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IL DIBATTITO TRA GLI STORICI

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IL DIBATTITO TRA GLI STORICI

INTENZIONALISTI

FUNZIONALISTI

REVISIONISTI

NEGAZIONISTI

Questo gruppo considerevole di storici ritiene che gli interrogativi sull’emergere della “questione finale” trovino facilmente risposta nella retorica antisemita di Hitler, che, a loro giudizio, riflette un obiettivo perseguito costantemente pur nelle diverse fasi della carriera del dittatore tedesco. Lucy Dawidowicz sostiene che il Fhurer preparava il terreno per lo sterminio di massa già nel settembre del 1939 già al momento dell’invasione della Polonia. In questo periodo, infatti, si sviluppa una “guerra doppia”: la guerra di conquista tesa agli obiettivi tradizionali, la quale forniva la copertura a Hitler per commettere una seconda guerra, contro gli ebrei. Gli intenzionalisti, così definiti da Christopher Browining, ritengono quindi che l’ordine di dare il via allo sterminio di massa diramato verso l’estate del 1941, derivi direttamente dalle idee di Hitler espresse sin dal 1919. La loro interpretazione pone l’accento proprio sul ruolo avuto da Hitler nell’organizzazione del genocidio degli ebrei d’Europa evidenziando la logica, la coerenza e l’ostinazione nello svolgimento della sua politica. Dawidowicz insiste: “Hitler aveva formulato piani a lungo termine per realizzare i suoi obiettivi ideologici, e la distruzione degli ebrei era l’obiettivo centrale”.    



Questo gruppo di storici tedeschi ha messo in discussione l’idea secondo cui l’evoluzione del Terzo Reich costituirebbe l’applicazione di un piano prestabilito. Da questa prospettiva, i funzionalisti riprendono e sviluppano un’idea suggerita già nel 1942 dal sociologo in esilio Franz Neumann secondo cui il regime nazista, ben lungi dall’essere compatto, era sottoposto a spinte centrifughe che costituivano altrettanti blocchi la cui interazione caratterizza la specificità del regime. Si deduce che la tappa finale non deve costituire un punto di partenza dell’analisi, in quanto il Terzo Reich ha subìto un’evoluzione nel tempo. Lo stato Hitleriano era caratterizzato dall’esistenza di forti rivalità tra le varie fonti di potere, in cui la funzione di Hitler era garantire la coesione del sistema. Questo tipo di lettura storica si rivela efficace per capire la genesi della “soluzione finale”. La decisione di sterminare in massa gli enrei, che secondo questo gruppo di storici è stata presa nell’autunno del 1941, sarebbe dunque il risultato di numerosi fattori: il fanatismo ideologico estremo, le divergenze tra gli apparati burocratici, il crescendo e l’espansione che ne derivano, e infine l’anarchia di una situazione che i nazisti non riuscivano più a controllare.

I cosiddetti revisionisti danno una versione assai discutibile dello sterminio degli ebrei. In un articolo apparso su un giornale tedesco nel 1986. Lo storico Michael Sturmer si schiera a favore della costruzione di una memoria nazionale no polarizzata dal periodo nazista; qualche mese dopo, sullo stesso giornale, Ernst Nolte (v. scheda) espone delle tesi in cui esprime la convinzione che nello sterminio degli ebrei vi sia una forma di reazione ai crimini staliniani degli anni Trenta; nello stesso periodo, infine, un altro storico, Andreas Hillgruber, sviluppa la tesi secondo cui gli Alleati avrebbero responsabilità pari a quella dei nazisti nell “tragedia tedesca”, in quanto il loro obiettivo era la distruzione della nazione tedesca. Il filosofo Jurgen Habermas ritiene che questa corrente revisionista esprima la volontà di porre fine al senso di colpa su cui è fondata la Repubblica federale, denunciando soprattutto una rinascita del nazionalismo tedesco. Va precisato che la disputa non ha mai riguardato la contestazione non ha mai riguardato la contestazione dei fatti storici e, quindi, restando corrente di pensiero, non può essere paragonata con il fenomeno negazionista che si sviluppa nello stesso periodo. Nel caso dei revisionisti il dibattito si svolge sul terreno dell’interpretazione o meglio della filosofia della storia. 



Lo storico Pierre Vidal-Naquet dimostra come il metodo utilizzato dai negazionisti non abbia nulla di scientifico, giungendo persino a negare l’esistenza stessa della Shoah, commettendo così uno sterminio sulla carta che si aggiunge a quello effettivo. Essi ritengono che il genocidio sia stata un’invenzione della proanda alleata specialmente ebraica, e negano l’esistenza delle camere a gas. La “soluzione finale” non è mai avvenuta; le responsabilità della seconda guerra mondiale non devono essere attribuite alla Germania hitleriana perché il maggior nemico del genere umano è stato l’URSS di Stalin. Ogni testimonianza di un ebreo è un falso, ogni documento che fornisce informazioni dei metodi nazisti è un falso o è truccato. Il revisionista Faurrison denigra i manoscritti ritrovati di cui non tenta nemmeno di dimostrare la non autenticità, e afferma che gli zingari furono internati non per ragioni razziali, ma per ragioni di nomadismo e di potenziale delinquenza. Ogni documento nazista è ignorato se scritto in un linguaggio diretto, come ad esempio il discorso di Himmler, tenuto il 16 dicembre 1943, in cui egli disse: “Quando in un villaggio sono stato costretto a dare l’ordine di marciare contro i partigiani e i commissari ebrei [ . ] ho dato l’ordine di uccidere anche le donne e i bambini di questi partigiani e commissari”. I documenti presi in considerazione sono solo in codice.







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