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LE ARMI NUCLEARI

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LE ARMI NUCLEARI


Nell'ambito delle armi nucleari, distinguiamo la capostipite di questi ordigni, la «bomba atomica», dal successivo sviluppo, rappresentato dalla «bomba all'idrogeno». Quanto alle parti che le compongono, distinguiamo la «testata», cioè la carica che esplode, dal «vettore» che è il veicolo (aereo, missile) che la trasporta.

La bomba atomica sfrutta un fenomeno fisico chiamato «fissione» (o scissione) nucleare: il nucleo di certi atomi pesanti, autonomamente o perchè bombardato con un neutrone, si spacca in due parti e libera un certo numero di neutroni. Questi neutroni possono produrre nuove fissioni di altri nuclei, se il materiale che circonda il primo nucleo è sufficientemente denso ed esteso. In questo caso si produce una reazione a catena nella quale si liberano grandi quantità di energia.




La bomba all'idrogeno si basa invece su un processo nucleare opposto a quello dell'atomica: la «fusione». Nuclei leggeri (generalmente di deuterio, un isotopo dell'idrogeno) si fondono in modo da formare un nucleo più pesante di elio e liberano energia a causa della maggiore stabilità del nucleo prodotto. Per ottenere la temperatura necessaria alla fusione dei nuclei leggeri è necessario un innesco costituito da una «piccola» bomba a fissione. La quantità di energia liberata è, a parità di peso d'esplosivo, circa dieci milioni di volte maggiore di quella degli esplosivi convenzionali.

Gli effetti di una bomba nucleare (atomica o all'idrogeno) sono tre:

1) Effetto meccanico: l'energia prodotta dalla fissione o dalla fusione genera innanzitutto un'onda di pressione, uno spostamento d'aria che abbatte tutto ciò che ostacola il suo cammino nel raggio di chilometri.

2) Effetto termico: all'onda d'urto segue un'onda di calore. La temperatura nel punto di scoppio è di alcune decine di milioni di gradi centigradi. E' la temperatura che raggiunge la materia all'interno del Sole, in grado di «sublimare», ossia di trasformare in gas ionizzato, qualunque oggetto.

3) Effetto radioattivo: quest'ultimo è anche il più spaventoso. In parole semplici possiamo dire che le radiazioni danneggiano gli oggetti e gli esseri viventi che ne sono colpiti, sottoponendoli a trasformazioni strutturali più o meno rapide.

Gli effetti delle radiazioni dipendono dalla distanza alla quale gli esseri viventi contaminati possono in qualche caso diventare a loro volta fonti di contaminazione indiretta. Gli effetti della radioattività si manifestano anche a notevole distanza di tempo e persino dopo generazioni.

Studi recenti hanno avanzato l'ipotesi di un effetto sinora trascurato della guerra nucleare e che in caso di impiego di una quota anche limitata delle attuali testate coinvolgerebbe non soltanto le regioni colpite ma l'intero pianeta. Si tratta del cosiddetto «inverno nucleare». Dall'incendio delle città e dei boschi si leverebbe una densa cortina di fumo e di detriti che impedirebbe l'irradiazione solare per un periodo più o meno lungo ma sufficiente a interrompere la fotosintesi clorofilliana e quindi il ciclo agro-alimentare. Buio, freddo e fame si abbatterebbero sulla Terra non più raggiunta dai raggi del Sole.

Infine si può ricordare la cosiddetta «bomba N», o bomba al neutrone. Non si tratta di un'arma concettualmente diversa, in quanto i suoi effetti non sono qualitativamente differenti da quelli delle altre bombe nucleari. Anche la bomba N produce i tre effetti che abbiamo già descritto. La bomba N tuttavia si differenzia perché diverso è il rapporto tra gli effetti distruttivi: l'onda d'urto e quella di calore sono più contenute (ma non nulle) mentre l'effetto delle radiazioni resta più pronunciato, in modo tale da colpire gli esseri viventi con minimi danni per le cose. Si tratta sostanzialmente di un'arma rivolta a facilitare il successivo attraversamento dei territori colpiti da parte delle forze convenzionali.



I vettori, i mezzi che consentono di portare l'ordigno nucleare sull'obiettivo, vengono classificati in «tattici», «di teatro» e «strategici».

Le armi tattiche sono quelle che vengono impiegate da unità elementari dell'esercito. Piccoli ordigni nucleari possono persino essere lanciati con cannoni di concezione pressoché tradizionale. Sia gli Stati Uniti sia l'Unione Sovietica dispongono di cannoni in grado di lanciare bombe della potenza di uno-due chilotoni alla distanza di alcune decine di chilometri. Particolari armi nucleari tattiche sono le mine «da demolizione», collocate in siti prestabiliti prima del sopraggiungere del nemico e fatte esplodere al momento opportuno. Benché manchino dati ufficiali per l'Est, sembra che sia la NATO sia il Patto di Varsavia dispongano anche di mine «portatili» da usare nell'ambito di azioni di commandos dietro le linee nemiche.

Vettori tattici delle armi nucleari possono essere anche gli aerei da appoggio ed i missili. I missili tattici consentono alle grandi unità dell'esercito di colpire rapidamente in profondità senza dover attendere che si muova l'aviazione. I missili sono più imprecisi ma anche meno vulnerabili degli aerei. La gittata va dai cento chilometri dei modelli più compatti alle diverse centinaia degli ordigni più ingombranti. I missili tattici possono inoltre sostituire la testata nucleare con una testata chimica.

A livello intermedio fra le armi tattiche e le armi strategiche si pongono le armi di teatro che, nella concezione delle due superpotenze, riguardano una zona di operazioni limitata. Il concetto di teatro può però estendersi fino a comprendere tutto il territorio dell'Europa: si tratta quindi di armi molto potenti. Di questa categoria ricordiamo gli aerei SU-24 (Urss), F-l11 (Usa) e Tornado (europeo) ed i missili Pershing 2 e SS- 20. Inoltre non si può dimenticare la «famiglia» dei missili Cruise (ossia di «crociera»). Questi sono qualcosa di assai diverso dai missili tradizionali: un Cruise è un missile che segue un itinerario prefissato, sostenuto da ali e spinto da un turboreattore per l'intera durata del volo. E' guidato da un computer che, confrontando il terreno sorvolato con mappe inserite in memoria, può seguire rotte tortuose sfiorando il terreno fino a centrare con precisione bersagli di ridotte dimensioni. Anche la carica nucleare è miniaturizzata.

Infine, il potenziale strategico delle superpotenze è costituito dalla triade bombardieri, missili basati a terra, missili su sottomarini. Stati Uniti ed Unione Sovietica hanno adottato, per ragioni storico-politiche oltreché tecniche, soluzioni diverse al problema della proporzione tra questi tre elementi: mentre l'Urss ha concentrato il suo sforzo nello sviluppo di un enorme parco di missili basati a terra, gli Usa hanno cercato di mantenere un equilibrio numerico tra le tre componenti. Anche questa differenza di impostazione complica non poco gli attuali negoziati per la riduzione delle forze strategiche.






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