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Masaccio&Masolino - LA PITTURA PLASTICA DI MASACCIO, COLLABORAZIONE CON MASOLINO, CAPPELLA BRANCACCI

Masaccio&Masolino - LA PITTURA PLASTICA DI MASACCIO, COLLABORAZIONE CON MASOLINO, CAPPELLA BRANCACCI
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Masaccio&Masolino






LA PITTURA PLASTICA DI MASACCIO

Il terzo grande iniziatore dell’arte nuova in ordine cronologico e’ TOMMASO di GIOVANNI di MONE CASSAI detto Masaccio, nato a Firenze nel 1401, morto a Roma nel 1428.

Della sua biografia non sappiamo molto, tranne che si iscrisse all’Arte dei Medici e speziali a Firenze ne l422 e che durante i pochi anni della sua attivita’ aveva stretto un vero e proprio sodalizio artistico con il piu’ anziano pittore TOMMASO di CRISTOFORO FINI, detto Masolino, con cui esegui’ uno dei cicli pittorici fondamentali del 400europeo, la Cappella Brancacci nella chiesa del Carmine a Firenze.

Il suo stile pittorico e’ fortemente personale,solo marginalmente influenzato da quello di altri pittori  (eccetto in alcuni casi Giotto),ma deve molto alle ricerche e alle teorie estetiche dell’architetto Brunelleschi e dello scultore Donatello, suoi contemporanei fiorentini.



Da Brunelleschi apprese il rigore nel calcolo delle proporzioni su basi matematiche, determinante nella sua interpretazione della prospettiva; da Donatello, una conoscenza dell'arte classica che gli consentì di allontanarsi dallo stile gotico dominante dell'epoca. Masaccio inaugurò nella pittura un approccio naturalistico alla rappresentazione del reale, attento alla caratterizzazione e allo spessore psicologico dei personaggi piuttosto che al particolare e all'ornamento, e volto alla resa della tridimensionalità.


LA MADONNA IN TRONO CON SANTI BARTOLOMEO, BIAGIO, GIOVENALE E ANTONIO ABATE. 1422 tempera su tavola

La sua prima opera e’ il Trittico con Madonna e santi, conservato nella chiesa di San Giovenale a Cascia di Reggello, non lontano dalla sua citta’ natale.

La tavola centrale e’ datata 1422 e prende spunto dalla tavola di Giotto la Madonna di Ognissanti, sia nell’impostazione generale della scena sia in alcuni particolari come i due angeli inginocchiati in primo piano, anche se qui sono di schiena, nell’opera giottesca di profilo.

Masaccio presenta una composizione scandita in profondita’ : gli angeli, i braccioli e lo schienale del trono formano una prospettiva a imbuto  (cioe’ molto profonda, a forma di cono rovesciato) che e’ gia’ Brunelleschiana, mentre la massa plastica e tridimensionale della Vergine, con le ginocchia che premono al disotto della veste, e’ memore di quella di Giotto,ma mostra la conoscenza di sculture quali San Giovanni Evangelista di Donatello.

Il bambino e’ nudo come nell’arte antica (appena velato dalla stoffa trasparente) ma mai questo si era verificato nella pittura fiorentina come il gesto di mettersi un chicco d’uva bocca,anch’esso ripreso dall’arte antica, paleocristiana e rappresenta la Passione divina: l’una simboleggia sangue - Fase di Problematizzazine" class="text">il sangue di Cristo e il Bambino mangiandola e’ consapevole della propria fine.


COLLABORAZIONE CON MASOLINO

MADONNA METTERZA 1424 tempera su tavola

L’inizio della carriera di Masaccio e’ di altissimo livello qualitativo e senza dubbio moderno: quindi egli si mette subito sulla scia dei due grandi innovatori Brunelleschi e Donatello.

Egli segue la teoria della prospettiva dell’architetto e ammira la forza plastica dello scultore, indicando agli altri pittori la via da seguire. La consiglia anche a Masolino, piu’ anziano di lui e legato ancora allo stile tardo-gotico;la differenza tra i due scultori si vede nella tavola conservata agli Uffizi La Madonna con il Bambino e sant’Anna e Angeli, eseguita intorno al 1424 dai due amici.

Masaccio esegue la Madonna con il bambino, Masolino sant’Anna e quasi tutti gli angeli: la luce che giunge da sinistra evidenzia nel gruppo dipinto da Masaccio una forte massa plastica,una “forma piramidale” di cui il corpo della Vergine assume una funzione architettonica, come se fosse essa stessa un trono su cui si siede il Bambino.

Al confronto sant’Anna appare piatta, bidimensionale, raffinatamente modellata attraverso una linea di contorno.

Per Masaccio il chiaro scuro diventa quell’elemento indispensabile per creare la tridimensionalita’ che rende le ure dipinte il piu’ possibile simili alle sculture e per sottolineare gli aspetti realistici, mentre per Masolino serve solo come elemento descrittivo,per sottolineare le rughe del volto di Anna o l’andamento vivace e spezzato delle pieghe del manto.


LA MADONNA IN TRONO CON IL BAMBINO E 4 ANGELI 1426 tempera su tavola

IL POLITTICO DI PISA

NEL 1426 il pittore esegue un importantissimo polittico per la chiesa del Carmine di Pisa, purtroppo smembrato gia’ alla fine del 500,e in parte andato perduto,e i pezzi rimanenti sono sparsi in giro per il mondo, pertanto e’ possibile farne una ricostruzione solo ipotetica.



La tavola centrare rafura La Madonna il trono con il Bambino e 4 angeli, che e’ un’ulteriore meditazione del tema che aveva appassionato Masaccio fin dalla sua prima opera.

Come nella tavola centrale del Trittico di Reggello i due angeli in basso collegano,attraverso il perfetto scorcio dei liuti, il primo piano con quello retrostante formato dalla predella del trono e dalle gambe della Vergine, dietro alla quale si sviluppa in profondita’ lo schienale del sedile , secondo la piu’ ortodossa prospettiva Brunelleschiana.

Il punto di vista della scena e’ ribassato, tiene conto cioe’ della posizione reale dello spettatore.

Anche qui la Madonna assume una funzione architettonica e tridimensionale, al cui struttura e’ esaltata dalla chiara luce proveniente da sinistra, che la presenza dello sfondo oro non attenua minimamente.

Ancora una volta il bimbo mangia la sua uva, ricordando allo spettatore la consapevolezza della propria fine, sottolineata dall’aria assorta della Vergine.

Lo studio della prospettiva porta il pittore per la prima volta a rappresentare l’aureola del Bimbo non piu’ parallela al piano della tavola ma in scorcio, in modo da evidenziare la distanza presente tra la testa del piccolo ed il corpo della madre.


CROCEFISSIONE 1426 tempera su tavola

il vertice, la cuspide del polittico era rappresenta dalla crocifissione.

La scena e’ semplice e efficace: Cristo crocefisso e’ posto al centro, come asse centrale della C Crocifissione , a sinistra la Madonna avvolta da una pesante veste blu, a destra San Giovanni Evangelista, in basso inginocchiata di schiena la Maddalena con le braccia spalancate in un gesto disperato; il fondo oro elimina qualsiasi accenno alla natura.

Ogni ura e’ individualizzata nel proprio gesto di dolore e occupa una posizione rigorosamente legata allo schema piramidale (si puo’ notare anche un collegamento circolare tra le quattro teste).

Le braccia aperte della Maddalena esprimono ai massimi livelli quella disperazione che nelle altre sue ure e’ trattenuta interiormente: l’esplosiva drammaticita’ di questa ura dal mantello rosso e dai capelli biondi, di cui non vediamo il viso ma percepiamo la disperazione, scalda tutta la scena, attenua il rigore geometrico, coinvolge in prima persona il fedele nel dramma di Cristo.





CAPPELLA BRANCACCI

Verso il 1424 il mercante di seta Felice Brancaci commissiona a masolino e Masaccio un ciclo di affreschi per una cappella di famiglia situata nella chiesa di S.Maria del Carmine.

Gli affreschi rafurano storie di S.Pietro e rimasero incompiuti per la partenza di entrambi gli artisti per Roma nel 1428.

Per quasi 50 anni nessun pittore fu incaricato di terminare l’opera fino a quanto il lavoro fu affidato a Filippino Lippi nel 1480.

Son ben distinguibili le parti eseguite dai due artisti. Masolino rimane elegantemente tardo-gotico, Masaccio esprime un profondo e commosso realismo, un’accostamento dell’essenza piu’ vera dell’uomo, con le sue grandezze e le miserie, le passioni e le tragedie. Per capirlo basta effettuare un contrasto tra il peccato originale di Masolino e La cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre di Masaccio.

PECCATOàla scena non ha alcuna drammaticita’: un curioso serpente dalla testa umana assiste impassibile a uno degli avvenimenti fondamentali per la storia dell’umanita’, ma ne Adamo ne Eva sembrano parteciparvi psicologicamente, rimangono in attesa degli eventi.

Il dramma scoppia invece violento e improvviso nella..

CACCIATAàl’angelo con la spada, duro e inflessibile , intima ad Adamo e Eva di allontanarsi dal paradiso (la cui porta si intravede sulla sinistra).



I due si accorgono tardi dell’errore commesso,ma ne sopportano subito le conseguenze. Adamo si copre il viso con le mani, il volto di Eva e’ una maschera tragica e indimenticabile di disperazione: viene immortalata in un’urlo senza fine e si copre le nudita’. I loro corpi sono diventati pesanti, quasi sgraziati, i nudi sono realistici e modellati da una luce forte che li rende plastici e tridimensionali e segna lunghe ombre alle loro spalle,su un terreno improvvisamente arido e inospitale.

Non si era mai vista una scena cosi’ cruda e drammatica in pittura, un inno dolente ma vero alla tragica condizione dell’uomo, nudo e inerme difronte al giudizio di dio.

Il fatto biblico per Masaccio diventa storia in quanto riguarda i nostri progenitori e che ancora ci condiziona, per uesto vengono evidenziati gli aspetti piu’ tragici.


Anche nelle scemne piu’ narrative, la vena tardogotica di Masolino non viene meno, e con essa la sua capacita’ descrittiva, vivace ma forse un po’ superficiale come si nota nel riquadro con la RESSURREZIONE DI TABIA E IL RISANAMETNO DELLO STORPIO

Qui si nota la presenza di una prospettiva unitaria delle architetture (probabilmente impostata da Masaccio,che interviene in prima persona sulle case impostate sullo sfondo, dove si intravedono panni stesi, gabbie per uccellini, fiori, ma Masolino divide la scena in due episodi non collegati tra loro e vi colloca al centro due eleganti borgesi fiorentini.

Masolino si dilunga nella descrizione dei loro abiti nuovi fiammanti ,che poco hanno a ke fare con i miracoli di S.Pietro che avvengono a sinistra e a destra.


Meglio amalgamati tra di loro sono i tre episodi raccontati da Masaccio nel TRIBUTO:in una prospettiva rigorosa, determinata a destra dalle architetture e chisa sullo sfondo delle montagne, un gabelliere visto di schiena si para davanti a Cristo e agli apostoli richiedendo un pedaggio per entrare nella citta’ di Cafarnao.

A questo punto Gesu’, la cui testa costituisce il centro focale dell’intera composizione , indica a S.Pietro con la mado destra di andare al lago dove avrebbe pescato un pesce nella cui bocca si sarebbe trovata una moneta, mentre a destra lo stesso Pietro dona la moneta al ghibelliere.

Pietro e due volte e il ghibelliere due. Ma tutto ruota attorno a Cristo e al gruppo circolare di apostoli che lo circonda. Rispetto alla drammaticita’ essenziale della Cacciata, qui la scena assume solennita’.

Vasaci cita con particolari lodi anche il piu’ piccolo riquadro con “IL BATTESIMO DEI NEOFILI”, in cui S.Pietro in uno spazio chiuso da alte montagne e’ rappresentato mentre sta offrendo il battesimo ai catecumeni:in questo affresco Masaccio dipinge una straordinaria serie di nudi realistici, tra cui si stima particolarmente l’uomo che trema, a destra in secondo piano.


Il pittore esalta la propria vena realistica anche nella rappresentazione della patetica scena con S.Pietro che risana gli storpi con la propria ombra






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