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LA CRISI DEL ’300 - L’ECONOMIA, LE RIVOLTE CONTADINE

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LA CRISI DEL ’300

L’incremento demografico aveva portato la popolazione ad insediarsi in terre marginali, la cui fertilità era scarsissima. Le tecniche agricole non erano progredite, le carestie erano assai frequenti. Vennero abbandonati molti villaggi. Le carestie e le pessime condizioni igieniche (le città erano malsane e umide, le case prive di servizi igienici) portarono numerose epidemie: tifo, colera, vaiolo, lebbra, scrofolosi, malaria. Comparve anche la peste, che probabilmente aveva un focolaio permanente tra Cina, India e Birmania, e sarebbe arrivata in Europa a causa degli spostamenti determinati dalla creazione dell’Impero mongolo. La medicina dell’epoca la riteneva una malattia dell’aria dovuta alle influenze astrali. La prevenzione della peste consisteva quindi in una purificazione del corpo (tramite salassi, purghe, diete) e dell’aria circostante. Gli uomini, sentendosi impotenti contro questa malattia che non conoscevano,  facevano ricorso ad amuleti e sortilegi. Molti ritenevano gli ebrei colpevoli del contagio, in quanto ‘diversi’ per eccellenza: colpevoli di aver crocifisso Gesù, di praticare culti simili all’eresia, di esercitare il prestito a interesse e di affamare il popolo.

L’ECONOMIA



Già prima delle pestilenze l’economia aveva perduto lo slancio che l’aveva caratterizzata dopo il Mille. Le cause sono principalmente tre: il clima (l’aumento della piovosità), le guerre (le scorrerie dei soldati che integravano così la propria a), la peste (che appesantì notevolmente il calo demografico).

Il crollo demografico provocò una forte diminuzione del prezzo del grano, e contemporaneamente l’aumento dei salari rurali, dato che i lavoratori erano molto più rari. Infine molti canoni d’affitto (censi) erano stati fissati in vecchie monete locali, che persero valore per la crisi, diminuendo di fatto gli affitti.

L’aumento dei costi e il calo dei profitti provocarono la caduta dei redditi signorili. La nobiltà reagì in vari modi:

ð   aumentò i canoni d’affitto

ð   introdusse nuove imposte

ð   introdusse nuove corvées

ð   sostituì la conduzione diretta con la conduzione indiretta, la mezzadria

ð   si accaparrò le funzioni ecclesiastiche più prestigiose e che garantivano maggior guadagno

ð   si impadronì dei beni della Chiesa utilizzando le critiche che alcuni ambienti religiosi rivolgevano a tali ricchezze

ð   riconvertì le aziende in rapporto alle mutate esigenze del mercato, producendo secondo criteri più razionali e solo quelle merci che erano richieste dal mercato, come i prodotti dell’allevamento (così anche l’industria manifatturiera si sviluppò e divenne meno rara e costosa, portando anche ad un miglioramento dell’alimentazione)

ð   in Inghilterra chiuse i campi aperti con le enclosures, adibendoli all’allevamento dei propri capi di bestiame.

LE RIVOLTE CONTADINE

In Francia

Nel 1358 i contadini francesi si ribellarono alle devastazioni provocate dalla guerra dei 100 anni. Il capo dei rivoltosi era Guillaume Charles, chiamato Jacques Bonhomme, da cui il nome di Jacquerie dato alla rivolta. I contadini ebbero l’appoggio della lega dei mercanti di Parigi, Etienne Marcel. La rivolta fu furiosa ma breve, e venne repressa da Carlo II di Navarra detto il Malvagio.

A Firenze

A Firenze i lavoratori nelle botteghe erano retribuiti miseramente e le leggi vietavano loro di associarsi. I conflitti e le tensioni erano frequenti e la situazione peggiorò nel 1378, con la guerra degli 8 santi: i mercenari papali di Gregorio 11° avevano invaso il territorio di Firenze, e la città aveva risposto organizzando una lega di città toscane e invitando le città dello Stato Pontificio a ribellarsi. Il papa pose perciò l’embargo a Firenze, la quale accettò perciò un trattato di pace (pace di Tivoli), che prevedeva il amento di un indennizzo di 350.000 fiorini, che si tradussero in nuove imposte fiscali.

Salvestro de’ Medici, ghibellino, promettendo riforme cercò l’appoggio popolare per contrastare i guelfi, che ora reclamavano il potere. Iniziò la rivolta dei Ciompi, guidata da Michele di Lando, che portò all’occupazione del palazzo del podestà e alla formazione di tre nuove arti del popolo minuto, tra cui quella dei Ciompi, che potevano così avere rappresentanti politico-sindacali. Le cariche furono divise equamente tra le 7 arti maggiori, le 14 arti minori e le 3 nuove arti..

La borghesia ebbe paura, e i padroni dell’arte della lana proclamarono la serrata. Le Arti Minori, prima sostenitrici dei Ciompi, tolsero il loro appoggio. L’Arte dei ciompi fu così sciolta e i suoi capi uccisi, tutte le loro conquiste furono abrogate.

Nel 1382 fu ristabilito un governo oligarchico in mano alla fazione guelfa.

La rivolta fallì per diversi motivi:

ð   gli obiettivi dei Ciompi riguardavano esclusivamente la propria categoria, non coincidevano nemmeno con quelli delle Arti minori

la popolazione non fu informata e mobilitata In Inghilterra



Nel 1381 vi fu una rivolta nel Kent e nell’Essex, dovuta all’approvazione della poll-tax, un’imposizione personale sugli abitanti di età superiore a 15 anni, per far fronte alle spese per la guerra dei 100 anni. I capi della rivolta erano Wat Tyler e John Ball, all’interno dei rivoltosi vi erano:

ð   contadini poveri, che richiedevano la confisca e la ridistribuzione delle terre della Chiesa e l’abolizione delle recinzioni

ð   contadini agiati, che chiedevano l’alleggerimento delle corvées e la diminuzione dei censi

ð   un gruppo di idealisti che vagheggiavano una società in cui gli uomini sarebbero vissuti mettendo ogni cosa in comune.

Venne invasa la città di Canterbury e fu saccheggiato il palazzo arcivescovile. Molti nobili furono obbligati a rilasciare sectiune con cui i contadini venivano liberati dai loro obblighi.

Nel 1381 fu occupata Londra, e il re Riccardo II accolse le richieste dei rivoltosi: ma appena la tensione si alleggerì, le truppe del re e dei nobili fecero strage dei rivoltosi più radicali

ð  





















domanda = richiesta di merci espressa attraverso il mercato dai componenti di una società. Essa muove la dinamica dei prezzi.


LE CAUSE DEGLI SPOPOLAMENTI - Abel

ð   alcuni villaggi scompaiono per via delle colonne volanti mandate dalle città nemiche, che disperdevano il bestiame, appiccavano il fuoco, attaccavano rami alla sella dei cavalli per rovinare il grano, spargevano senape sui campi arati

ð   altri villaggi scompaiono lentamente, nei registri del signore appaiono ancora i rispettivi censi, ma bassissimi. A poco a poco il villaggio se dai registri e infine anche dal paesaggio.


Tra le cause vi sono sicuramente la peste e le altre epidemie, ma ad es. in Norvegia lo spopolamento fu minimo nei distretti ampi e popolosi, e non è possibile che qui il contagio sia stato minore: in questo caso a causa della sterilità del suolo la popolazione si sposta dall’interno alle regioni costiere, dalle valli montane alle pianure: gli insediamenti in posizione migliore superarono la crisi, quelli in posizione peggiore decaddero e svero.

In Germania ai fattori geografici si unirono quelli sociali, ad es. alcuni villaggi furono abbandonati per i numerosi servizi che dovevano al proprio signore.

In Inghilterra tutto dipendeva da come i contadini riuscivano a reggere la politica delle recinzioni: se essi non riuscivano a sfruttare e far rendere le terre erano costretti ad andarsene.

In Francia la causa principale fu la devastazione causata dalla guerra dei 100 anni.







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