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LA CRISI DEL TRECENTO, IL DECLINO DEI POTERI UNIVERSALI, L’EUROPA PREINDUSTRIALE, L’EUROPA E L’ITALIA NEL QUATTROCENTO, POTERE TEMPORALE E SPIRITUALE

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LA CRISI DEL TRECENTO:


Il massiccio aumento della popolazione dei secoli precedenti è reso possibile, in assenza di una vera e propria rivoluzione agricola, con l’estensione della superficie coltivata; ma verso la fine del 1200 le zone da coltivare erano finite, tutti i campi erano stati dissodati e la produzione cessa di aumentare.

La popolazione al contrario continua a crescere, inevitabilmente l’alimentazione peggiora per i ceti più sfavoriti. Il primo sintomo delle difficoltà che minacciano l’Europa ormai troppo popolata rispetto alle sue capacita produttive è rappresentato dalla grande carestia del 1315-l317.

La vastità e l’effetto della carestia vengono amplificati dal fatto che tutta l’Europa si trovava in difficoltà in quel momento. Essa era solo la prima di una sequenza di crisi alimentari che x alcuni decenni investono l’Europa. I prezzi dei cereali lievitano causando la morte di numerose persone e di bestiame per effetto della denutrizione e delle malattie a se connesse. In ogni caso i prezzi dei cereali si mantennero con una media europea molto alta anche se con vistose oscillazione da un anno con l’altro. Una popolazione così denutrita e malridotta è destinata a soccombere al primo accenno di carestia o peste come avvenne nel 1348.




LA PESTE DE 1348:


Questa peste sviluppatasi dal 1347 al 1349 è la principale causa del generale crollo della demografia del secolo.

-Una popolazione indebolita dalle carestie alimentari  offre minore resistenza allo sviluppo della peste, ma la violenza della malattia è in ogni caso tale che anche in questa circostanza i suoi effetti non sarebbero stati meno gravi.

-La popolazione europea continua a declinare per tutta la seconda metà del trecento a causa della frequenza della peste che ogni 10-20 anni si ripresentava.


La prima metà del trecento è caratterizzata da ripetuti disastri, prologo della vera crisi apertasi dopo la metà del secolo e proseguita fino alla fine della prima metà del quattrocento.

I segnali della depressione economica sono:

La tendenza al rialzo dei prezzi dei cereali

Riduzione dei salari dei proprietari terrieri e dei mercanti

Tendenza dei salari al rialzo (dei braccianti) a causa della discesa del N° della popolazione e il conseguente ribasso della disponibilità della manodopera.

Riduzione degli investimenti e ridimensionamento del volume degli scambi


La congiunta economica tra la metà del 300 e la fine del 400 si rivela come un momento di drastica ristrutturazione su larga scala, in cui il declino di alcuni settori è compensato dal decollo degli altri.

I ceti + scarsi vivono male solo durante queste gravi crisi, perché la produzione procapite in periodi normali è buona e il normale bracciante ha un salario + alto di come non sia mai stato, di conseguenza mangia meglio e di+.

Il miglioramento del tenore di vita è tangibile anche per quanto riguarda il consumo di altri prodotti come la frutticoltura e l’industria che non subiscono un rialzo dei prezzi

La produzione industriale non ha un vero e proprio momento di stallo, ma si riorganizza e si prepara a un periodo in cui i sui prodotti dovranno esserre+a buon mercato per essere comprata anche dal popolo meno abiente.

Molti campi vengono convertiti da cereali a campi da pascolo, inquanto la domanda era alta e i costi di mantenimento erano meno elevati.

Riordino dei commerci e nuove tratte internazionali.



IL DECLINO DEI POTERI UNIVERSALI:


Papato e impero, le due istituzioni fondamentali della cristianità medievale, attraversano dalla fine del 1200 e per tutto il 1400 una profonda crisi. In discussione è il loro potere universale minato dall’affermazione delle signorie in Italia e delle monarchie nazionali in lacune importanti aree d’Europa. La sovranità imperiale tende a perdere ogni rilevanza politica e si riconduce solo a una questione interna alla Germania; il potere papale viene drasticamente ridimensionato dalla sconfitta della politica teocratica di Bonifacio VIII.


IL RIDEMENSIONAMENTO DEL PAPATO:


Nel 1294 l’eremita abruzzese Pietro di Morrone  viene eletto pontefice e prende il nome di Celestino V: è la scelta straordinaria di un uomo lontano dai giochi di potere della corte pontificia. Ma dopo sei mesi celestino abdica e le vicende successive mortificheranno le speranze di rinnovamento della chiesa alimentate dal suo pontificato.

Il conclave elegge infatti Bonifacio VIII un uomo di curia e di governo. Bonifacio si scontra con il re di Francia Filippo il Bello, che intendeva tassare i beni del clero e controllare l’elezione dei vescovi. A questi tradizionali motivi di conflitto si arriva a uno scontro tra due diverse concezioni giuridiche e politiche. Bonifacio sostiene la supremazia del potere spirituale sul potere temporale, Filippo impone la rivendicazione della piena autorità del sovrano di governare nel suo territorio. Lo scontro va a favore dell’imperatore e Bonifacio viene addirittura incarcerato, questo rappresenta un grosso smacco per il papato. Con lo spostamento del papato ad Avignone si conclude il periodo di lotte, infatti il papato diviene ora un ottimo alleato per la monarchia francese.

Intanto a Roma si svolge la singolare esperienza di Cola di Rienzo, ispirata a concezioni mistiche e al mito dell’antica Urbe repubblicana. Fallita l’esperienza di Cola Il papato riordina i suoi territori. Così nell’Italia centrale

esclusa la toscana si delinea un vero e proprio stato pontifico con l’emanazione delle costituzioni Egidiane.


IL TRAMONTO DELL’IMPERO MEDIEVALE:  


Con la fine della dinastia sveva si apre per l’impero una crisi inarrestabile. Sconfitto dal papato e dai comuni italiani, l’universalismo imperiale tende a ridursi alla sola Germania, dove peraltro le grandi casate feudali esercitano sui loro territori poteri pienamenti sovrani.

In Italia però, anche se l’autorità imperiale risulta praticamente impotente, i due schieramenti, guelfo e ghibellino, sopravvivono ancora e ancora sono capaci di risvegliare passioni mai del tutto sopite.

E’ quanto accade in occasione della spedizione dell’imperatore Enrico VII o di quella di Ludovico il Barbaro che, in un’Italia sempre più guelfa e filo-francese, riaprono il secolare conflitto tra sacerdozio e impero. Entrambe le spedizioni si risolvono però in un insuccesso.

Si conclude così la lunga storia dell’impero medievale; si apre quella di un nuovo impero, divenuto un corpo politico germanico.


L’EUROPA PREINDUSTRIALE:  


DEMOGRAFIA:


Sostanziale stabilità della popolazione;

Stabilità causata dall’equilibrio tra tasso di natalità e di mortalità;

Vita precaria a causa di guerre carestie pestilenze;

Sviluppo della città in cui si svolgeranno il 90% delle attività socio-politiche


ECONOMIA:


Agricoltura: era il carattere fondamentale dell’economia grazie alla disponibilità di terre da coltivare, caratterizzata da una bassa resa agricola.

Industria: industria come bottega dell’artigiano e non come fabbrica, settore marginale rimasto con la tecnologia medievale, spesso organizzata in corporazioni, basso volume di investimento.

Commercio: caratterizzato dal commercio su lunga tratta, fonte di pericoli, ma anche di favolosi profitti. E’ controllato da una ristretta cerchia di mercanti-capitalisti i cui soldi spesso sono le basi di interi stati e imperatori.


SOCIETA’:


Uguaglianza dal profilo giuridico non esiste, gli uomini sono sottoposti alla medesima legislazione, ma non godono degli stessi diritti. La legge stessa stabilisce i privilegi, di conseguenza la società risulta divisa in ordini.

CLERO

NOBILTA’

TERZO STATO



La nobiltà mantiene la propria egemonia nonostante le difficoltà finanziarie;

La borghesia è in progressiva ascesa, anche se l’ambizione è quella di accedere allo stato della nobiltà

Opprimente differenza tra le masse povere e le nicchie ricche.


L’EUROPA E L’ITALIA NEL QUATTROCENTO:


VERSO UN NUOVO SISTEMA POLITICO EUROPEO:


Le grandi monarchie consolidano le strutture politiche e territoriali di proprio potere, attraverso un travagliato processo intriso di contese dinastiche.

Nell’evoluzione verso il consolidamento delle comnie nazionali hanno un ruolo notevole il lungo conflitto tra Francia e Inghilterra che viene indicato con il termine “guerra dei cento anni” 1337-l453, l’unificazione territoriale della penisola iberica attraverso l’unione tra corona di Castiglia e Aragogna e la conquista dei territori mussulmani.

Le due istituzioni universali impero e papato danno segni sempre più evidenti di una crisi profonda.

L’impero non riesce ad avviare un processo di rinnovamento delle proprie strutture politiche paragonabile a quello in atto nelle grandi monarchie nazionali in Europa. Il papato dopo la fine della cattività avignonese (1377) attraversa la stagione non meno critica del grande scisma d’occidente e dei grandi concili in un clima che favorisce il sorgere di movimenti ereticali che per certi aspetti anticipano la grande rottura che avvenne poi con Lutero nel 500.


L’EVOLUZIONE DELL’ITALIA:


Frammentazione dell’itala:

DUCATO DI MILANO

REPUBBLICA DI VENEZIA

REPUBBLICA DI FIRENZE

STATO DELLA CHIESA

REGNO DI NAPOLI

Le lotte per l’egemonia sfociano spesso in un nulla di fatto. Dopo la pace di lodi nel 1454 inizia un quarantennio di relativa stabilità. Le oligarchie vengono trasformate in una vera e propria divisione in caste chiuse determinando l’irrigidimento di ogni dinamia sociale.


LA TRANSIZIONE DALLA SIGNORIA AL PRINCIPATO:


E’ un fenomeno di carattere politico-istituzionale: il signore che aveva di fatto realizzato il dominio personale sulla città e sul territorio circostante approfittando della crisi politica del comune, richiede e ottiene dall’imperatore o dal papa un riconoscimento ufficiale delle proprie prerogative militari e di potere. Si modifica così la struttura della legittimità del potere e i meccanismi del consenso (il popolo si trasforma in suddito, il dominio diventa ereditabile).


LA PROGRESSIVA AFFERMAZIONE DEGLI STATI REGIONALI:


E’ un fenomeno di carattere politico militare: l’affermazione del principato e il suo stabilizzarsi entro i confini dello stato regionale rappresenta la consapevole contrapposizione al potere dei piccoli signori. La solida autorità del principe risponde meglio a quel bisogno di sicurezza che la fragile legittimità del signore non è più in grado di assicurare. Attorno al principe si forma un nucleo di funzionari che saranno il nodo burocratico degli stati del 500.


POTERE TEMPORALE E SPIRITUALE NEL MEDIOEVO:


DAL PENSIERO CLASSICO AL PENSIERO CRISTIANO:


Nel medioevo il pensiero politico ha conosciuto, oltre ad una semplificazione del pensiero classico, la nascita di questioni del tutto originali come quella del rapporto fra stato e chiesa. Sin dalle origini il cristianesimo ha rifiutato l’identificazione tra poter temporale e spirituale, per cui moralità e religione si incontravano nello stato, nella ura dell’imperatore. Il pensiero cristiano ha posto invece con forza la distinzione tra spirituale e temporale gettando le basi per una riflessione “laica” sullo stato. La distinzione temporale e spirituale ha fatto sorgere problemi del tutto nuovi: quali rapporti tra stato e chiesa? fra credente e suddito? fra moralità e legalità?


AGOSTINO E PAPA GELASIO I:


Nel deicvitate dei, scritto per difendere i credenti dall’accusa di essere responsabili della rovina dell’impero, Agostino delinea la prima organica “filosofia della storia” cristiana. Gli uomini, corrotti dal peccato originale, hanno bisogno delle leggi dello stato per vivere in società. Tuttavia, ogni stato di questo mondo è destinato a perire, anche l’impero romano. Pertanto, i cristiani non hanno responsabilità per la sua fine. La storia è il campo della lotta tra le “2città”, dell’uomo e di dio, mescolate su questa terra e pertanto non strettamente identificabili con lo stato e con la chiesa. Il senso ultimo della storia è comunque fuori dalla storia stessa e sfugge al controllo dell’uomo. Per Agostino con l’avvento del cristianesimo non si può dare governo legittimo che non sia cristiano. Tuttavia non affronta il problema del rapporto tra sacerdozio e impero; per questa indeterminatezza, il suo pensiero sarà utilizzato sia dai fautori che dagli oppositori della supremazia papale.

Il primo a teorizzare esplicitamente una concezione dualistica del potere è papa Gelasio I. Tale concezione detta “ teoria delle due spade”, comporta precise implicazioni giuridiche:

La chiesa, per essere indipendente, deve avere piena giurisdizione sul clero attraverso propri tribunali.

Ogni uomo, deve rispondere a due poteri: allo spirituale inquanto cristiano e al secolare inquanto suddito.


TOMMASO D’AQUINO:


Il tredicesimo secolo vede la ripresa del pensiero di Aristotele promossa dalle università di oxford e Parigi e dai nuovi ordini mendicanti. La riscoperta di Aristotele, pur non modificando le convinzioni politiche di fondo dei medievali, determina un nuovo modo di affrontare i problemi della politica e dello stato.

Per il dominicano Tommaso d’Aquino, che formula la sua teoria a partire dal linguaggio e dalla dottrina di’ Aristotele, il potere deriva da dio e d è stato stabilito per il bene comune. La forma migliore di governo è la monarchia limitata una sintesi di monarchia elettiva e di aristocrazia in cui il potere del capo è mitigato dall’apporto di molto che governano secondo virtù. Il re dispone del suo potere per agire secondo le leggi del regno e quelle di dio. Norma della legge non può che essere la ragione che è di dio prima di essere dell’uomo. Il vero fine dell’uomo è eterno; pertanto egli ha bisogno non solo della guida dell’autorità civile, ma anche di quella della chiesa. Se il fine della associazione umana è la vita secondo virtù, il fine dell’uomo è la salvezza: come il secondo prevale sul primo così il potere spirituale è superiore a quello temporale. Ire devo dunque essere sottomessi al papa. Nonostante le apparenze Tommaso non sostiene la confusione tra potere spirituale e potere temporale, nell’assoggettamento del secondo al primo. Piuttosto ribadisce la tradizionale concezione gelasiana delle 2 spade che presuppone la collaborazione tra i due poteri più che la subordinazione dell'uno all'altro.


LA CIVILTA’ RINASCIMENTALE:


Le origini del concetto di rinascimento vanno ricercate nella consapevolezza che gli intellettuali del 400 e del 500 anno nel rinnovamento intellettuale e civile che caratterizza la loro epoca.

La rinascita è vissuta non come consapevolezza di una frattura già prodotta, ma come volontà progettuale, come obbiettivo da perseguire.

Fin dal suo esordio il termine rinascimento si presenta come una categoria di valore.


La penisola italiana, parallelamente agli elementi di crisi, sperimenta gli splendori di una cultura raffinata. Gli elementi + caratteristici della cultura umanistica sono: la consapevolezza sempre+ lucida dell’aprirsi di un’età nuova fondata sul ritorno del mondo classico e sulla fine dell’oscuro medio evo; nonostante gli elementi di continuità che legano l’età di mezzo al rinascimento, l’autenticità dello spirito filologico che lega l’umanesimo alla cultura antica; il senso tutto nuovo della dignità dell’uomo, artefice del proprio destino e padrone degli elementi naturali; il contributo alla nascita del pensiero scientifico moderno, grazie al fecondo contatto con la cultura scientifica degli antichi alla rivalutazione delle arti meccaniche e delle tecniche; la laicizzazione della cultura ; lo sviluppo delle arti urative.

Il 500 si presenta come una tappa fondamentale nella definizione di 1 identità nazionale della cultura: l’affermazione delle monarchi nazionali costituite da un impulso determinate a questo processo.



La cultura si pone su un piano di indipendenza ed al suo interno ogni disciplina si ritaglia un suo spazio peculiare, delimitato da un proprio statuto, da proprie regole: il valore del sapere sta nella sua oggettività, cioè nell’effettiva aderenza degli enunciati agli oggetti cui vengono riferiti e non nella coerenza in un sistema, sia esso di ordine tecnologico e filosofico al principio di autorità si viene così contrapponendo la ricchezza dell’indagine concreta, condotta su quella che Machiavelli definisce la verità effettuale.

I classici costituiscono il modello ideale a cui ispirarsi, nell’edificazione di una cultura pervasa da un profondo sentimento civile.


NUOVI EQUILIBRI E NUOVI MONDI:


L’ESPANSIONISMO MONGOLO E TURCO:


Nel 1200 il popolo mongolo comincia un’espansione guidata dal loro sovrano Gengis Khan, i territori da loro conquistati sono l’est Europa e parte del continente asiatico. La conquista di un territorio così vasto è stato possibili perché questi paesi erano in piena anarchia o con governi molto deboli, instabili e disorganizzati che venivano sottomessi con facilità.

I turchi ottomani nel 1453 conquistano Costantinopoli costituendo così un grosso ostacolo all’Europa per il commercio verso le indie. I turchi erano infatti in possesso della penisola balcanica e dell’Asia minore. Loro rappresentavano un grosso ostacolo e fu anche questo uno dei motivi che spinse le popolazioni europee a spingersi in viaggi di scoperta per trovare delle nuove vie meno costose per le indie.






MOSCA, TERZA ROMA:


Durante la dominazione mongola in Russia, spicca un principato che si rivelerà determinante, quello di Moscovia.

La grande espansione russa è da attribuire a Ivan il Grande che fece diventare Mosca uno stato nazionale sullo stampo bizantino, associato alla chiesa ortodossa. Con la caduta di costantinopoli mosca diventava l’unico stato nazionale a est dell’Europa a essere di religione ortodossa, con Ivan il terribile la Russia trova la forza di compiere la loro missione, cioè quella di guida della cristianità nell’est Europa.


L’EUROPA DEI NAVIGATORI:


Grazie alle vicende degli ultimi anni le vie commerciali erano state ostruite da popolazione come quelle dei mongoli e dei turchi. Queste vie erano spesso impraticabili o rischiosi e a alto prezzo, pochi erano disposti a rischiare dei capitali con così poche garanzie. Per questo motivo l’Europa cerca altre vie + semplici e meno costose per raggiungere le indie, una di queste vie era rappresentata dalla circumnavigazione dell’Africa. La civiltà umanistica a fatto da miccia a queste imprese marittime, aprendo la mente e gli orizzonti del mondo europeo, lo sviluppo delle tecniche sia di navigazione sia di guerra (cannoni ecc.) hanno di certo aiutato la nascita di questa voglia e possibilità di scoperta. I portoghesi furono i primi a intraprendere i viaggi intorno all Africa, perché loro essendo all’estremo opposto delle indie erano lo stato più in difficoltà per il commercio. Nel 1488 Bartolomeo Diaz conquista il passaggio a sud-est doppiando il capo di buona speranza, quattro anni dopo Vasco de Gama approda a Calcutta. La politica espansionistica del Portogallo era mirato a fondare solo delle piccole colonie sulla costa dell’Africa e dell’india per avere la possibilità di fare scalo con le proprie navi, non voleva certo intraprendere una politica di conquista di territori come poi fece la Sna in centro America.

Colombo presento il suo progetto, cioè arrivare alle indie seguendo una rotta occidentale, alla corona snola, ma in quel momento era impegnata nella conquista di granada e di conseguenza il progetto venne bocciato. Dopo qualche anno si ripresenta e ne frattempo granada era stata conquistata, la regina Isabella di Castiglia stanzia i fondi a Colombo (3navi) e lo investe del titolo di governatore delle terre scoperte. Il 12 ottobre 1942 Colombo approda alle Bahamas pensando di essere arrivato in india. Al suo ritorno riprende il mare con 17 navi e 1500 uomini di equigio, ma la seconda spedizione non da i frutti sperati e Colombo muore in miseria dopo altri 2 viaggi.

Ferdinando Magellano è stato il primo uomo a circumnavigare il globo stabilendo definitivamente la sfericità della terra, morì in battaglia mentre stava tornando dalla sua spedizione lottando contro le tribù delle filippine.


IL CINQUECENTO: ECONOMIA E SOCIETA’:


AGRICOLTURA:


Continua a rappresentare la maggiore fonte di ricchezza di questo periodo, ma come tutti gli altri settori subisce delle innovazioni. La popolazione europea sale da 80 a 105 milioni di abitanti in poco tempo e cioè determina un ovvio incremento della domanda di generi alimentari. Siccome la barriera della resa era insormontabile per ora, l’unica soluzione fu l’estensione dei campi coltivati. L’incremento di popolazione determina anche una sovrabbondanza di proposta di manodopera, quindi i salari tendono a diminuire e le condizioni di vita dei contadini tendono a scendere molto vistosamente, mentre è il momento d’oro per la signoria feudataria.


INDUSTRIA:


L’industria in questo periodo conosce uno sviluppo determinato dal fatto che aumentano e cambiano le richieste da parte dei consumatori. Le regioni europee più sviluppate dal punto di vista della presenza di industrie sono le Fiandre e il nord Italia. Verso la fine del 500 emerge l’area atlantica dell’Europa mentre entra in crisi la parte più mediterranea.



LA RIVOLUZIONE DEI PREZZI:


Nel corso del 500 si è verificata una fortissima inflazione con un aumento dei prezzi del 400%. Questo spaventoso incremento è determinato da molteplici fattori:

Enorme squilibrio tra domanda e offerta per l’aumento demografico

Svalutazione della moneta

Svalutazione dei metalli preziosi

Questi tre fenomeni messi insieme hanno provocato dei disagi enormi; i ceti + bassi hanno subito un grosso peggioramento dal punto di vista della qualità di vita, sono stati sfavoriti quei lavoratori a salario fisso e quei commercianti che avevano stipulato dei contratti prima dell’incremento dell’inflazione.






L’EDIFICAZIONE DELLO STATO MODERNO:


LO STATO MODERNO:


Si intende per stato moderno quella particolare forma di organizzazione del potere che si affermo in Europa tra il 1200 e il 1700.

Accentramento del potere

Territorialità

Identificazione patrimoniale e ereditario dello Stato

Il rafforzamento del potere centrale fu favorito da:

Conflittualità tra signori locali o tra i gruppi sociali

Affermazioni di nuovi rapporti economici o sociali

Sistematicità dei conflitti intra-europei

Questo ritorno al potere centrale ha portato un forte ridimensionamento dei privilegi della grande feudalità, del clero e delle città e imponeva all’autorità centrale il riappropriamento di tutte le funzioni (difesa, amministrazione della giustizia e delle finanze) che prima erano delegate ai signori locali.


LE TAPPE DEL CAMBIAMENTO:   




LE MONARCHIE FEUDALI: Nobiltà, clero e terzo stato si sottomettono al re che garantisce loro i loro privilegi e diritti (re-magistrato). I territori tendono a unificarsi, ma il potere del sovrano è sempre vincolato dalle assemblee dei sudditi.

L’ASCESA DEL PRICIPE: I conflitti come la guerra dei 100 anni manifestano la necessità della ragion di stato e aiutano le pretese del sovrano, che oltrepassa i limiti della legalità che si erano imposti e instaura una nuova legge basata sul dominio del sovrano.


GLI STRUMENTI:


CONSOLIDAMENTO DELLA BUROCRAZIA: Si estendono i suoi poteri e le sue competenze.

CENTRALITA’ DELLA CORTE: La corte è gerarchizzata e serve in particola modo a rappresentare il potere, questi ambienti sono sempre influenzati dall’universo gerarchico e dagli ideali cortesi.

ESERCITO PERMANENTE: Non c’è più un obbligo dei signori nei confronti del re, si espande l’uso delle armi da fuoco.

MERCANTILISMO: Lo stato interviene nella politica economica.


I PRIMI CONFLITTI EGEMONIACI E IL NUOVO MONDO:


LE GUERRE D’ITALIA:


Le forti mire espansionistiche delle monarchie nazionali causano all’Italia debole e in pessima posizione geografica molti problemi. Infatti era il luogo ideale di scontro e lo stato ideale da conquistare.

Nel 1491 CARLO VIII re di Francia rivendica la corona del regno di Napoli pretendendo il riconoscimento degli antichi diritti degli Angioini. Nel 1494 ha inizio la spedizione francese e in poco tempo Carlo VIII entra nei principali centri nevralgici dell’Italia con la sola esclusione di Venezia, che strinse un patto anti-francese con lo stato pontificio e la Sna. Carlo VIII torna in Francia pesantemente sconfitto e gli stati italiani sono ulteriormente indeboliti.

Nel 1499 Luigi XII re di Francia riprende l’idea della conquista dell’Italia e questa volta si previene e stringe prima un patto con la Sna. I francesi entrano subito e conquistano Milano, ma la loro intesa con gli snoli si rompe subito quando tentano di penetrare nel sud Italia. Nel 1504 con l’armistizio di Lione si decide che la Francia avrebbe controllato Milano, mentre alla Sna andava di diritto il regno di Napoli.

Papa Giulio II tenta di riordinare il suo territorio indebolendo le signorie locali, intraprende una politica anti-veneziana e anti-francese, ma tutto ciò non produce gli effetti sperati, anzi così facendo la chiesa rafforza la presenza snola ne centro Italia.

Il nuovo Papa, Leone X tenta e riesce a pacificare gli animi tra Francia e Sna, e con il trattato di Noyon si sancisce che il nord Italia e in particola re il ducato di Milano dovevano essere sotto dominio francese, mentre tutto il sud Italia era prettamente degli snoli.





CARLO V D’ASBURGO:  


Vastissimo territorio su cui si estende il suo dominio.

Educato agli ideali cavallereschi

Restauratore dell’ideologia imperiale

Si propone come baluardo contro i turchi con un’idea di un’Europa alleata contro gli ottomani

Combatte Lutero convinto del suo compito di difendere la chiesa

Con la pace di Augusta ne 1555 sancisce la libertà religiosa dei principi tedeschi, di fatto fallisce nella sua impresa di sottomettere la Germania.

Tenta di conquistare l’Italia, ma si scontra con il dominio francese e la guerra finisce per logorio e non modifica la situazione politica europea.

Carlo cerca di mettere la guerra contro i turchi sul piano di una crociata, ma non ci riesce.

Gli ottomani sono sempre + consolidati nei loro territori e Solimano infligge delle pesanti sconfitte e Carlo.


LA RIFORMA PROTESTANTE:


FATTORI RELIGIOSI:

Necessità di trovare una religione chiara e semplice che si potesse adattare allo stato d’animo delle inquiete masse popolari di quel tempo.

La chiesa era verso un’inesorabile decadenza, sia per l’affermarsi delle chiese locali sia per la perdita dei principi fondamentali che la dovevano guidare.

Corruzione del clero.

Esaltazione esagerata del formalismo quando le masse popolari richiedevano una chiesa più semplice e una religiosità più pura.

FATTORI POLITICI ECONOMICI E SOCIALI:

Rivolta contro il fiscalismo economico della chiesa che si rende in cattiva luce verso che doveva sborsare i soldi.

Le rivolte ereticali si basavano sul fatto che mettevano sullo stesso piano le uguaglianze cristiane nella vita di tutti i giorni infiammando le masse contadine e dei ceti che stavano male.


MARTIN LUTERO E LA RIFORMA IN GERMANIA:


La chiesa deve chiedere ai suoi fedeli solo la FEDE perché il destino degli uomini è in mano a dio e non ci si salva attraverso le opere, ma soltanto con la devozione.

L’unico capo della chiesa è dio e il papa non detiene nessun potere superiore, i concili non sono infallibili e i testi scritti non devono essere interpretati, tantomeno non è la chiesa che deve interpretarli, vanno presi così come sono.

Non esiste differenza tra sacerdote e laico perché ogni uomo è sacerdote di se stesso.

L’approvazione di questa dottrina da parte di tutta la popolazione tedesca è data dal fatto che Lutero attacca in modo provocatorio la chiesa e che la stessa erano anni che spogliava la Germania delle proprie risorse con il fisco romano.







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