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IL QUADRO CULTURALE. L’ETA’ DEL DECADENTISMO - Dal declino del razionalismo al rifiuto della società borghese, La filosofia di Nietzsche e il m

IL QUADRO CULTURALE. L’ETA’ DEL DECADENTISMO - Dal declino del razionalismo al rifiuto della società borghese, La filosofia di Nietzsche e il m
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IL QUADRO CULTURALE. L’ETA’ DEL DECADENTISMO


Dal declino del razionalismo al rifiuto della società borghese

A partire dagli ultimi anni dell’ 800 la cultura europea era andata allontanandosi dalla filosofia positivistica e dal naturalismo con la loro salda fiducia nella scienza. Conseguenza di questo allontanamento è un ridimensionamento della fede nella ragione per far posto alla ricerca di quello che di non razionale c’è nell’animo di ogni individuo. Questa nuova cultura è detta decadentismo e più tardi irrazionalismo. Alla sua base sta il disprezzo che molti intellettuali nutrivano per la moderna società industriale colpevole di aver subordinato tutti i valori alle leggi del profitto. A questo rifiuto corrisponde l’abbandono da parte di poeti e letterati delle forme tradizionali di espressione: i poeti rifiutano i modelli razionalistici e cercano un linguaggio che sia in grado di rappresentare con immediatezza le passioni e i sentimenti; i pittori dell’avanguardia contestano la tendenza dell’impressionismo a rappresentare in maniera troppo oggettiva la realtà e preferiscono una forma d’espressione che privilegi la fantasia e l’immaginazione ( nascono dapprima il neoimpressionismo e il simbolismo, poi il fauvismo e il futurismo).



Tuttavia, questo rifiuto delle forme artistiche e di pensiero del passato non corrisponde ad un impegno in campo sociale e politico al seguito delle ideologie socialiste e democratiche. I decadenti si ripiegano in se stessi, oppure nella riscoperta dei valori del passato o, a volte, della fede religiosa, spesso sono alla ricerca di nuovi miti in grado di sostituire quelli del passato e che pongano l’intellettuale come guida spirituale di un mondo che essi vedono sempre più dominato dal profitto.


La filosofia di Nietzsche e il mito del superuomo

Un ruolo di grande importanza in questa trasformazione spirituale è svolto dalla diffusione del pensiero di Friedrich Nietzsche. Il filosofo tedesco parte dalla constatazione che “Dio è morto”, in quanto l’illuminismo e la scienza positivista hanno distrutto le certezze del passato e i valori della tradizione. Perciò, se Dio è morto “nulla è vero e tutto è permesso” e spetta all’uomo costruire nuovi valori su cui edificare la sua esistenza. Questi nuovi valori, però, non possono nascere dalle masse, che Nietzsche disprezza, ma da grandi personalità individuali. Egli poi passa a demolire gli ideali della cultura del suo tempo: la fede nel progresso e nella scienza, il cristianesimo, che con la sua morale fatta di umiltà e di rinuncia ha reso l’uomo incapace innalzarsi sulla mediocrità. Come alternativa Nietzsche propone la ura del superuomo che ha compreso come la storia umana sia un “eterno ritorno” e che è capace di imporre la sua volontà e di accettare virilmente il suo destino.

A partire dalla fine del secolo il pensiero di Nietzsche si diffonde rapidamente ed incontra  molti consensi, in particolare per quel che riguarda il suo rifiuto della morale comune e delle ideologie socialiste e democratiche.

In letteratura molti autori smettono di rappresentare la realtà sociale per concentrarsi su grandi personaggi, sui cosiddetti superuomini.

In campo filosofico il pensiero di Nietzsche viene sviluppato da pensatori che ritengono determinante la volontà dell’uomo e l’azione più importante della conoscenza.

In Francia e in Italia abbiamo due fenomeni tipici di questo momento: la rinascita del pensiero hegeliano con il neoidealismo di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile, e la riscoperta della fede e del pensiero cattolico che porta a numerose conversioni di uomini di cultura.

Anche in campo scientifico il positivismo viene messo in crisi: in botanica con Hugo de Vries che sostiene che i mutamenti nelle specie umane avvengano per sbalzi e non attraverso un lento progresso; in matematica che diventa sempre più una serie astratta; in fisica, con il pensiero di Albert Einstein che pone le sue basi non in un sistema codificato ma nella libera invenzione.


Il revisionismo di sinistra e il mito dello sciopero rivoluzionario

Nasce in questo periodo un revisionismo di sinistra, che sostiene la necessità di un’insurrezione violenta contro l’ordine borghese contestando l’orientamento riformista della Seconda Internazionale. Il principale esponente di queste tendenze è il francese Georges Sorel che vede la rivoluzione come un atto di libera volontà da parte del proletariato di fabbrica una volta che sarà giunto alla piena maturazione politica. Le sue opere introducono il mito dello sciopero generale come mobilitazione del proletariato nella sua lotta per la conquista del potere. A queste idee si ispira il movimento sindacalista rivoluzionario che però rimarrà sempre minoritario all’interno del movimento operaio.



In questo clima culturale si sviluppa anche il pensiero di Nikolaj Lenin che contesta la teoria marxista della gradualità del processo rivoluzionario ponendo le premesse di un passaggio della Russia da un regime zarista ad uno stato comunista.


Nazionalismo e razzismo

Lo sviluppo di queste nuove idee, l’epopea del colonialismo, i conflitti economici e territoriali fra le grandi potenze fanno sì che si faccia strada un forte sentimento nazionale. Il nazionalismo diventa ora un cavallo di battaglia della destra contro l’internazionalismo della sinistra marxista e si manifesta come sciovinismo in Francia, “gingoismo” in Inghilterra, pangermanesimo in Germania e panslavismo in Russia e in quei paesi balcanici soggetti all’impero ottomano.

Anche gli ebrei scoprono una forma di nazionalismo, il sionismo, fondato nel 1897 dallo scrittore Theodor Herzl e che incoraggia gli ebrei di tutto il mondo a non integrarsi con i cristiani ma ad affermare la propria identità ed a trasferirsi in Palestina per formare lì il loro stato nazionale.

In questo clima inizia a diffondersi il razzismo, anche grazie alla diffusione del “Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane” di Gobineau, in cui si sostiene la superiorità della razza indeuropea (ariana) erede di quelle popolazioni che diedero origine alle civiltà greca, latina ed indiana.

Parallelamente al diffondersi dell’ideologia razzista si assiste ad una crescita dell’antisemitismo basato non più su pregiudizi religiosi ma sull’odio di razza. Questo fenomeno è particolarmente diffuso in Francia e nei paesi dell’est, dove le buone condizioni economiche degli ebrei suscitano l’invidia non solo dei ceti popolari ma anche della piccola borghesia e degli intellettuali.

E’ in questo clima che si va formando un’estrema destra che fa degli ideali nazionalistici la propria bandiera, utile a garantirle i consensi dei ceti piccolo – borghesi..






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