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IL FUTURISMO

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IL FUTURISMO

Nella seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento si susseguono correnti artistiche sempre più rapidamente, l’una in opposizione dell’altra.

Tuttavia queste correnti esistevano già da vario tempo e si basavano su ricerche di ordine artistico, spontaneamente anche se faticosamente maturate da singole personalità. Programmi preventivi non esistevano, la creazione passando avanti ad ogni formulazione teorica, che, comunque, era compito della critica piuttosto che degli artisti. Comunque nessuno può negare la validità della tradizione del passato, che è rappresentata adeguatamente dalle opere conservate nei musei.

Il futurismo è il primo movimento che si dà un programma preventivo, che rompe decisamente con tutto il passato sostenendo di essere proiettato nel futuro, che si colloca in posizione volutamente polemica, anzi provocatoria, nei confronti di ogni opposizione.

Sono le idee affermate dal suo fondatore, lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto che diede origine al movimento. Il Manifesto, violento e perentorio nel linguaggio, riprendendo in realtà un vecchio tema, quello della fede nel progresso scientifico, esalta la velocità della vita moderna, anzi «il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa []» e, per conseguenza, la macchina, che, con il motore, moltiplica le forze dell’uomo inebriandolo di potenza: «la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.»

Per questa ragione il centro del futurismo è Milano, la città simbolo del lavoro industriale, che, soprattutto a partire dagli inizi del secolo, vede sorgere o ingrandirsi nuove officine e si espande urbanisticamente oltre i limiti tradizionali. Il futurismo infatti è un inno alla modernità, senza rendersi conto dei risvolti negativi di essa, del profitto capitalistico, dei pericoli insiti nella mitizzazione della macchina. Ma tutto ciò è visto non tanto come partecipazione sociale, quanto esteticamente, sempre nell’entusiastica ammirazione di tutto ciò che è potente. L’ideologia futurista, indipendentemente dai risultati artistici, consiste soprattutto nell’affermazione della superiorità di ciò che è dinamico su ciò che è statico, il primo travolgendo il secondo, a modificarsi, a trasformarsi ed ad avanzare nel tempo. Ciò che deve essere messo in rapporto con le tesi filosofiche, secondo le quali la vita è un flusso continuo, uno «slancio vitale», un processo di trasformazione dovuto all’«evoluzione creatrice» in una generazione di forma nuove. Il futurismo, si ferma all’ammirazione esteriore per la potenza della macchina, per la grandezza del superuomo, in forma quasi esclusivamente estetizzante, decadente, retorica. Si spiega così l’esaltazione dell’azione di per se stessa indipendentemente da ogni fine, dell’aggressione, dalla sopraffazione, della violenza, che esprimono la volontà vitalistica. Si spiega anche perché il futurismo non possa schierarsi politicamente con la sinistra internazionale e nemica della guerra, ma con la destra italiana, nazionalista e interventista, confluendo con il fascismo. Marinetti finirà con l’accettare da Mussolini onori e prebende. Infine si spiega la conclamata superiorità dell’Italia, dell’uomo sulla donna, e la volontà di distruggere i musei, le biblioteche e le citta-museo.






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