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Prima guerra mondiale

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Prima guerra mondiale


Nelle precarie condizioni in cui si trovava l’Europa agli inizi del XX secolo, qualsiasi incidente avrebbe potuto scatenare uno spaventoso conflitto.L’incidente non tardo a verificarsi,a provocarlo fu l’irrendentismo serbo (irredentismo:movimento politico che si propone di liberare le terre della patria soggette allo straniero).

Il 28 giugno 1914,uno studente serbo GAVRILO PRINCIP,durante una visita ufficiale uccise a Sarajevo l’arciduca ereditario austriaco FRANCESCO FERDINANDO e la moglie Sofia.Fu aiutato da tre comni,membri come lui di una società patriottica segreta,intenzionati a vendicare i popoli slavi oppressi.

Quindi questa fu la causa occasionale della prima guerra mondiale,anche se le vere cause erano ben altre:

rivalità tra Francia e Germania(la Francia rivendicava i territori persi nel 1870 durante la guerra austro-ungarica);



rivalità tra Austria e Russia (rivendicavano tutte e due i territori balcani);

Tutti gli stati volevano la guerra,altrimenti non sarebbe scoppiata a livello mondiale:

la Russia la voleva perché credeva di risolvere i problemi interni allo stato;

la Germania perché voleva imporre il proprio dominio in Europa;

Italia credeva di potersi riprendere il trentino,Friuli(sotto gli austriaci)l’Istria,la Dalmazia .

Austria era un paese multietnico,e le diverse popolazioni volevano la proprio indipendenza.


L’Austria inviò un’ultimatum alla Serbia(secondo il quale la Serbia doveva stare sotto il controllo austriaco),la Serbia accetta solo in parte l’ultimatum contando sull’aiuto della Russia(la quale apparteneva allo stesso ceppo della Serbia:erano entrambi slavi) così l’Austria dichiara guerra alla Serbia.Di qui ci fu una mobilitazione generale,scatta il gioco delle alleanze.La Germania intimo la Russia di sospendere i preparativi bellici,la Russia non accettò e la Germania le dichiaro guerra.La Francia legata alla Russia entro in guerra,la Germania mando un’ultimatum anche alla Francia che non fu accettato e le dichiaro guerra.

TRIPLICE ALLEANZA:Austria,Germania,Turchia,Bulgaria.

TRIPLICE INTESA:Italia,Inghilterra,Russia,Francia,Serbia,Giappone,Romania.

I generali tedeschi basavano la loro vincita sulla rapidità e sulla sorpresa delle loro azioni.Il generale SCHLIEFFEN mirava a mettere fuori gioco rapidamente la Francia per poi passare sul fronte russo,a mettere in pratica tutto ciò fu il generale MOLTKLE,che invase il Belgio violandone la neutralità,sulla base del presupposto che i trattati internazionali erano solo pezzi di carta,per poi entrare in Francia,(a questo punto entra in guerra l’Inghilterra a fianco della Francia dichiarando guerra alla Germania,poiché era preoccupata della sua presenza sulla manica).il Belgio oppose una dura resistenza ai tedeschi,quindi tardarono il loro intervento,e la Francia ebbe modo di prepararsi militarmente all’attacco della Germania,infatti anche con l’aiuto degli inglesi riuscirono a fermare l’esercito tedesco a 40 Km da Parigi,sul fiume Marna.

In quasi tutti gli Stati le forze pacifiste trovarono uno scarso consenso nell’opinione pubblica mobilitata a sostegno della causa nazionale.

La guerra che sino a quel momento era di movimento,diventa una terribile e logorante guerra di posizione,i soldati degli eserciti cominciarono a stendere degli enormi sbarramenti di filo spinato(reticolati) e a scavare per Km e Km profonde trincee in cui cercare riparo contro il fuoco delle mitragliatrici,bombe . pochi mesi nelle trincee furono sufficienti a far svanire l’entusiasmo patriottico dei soldati.Gran parte dei soldati non aveva idea dei motivi per il quale si combatteva la guerra.La paura o l’avversione contro la guerra si traducevano in forme di autentico rifiuto.Le piu’diffuse erano quelle individuali,come la pratica dell’autolesionismo,consistente nell’infliggersi volontariamente ferite e mutilazioni per essere dispensati dal servizio al fronte.Frequenti erano anche i casi di scioperi militari.

La guerra si stabilizza anche sul fronte orientale,la Russia riuscì a battere l’esercito austriaco,ma non riuscì a difendersi dagli attacchi tedeschi;così il fronte russo prese la forma di una grande S.

Il governo italiano nel 1914 era stato colto di sorpresa,infatti l’Austria non solo aveva inviato l’ultimatum senza che ci avesse avvertito,ma aveva anche dato via ad una guerra offensiva,mentre il trattato prevedeva un comportamento difensivo.Cosi l’Italia si dichiaro neutrale.

L'Italia entrò nel conflitto mondiale nel maggio del 1915, quando la guerra era già iniziata da dieci mesi, schierandosi a fianco dell'Intesa contro l'Impero austro-ungarico fin allora suo alleato. A guerra appena scoppiata, il governo presieduto da Antonio Salandra aveva dichiarato la neutralità dell'Italia. Questa decisione, aveva trovato concordi in primo tempo tutte le principali forze politiche fino a quando cominciò ad essere affacciata da alcu­ni settori politici l'eventualità di una guerra contro l'Austria, che avrebbe consentito all'Italia di portare a compimento il processo risorgimentale, ma anche di aiutare la causa delle «nazionalità oppresse». Portavoce di questa linea interventista furono innanzitutto gruppi e partiti della sinistra democratica: i repubblicani, i radicali e i socialriformisti di Bissolati e le associazioni irredentiste (fra questi Cesare Battisti). Il presidente del Consiglio An­tonio Salandra e Sidney Sonnino, ministro degli Esteri, temevano soprattutto che una mancata partecipazione al conflitto avrebbe gravemente compromesso 1a posizione internazionale dell'Italia. Il direttore dell’Avanti!,Benito Mussolini si schierò a favore dell'intervento. Erano in maggioranza interventisti, tra questi Luigi Enaudi, Gaetano Salvemini e soprattutto Gabriele D'Annunzio.. L'ala più consistente dello schieramento liberale, quella che faceva capo a Gio­litti era però schierata su una linea neutralista. Giolitti, infatti, non riteneva il paese preparato ad affrontare la guerra; era inoltre convinto che l'Italia avreb­be potuto ottenere dagli imperi centrali, come compenso per la sua neutralità, buona parte dei territori rivendicati. Decisamente ostile all'intervento era il mondo cattolico italiano. Il nuovo papa Benedetto XV, assunse un atteggiamento pacifista.Comunque ciò che decise l'esito dello scontro fra neutralisti e interventisti fu l'atteggiamento del re, del ministro degli Esteri e del capo di governo: cioè degli uomini cui spettava, a norma dello statuto del potere di decidere i destini del paese in materia di alleanze internazionali. Questi decisero di accettare le proposte dell'Intesa firmando, il 26 aprile 1915, il cosiddetto Patto di Londra con Francia, Inghilterra e Russia. Le clausole principa1i prevedevano che l'Italia avrebbe ottenuto in caso di vittoria, il Trentino, il Sud Tirolo fino al confine «natu­rale» del Brennero, la Venezia Giulia e l'intera penisola istriana (con l'esclusione della città di Fiume), una parte della Dalmazia con numerose isole adriatiche.Quando Giolitti si pronunciò per la continuazione delle trattati­ve con l'Austria, trecento deputati gli manifestarono solidarietà, inducendo Salandra a rassegnare le dimissioni, ma la volontà neutralista del Parlamento fu di fatto scavalcata: da un lato dalla decisione del re, che respinse le dimissioni di Salandra, mostrando così di approvarne l’operato; dall'altro dalle manifestazioni di piazza che in quei de­cisivi giorni di maggio (le «radiose giornate» ) si fecero sempre più imponenti e più minacciose. Il 20 maggio 1915, la Camera approvò, la concessione dei pieni poteri al governo, che la sera del 23 maggio dichiarava guerra all'Austria. Il 24 ebbero inizio le operazioni militari.

Al momento dell'entrata in guerra, era diffusa in Italia la convinzione che una rapida cam­na militare sarebbe bastata per far volgere le sorti del conflitto a favore dell'Intesa. Ma queste previsioni fallirono.

Sul confine orientale le forze austro-ungariche si attestarono lungo il corso dell'Isonzo e sulle alture del Carso Contro queste linee le truppe comandate dal generale Luigi Cadorna sferrarono, nel corso del 1915, quattro sanguino­se offensive (le prime quattro «battaglie dell'Isonzo») senza riuscire a cogliere alcun successo.All'inizio del 1916, i tedeschi sferrarono un attacco in forze contro la piazzaforte francese di Verdun La battaglia, durata quattro mesi, si risolse in una spaventosa carneficina,è in questa battaglia che furono usati per la prima volta i gas asfissianti e i lanciafiamme.

Il primo conflitto mondiale si caratterizzò per l'applicazione intensiva e sistematica dei nuovi ritrovati della tecnologia alle esigenze della guerra. Artiglierie pesanti, fucili a ripetizione e mitragliatrici giocarono un ruolo decisivo nei combattimenti. Del tutto nuova e sconvolgente fu l'introduzione di nuovi mezzi d'offesa micidiali, come le armi chimiche gas che venivano indirizzati verso le trincee nemiche provocando la morte per soffocamento di chi li respirava. La guerra sollecitò lo sviluppo di settori relativamente giovani, come quello automobilistico, o che stavano movendo i primi passi, come l'aeronautica e la radiofonia. Il perfezionamento delle telecomunicazioni, via radio o via filo, permise di coordinare i movimenti delle truppe su fronti vastissimi. L'impiego sempre più massiccio dei mezzi motorizzati consentì di far affluire rapidamente enormi masse di soldati dalle retrovie al fronte. Nel corso della guerra la produzione di aerei conobbe un enorme incremento.Si realizzarono mezzi sempre più veloci, ma non abbastanza affidabili da poter essere usati sistematicamente nelle battaglie. I primi mezzi corazzati, le autoblindo (ossia auto­carri muniti di mitragliatrici), erano limitati nel loro impiego dal fatto di potersi muovere solo su strada. Il passo successivo consistette nel sostituire le ruote con i cingoli, che permettevano ai veicoli di attraversare qualsiasi terreno e di essere usati per attaccare e sca­valcare le trincee nemiche. Sperimentati per la prima volta nel 1916 dagli inglesi, i carri ar­mati furono impiegati in modo massiccio e con discreto successo. Fra le nuove macchine belliche, una sola influì in modo significativo sul corso della guerra: il sottomarino. Furono soprat­tutto i tedeschi a servirsene per attaccare le navi da guerra nemiche, e per affondare le navi mercantili. Nonostante il numero limitato dei mezzi disponibili, la guerra sottomarina si rivelò subito un'arma molto efficace. Essa però sollevava gravi pro­blemi politici e morali e urtava in particolare gli interessi commerciali degli Stati Uniti.Infatti quando nel 1915 un sottomarino tedesco affondo un transatlantico inglese Lusitania,che trasportava anche cittadini americani,le proteste degli USA furono cosi energiche da far sospendere la guerra sottomarina.



Sul fronte italiano, nel giugno 1916, l'esercito austriaco tentò di penetrare dal Trentino e di spezzare in due lo schieramento nemico, Gli italiani furono colti di sorpresa dall'offensiva, che fu chiamata significativamènte Strafexpedition (ossia spedizione punitiva contro l'antico alleato ritenuto colpevole di tradimento), con a capo il generale tedesco CONRAD ma riuscirono faticosamente ad arrestarla (in questa occasione cadde prigioniero degli austriaci Cesare Battisti, che fu condannato a morte per alto tradimento). Il governo Salandra, fu sostituito da un ministero di coalizione nazionale presieduto da Paolo Borselli

Dopo le dimissioni di Salandra,Boselli con il nuovo governo di Concentrazione nazionale voleva rispettare in pieno gli impegni presi a Londra.Il 28 agosto dichiaro guerra alla Germania.

Il successore tedesco di Franceso Giuseppe Carlo I,e il papa Benedetto XV in accordo con la Germania cominciarono a pensare che la salvezza poteva trovarsi solo in una pace,ma il ministro inglese Lloyd Gorge,un convinto sostenitore della guerra non permise l’attuarsi di questa pace.

Intanto in Italia il partito socialista si dichiaro sfavorevole alla guerra e rese pubblica questa sua opinione nel corso di due conferenze tenutesi in Svizzera.

Nel frattempo si delineo anche un movimento spartachista tedesco che proclamava la necessita di un disfattismo rivoluzionario,ossia approfittarsi della disperata situazione in cui si trovava la massa per abbattere i regimi capitalistici e instaurare una forma di comunismo.

Il 1917 fu l’anno piu difficile e piu’ ricco di avvenimenti. Caratterizzato dal logoramento del cosiddetto “fronte interno” ossia la popolazione civile,in tutti i paesi in lotta si andavano diffondendo sempre di piu’manifestazioni contro i disagi causati dalla guerra.


RIVOLUZIONE RUSSA


Nel 1903 il partito socialista russo si spaccò in due correnti:

Quella bolscevica (dal vocabolo russo che significa maggioritario) era guidata da Lenin e propugnava una organizzazione molto verticistica guidata dal partito comunista, inteso come partito di militanti formati rigorosamente ai principi del Comunismo e professionisti della rivoluzione;

La seconda corrente, quella menscevica (cioè minoritaria) opponeva all’0idea di un partito di avanguardia quella di un partito di aderenti, cioè di massa, in grado dunque di garantire una maggiore partecipazione.

Nel 1901 nasce il partito dei socialisti rivoluzionari i quali raccolgono l’eredità del populismo russo prendendo come punto di riferimento il mondo contadino.

Già dopo i primi mesi di guerra nel 1915 si fecero evidenti i segni di decomposizione dell’Impero russo: non solo le numerose diserzioni, ma anche le condizioni di povertà nelle città crearono presto un malessere diffuso che trovò nella insensibilità della Zar e della classe dirigente del tempo uno stimolo ulteriore per esplodere rovinosamente.

Ai primi di marzo del 1917 a Pietroburgo (dal 1914 ribattezzata Pietrogrado, poi Leningrado e ora nuovamente S.Pietroburgo) scoppiarono i primi scioperi senza che però ci fissero incidenti seri. Fu invece l’ordine dato dall’imperatore al comando militare di far cessare i cortei a provocare il tracollo. 40 persone rimasero uccise, ma i sodati della guarnigione militare si rifiutarono ad un certo punto di continuare la repressione ed invitarono a fraternizzare con gli operai.

Il 12 marzo un nuovo corteo riusciva a penetrare nel Palazzo d’Inverno, simbolo e centro dell’autocrazia russa, issandovi una bandiera rossa.

Con la caduta dell’Impero, sanzionata dall’abdicazione di Nicola II, si costituì un governo provvisorio che tentava di muoversi in senso liberal-costituzionale,con la presidenza di L’vov che rappresentava soprattutto gli interessi dei proprietari terrieri,al suo fianco si trovo un ministro esponente di sinistra Kerenskij

A premere sul governo furono però subito i numerosi soviet(delegati eletti da operai,soldati,contadini..) sorti in più città russe, a maggioranza menscevica e sotto la guida del soviet di Pietroburgo.

A causa delle condizioni in cui si trovava la Russia, fu costretta a chiedere la pace per sottrarsi dalla guerra.

Si trattava dunque di una linea più moderata rispetto a quella bolscevica contro la quale si mosse immediatamente Lenin che con la convivenza dei tedeschi che speravano nell’aggravarsi della crisi russa, riuscì a lasciare l’esilio svizzero ed a raggiungere Pietrogrado nel 1917.

Il 7 aprile 1917 sul giornale del partito social-democratoco Prava (significa verità) Lenin pubblicò le sue tesi, le famose Tesi di aprile. Le quali miravano a concentrare tutto il potere nelle mani dei soviet.Inoltre Lenin sosteneva la necessita di dare vita ad una Terza Internazionale per diffondere su scala mondiale la rivoluzione proletaria.

Nelle tesi Lenin non accettava le tesi menscevica che la Russia dovesse passare per un periodo di sviluppo industriale capitalistico prima di conquistare il potere, mentre giudicava possibile e necessario l’appoggio delle masse rurali alla rivoluzione proletaria sotto la guida del partito comunista.

Il nuovo governo presieduto a partire da luglio dal social-rivoluzionario Kerenskij non fu in grado di avviare un nuovo corso di riconciliazione nazionale né di assumere iniziative per la conclusione della guerra. Nel frattempo cresceva il potere dei bolscevichi nei soviet. Cosi il generale Kornilov penso bene di attuare un colpo di mano per riportare la situazione russa alla “normalità” ed abbattare sia i soviet che il governo provvisorio.

Fu in questa circostanza che nell’ottobre la “guardia rossa”,un corpo armato formato da bolscevichi occupò il Palazzo d’Inverno sede del governo russo.Passata alla storia come Rivoluzione d’Ottobre la sommossa mirava a eliminare tutti gli elementi borghesi all’interno dello Stato,con la formazione di un Governo Rivoluzionario di operai e soldati.

Volevano cessare la guerra tramite una pace democratica,liberta di proanda politica,e soppressione dei diritti dei proprietari terrieri.

Lenin soppresse con la forza il governo Kerenskij e formo un nuovo ministero col nome di Consiglio dei Commissari del popolo del quale Lenin era presidente. Desso bisognava occuparsi di due problemi,uno di natura esterna e uno interna:

Lenin decise di avviare trattative di pace con gli Imperi centrali conclusesi nel marzo del 1918 con la pace di Brest Litovsk, in seguito alla quale l’Estonia, la Lituania, la Lettonia, la Polonia, la Finlandia, la Georgia e la Ucraina venivano scorporate dalla Russia.

Questa pace fu interpretata dagli alleati come un tradimento in quanto essi si trovarono non solo a dover sopportare il peso di oltre 40 divisioni austro-tedesche trasferite sul fronte occidentale,ma anche all’estensione del bolscevismo ai loro paesi.Quindi i paesi dell’intesa si affrettarono ad offrire aiuti in mezzi e uomini(forze controrivoluzionarie).Da tale situazione si arrivo ad una guerra civile che provoco milioni di morti.



Sul piano interno il governo sovietico intendeva eliminare l’Assemblea Costituente che rappresentava il parlamentarismo borghese,infatti fu sciolta d’autorità.



Fu in questa situazione che i comandi austro-tedeschi decisero di approfittare della disponibilità di truppe provenienti dal fronte russo per infliggere un colpo decisivo all’Italia.Il 24 ottobre 1917,un’armata austriaca rinforzata da sette divisioni tedesche sfondo nei pressi del villaggio di Caporetto l’esercito italiano ed avanzarono per 150 Km.Di fronte al pericolo di un’invasione il nuovo ministero di unione nazionale Vittorio Emanuele Orlando decise di mobilitare le giovani leve del 1899.Nel frattempo i tedeschi continuarono la guerra sottomarina nella quale vero per la prima volta i sommergibili usati per colpire le navi che portavano rifornimenti dall’america.

L’america entro in guerra per tre motivi:

mantenere le promesse fatte all’intesa;

perché la Germania continuo la guerra sottomarina;

perché altrimenti alla fine della guerra non si sarebbe aggiudicata nulla.

Così nell’aprile 1917 l’America con a capo il presidente Woodrow Wilson dichiaro guerra alla Germania.

L’intervento americano forni all’intesa un notevole aiuto i uomini e in mezzi e mise in crisi gli imperi centrali che scatenarono due offensive:una contro gli anglo-francesi(battaglia del kaiser) annullata nella seconda guerra della marna;e una contro gli italiani sul Piave conclusa con la disfatta austriaca di Vittorio Veneto e la firma dell’armistizio.

Austria e Germania si dichiararono tutte e due Repubbliche.

TRATTATI DI PACE

Nella conferenza di pace a Parigi le quattro potenze vincitrici(Inghilterra: Lloyd George; Francia: Clemenceau; USA:Wilson; Italia:Orlando)si scontrarono su due diversi orientamenti da adottare per la sistemazione dell’Europa:quello democratico espresso nei quattordici punti di Wilson(basato sull’autodeterminazione dei popoli(che diceva che la gente appartenente ad una stessa razza doveva far parte dello stesso popolo)e quello di Francia ed Inghilterra volto a conseguire vantaggi economici in cambio dei sacrifici sopportati.

Per iniziativa di Wilson si creò la Società delle nazioni:un grande organismo internazionale con sede a Ginevra che vietava il ricorso alla guerra e prevedeva pesanti sanzioni per chi avesse turbato la pace,in realtà era solo un pretesto per non modificare l’assetto europeo appena deciso.

Trattato di Versailles:riguardava la Germania.Inghilterra e Francia pretesero la restituzione dell’Alsazia Lorena,riduzione dell’esercito a 100.000 uomini,indennizzo di 32 milioni di marchi..ed altre clausole che non fecero altro che facilitare il risorgere dello spirito di rivincita tedesco.Infatti nella conferenza di pace fecero diversi errori:rifiutarono di discutere con i vinti i trattati di pace,richiesero riparazioni così elevate da impossibilitare la ripresa economica del paese,eccessivo peso dato all’economia delle potenze vincitrici col risultato di rendere ancora piu’evidente le differenze tra paesi poveri e ricchi;

Trattato di Saint.Germani:riguardava l’Italia alla quale gli fu dato solo:trentino alto adige,l’Istria(esclusa Fiume)e l’Isonzo;

Trattato del Trianon:l’ungheria fu condannata a notevoli restrizioni territoriali;

Con queste due paci si prendeva atto della dissoluzione dell’impero asburgico in :Cecoslovacchia ,ungheria, austria e Jugoslavia;

Trattato di Neuilly:con il quale si riconobbe l’indipendenza della Bulgaria;

Trattato di Sevres:si ebbe con questo trattato la fine dell’impero ottomano;

Importante è anche la dichiarazione di Balfour con il quale gli ebrei chiedono di stabilire una sede nazionale ebraica in Palestina.

La rivolta nazionalista del generale Ataturk porto in seguito alla proclamazione della repubblica turca.

Francia e Inghilterra intanto procedettero alla spartizione del vicino Oriente in due rispettive zone di influenza attraverso la politica dei mandati(un’istituto di diritto internazionale in base al quale veniva affidata la tutela dei popoli che non sono ancora in grado di reggersi da se a nazioni progredite che si prendono l’impegno di assumersi la responsabilità del loro sviluppo):la Francia ottenne il mandato su Siria e Libano;l’Inghilterra su Iraq,Transgiordania e Palestina.


Dal conflitto l’Italia era uscita vincitrice ma dominata da grandi contrasti sociali e difficoltà economiche.

CRISI ECONOMICA:                            

Deficit del bilancio dello Stato (spese di guerra)

Riconversione produttiva

Aumento del costo della vita

Aumento delle tasse


2)CRISI SOCIALE:

Delusione degli ex combattenti (mancata soluzione dei loro problemi)

Malumore degli operai (aumenti di stipendio e rivendicazione sulla gestione delle fabbriche)

Malumore della piccola borghesia (vita troppo cara per i magri stipendi)

Disoccupazione soprattutto dei reduci

3)CRISI POLITICA:



Lotta tra partiti di destra (nazionalisti) per come si era concluso il contratto di S. Germain e i partiti di sinistra (socialisti) che si erano opposti all’entrata in guerra dell’Italia.


Di qui un’inevitabile peggioramento delle gia difficili condizioni di vita dei lavoratori sui quali pesava un’inflazione galoppante,che dette l’avvio a due anni di tormentatissimi conflitti sociali passati alla storia come Biennio Rosso in quanto caratterizzate da agitazioni operaie a sfondo rivoluzionario che culminarono nell’occupazione delle fabbriche.

In piu’ c’era quella che veniva considerata Vittoria Mutilata poiché fu una vittoria priva dei vantaggi sperati per i sacrifici fatti sul fronte.Della vittoria mutilata ne risentirono soprattutto la media-borghesia e i nazionalisti.

Nel 1919 il pontefice Benedetto XV permise la fondazione del partito popolare italiano;attualmente si chiama D.C. e fu fondato da un sacerdote, don Luigi Sturzo.Esso segnò praticamente l’ingresso dei cattolici nella vita politica con propri rappresentanti. Il partito popolare era un partito di massa e aveva tra i punti fermi del suo programma:

a)      Politica interna: ampie libertà religiose e civili, riforma agraria e scolastica, leggi che proteggessero il lavoro.

b)      Politica esterna: contrarietà alle avventura imperialistiche.

Era un partito antisocialista e interclassista.

L’altro partito di massa, era il partito socialista il quale si era schierato contro la guerra e contro i responsabili dell’ingresso in guerra dell’Italia. In questa accusa aveva accomunato anche i soldati, sui quali, disorientati, alla fine della guerra farà presa la proanda fascista. Il partito socialista inoltre era diviso in due correnti:

Massimalista (rivoluzionaria,avversa per principio a qualsiasi forma di collaborazione con la borghesia con a capo Giacinto Menotti Serrati) e Riformista (moderati con a capo Filippo Turati).

Lo scontro tra questa due correnti ne fece nascere una terza ,legata ad Amedeo Bordiga e al giornale “l’ordine nuovo” fondato da una colta elite tra cui Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti.E’ un partito apertamente rivoluzionario sul modello di quello fondato da Lenin e incentrato sul concetto della dittatura del proletariato,trovava i suoi punti di forza nei Consigli di fabbrica in tutto simili ai soviet russi,indispensabili per l’abbattimento dello stato borghese.A tale sollecitazione neanche i massimalisti si trovavano preparati.

Intanto si cominciarono a manifestare forti tendenze autoritarie a antidemocratiche in tutti i settori sociali a cominciare da quello statale i cui organi fondamentali(burocrazia,polizia,esercito..)abituati nel periodo bellico a svolgere un’attività di primaria importanza e autonomia nei confronti dello stato,erano poco disposti ad accettare la partecipazione alla vita democratica delle masse popolari.

Di tale stato di cose ne seppe approfittare l’ex socialista(da fermo socialista proclamo sull’Avanti!la tesi del passaggio dalla neutralità assoluta all’intervento a fianco dell’Intesa.Questa tesi pero’non fu accolta dal partito e Mussolini fu espulso)Benito Mussolini che fondò a Milano nel 1919 in un vecchio stabile in Piazza San Sepolcro un nuovo movimento:i Fasci di combattimento,con l’appoggio di nazionalisti,ex combattenti e giovani della medi borghesia.Il programma del nuovo movimento prevedeva:

in politica estera:instaurazione della repubblica,abolizione del senato,suffragio universale esteso anche alle donne . .

In politica interna:liberta di pensiero,stampa,religione,associazione;giornata lavorativa di 8 ore,scuola laica .

Questo programma era adatto soprattutto ai ceti medi bassi.Mussolini attacco gli organi piu’ forti;se la prese con la monarchia,con i capitalisti e con la chiesa.Ma Mussolini stesso considerava il suo programma piu come un movimento politico duttile ed elastico che come un vero e proprio partito.

In questo contesto venne ad inserirsi la Questione Fiumana:se si intendeva tenere conto del criterio di nazionalità l’Italia avrebbe dovuto avere la città di Fiume e non la Dalmazia,secondo il patto di Londra avrebbe dovuto avere la Dalmazia ma non Fiume.Francia e Inghilterra non vedevano di buon occhio l’aumentare di italiani sull’Adriatico e Wilson neanche era d’accordo con la richiesta da parte dell’Italia della Dalmazia;cosi le tre potenze esercitarono pressioni di ogni genere all’Italia.Orlando commise l’ingenuità di a lasciare la conferenza,così le altre potenze discussero la questione senza dare il minimo peso all’Italia.

Orlando venne sostituito dal ministero liberale di Francesco Saverio Nitti il quale prese la decisione che Fiume doveva essere abbandonata dall’esercito italiano.Fu a questo punto che Gabriele D’Annunzio organizzo la cosiddetta marcia dei ronchi,occupò Fiume e instauro un governo provvisorio,reggenza del Carnaro,e proclamo l’annessione di Fiume all’Italia.Nitti pero’nono prese posizione.

Ma si dimostro risoluto nel far approvare al parlamento il sistema elettorale proporzionale.

Nelle elezioni del 1919 i liberali persero contro i cattolici e socialisti,cosi Nitti si dimette,e il re pose al suo posto Giolitti.

Giolitti si dimostro piu’ aperto nei confronti delle agitazioni popolari.Ma cio non basto a frenare le lotte sociali,scioperi e agitazioni che presero il nome di “biennio rosso”.Nelle aree piu’industrializzate del Nord gli operai intrapresero l’occupazione e l’autogestione delle fabbriche.Giolitti per calmare la situazione cerco di trovare un’accordo con i sindacati,ma l’intesa raggiunta lascio però tutti scontenti.

Uscito indebolito da questa vicenda Giolitti trovo il suo momento di gloria in politica estera con la firma del Trattato di Rapallo che assegnava all’Italia:Zara,Cherso,Lussino..e dichiarava Fiume città libera.Per allontanare D’Annunzio da Fiume dovette ricorrere all’esercito.Mussolini dopo aver sostenuto l’impresa di D’Annunzio cambio’atteggiamento e appoggio Giolitti al fine di ottenere il favore della borghesia conservatrice.Fu sempre per avere l’appoggio dei ceti reazionari che Mussolini adotto un movimento sempre piu’ antisocialista e antidemocratico intensificando gli atti di violenza.

Durante il congresso di Livorno si scissero dal partito socialista Gramsci e Bordiga dando vita al Partito Comunista che aderì’ alla terza internazionale.

Giolitti per contare su una solida maggioranza e per arginare i partiti di massa indisse nuove elezioni(1921) in vista delle quali strinse una forte alleanza con nazionalisti e fascisti detta “Blocco nazionale”.

Ma l’esito di queste elezioni segno l’avanzata dei fascisti che raccolsero consensi soprattutto dai ceti medi e piccola borghesia.Cosi Michele Bianchi nel 1921 trasforma il movimento in Partito Nazionale Fascista (movimento:adatta ciò che dice alle esigenze del momento;partito:ha un programma preciso ed è riconosciuto dal Parlamento)al quale poi confluirono anche numerosi elementi della grande borghesia e liberali accomunati dall’intento di porre fine alle rivolte proletarie.

Mussolini dette via libera alle squadre d’azione:bande armate caratterizzate da una precisa simbologia militarista(camicia nera),imperiale(fascio littorio)autoritaria(manganelli)e finalizzate a farsi giustizia da se’.

I dilagare della violenza fomento un’atmosfera di guerra civile in cui i fascisti furono lasciati liberi di agire.

Vani furono gli appelli del socialismo alla legalità visto che il fascismo trovava l’appoggio della grande e piccola borghesia.liberali e anche degli organi dello stato.


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