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Ciò che è rimasto per anni nel dimenticatoio: Le Foibe Istriane



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Ciò che è rimasto per anni nel dimenticatoio: Le Foibe Istriane


La vicenda delle foibe istriane rappresenta un momento particolare e oscuro della storia italiana. Per rendersene conto, basterebbe sfogliare le ine di un qualsiasi libro storico e verificare che il dramma delle foibe non è nominato in nessun modulo. Eppure, la strage c’è stata solo che, al pari di altre tragiche vicende, come ad esempio l’eccidio nazista, è stata tenuta nascosta.

Dopo decenni di ricordo congelato, così cinicamente lontano dal pieno riconoscimento dei drammi che le popolazioni civili dell’Istria e della Dalmazia vissero dagli anni ’30 alla fine della Seconda Guerra Mondiale, finalmente si parla a voce alta, sui giornali e nelle televisioni, di ciò che ha significato vivere, e morire, in quelle terre di confine.



Bisogna dire grazie di questo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nel 'Giorno del Ricordo' ha usato parole forti e finalmente chiare su quel 'riconoscimento” alle vittime delle foibe “troppo a lungo mancato”. A quel “dramma negato per ideologia'.

Si è parlato di 'moto di odio e di furia sanguinaria e di un disegno annessionistico slavo che prevalse nel Trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica'. Il regime fascista tentò una politica di deslavizzazione di terre nelle quali italiani e slavi vivevano l’uno a fianco all’altro da secoli. Una politica che ha la sua origine nelle parole di Benito Mussolini 'Questi slavi barbari e inferiori parleranno soltanto italiano', e che ha portato ai campi di concentramento e alle stragi delle popolazioni civili negli attuali territori di Slovenia e Croazia.

La Jugoslavia di Tito poi, mascherando con la retorica anti-fascista il diffuso odio antiitaliano ha portato all’esodo di 350.000 italiani d’Istria e Dalmazia e alle stragi dei nostri connazionali, uccisi e gettati nelle foibe carsiche.

Le popolazioni italiane e quelle slave sono state vittime delle stesso odio.

Di uno stesso odio che si è voluto occultare per anni dietro ai dettami della “real politik”.

E che invece va riconosciuto in tutta la sua complessità e ricordato per ricomporre quella frattura che ancora esiste tra il nostro paese e i suoi vicini.

Per far questo è bene fare un passo indietro nel passato e ripercorrere tutto ciò che è accaduto.

E’ necessario dare uno spazio adeguato a questo orribile massacro di italiani, militari e non, perpetrato in Istria e Dalmazia dai feroci partigiani di Tito aiutati, purtroppo, anche da partigiani comunisti italiani.

Tale impressionante serie di efferate uccisioni, iniziate già prima della fine della guerra, subito dopo l’8 settembre 1943, continuò anche dopo e a lungo, assumendo le caratteristiche di una vera e propria “pulizia etnica”.

Le foibe (dal latino “fovea” = baratro, crepaccio) sono un fenomeno carsico molto rilevante in Istria, dove si contano 1600 di queste cavità naturali. A queste vanno aggiunti anche alcuni pozzi artificiali realizzati per ricerche minerarie. Ma con questo termine 'foibe' si intendono anche le uccisioni di migliaia di cittadini italiani compiute per motivi etnici-politici alla fine (e durante) la seconda guerra mondiale in Venezia Giulia e Dalmazia, per lo più compiuti dall'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia. Per estensione i termini 'foibe' e il neologismo 'infoibare' sono diventati sinonimi degli eccidi, che furono in realtà perpetrati con diverse modalità. Il massacro delle foibe va inserito nel periodo storico ,svoltosi fra il Congresso di Vienna e la Seconda guerra mondiale, noto come l''epoca dei nazionalismi'. Nel corso di tale periodo furono innumerevoli le minoranze etniche a https://img.studenti.it/images/giovani/news/foibe2.jpgessere distrutte.

Con l'imporsi del concetto di stato nazionale, a seguito dell'epoca napoleonica, istriani e dalmati (a partire dalle loro classi borghesi) cominciarono a identificarsi nelle moderne nazionalità che fino a quel periodo non erano esistite. Ciascuna delle fazioni cominciò a lottare per riunire le proprie terre alle rispettive 'madrepatrie'. Il sorgere dell'irredentismo italiano portò il governo asburgico a favorire il sorgere di un nazionalismo croato contro le ben organizzate comunità cittadine italiane, da un lato, e contro l'espansionismo serbo dall'altro. Soprattutto in Dalmazia si ottenne una progressiva repressione dell'elemento italiano, che fu spinto ad una prima emigrazione verso nord ,Zara, Trieste e Venezia, o sulle isole.

Le tensioni fra le diverse nazionalità, pertanto, non furono provocate dall'arrivo del fascismo (come spesso viene detto), anche se il fascismo contribuì sicuramente a far degenerare la situazione.

L'Italia accettò di entrare nella Grande Guerra a fianco della Triplice Intesa in base ai termini del Trattato di Londra, che garantiva all'Italia il possesso dell'intera Istria, di Trieste e della Dalmazia settentrionale - incluse le isole- e di altri territori. La città di Fiume, a maggioranza italiana, sarebbe dovuta rimanere dell’Austria-Ungheria per garantirle un adeguato accesso al mare. Al termine delle guerra, con il trattato di Rapallo, l'Italia ottenne solo parte di ciò che le era stato promesso: le fu infatti negata la Dalmazia (dove ottenne solo la città di Zara e alcune isole). Rimase aperta la questione di Fiume: originariamente destinata ad essere il porto dell'ormai defunto Impero Austro Ungarico, dichiarata città libera, ma fu rivendicata dall'Italia, che riuscì infine ad annetterla nel 1924. I territori annessi includevano forti minoranze slovene e croate. Lo Stato italiano in un primo tempo espresse l'intenzione di rispettare le minoranze etniche, ma questa volontà si scontrò ben presto con il nascente fascismo, che proprio in Venezia Giulia conobbe alcuni dei suoi episodi più violenti (il cosiddetto 'fascismo di frontiera'), sia di matrice terrorista, sia legalitario e culturale. L'episodio più noto fu l'incendio della 'Casa nazionale slovena' a Trieste, compiuto da squadristi fascisti, come ritorsione ad incidenti antiitaliani avvenuti a Spalato.

« Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. [] I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani »

Sono le parole di Benito Mussolini nel discorso tenuto a Pola il 24 settembre 1920.

La situazione degli slavi si deteriorò con l'avvento al potere del fascismo, nel 1922. Fu infatti varata in tutta Italia una politica di assimilazione delle minoranze etniche e nazionali, che prevedeva l'italianizzazione di nomi e toponimi, la chiusura delle scuole slovene e croate e il divieto dell'uso della lingua straniera in pubblico. L'azione del governo fascista annullò l'autonomia culturale e linguistica di cui le popolazioni slave avevano ampiamente goduto durante la dominazione asburgica e incrementò i sentimenti di inimicizia nei confronti dell'Italia.

Le società segrete irredentiste slave, preesistenti allo scoppio della Grande Guerra, si fusero in gruppi più grandi, a carattere nazionalista e comunista, come la Borba e il TIGR, che si resero responsabili di numerosi attacchi a militari, civili e infrastrutture italiane. Alcuni elementi di queste società segrete furono catturati dalla polizia italiana e condannati a morte dal tribunale speciale per il terrorismo dinamitardo. Nell'aprile del 1941 l'Italia partecipò all'attacco dell'Asse contro la Jugoslavia.



L'Italia si annesse una grande parte della Slovenia (dove fu costituita la provincia di https://img.studenti.it/images/giovani/news/foibe3ok.jpgLubiana), la Dalmazia settentrionale e le Bocche di Cattaro.

Inizialmente tranquilla per gli italiani, la situazione nei territori ex jugoslavi annessi, divenne incandescente dopo l'aggressione tedesca all'URSS il 22 giugno 1941, allorché le cellule comuniste 'dormienti' in tutta Europa vennero scatenate da Stalin contro l'ex alleato dell'Asse. In tutta la Jugoslavia, allora, iniziò una feroce guerriglia - ben presto degenerata in guerra civile - che coinvolse le truppe italiane in un crescendo di violenze e atrocità reciproche. La repressione italiana fu pesante e in molti casi furono commessi crimini di guerra.

L'annessione unilaterale da parte dell'Italia di parte dei territori già jugoslavi provocò inoltre un ulteriore inasprimento delle relazioni fra slavi e italiani. Tuttavia l'insorgere di un movimento di resistenza, provocò la nascita di una violenta repressione.

In Dalmazia venne da subito instaurata una politica di italianizzazione forzata, spesso ottusa e maldestra, che esasperò i rapporti con la popolazione, suscitando la riprovazione degli stessi dalmati italiani. L'8 settembre 1943 con l'armistizio tra Italia e Alleati, si verifica il collasso del Regio Esercito. Il 9 settembre le truppe tedesche entrarono a Trieste. In questo periodo si proclamò il 'distacco' dell'Istria dall'Italia e l'annessione alla Jugoslavia. Il 29 settembre 1943 venne istituito il Comitato esecutivo provvisorio di liberazione dell'Istria.

È proprio quando l’esercito italiano si dissolse che i partigiani slavi di Tito ebbero buon gioco nell’infiltrarsi in Istria e in Dalmazia, occupando diverse località e diventando, di fatto, padroni della situazione. Subito ebbero inizio le uccisioni di italiani, le sevizie e gli infoibamenti.

Parallelamente al consolidamento del controllo germanico sul capoluogo giuliano, su Pola e su Fiume, i partigiani occuparono buona parte della penisola istriana, mantenendo le proprie posizioni per circa un mese. Le vittime furono rappresentanti del regime fascista e dello Stato italiano e dagli oppositori politici.

A Rovigno il Comitato rivoluzionario compilò una lista contenente i nomi dei fascisti, ma anche di persone estranee al partito ma rappresentanti lo stato italiano, i quali vennero arrestati e condotti a Pisino dove furono condannati e giustiziati assieme ad altri fascisti italiani e croati. La maggioranza dei condannati fu scaraventata nelle foibe. In Dalmazia, il 10 settembre, mentre Zara veniva presidiata dai tedeschi, a Spalato ed in altri centri entravano i partigiani. ½ rimasero sino al 26 settembre, sostenendo una battaglia difensiva per impedire la presa della città da parte dei https://img.studenti.it/images/giovani/news/foibe1.jpgtedeschi. Mentre si svolgevano quei 16 giorni di lotta i partigiani soppressero 134 italiani, compresi agenti di pubblica sicurezza, carabinieri, guardie carcerarie ed alcuni civili.

La sera stessa dell'armistizio era stata proclamata l'annessione allo Stato Indipendente di Croazia e del Governatorato di Dalmazia, compresa Zara. I partigiani jugoslavi assunsero il controllo di molti centri della costa.

La Dalmazia fu occupata militarmente dai tedeschi. I nazifascisti penetrarono nell'Istria con tre colonne, precedute da forti bombardamenti aerei, raggiungendo in pochi giorni tutte le principali località, spesso accolti con sollievo dalla popolazione. I reparti partigiani furono annientati e costretti alla fuga verso l'interno. Nuclei della resistenza cercarono di rallentare i tedeschi con imboscate, colpi di mano e agguati. Questi reagirono colpendo la popolazione civile, anche di etnia italiana, con fucilazioni indiscriminate, violenze, incendi di villaggi e saccheggi. Le provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana furono di fatto annesse al Terzo Reich, andando a costituire la 'Zona d'operazioni del Litorale adriatico'. Con l'espulsione dei partigiani divenne possibile eseguire varie ispezioni nella foibe, dove furono rinvenuti i resti di numerosi cadaveri.

Terribile fu la sorte di Zara, ridotta in rovine dai bombardamenti, che causarono la morte e la fuga della maggior parte dei suoi abitanti. La città fu infine occupata dagli Jugoslavi l'1 novembre 1944.

Nella primavera del 1945 la IV Armata jugoslava, puntò verso Fiume, l'Istria e Trieste. L'obiettivo era di occupare la Venezia Giulia prima dell'arrivo degli alleati e si trascurò allo scopo di occupare le due capitali (Zagabria e Lubiana), lasciandole in mano germanica. Il 20 aprile 1945 le formazioni partigiane raggiunsero i confini della Venezia Giulia. Tra il 30 aprile ed il 1° maggio le formazioni del IX Korpus sloveno occuparono l'Istria, Trieste e Gorizia.

Ma quando, ai primi di maggio, le ultime resistenze tedesche e della R.S.I. ebbero termine, le uccisioni ripresero con furia selvaggia. I partigiani titini, coadiuvati da partigiani italiani comunisti, avevano stilato per ogni località delle vere e proprie liste di proscrizione, per cui innumerevoli furono le vittime, spesso colpevoli soltanto di essere italiani. Le foibe si riempirono di cadaveri legati a due a due con filo di ferro. Spesso si trattava di uomini o donne scaraventati vivi nel baratro e lasciati morire laggiù, spesso legati a un uomo già morto.

Di fronte a tanta ferocia oltre 350.000 istriani e dalmati, appartenenti a famiglie che da secoli avevano vissuto in quei luoghi, furono costretti a fuggire in esilio. Immediatamente si diressero verso l’Italia, la loro Patria, ma la nuova Italia nata dalla resistenza fu loro disgustosa matrigna. Malvisti, considerati fascisti, maltrattati specie dai comunisti italiani amici di Tito, furono chiusi in campi di raccolta ove vissero quasi come in un campo di concentramento. Tanto che ben 150.000 di loro andarono a cercare più umana accoglienza in altre nazioni. Essi avevano perduto tutti i loro averi, ma lo stato italiano non ha mai saputo fare nulla in loro favore.

E, per di più, per anni questa tragedia è stata volutamente ignorata e nascosta, diventata un argomento indicibile, tolta dalla coscienza nazionale, messa nel dimenticatoio, perché non si osava mettere sotto accusa gli autori di questi assassinii, che non furono soltanto slavi ma anche comunisti italiani.

Pare che nella foiba di Basovizza siano stati calcolati 500 metri cubi di cadaveri, corrispondenti a circa 2000 persone. E questa è soltanto una delle tante foibe, la quasi totalità delle quali, però, si trova ora in territorio croato o sloveno per cui non è consentito fare ricerche su di esse.



Va infine ricordato che non solo le foibe hanno visto la morte di tanti italiani. Moltissimi di loro, specie militari della R.S.I. che avevano difeso fino all’ultimo i confini orientali d’Italia, sono morti di stenti, di fame, di percosse nei tristemente famosi campi di concentramento jugoslavi di Borovnica, Aidusina, Idria, Lepoglava, Maribor che, non dimentichiamolo, sono stati aperti e funzionanti fino al febbraio 1950.

È bene ricordare che simili tensioni sono caratteristiche delle zone ad etnia mista e ancor oggi possono sfociare in episodi violenti .

Il massacro delle foibe fu allo stesso tempo una conseguenza dei rancori sviluppatisi fra contrapposte nazionalità e uno strumento di repressione violenta operato da un regime antidemocratico.


Tali avvenimenti si verificarono in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra ed appaiono in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato, in cui confluivano diverse spinte: l'impegno ad eliminare soggetti e strutture ricollegabili al fascismo, alla dominazione nazista, al collaborazionismo ed allo stato italiano, assieme ad un disegno di epurazione preventiva di oppositori reali, potenziali o presunti tali, in funzione dell'avvento del regime comunista, e dell'annessione della Venezia Giulia al nuovo Stato jugoslavo. Si intendevano inoltre eliminare gli oppositori del regime comunista, ed è in quest'ottica che furono eliminati anche cittadini di etnia slovena e croata.

In vista dell'annessione era comunque necessario reprimere le classi dirigenti italiane, compresi antifascisti e resistenti, per eliminare ogni forma di resistenza organizzata.

Le 'foibe'  sono state una variante locale di un processo generale che ha coinvolto tutti i territori i cui si realizzò la presa del potere da parte del movimento partigiano comunista jugoslavo.

Il comportamento dei comunisti jugoslavi fu influenzato anche dal clima di estrema violenza che caratterizzò la guerra nel teatro jugoslavo, frammentato in molte fazioni etnico-politico-religiose, che condussero una guerriglia cruenta e crudele. La vicenda nel dopoguerra è stata a lungo trascurata per i convergenti interessi di governo e opposizione.

Molti militari fascisti commisero in Jugoslavia reati di guerra per i quali non furono mai perseguiti.

L’Italia era un paese che uscì dalla seconda Guerra Mondiale come un paese sconfitto ma che ha cercato di comportarsi come un paese vincitore e lo fece attraverso la resistenza,in modo da far dimenticare ciò che l’Italia era stata fin dall’8 settembre 1943. E questo era interesse della Democrazia Cristiana di De Gaspari per evitare di far cambiare gli equilibri politici di quei tempi, e era interesse del partito comunista per legittimarsi come partito di massa e come partito nazionale. Ma in tutto questo coloro che ci sono andati di mezzo sono stati i profughi. Il vero prezzo politico l’Italia l’ha ato tutto nel nord-est, prima con le foibe, poi con i territori che da italiani sono diventati jugoslavi, dai quali 350000 persone sono venute a trovare rifugio nei campi profughi d’Italia.

Questo era la dimostrazione dell’Italia sconfitta, l’antitesi dell’Italia vincitrice.

La memoria degli avvenimenti rimase per lo più ristretta nell'ambito degli esuli e di commemorazioni locali. Nessuno può capire quanto può soffrire chi è stato strappato dalla propria terra natia, egli non riuscirà mai più a mettere radici in nessun altro posto.

Un esempio emblematico è stato quello della città di Pola, una città che nell’1947 ha visto l’inizio della sua agonia, una città che è morta pian, piano.

Tutto di un tratto la città si svuota, lo sgombero inizia, le case diventano mute. La gente se ne andava. Le strade vuote, le imposte sbarrate, sembrava un rito di morte, si udiva solo il martellare sui chiodi nello sbarrare le case. I chiodi diventarono il pane quotidiano, un materiale prezioso, venivano distribuiti per strada in piccole razioni.

La gente voleva portare via tutto, non volevano abbandonare nulla, infatti arrivarono anche a portarsi le bare dei defunti. Sembrava un esodo biblico.

Ogni famiglia si sentiva sradicata come un albero, non era un trasloco ma una trasmigrazione, una comunità che trasmigrò e si disperse. La nave TOSCANA era il simbolo dell’esodo di questa gente.

La gente che arrivava in Italia non sapeva cosa fare, dove andare a dormire, finivano in accampamenti senza letti e coperte e a loro ciò non importava, desideravano solo un tetto sulla testa e stare insieme.

Questa gente oltre ad aver subito tutto questo male, quando arrivava in territorio italiano veniva rifiutata, veniva insultata, mal vista, gli italiani credevano che loro erano solo fascisti scappati dalle terre di Tito perché non volevano la  giusta punizione che gli spettava, ma ciò non era la verità. I dati ci dovrebbero far riflettere. Se il 95% di una comunità prende la via dell’esodo, non significa che questi scappavano perché erano tutti colpevoli ma perché essi erano solo italiani che non volevano assolutamente vivere in casa loro ma in terra straniera. Perfino i partigiani istriani scelsero la via dell’esodo

Solo a partire dai primi anni '90, a seguito dei dibattiti provocati dal crollo del comunismo in Europa, che il tema delle foibe uscì dall'oblio e cominciò a essere discusso dai mass media. Anche su iniziativa degli ex comunisti, si è fatta luce su questi episodi, che hanno cominciato ad essere ufficialmente ricordati.

Dal 2005 la giornata del 10 febbraio è dedicata alla commemorazione dei morti e dei profughi italiani. La data del 10 febbraio ricorda il trattato di Parigi siglato nel 1947 che assegnò alla Jugoslavia il territorio occupato nel corso della guerra dall'armata di Tito.



Negli anni del dopoguerra non si ebbero più episodi di violenza di massa paragonabili ai due picchi del 1943 e del 1945. Ma quanti sono stati gli infoibati? Quanti i deportati, gli uccisi in prigionia? Quanti complessivamente gli ssi in quegli anni? Nel corso della storia, sono state date parecchie risposte, ma tutte insoddisfacenti. Sono stati adottati termini quali “olocausto”, “genocidio”, “pulizia etnica” per indicare tali persecuzioni, ma tutte queste semplificazioni hanno finito per creare solo confusione e si sono rivelate solamente come un debole e distorto tentativo di mantenere viva la memoria dell’evento.

Il sottosuolo dei vasti altipiani carsici nasconde un mondo di tenebre, abissi verticali, cupi cunicoli che si perdono nel silenzio delle profondità terrestri, caverne immense, tortuose gallerie percorse da fiumane urlanti, sale incantate rivestite di cristalli, antri selvaggi che la fantasia del volgo popolò di paurose leggende, leggende da brividi.

Le lunghezze di quelle liste colpisce per la sua completezza, ci mostra come nessuno aveva la certezza della propria vita in cui famiglie erano ingiustificatamente divise ed in cui degli innocenti subivano torture delle più atroci fino a raggiungere dopo molti giorni il riposo della morte. Questo era infatti il destino di costoro che erano indiscriminatamente uomini e donne talvolta incinte.

Prelevati dalle loro case e condotti in locali occupati da tittini, venivano torturati a lungo coi polsi legati dal fil di ferro, stretto con le pinze fino quasi a spezzare i polsi in modo che ogni più piccolo movimento provocasse dolori atroci. I prigionieri erano tenuti a digiuno e malmenati brutalmente per il divertimento dei loro aguzzini, erano frequenti anche gli stupri.

Il momento della morte tuttavia per alcuni non giungeva subito, condotti nelle vicinanze della foiba prescelta dopo un pellegrinaggio in cui erano obbligati a camminare scalzi su strade sterrate e malmesse, venivano svestiti di tutti i loro averi, compresi i denti d’oro staccati con violenti colpi di fucile al volto e legati a coppie. Dopo ulteriori pestaggi venivano infine condotti sull’orlo di quell’abisso di roccia e gettati all’interno; a volte veniva sparato ad una dei componenti della coppia che trascinava con sé l’altro o veniva appeso loro un grosso masso al collo.

Alcuni testimoni oculari hanno giurato di aver visto gruppi da 100 a 200 infoibati. Veniva detto loro che se avessero saltato oltre l’ apertura della foiba (circa 12 piedi) avrebbero avuto salva la vita e sebbene qualcuno fosse riuscito nel salto veniva comunque alla fine ucciso e gettato di sotto.

Fra le sevizie i carnefici si divertivano a spezzare o addirittura tranciare loro gli arti, a pugnalarli ripetutamente e selvaggiamente all’addome e al volto, molte volte alle donne venivano tagliate le mammelle dopo o durante le violenze sessuali.

I più fortunati venivano poi sgozzati mentre gli altri erano gettati nelle foibe ancora vivi e lasciati morire di stenti dopo giorni e giorni di martirio. I contadini dei villaggi vicini testimoniano che per molte notti si sentivano urla strazianti provenire dall’abisso, le grida dei rimasti in vita, sia perché trattenuti dagli spuntoni di roccia, sia perché resi folli dalla disperazione. Tutto questo si è potuto sapere grazie alle testimonianze dei pochissimi superstiti e dall’osservazione dei corpi recuperati che anche se in avanzato stato di decomposizione, mostrano ancora gli abusi subiti prima della loro morte.

Era uso degli infoibatori gettare bombe a mano o a sparare raffiche di mitra all’interno delle foibe una volta concluso l’infoibamento, è anche questa una delle cause che hanno impedito di riportare alla luce tutte le salme delle vittime.

Uno dei casi più eclatanti fu quello di Norma Cossetto, studentessa ventitreenne,che venne legata ad un tavolo con delle corde e violentata per un intera notte da 17 aguzzini che le pugnalarono le mammelle e dopo averle conficcato un legno nella vagina, la gettarono ancora viva, nuda e sanguinante nella foiba dove morì di stenti.


IL GIORNO DEL RICORDO

10 febbraio, “giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dall’ esodo delle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati


Ci sono diversi modi per contrastare una scomoda verità. Quello più facile ed immediato utilizza lo strumento del silenzio: per cancellare il ricordo di ciò che non deve essere ricordato, per impedire che i diretti testimoni parlino di ciò che sanno, per ottenere che gli altri, specie le giovani generazioni, vengono a conoscere quanto è accaduto. Il peso di questa condanna, del “silenzio storico”, ha gravato per quasi mezzo secolo su una fetta di storia d’Italia. Tutto questo accaduto è stato, è e sarà una cicatrice che l’Italia si porterà nel suo bagaglio storico.


Bove Natascia 5 D

Bibliografia

Benito Mussolini nel discorso di Pola il 24 settembre 1920

« Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. [] I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani »

È stato analizzato un documentario che è andato in onda su History Channel

Sono stati visitati i seguenti siti Internet: Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Foibe)

Il Manifesto (https://rete-eco.it/it/approfondimenti/italia/5036-napolitano-ricorda-le-foibe-ma-non-scorda-il-fascismo.html)









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