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LA CHIESA E I CATTOLICI

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LA CHIESA E I CATTOLICI


Il mondo cattolico è uno dei principali protagonisti della storia europea degli anni  tra le due guerre. In questo periodo uno dei nodi più delicati è rappresentato dal rapporto tra la Chiesa e i regimi autoritari; un rapporto contraddittorio ma che tende nettamente a favorire la pacifica convivenza, anche a costo di partecipare attivamente all’affermazione del totalitarismo. Pio XI e Pio XII sono i pontefici che esercitano il proprio magistero tra gli anni venti e gli anni quaranta. Specialmente il primo deve affrontare la grave crisi dei valori cristiani che investe le società moderne e tra i molti strumenti di cui si dota uno dei più preziosi è il giubileo del 1925.

Il pontificato di Pio XI, che dura dal 1922 al 1939, rappresenta per la Chiesa cattolica una fase decisiva di confronto con il mondo moderno uscito dalla prima guerra mondiale. Uno dei primi problemi che si pongono al nuovo papa è quello del rapporto con i regimi autoritari che si vanno diffondendo in Europa. Inizialmente Pio XI manifesta un atteggiamento positivo nei confronti di questi regimi, addirittura di simpatia, soprattutto verso quelli instaurati in Stati con prevalenza cattolica, come la Sna. Al papa sembra infatti più semplice ottenere da questi Stati quei riconoscimenti giuridico-istituzionali della Chiesa cui mira la sua azione, basata principalmente sulla stipulazione di una serie di 'concordati' che assicurino libertà di professione e di movimento alla religione cattolica. Nel corso di quella che è stata definita l''era dei concordati', annoverandone addirittura diciassette, numerosi sono quelli ratificati con regimi autoritari, come la Lituania (27 settembre 1927), l'Italia fascista (11 febbraio 1929), l'Austria del cancelliere Dollfuss (5 giugno 1933) e la Germania nazista (20 luglio 1933). La ricerca dell'appoggio di Stati con regimi autoritari e dittatoriali si carica negli anni trenta della ulteriore motivazione di frenare l'ondata di ateismo militante che Pio XI vede diffondersi in Messico, in Cina, in Unione Sovietica e nella Sna del Fronte popolare. Proprio le violenze anticlericali e antireligiose verificatesi nella Sna frontista portano al progressivo schieramento della Santa Sede in favore del generale Franco, contro il regime repubblicano snolo. Ma l'atteggiamento conciliante della Chiesa cattolica con i regimi dittatoriali dell'Europa finisce per scontrarsi con l'orientamento totalitario dei due maggiori di essi, la Germania e l’Italia, nei quali si manifestano segnali di minaccia per la stessa libertà della Chiesa. Nei confronti del regime nazista Pio XI scrive il 14 marzo 1937 l'enciclica Mit brennender Sorge ('Con viva ansia'), in cui condanna le violazioni del concordato compiute dal governo tedesco e la proanda nazista sulla divinizzazione della razza, del popolo e dello Stato, senza però arrivare a una vera rottura con il regime. Con il regime fascista italiano si registrano invece due momenti di crisi, nel 1931 sulla questione della concorrenza delle organizzazioni giovanili cattoliche con quelle fasciste, su cui il papa interviene con l'enciclica Non abbiamo bisogno, e nel 1938 sulla questione della introduzione delle leggi razziali. Diretta conseguenza del comportamento della Chiesa cattolica sotto Pio XI è l'atteggiamento del suo successore, Pio XII, di fronte alla seconda guerra mondiale. Egli si attiene a un criterio di rigida imparzialità, che se, da un lato, permette alla Chiesa di svolgere nei confronti dei belligeranti un'azione volta a ripristinare al più presto la pace, dall'altro non le consente di cogliere il carattere ideologico e ultimativo che il conflitto tra la Germania e l'Italia, da una parte, e le potenze alleate, dall'altra, rapidamente assume.



Il 6 febbraio 1922 viene eletto papa l'arcivescovo di Milano cardinale Achille Ratti. Il suo pontificato si estende lungo tutto il periodo tra le due guerre mondiali e si deve dunque confrontare con le sfide della moderna società di massa uscita dal primo conflitto mondiale.

La sua azione si svolge lungo tre linee: la stipulazione di accordi con gli Stati per ottenere posizioni di forza per la Chiesa cattolica sul piano giuridico-isituzionale; la promozione di movimenti di Azione cattolica per agire nelle istituzioni e nell'ambito delle varie categorie sociali; il collegamento con i partiti cattolici per sostenere a livello politico-parlamentare l'azione della Santa Sede.

Le prime due encicliche del suo pontificato, la Ubi arcano (1922) e la Quas primas (1925), racchiudono il nucleo teorico e teologico del suo progetto, che si basa sull'affermazione della necessità di estendere il regno spirituale di Cristo all'intero mondo temporale, raccogliendo non solo i cattolici, ma anche i cristiani e tutti gli uomini, le società e gli Stati. Diretta conseguenza di questa impostazione è la creazione dell'Azione cattolica, organizzazione che chiama i laici cattolici di ogni età, sesso e Stato a partecipare al rinnovamento della società secondo la spirito di Cristo. Il pontificato di Pio XI è costellato da una serie di interventi sui grandi problemi della vita contemporanea: l'educazione, riaffermando il ruolo preminente della Chiesa in questo campo; la famiglia e il matrimonio, condannando le tendenze emergenti riguardo alla rivendicazione femminile della parità con gli uomini, il divorzio e l'aborto; le questioni economiche e sociali sollevate dalla crisi del 1929, con la riaffermazione di una dottrina sociale cattolica basata sull'organizzazione corporativa della società. Sul piano politico, nell'ambito dell'ondata di concordati stipulati con differenti paesi, governati da regimi parlamentari o autoritari, Pio XI raggiunge l'importante accordo con lo Stato italiano con la firma dei Patti lateranensi (11 febbraio 1929), che pongono fine, dopo 60 anni, alla controversia tra il Vaticano e il Quirinale.

Il successore di Pio XI, il cardinale Eugenio Pacelli, eletto il 2 marzo 1939, si deve confrontare con l'immane tragedia del secondo conflitto mondiale. La linea su cui Pio XII incentra il proprio magistero e l'attività della Santa Sede nei difficili anni di guerra è la più rigorosa neutralità rispetto ai contendenti, accomnata da un insistente richiamo alle cause della crescente catastrofe e dalla proposta di un programma per il raggiungimento di una pace giusta e duratura. Imponente e continuo è l'impegno degli apparati della Chiesa in opere di soccorso e di assistenza per le vittime della guerra e della crudeltà nazista, profughi, esiliati ed ebrei, nonché in azioni volte alla preservazione di opere d'arte e monumenti. Tuttavia il comportamento e le scelte di Pio XII durante il conflitto non sono esenti da ombre: da più parti sono state opposte critiche severe alla sua mancanza di coraggio nel denunciare con maggiore forza i crimini nazisti e, in alcuni casi, sono state stigmatizzati episodi di colpevole 'collaborazione' nell'azione repressiva delle autorità nazi-fasciste. Anche nell'immediato dopoguerra la Chiesa di Pio XII si è resa complice della fuga di numerosi criminali di guerra, tedeschi e italiani.

Il passaggio alla società di massa, iniziato alla fine dell'Ottocento, con il diffondersi dell'industrializzazione e dei connessi fenomeni di urbanizzazione, conosce, negli anni tra le due guerre, una significativa accelerazione, cui si accomna una profonda modificazione di abitudini e stili di vita e la diffusione di nuovi modelli culturali e di nuovi bisogni sociali. L'affermazione dei moderni mezzi di comunicazione di massa, il cinema e la radio, la disponibilità di nuovi mezzi di trasporto, che favoriscono la mobilità, e la circolazione di nuovi beni di consumo mettono in crisi le tradizionali strutture sociali. Una delle conseguenze dell'avvento della società di massa è l'avviamento di processi di emancipazione della società dal condizionamento dei valori sacri e dal controllo delle autorità religiose. E' il fenomeno della 'secolarizzazione': la società si laicizza e i comportamenti collettivi, in materia di attività economiche, di istruzione, ma anche di morale familiare e sessuale, tendono ad allontanarsi dagli schemi tradizionali e a orientarsi secondo criteri razionali. Si verifica, pertanto, in questi anni, nei paesi più industrializzati, una generale tendenza all'indifferenza religiosa e all'allontanamento dalla pratica dei culti. E' un fenomeno che colpisce tutte le grandi religioni, ma in modo particolare le Chiese cristiane, maggiormente diffuse negli Stati economicamente avanzati, con la sola esclusione del Giappone. Un ulteriore elemento di disturbo nel dominio delle coscienze da parte delle Chiese deriva dalla diffusione di ideologie con forte seguito di massa, come il bolscevismo e il fascismo, che tendono a occupare gli stessi spazi di coinvolgimento e di partecipazione che appartengono alla religione e, quando danno vita a regimi totalitari, avviano con gli apparati ecclesiastici forme di conflittualità e di concorrenza, nel tentativo di sottoporli al proprio controllo.



Nella prima enciclica di Pio XI, la Ubi arcano del 23 dicembre 1922, e il primo accenno al giubileo del 1925, con l'auspicio da parte del pontefice che l'Anno Santo possa essere l'occasione per vedere riuniti i vescovi di tutto il mondo, come segno tangibile dell'unità cattolica. Gli scopi che il papa si prege con l'importante evento religioso sono chiariti nella bolla di promulgazione, emanata il 29 maggio 1924. Il giubileo deve contribuire alla restaurazione cristiana della società e al raggiungimento di tre obiettivi specifici concorrenti a questo fine più generale: la pace tra i popoli, il ritorno dei non cattolici alla Chiesa, la sistemazione della Terra Santa. I preparativi per il giubileo sono ingenti, anche di fronte alle difficoltà derivanti dal caro vita, dalla scarsità degli alloggi e dalle carenze nei trasporti. Vengono istituiti comitati nazionali e locali, pubblicati bollettini e circolari, diffusi manifesti, presi accordi con gli uffici ministeriali e locali. Non viene tralasciata la cura di tutte le provvidenze che rientrano nella moderna attrezzatura turistica. Parallelamente si svolge la preparazione di quella che doveva essere la novità dell'Anno Santo del 1925, testimonianza dell'allargamento del campo di intervento della Chiesa cattolica: la Mostra missionaria. Dopo l'inaugurazione dell'esposizione, con la cerimonia del 24 dicembre si dà solenne apertura al giubileo. L'Anno Santo è costellato da frequenti cerimonie religiose, tra cui numerose beatificazioni e canonizzazioni. Giungono a Roma pellegrini di ogni nazionalità, il che rappresenta una novità rispetto ai precedenti giubilei. Complessivamente si registra la presenza di più di 400.000 pellegrini italiani e di più di 500.000 pellegrini stranieri, dei quali circa 20.000 giungono con organizzazioni internazionali. Il culmine nel flusso di fedeli si raggiunge nella primavera, in particolare nella seconda settimana dopo la Pasqua (20-27 aprile). L'Anno Santo si chiude con l'istituzione della festa di Cristo Re, annunciata il 24 dicembre 1925, manifestazione collettiva di fede che dovrebbe testimoniare l'impegno della Chiesa cattolica nel consolidare il suo peso nella disordinata società moderna.






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