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I FRANCHI E IL SACRO ROMANO IMPERO, LO SCONTRO TRA PAPATO E IMPERO

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I FRANCHI E IL SACRO ROMANO IMPERO


LA NUOVA ORGANIZZAZIONE

Carlo magno divise il regno in contee (o marche, se di recente conquista) e ciascuna fu affidata a un conte o marchese. I conti avevano i poteri amministrativi, giudiziari, fiscali e di ordine pubblico, mentre i marchesi avevano anche i poteri militari. Vennero istituiti i missi dominici, dei giudici che girovagavano per il paese; il sovrano si circondò dei palatini che lo aiutavano nella gestione dell’impero. Sviluppò i rapporti vassallatico-beneficiari con i signori cui venivano assegnate cariche pubbliche: buona parte di essi furono gli uomini di Chiesa e favorì gli studi per preparare i funzionari statali. Questo periodo venne chiamato rinascita carolina.

NUOVI POPOLI IN EUROPA

L’Europa è esposta a incursioni dei Vichinghi che migrano dal nord, dagli Ungari da est e dagli Arabi dal sud.

I TRAFFICI DECLINANO MA NON SCOMPAIONO

Le antiche città romane, anche se più debolmente, erano rimaste il centro di scambio grazie anche alla ura del vescovo e, in seguito nel periodo carolingio, ai conti. Sul Tirreno si affacciavano i porti di Amalfi, Gaeta e Napoli, che formalmente erano ducati bizantini, ma in pratica erano indipendenti. Esse dovettero fare i conti con gli Arabi insediati in Sicilia, e quando erano costrette a schierarsi si alleavano anche con i mussulmani. Bari per 30 anni fu occupata dagli Arabi, mentre Venezia era costituita in un ducato che manteneva rapporti puramente formali con Bisanzio.



NASCONO LE LINGUE EUROPEE

Il latino era una lingua colta usata in contesti speciali; in seguito subì deformazioni regionali che portarono alla nascita dei volgari e quindi al delineamento delle lingue europee.

L’IMPERO SI FRAMMENTA IN REGNI

Alla morte di Carlo Magno si scatenò la lotta per il potere tra la nobiltà stessa e gli uomini di Chiesa. Il clero ebbe la meglio quando il successore di Carlo, Ludovico il Pio, si circondò di monaci e cedette loro il potere. Dopo la morte di Ludovico il regno fu diviso fra i suoi tre li con il trattato di Verdun. Il settore settentrionale a Carlo il Calvo, quello orientale a Ludovico il Germanico e quello centrale a Lotario. Carlo il Calvo emanò il modulare di Kiersy che stabiliva l’ereditarietà dei feudi maggiori: i benefici potevano essere trasmessi in eredità nelle famiglie nobili che li avevano ricevuti. L’impero venne definitivamente disgregato: il regno di Francia si limitava alla regione attorno a Parigi, il regno d’Italia fu coinvolto da rivolte, il regno di Germania si divise in ducati.

L’ECONOMIA CURTENSE

In seguito a fattori climatici e bellici i nuovi agricoltori adottarono per gestire le terre il sistema curtense: si trattava di aziende agricole che comprendevano diversi tipi di terre e altre risorse come i mulini e gli stagni. Le terre delle curtis erano divise in: la parte del dominico, lavorata dai servi, e quella del massaricio assegnate alle famiglie di coloni. In cambio della terre i coloni si limitavano a prestare servizio e beni e talora a are il censo. Questo sistema viene definito economia chiusa in cui gli scambi restavano all’interno della curtis. Poiché le proprietà venivano chiamate fondi si parla di signoria fondiaria.

LA GRANDE NOBILTÀ SI PRENDE LE PREROGATIVE DELLO STATO

All’epoca di Carlo  Magno i conti e i marchesi esercitavano i poteri di banno (ordinare , giudicare, punire) ed essi erano legati alla carica, ma con il passare del tempo divennero prerogative delle persone. Questi poteri consistevano nella funzione militare, in quella della gestione territoriale e nell’amministrazione della giustizia. Infine vi era il potere fiscale, cioè quello di imporre e riscuotere tributi di vario tipo: il pedaggio per transitare, l’erbatico per far pascolare il bestiame e il maritaggio per avere il consenso di matrimonio da parte del signore. Il signore infine garantiva il monopolio di alcune attività (mulini). Anche le chiese erano considerate una proprietà privata del signore.

L’AFFERAMZIONE DELLA NOBILTÀ MINORE

Tra il IX e il X sec la nobiltà minore, composta dai vassalli che disponevano di soldati o di uno o più castelli, si trovava in una posizione di forza che gli consentiva di esercitare i poteri di banno grazie alle signorie che avevano abbandonato alcuni territori. La fondamentale differenza tra la signoria fondiaria e quella di banno sta nel fatto che nella prima il signore esercita un potere economico sulle terre e persone di cui è proprietario, mentre nel secondo caso controlla tutte le terre ma solo le persone che rientrano nella sua giurisdizione. Quindi l’elemento per definire il potere di un signore non è più la proprietà ma la circoscrizione territoriale.

DIFENDERE  UN TERRITORIO

Per difendere i territori vennero costruiti in tutta Europa i castelli. Erano difesi anche dai combattenti di professione capitanati da un uomo di fiducia del re. Sempre più spesso i grandi signori non furono più in grado di controllare i feudatari minori o dovettero cedere loro ampie autonomie.  Con la diffusione della staffa in campo militare si sancì l’affermazione della cavalleria sulla fanteria. Ma l’attrezzatura e l’addestramento di un cavaliere diventavano sempre più costosi. Con l’affermazione dei cavalieri sve la distinzione tra liberi e servi.








LO SCONTRO TRA PAPATO E IMPERO

NEL REGNO DI GERMANIA SI AFFERMA LA CASA DI SASSONIA

Il regno di Germania non fu frammentato grazie al re Enrico I di Sassonia che guidò brillanti operazioni militari; gli succedette il lio Ottone I che assunse anche il titolo di re d’Italia. Nel 955 sconfisse gli Ungari e nel 962 il papa lo incoronò imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Gli imperatori della casa di Sassonia avevano un’elevata concezione dell’Impero che consideravano il centro della realtà politica europea. L’autorità dell’imperatore divenne di natura divina con il compito di cacciare i musulmani e i Bizantini in contrasto con Roma. Questa idea si tradusse in una politica espansionistica nell’Italia meridionale che tuttavia fallì.

I VESCOVI-CONTI

Per limitare i danni causati dal modulare di Kiersy, oltre a fondarne di nuove, Ottone I affidò ai vescovi i compiti amministrativi che al tempo dei Franchi spettavano ai conti. Ottone I così legò ai vescovi sia la ura religiosa che quella politica dando origine ai vescovi-conti.. la maggior parte di queste persone si trovava a ricoprire una carica ecclesiastica senza una motivazione spirituale. Questi uomini seguivano una vita laica con tutte le attività nobiliari praticando anche il concubinato. Il commercio delle cariche ecclesiastiche era una forma di corruzione che scandalizzava i cristiani.

L’ESIGENZA DI UNA RIFORMA DELLA CHIESA

Grazie ai possedimenti terrieri i papi divennero dei veri e propri sovrani e la loro elezione, affidata ai nobili romani, veniva considerata come il sovrano di un regno e non come capo spirituale. Molti cristiani indignati chiesero una riforma per tornare agli autentici valori cristiani. L’abbazia benedettina di Cluny divenne il centro di questo movimento riformatorio. In seguito ad una crisi della Chiesa Ottone I impose che nessun pontefice potesse essere eletto senza l’assenso dell’imperatore (privilegio ottoniano).

LA CHIESA TRA RIFORMA, ERESIA E SCISMA

L’imperatore Enrico III di Franconia nel 1309 cominciò ad inviare dei funzionari laici ad amministrare le città al posto dei vescovi. Intanto all’interno della curia romana acquistava un’influenza crescente il partito della riforma tanto che riuscì a far eleggere in successione ben cinque papi cluniacensi. Nacquero dei gruppi laici: gli spiritualisti che volevano il ritorno alle origini; i pàtari erano gruppi di artigiani e commercianti che si battevano contro la corruzione del clero. Nel 1054 il patriarca non riconobbe la ura del papa e per questo la chiesa greca si definì ortodossa, mentre quella di Roma si definì Cattolica.

L’ORGANIZZAZIONE POLITICA DELL’EUROPA ORIENTALE

La cristianizzazione dell’Europa orientale e settentrionale portarono alla formazione di nuovi regni a Oriente e al contenimento di eventuali pressioni migratorie. ½ è una concorrenza tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa.

INIZIA LA LOTTA PER LE INVESTITURE

Durante l’impero di Enrico IV di Franconia divenne papa Gregorio VII che ribadiva una concezione teocratica della Chiesa per cui essa era l’autorità superiore destinata da Dio a dirigere quella laica. Pubblicò il Dictatus Papae che proclamava principi come quello di poter deporre l’imperatore. Iniziò così un conflitto tra papato e impero destinato a protrarsi per decenni e che fu chiamato lotta per le investiture perché prese spunto dalla nomina dei vescovi-conti, che avveniva con la cerimonia dell’investitura. Enrico IV ignorò il documento e nominò tre vescovi. L’imperatore convocò allora un sinodo di vescovi a lui fedeli per deporre il papa, ma questi replicò con la scomunica. L’imperatore allora passò le Alpi segretamente e nel 1077 andò incontro al papa, in viaggio per la Germania; nel castello di Canossa implorò e ottenne il perdono.

DALLO SCONTRO ALLA MEDIAZIONE

L’incontro di Canossa era stato attuato dalla marchesa di Toscana, che rappresentava i signori interessati a piegare l’imperatore.  L’imperatore venne nuovamente scomunicato e i suoi vescovi fedeli nominarono un antipapa e scese con un esercito a Roma. Intanto Gregorio VII asserragliato a Castel Sant’Angelo si fece incontrare imperatore dell’antipapa. Il papa chiese aiuto ai Normanni ma venne sconfitto e ucciso dalle truppe di Enrico. I successori di Enrico e Gregorio scelsero soluzioni diplomatiche con il concordato di Worms: il papa eleggeva i vescovi, e l’imperatore poteva nominarli conti.







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