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La biodiversità



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La biodiversità









  Cos’è: Parlare di biodiversità significa fare riferimento agli aspetti di difformità e varietà che caratterizzano la vita sulla Terra, significa, cioè, riferirsi a una pluralità di esseri diversi che svolgono diverse funzioni e la mancanza di una di queste potrebbe alterare l’ordine naturale. E’ bene sottolineare che il concetto di essere non concerne solo l’uomo e gli animali, ma anche le piante e che quindi anche esse rientrano nell’ecosistema; basta pensare al reciproco vantaggio tra le piante con fiori e gli insetti impollinatori, o agli uccelli insettivori che sono dotati di particolari becchi.



Esistono tre tipi di biodiversità: genetico, di specie e di ecosistema. La diversità genetica consiste nel patrimonio genetico degli organismi ed è determinata dalla ricombinazione delle quattro basi azotate che costituiscono il DNA (per la riproduzione per via sessuata), dalle mutazioni dei geni e dei cromosomi, dalla migrazione di individui con geni rappresentativi di una popolazione in un’altra popolazione con caratteristiche genetiche differenti.

La biodiversità di specie raggruppa tutti gli organismi che sono omogenei dal punto di vista genetico e che si possono accoppiare tra loro. Il livello ecosistemico, in cui la complessità con le specie comprende le loro interazioni, i flussi energetici e di materia.


  L’influenza dell’uomo nella biodiversità: La diversità biologica, è un bene, ma l’equilibrio che si era un tempo instaurato saldamente al suo interno è stato pian piano danneggiato dall’azione dell’uomo determinando la ssa di specie, non accomnata dalla sostituzione di nuove. Di conseguenza l’evoluzione può sfruttare al massimo le sue potenzialità negli ambienti lontani dall’attività umana, tendente al consumo dei beni naturali, al taglio delle foreste, alla trasformazione agricola e all’industrializzazione per far fronte alle esigenze dell’aumento della numerosità delle popolazioni; ma con una popolazione in continua crescita, per quanto durerà ancora l’evoluzione? E’ forse vero che l’uomo sta ipersfruttando le sue abilità e sta avviandosi pian piano al proprio suicidio? Sembra così strano che proprio il lio privilegiato dell’evoluzione abbia così poca cura di ciò che gli permette di vivere.

I danni maggiori che l’uomo sta provocando nell’ambito della biodiversità sono dovuti essenzialmente all’evoluzione che l’uomo ha compiuto in risposta alle sue esigenze vitali. Ad esempio, l’introduzione all’aratro con il vomere ha comportato una maggiore resa agricola, ma anche una rivoluzione dell’organizzazione sociale in quanto servivano più addetti per la manutenzione del lavoro. Le risorse naturali hanno già subito in questo momento una prima variazione nello sfruttamento: da un utilizzo relazionato ai bisogno personali a uno sfruttamento dipendente dalla tecnologia disponibile.

Ma le preoccupazioni sul piano della biodiversità derivano anche dall’ambito del mercato: per fare un esempio, la produzione di alcune piante che forniscono grassi vegetali implicano l’utilizzo di sostanze inquinanti che comportano di conseguenza ampie trasformazioni del territorio, talvolta vane a causa della sostituzione dei grassi con sintesi chimiche. A mio avviso, l’uomo dovrebbe sperimentare tecniche di coltivazione in laboratorio anziché danneggiare l’ambiente con la conseguente ssa di particolari specie, sfruttando le sue capacità ed abilità che ha sviluppato in questi ultimi anni soprattutto per quanto riguarda le mutazioni genetiche. Potrei sembrare un po’ troppo tragica nel dire che l’uomo si sta condannando con le sue mani, ma l’atteggiamento che egli assume molto spesso di fronte ad una prospettiva di guadagno lo rende il vero e proprio distruttore del mondo.

Esaminando nel dettaglio le aree che risentono di più dell’influenza umana, è possibile vedere che in primo luogo si trovano la distruzione e l’alterazione degli habitat: la perdita di specie di piante, ad esempio, determina un’estinzione anche nelle specie di animali, in modo tale che circa i tre quarti di estinzioni di specie di uccelli e un terzo di quelle di altri animali dipendono dalla trasformazione degli habitat terrestri. Questo fatto comporta la frammentazione degli spazi utilizzabili dalle popolazioni, con perdita della continuità delle distribuzioni e ciò, a sua volta, ha come conseguenza l’aumento dell’isolamento fra le diverse popolazioni locali di una specie. Ne deriva una ridotta possibilità di fruire dell’ambiente naturale e quindi la formazione di popolazioni più piccole che favoriscono la riduzione di variabilità genetica impedendo la combinazione di alleli che potrebbero dare origine a specie forti che sopravvivano alla selezione naturale.

Lo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo è il secondo, per importanza, dei fattori che influenzano l’evoluzione riducendo la diversità biologica. Il sistema più diffuso è quello che consiste nella raccolta di una risorsa in una certa area limitatamente a quanto essa non rischi di diventare troppo rara o di sire completamente, per poi cercare un’altra zona da sfruttare. In realtà questo metodo di sfruttamento si tratta un sovrasfruttamento delle risorse in modo tale da utilizzarne una quantità superiore a quella necessaria per il recupero. Questo sistema è il più diffuso per quanto riguarda la pesca e il depauperamento del legname delle foreste, ma può essere trovato anche in altri rami, come, ad esempio, la raccolta di particolari piante o la caccia di animali da cui si possono ricavare risorse utilizzabili per la costruzione di oggetti, fibre,ecc .



L’attività umana, inoltre, spesso porta all’eliminazione artificiale delle barriere naturali che impediscono alle specie di disperdersi, dando loro occasione di inserirsi in ambienti nuovi. Le specie introdotte non sono in grado di sopravvivere nei nuovi ambienti o, al contrario, possono trovare condizioni favorevoli alla loro sopravvivenza a scapito di quella delle specie autoctone, fungendo da parassiti o da predatori. L’influenza umana, tuttavia, talvolta si può rivelare utile in quanto si possono originare nuove specie con le interazioni fra le popolazioni autoctone e quelle introdotte successivamente.

Questo è ciò che accade con l’influenza diretta dell’uomo sull’ambiente sottoforma di sfruttamento delle risorse, ma non bisogna dimenticare anche l’inquinamento, che è una forma di erosione dell’evoluzione indiretta dal momento che a stretto contatto con l’ecosistema è una delle conseguenze dell’attività dell’uomo. Esso fa variare i livelli di radiazione, le modalità di ripartizione dei flussi energetici, la costituzione chimico- fisica dell’ambiente e l’abbondanza delle specie. Tra gli agenti fisici vanno ricordate le radiazioni (centrali nucleari) e temperatura (scarichi di acque degli impianti di raffreddamento); metalli e composti organici che sono esempi inquinanti di natura chimica; allevamenti o introduzione di nuove specie sono esempi di inquinamento da organismi. Dopo aver effettuato analisi di tossicità, è risultata la possibilità che una sostanza non sia dannosa di per sé, ma alcuni dei suoi derivati, modificati dai normali processi di metabolizzazione. I danni genetici legati all’inquinamento si distinguono fra quelli che coinvolgono il DNA dei gameti e quelli del DNA di altre cellule di individuo. Nel primo caso si ha mutazione genica e l’eventuale danno interessa i discendenti che ricevono in eredità la nuova informazione genetica. Nel secondo caso si ha mutazione somatica che colpisce l’individuo che l’ha subita anche sottoforma di tumore.

Infine, occorre tenere conto delle modalità di immissione nell’ambiente degli inquinanti: diretta, da scarichi e fughe; indiretta, quando passa un lungo periodo di tempo fra l’origine dell’inquinante e la sua diffusione, come per i rifiuti urbani e agricoli che arrivano dal mare; diffusa, come rilascio in quantità sufficienti su un’ampia area della superficie terrestre, com’è successo con il DDT e il petrolio. A mio avviso, l'immissione indiretta è la degradazione ambientale più pericolosa perché i suoi effetti non sono immediatamente percettibili rendendo l’uomo incapace di accorgersi in tempo del danno che ha fatto o che magari sta continuando ad arrecare all’ambiente; tuttavia credo che questo non abbia una grande rilevanza visto che ogni giorno che passa è possibile rendersi conto che, malgrado i danni ambientali siano alquanto evidenti, siano pochi coloro che sono disposti a sacrificare modalità di guadagno per salvaguardare l’ambiente di oggi e del futuro. Credo che la situazione che si è ormai creata per quanto riguarda la condizione ambientale ed ecologica sia dettata soprattutto dall’avidità, in primo luogo di guadagno. Mi riferisco, ad esempio alla possibilità di dotare gli scarichi delle fabbriche di depuratori o di rinunciare a produrre particolari oggetti con materiali derivanti da animali o piante. Devo ammettere di essere contraria allo sfruttamento delle risorse naturali di cui si è parlato, anche se so che essere privi di tutte quelle comodità che caratterizzano la vita quotidiana e che, purtroppo, sono ottenute con queste modalità è veramente difficile, o, per lo meno, la difficoltà maggiore è quella di convincere una massa enorme di persone ad adeguarsi a nuove modalità di vita, più scomode da un lato, ma sicuramente molto più convenienti sul piano etico.

Bisogna, tuttavia, riconoscere che l’intervento umano non si è rivelato del tutto negativo: ad esempio, egli ha introdotto nell’ecosistema piante ed animali ibridi che garantiscono vantaggi sia sul piano economico perché c’è una varietà più vasta di merce da introdurre nel mercato e perché alcuni di questi animali e piante possono sopravvivere anche in zone più fredde o più calde; sia sul piano dell’ecosistema, in quanto l’eterogeneità delle specie favorisce la nascita di nuove varietà che sono sottoposte alla selezione naturale, determinando la sopravvivenza di quelle specie più forti e quindi più utili anche all’uomo. L’uomo è intervenuto sulla selezione naturale soprattutto per quanto riguarda le colture privilegiandone alcune in base ad un particolare contesto culturale e ai suoi gusti. Oggi l’influenza che l’uomo sta avendo deriva anche dagli esperimenti di laboratorio che mescolano geni di specie relative a regni diversi per ottenere varietà di animali e piante che riescono a soddisfare le esigenze di una popolazione in continua crescita. Ad esempio, operando a livello di DNA è stata creata una varietà di fragola che riesce a sopravvivere anche in ambienti freddi grazie alla presenza nel suo genotipo di un gene di un pesce delle zone artiche.



Io sono favorevole agli esperimenti di laboratorio e ai prodotti transgenici, anzi li considero una, se non l’unica, delle soluzioni che si possano trovare a questo problema, in quanto non comportano né inquinamento, né perdita di specie, anzi, sono anche indirizzati a crearne nuove. Ritengo che la biologia molecolare e le biotecnologie non debbano essere incriminate anche perché ciò che creano in laboratorio viene innanzitutto incontro alle esigenze della popolazione, senza danneggiare l’ambiente con sostanze inquinanti o determinando l’estinzione di specie. Un esempio sono i cibi transgenici. Questo fatto, però, ha suscitato varie polemiche della serie “Non mangio cibi transgenici perché non so cosa mangio” . credo che sia sempre qualcosa di più incontaminato di ciò che deriva dall’industria .

Ritengo che non debbano essere condannati tutti quegli esperimenti di laboratorio e che poi vengono applicati a piante ed animali perché vanno contro le leggi della natura in quanto implicano dei mutamenti indirizzati al benessere comune senza danneggiare irreparabilmente l'ordine naturale. I problemi sul piano etico, secondo me, dovrebbero essere sollevati più vivamente per quanto riguarda, invece, l'intervento dell'azione umana come deforestazione, inquinamento, ecc . Penso che l'uomo dovrebbe mettere da parte la pigrizia e il menefreghismo verso le generazioni future e cominciare a salvare il salvabile; sono convinta che qualcosa di rilevante possa essere fatto sfruttando le abilità e le conoscenze possedute dall'uomo del XXI secolo.



Bibliografia


   Appunti sulla biodiversità tratti dai corsi universitari di ecologia tenuti dal Prof. Bisol del dipartimento di Scienze Biologiche di Padova

   Fondamenti di Biologia di Lilia Alberghina

   Le scienze n°378- febbraio 2000

   Focus n° 83- settembre 1999

   Articolo preso dal Guardian Weekly del 13 settembre 1998

   “Viaggio nella scienza” di Piero Angela (vol. 15- I sorprendenti meccanismi dell’evoluzione)

   Focus n° 63- gennaio 1998







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