova, la sonda entrò in orbita attorno al pianeta sfruttando il "gravity assist", la spinta gravitazionale. Fu la forza di gravità di Venere a creare il cosiddetto 'effetto fionda' indispensabile al Mariner 10 per raggiungere il suo obiettivo. Il 16 marzo 1975 la sonda sorvolò il pianeta da 327 Km di distanza; nei suoi tre incontri ravvicinati, fotografò 2700 volte il pianeta rivelandone circa il 45% della superficie. Inoltre, rilevò una tenuissima atmosfera di elio e idrogeno, ne misurò la temperatura e scoprì un debole campo magnetico; riuscì a misurare, con maggiore esattezza rispetto ai calcoli fatti da Terra, la massa di Mercurio e quindi la sua densità, la quale è poco più bassa di quella terrestre.

Mariner 10 fu la prima e ultima sonda ad essere inviata verso il pianeta più interno del Sistema Solare: le grandi missioni spaziali si sposteranno infatti sempre di più verso la ricerca di vita sui pianeti, e, poco ma sicuro, su Mercurio non c'è possibilità di vita.

Le Mariner aprirono anche la via verso Marte, verso cui furono dirette le due sonde Viking. A differenza delle precedenti, queste erano dotate di un modulo attrezzato per l'atterraggio su Marte, il lander, oltre all'orbiter (la nave madre). Partite da Cape Canaveral il 20 agosto e il 9 settembre 1975, fecero atterrare i propri lander il 20 luglio e il 3 agosto dell'anno dopo.

La principale missione dei veicoli Viking era la ricerca di vita sul pianeta rosso. L'esito fu negativo, ma la missione fu comunque portata a termine, perché furono compiute ricerche di tipo geofisico del terreno e meteorologico dell'atmosfera e, contemporaneamente, scattate foto di paesaggi mai visti prima.

Intanto, il 2 marzo 1972 era stata lanciata la sonda Pioneer 10, la quale il 3 dicembre 1973 sorvolò a distanza Giove; fu seguita dalla gemella Pioneer 11 che, utilizzando la spinta gravitazionale del pianeta gigante, si sollevò sul piano dell'eclittica per ritornare ad attraversarlo nel 1979 in prossimità di Saturno. Un'altra rotta era stata tracciata: quella dei pianeti giganti esterni.

Di conseguenza, tutto era pronto per il progetto Voyager, il quale porterà l'America a far compiere il più lungo viaggio mai fatto da una sonda. Sfruttando l'allineamento dei pianeti giganti che si ripete ogni 180 anni, Voyager 2 partì per prima, il 20 agosto 1977 (la sua rotta era più lenta). Il 5 settembre 1977 fu lanciata Voyager 1, che raggiunse Giove nel marzo 1979 e Saturno nel novembre 1980; infine, ingaggiò una traiettoria che la portò fuori dal Sistema Solare.

A questo punto, la seconda sonda aveva tutti i dati necessari per quella che sarà la sua 'Odissea': Voyager 2 esplorò l'80% della superficie di Ganimede e Callisto, il 25% di quella di Europa. Nel luglio del 1979 entrò nell'orbita di Giove, dalla quale riuscì ad osservare anche Amaltea e Io, confermandone l'intenso vulcanismo. Raggiunse la distanza minima dal pianeta gigante (650.000 Km) il 9 luglio; fu così proiettata verso Saturno, dove giunse nell'agosto 1981. I dati inviatici da questa sonda sono di inestimabile valore: immagini mai viste dalla Terra, misurazioni di campi magnetici ed estimazioni di atmosfere, 'topografie' di superfici e tanti altri ancora. Il viaggio doveva finire qui, ma non fu così. Riparato da terra un malfunzionamento, Voyager 2 sfruttò la spinta gravitazionale del pianeta degli anelli per giungere sino ad Urano: fu la prima sonda ad osservare da vicino i cinque maggiori satelliti del pianeta. Era il 1986 e gli uomini della NASA non si accontentarono: negli anni trascorsi dal lancio, la tecnologia dell'informatica e delle telecomunicazioni era progredita in modo incredibile ed essi, sfruttandola, riuscirono a riprogrammare il computer di bordo in modo tale da far arrivare il Voyager 2 a Nettuno. E, il 24 agosto '89, lo raggiunse, per poi essere proiettato fuori dal Sistema Solare. Con un colpo di fortuna, penetrò nella magnetosfera del pianeta azzurro esattamente parallelo alle linee di forza del campo magnetico. Questo fatto lo portò proprio sopra il polo, dove osservò splendide aurore polari.

Oggi Voyager 2 è fuori dal sistema dei pianeti, ma continua a inviare segnali debolissimi sulla Terra, portando con sé i segni della presenza umana nell'Universo.

Parlando dell'esplorazione dei pianeti non sono mai stati nominati gli europei, i quali non si impegnarono più di tanto in questo campo. Raggiunsero invece un altro importantissimo traguardo: furono i primi ad inviare una sonda ad esplorare una cometa. L'occasione si presentò con l'ultimo passaggio della Halley, nel 1986, che l'ESA (Agenzia spaziale europea) sfruttò grazie alla sonda Giotto e alla collaborazione di Giappone, Unione Sovietica e Stati Uniti.

Il 2 luglio 1985 la sonda fu messa in orbita terrestre da un razzo Ariane, e la notte tra il 13 e il 14 marzo dell'anno dopo incrociò a 596 Km la cometa. Giotto inviò sulla Terra circa 4300 immagini della Halley e del suo nucleo.

Tre anni più tardi furono lanciate dalla navetta spaziale Atlantis le due sonde americane Magellano e Galileo. Partite rispettivamente il 5 maggio e il 18 ottobre '89, avevano rotte completamente opposte, essendo la prima diretta verso Venere e la seconda verso Giove.

La prima sonda a scendere su Venere fu una sovietica (progetto Venera), ma solo con Magellano si poté elaborare una 'mappa' dettagliata di più del 90% della superficie del pianeta. Indispensabile per la buona riuscita dell'impresa, fu l'uso del radar al posto delle telecamere: solo le onde radar sono infatti in grado di penetrare la spessa e densa atmosfera di Venere, e, quindi, di studiarne la conformazione.

Galileo era costituita da due parti: un orbiter e una sonda atmosferica. Prima di entrare in orbita osservò diversi asteroidi, la Luna e la caduta sullo stesso Giove della cometa in frantumi Shoemaker-Levy 9. Questo perché utilizzò una traiettoria a spirale: partita dalla Terra, ricevette la prima spinta da Venere, quindi un'altra dalla Terra che la diresse verso il Sole; presa una gran velocità, girò ancora una volta attorno alla Terra che la diresse infine verso Giove. Galileo è dotata di un'antenna in grado di trasmettere dati in gran quantità. La divisione della sonda avvenne il 7 dicembre 1995, quando l'orbiter intraprese una precisa orbita intorno al pianeta gigante. Mentre questo guardava Giove dall'alto, la sonda atmosferica segnava la sua 'morte' lanciandosi verso la superficie: in 75 minuti di volo furono inviati sulla Terra tutti i dati che ci si aspettava dalla missione.

Una missione molto particolare è infine SOHO (Solar and Heliospheric Observatory), un progetto congiunto ESA-NASA con l'obiettivo di spiare il Sole. La sonda è partita da Cape Canaveral il 2 dicembre 1995 e il 14 febbraio successivo si è inserita nella posizione di equilibrio tra la Terra e la nostra stella (a circa 1,5 milioni di Km dal pianeta). Questo è un punto in cui SOHO è completamente priva di peso perché le forze di gravità dei due corpi celesti si annullano.

Questa sonda ha il compito di 'sorvegliare' il Sole e cercare di prevenire situazioni pericolose per i satelliti geostazionari.

Durante tutto il '99, SOHO ha inviato immagini e rilevamenti di diversi tipi dell'attività solare, che in quell'anno toccava i suoi massimi; si è preoccupata soprattutto del vento e della corona, anche se in realtà ha anche un altro compito importantissimo. Deve monitorare i terremoti del Sole. La cosiddetta eliosismologia si prepone infatti, sfruttando i dati della sonda, di conoscere la struttura interna del Sole, come è successo per la Terra con la sismologia classica.


Mir, la stazione spaziale orbitante.


La Mir è la prima stazione orbitante di nuova generazione costruita dall'Unione Sovietica. Fu messa in orbita nel 1986, per sostituire la Saljut 7, ed è stata attiva fino alla fine del millennio, essendo giunta alla sua conclusione solo il 23 marzo 2001, quando, guidata da Terra, è stata fatta precipitare sull'Oceano Pacifico.

Questa stazione spaziale era costituita da parti assemblate in diversi momenti; i moduli principali erano sei, ed hanno orbitato a circa 400 Km di distanza dalla superficie terrestre; nei 15 anni di operatività vi si sono avvicendati un gran numero di cosmonauti, anche se al passaggio di millennio risultava 'disabitata'. Nel 1995 la Mir con V. Poliakov ha regalato, tra l'altro, un altro record imbattuto alla Russia: il più lungo periodo di permanenza nello spazio, con ben 437 giorni.

La stazione aveva anche un dispositivo di aggancio per le navi Soyuz e gli Shuttle americani, oltre ad un altro per i veicoli automatici da rifornimento Progress. Nel 1997 si erano inoltre verificati diversi guasti all'interno della stazione spaziale, subito riparati con missioni di soccorso; questo fa comunque capire quanto ormai fosse 'vecchia' la Mir, e come si aspetti con ansia l'entrata in funzione della Stazione Spaziale Internazionale.


La Stazione Spaziale Internazionale.


L'idea prese forma nel 1984 negli Stati Uniti, e prevedeva la costruzione di una stazione spaziale permanente in orbita, da subito aperta ad una larga partecipazione internazionale a causa degli elevatissimi costi da sostenere. Il progetto è ben accolto dalle agenzie spaziali europea, canadese e giapponese, e nel 1988 viene firmato il primo accordo per il programma Freedom. La congiuntura internazionale non è però la migliore per un progetto di tale portata: proprio in questi anni tutti gli Stati sono costretti ad una più o meno drastica riduzione dei bilanci per lo spazio a causa di una diffusa crisi economica e il progetto viene quasi subito ridimensionato e ritardato.

Anche la situazione politica va nel contempo mutando: con la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda sono mature le condizioni per una partecipazione del nuovo governo russo al programma. Così, l'adesione dell'ex Unione Sovietica nel 1995 rivitalizza il progetto, che nel frattempo ha tuttavia subito duri attacchi anche da parte di alcune componenti della comunità scientifica internazionale spaziali. Ma queste difficoltà vengono superate, anche grazie al nuovo scenario politico-economico che vede, da una parte, l'occasione imperdibile della prima cooperazione tra tutte le maggiori potenze mondiali, e, dall'altra, il diffondersi di un notevole interesse commerciale per le attività spaziali, che apre la via agli investimenti di soggetti privati e quindi all'aumento dei finanziamenti disponibili.

L'accordo finale prevede allora la realizzazione di una Stazione Spaziale Internazionale (ISS) che a fine assemblaggio, attualmente previsto per il 2004, sarà costituita da sei laboratori e due moduli abitativi pressurizzati, e da nove piattaforme esterne per l'alloggiamento di strumentazione scientifica; potrà ospitare fino a 6 astronauti e mantenere sotto osservazione, grazie alle caratteristiche orbitali, l'85% della superficie terrestre, dove vive il 95% della popolazione; sarà visitata ogni tre mesi dallo Shuttle o dai vettori russi, che provvederanno al trasporto di materiale scientifico e di sussistenza e al ricambio dell'equigio.

Anche se, data la complessità del programma, ritardi e problemi sia tecnici sia finanziari sono ancora possibili, questa sarà ormai molto probabilmente la conurazione della ISS in orbita, con motivazioni, obiettivi e prospettive più ampi e promettenti di quelli per i quali fu ideata vent'anni prima della sua realizzazione.








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