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Baldassarre Longhena

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Baldassarre Longhena


L’architettura a Venezia è interpretata a in maniera differente. L’architetto di cui ci occupiamo è Baldassarre Longhena (1598-l682). Longhena è un architetto veneziano che opera principalmente nella sua città: Venezia. La sua formazione avviene sotto Vincenzo  Scamozzi che è un allievo del Palladio. Nella sua formazione bisogna ricordare il lavoro del padre che era uno scalpellino, e lascia un’impronta perché lui nelle sue opere architettoniche mette molte statue. Lavora per committenze private, importanti palazzi nel canal Grande dove si affacciano i palazzi delle più grandi famiglie veneziane.



Ca’ Pesaro

Palazzo particolare che si affaccia sul canal grande progettato tra il 1650/60, palazzo a tre livelli contraddistinto da un bugnato di pietre ruvide intagliate a diamante nel primo livello. L’uso di queste pietre crea molto chiaroscuro che sarà più evidente perché c’è il gioco dell’acqua e crea un effetto pittorico (chiaroscurato). Oltre a questo alla base si cono dei mascheroni che sembrano emergere dall’acqua. Al centro troviamo una fontana, mentre sopra i due archi che costeggiano la nicchia centrale abbiamo dei mascheroni e sopra ancora abbiamo delle ure poggiate sull’arco. Unione architettura, scultura e la pittura per gli effetti di chiaroscuro. Elementi barocchi come il decorativismo. Nei due ordini superiori troviamo architetture tipicamente veneziane, leggera che fa prevalere i vuoti sui pieni. Successione di finestre, troviamo ancora gli archi molto decorati con elementi scultorei. Colonne binate alternate a colonne singole. Nel primo piano troviamo colonne ioniche invece al piano superiore troviamo colonne corinzie, sopra e tra le colonne troviamo una serie di sculture e di sporgenze, queste rientranze e sporgenze creano giochi di luce. In alto troviamo dei festoni di frutta che sono gli stessi di quelli che dipingeva il Mantenga avendoli copiati dalla scultura classica come l’ara pacis. Non è un barocco pesante, ma una interpretazione. Rispetto ad altre architetture barocche qui c’è un certo equilibrio di memoria classica.





L’altra architettura importante è Santa Maria Della Salute, chiesa commissionata dalla repubblica veneziana per lo scioglimento del voto fatto per un epidemia di peste nel 1630. Nel 1631 viene commissionata perché è finita la peste. La chiesa si trova vicino al bacino di san Marco nella punta tra la Giudecca e il canal Grande. Non è lontana dalla chiesa del Redentore, dalla chiesa di San Giorgio e San Marco gli è di fronte. Longhena progetta una pianta centrale, contro le regole del concilio di Trento che voleva una pianta ad aula con cappelle laterali, l’ha fatto perché Venezia voleva sottolineare la sua indipendenza.

Pianta centrale ottagonale, ma questa pianta si arricchisce di altri due ambienti dalla quale si accede al presbiterio caratterizzato da due absidi semicircolari ma laterali, ed è sormontato da una cupola. Dopo l’abside il coro che si trova dietro all’altare con una forma rettangolare. La suddivisionein tre zone ricorda quella fatta dal Palladio nel Redentore (costruzione legata ad un voto: la città aveva attraversato un epidemia di peste e fa voto che se questa epidemia fosse finita, sarebbe stata costruita una chiesa come voto di ringraziamento. Nel 1577 le costruzioni iniziano. Questa sua funzione continuerà: ogni anno infatti si svolgeva una processione con ringraziamento.

L’edificio si affaccia sul canale della Giudecca, è piccolo e compatto. La facciata è particolare e riprende il tema del frontone e dell’intersezione di diversi frontoni.

Il frontone principale posa su delle colonne con capitello situate ai lati del portale; la cupola richiama al tema classico, al Pantheon e all’architettura veneziana, come se le cupole della città si richiamassero a distanza. La cupola è leggera e sembra gonfiarsi d’’aria.

L’interno è a navata unica, abbastanza ampia, affiancata da delle cappelle che danno l’idea della dilatazione dello spazio.



La cupola sorge all’incrocio navata – transetto; la zona del presbiterio è a semicerchio delimitato da delle colonne (schermo alla luce), e poi segue il coro semicircolare anch’esso e piuttosto piccolo.

L’architettura è estremamente elegante ed utilizza un lessico fatto da elementi classici. Fa uso di finestre termali.)

L’ottagono ha un deambulatorio, un anello con delle colonne e lungo le pareti perimetrali abbiamo delle rientranze con sei cappelle che si vedono dall’esterno e che occupano anche l’ingresso.

L’interno è tipicamente decorato secondo lo stile veneziano: molto luminoso, intonaco bianco con pietra grigia per la nervatura.

La facciata esterna rielabora alcuni temi del Palladio, l’idea del frontone triangolare con il portale portato in avanti poggiato su coppie di colonne, sembra un elemento autonomo perché sporge molto. I timpani triangolari li troviamo dove ci sono le cappelle sotto i troviamo delle finestre a forma di lunetta. Contrafforti fatti a voluta, che richiamano la fantasia e le forme curve del barocco. Cupola minore corrispondente al presbiterio. Le cupole ricordano le chiese vicine. All’ingresso c’è una scalinata a forma poligonale richiama il rincorrersi delle onde. L’interno è abbastanza sobrio, solamente l’esterno ci ricorda il barocco seppur con interpretazione veneziana.



San Moisè

Ricorda il Palladio per l’esuberanza decorativa.






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