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LA GUERRA TOTALE

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LA GUERRA TOTALE


Il secondo conflitto mondiale è la prima guerra totale che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto. Guerra totale perché, a differenza delle precedenti, essa travolge in pieno le popolazioni civili, costrette a subire le feroci violenze dei regimi di occupazione nazista e anche le tragiche conseguenze dei bombardamenti a tappeto che distruggono intere città. Milioni di uomini e di donne vengono costretti nella grande macchina dell’economia di guerra che impronta tutta la produzione industriale dell’epoca.

Nell’Europa dominata dalla Germania prende corpo il terrificante “Nuovo Ordine” preannunciato da Hitler nel Mein Kampf. Hitler vuole un’Europa governata dai nazisti, le cui risorse devono essere sfruttate a beneficio della Germania, i cui popoli devono essere servi della razza tedesca e gli “elementi indesiderabili” (gli ebrei, gli slavi) devono essere sterminati.

Milioni di uomini e donne vengono costretti al lavoro coatto, altri vengono seviziati e torturati nei campi di concentramento e altri ancora, fra cui circa sei milioni di ebrei, vengono massacrati a sangue freddo o fatti morire di fame. Alla fine del settembre 1944 circa sette milioni e mezzo di civili stranieri lavorano duramente per il Terzo Reich.



Per radunare le vittime vengono usati sistemi intimidatori sempre più violenti: unità delle SS bloccano generalmente i centri urbani e prelevavano tutti gli uomini e le donne abili al lavoro. I villaggi e i quartieri vengono circondati e perquisiti, spesso bruciati. Nel programma nazista di lavoro coatto le donne sono necessarie quanto gli uomini. Dei tre milioni circa di civili russi costretti a servire i tedeschi, più della metà sono donne. La maggior parte di esse è assegnata a lavori agricoli pesanti o al lavoro nelle fabbriche.

Non solo i metodi tedeschi ma la stessa guerra aggrava le condizioni della popolazione civile. La distribuzione dei viveri diventava sempre più difficile man mano che si disgrega il sistema dei trasporti. Il mercato clandestino (mercato nero) prospera ma a prezzi irraggiungibili. Il razionamento, che viene istituito in tutta l’Europa occupata, costringe a fare pesanti sacrifici.

Mentre la gente di camna riesce spesso a cavarsela abbastanza bene, gli abitanti dei centri urbani devono arrangiarsi in ogni modo.

Si aggrava notevolmente anche la situazione sanitaria: scoppiano epidemie di tubercolosi, di difterite, di poliomielite, e scarseggiano i medicinali. In certe zone e in certi momenti particolari, l’alimentazione giornaliera cala disatrosamente: i casi peggiori si verificano ad Atene e in alcune isole greche, dove scendono a 600-800 le calorie pro-capite giornaliere nell’inverno del 1941-42, e in alcune città olandesi dove si raggiungono le 500 calorie nell’inverno del 1944-45. La fame è resa ancora più insopportabile dal freddo: sia gli abiti che il combustibile sono difficili da trovare e sono troppo cari per la maggior parte della popolazione.

I bombardamenti, effettuati con l’impiego di massicce formazioni aeree, rappresentano il modo più moderno per cercare di distruggere nello stesso tempo il morale e l’economia del nemico. Lo scopo primo che si persegue con gli attacchi è quello di costringere il nemico ad arrendersi anche se le sue forze armate non hanno subito nessuna sconfitta irreversibile sul campo di battaglia. All’inizio della guerra è molto diffusa la convinzione che il bombardamento di precisione possa essere efficace. Ciò comporta un considerevole sacrificio di vite umane nelle fabbriche colpite, ma non prevede il bombardamento massiccio delle abitazioni. Ma quando si mette in pratica il bombardamento di precisione risulta fallimentare e al suo posto subentra il bombardamento a zona di vaste superfici, detto poi “bombardamento a tappeto”.

Le principali preoccupazioni nella difesa della macchina bellica tedesca dalle incursioni aeree erano: l’industria aeronautica, gli stabilimenti per la produzione di carburante, la produzione di carbone e dell’acciaio della Ruhr; inoltre le ferrovie, le strade, le vie di navigazione interna e le rotte marittime che collegano queste attività e ne distribuiscono i prodotti. Di fronte ai bombardamenti il morale in Germania resiste con incredibile tenacia.

I bombardamenti alleati non si possono considerare decisivi per le sorti della guerra, ma certamente rendono la vittoria più facile e più rapida. A Berlino i danni subiti dalla città a seguito di 16 importanti incursioni notturne nel corso di quattro mesi (inverno 1942-43) e di altre incursioni diurne americane, sono talmente gravi da provocare un vero e proprio esodo e far chiudere tutte le scuole e gran parte delle industrie cittadine.

Nell’ultima  fase della guerra la Germania produce i primi missili (V-l e V-2, cioè Vergeltungswaffe, “arma della ritorsione”, numero 1 e 2), che vengono lanciati carichi di bombe su Londra e su altre città inglesi. Le V1 provocano oltre seimila morti in Gran Bretagna mentre le V2, costruita sotto la direzione di Wernher von Braun, particolarmente temute per la loro velocità che ne impedivano l’intercettazione, vengono utilizzate solo dal settembre 1944.



Sono terribili gli ultimi bombardamenti, a testimonianza dello sforzo bellico finale, come quelli alleati su Dresda (nella notte fra il 13 e il 14 febbraio, con oltre 100 mila morti) o quelli su Tokyo, che negli ultimi mesi del conflitto causano più morti dello stesso bombardamento nucleare, che si avrà di lì a poco, su Hiroshima e Nagasaki.

Le armate tedesche sono accomnate nelle loro invasioni da speciali squadre economiche il cui primo compito è quello di impossessarsi col saccheggio di quanto la Germania ha bisogno (materie prime e prodotti manufatti, oro e valute estere, macchinari e materiale rotabile) e di sfruttare gli impianti e le fabbriche essenziali. L’economia tedesca non era stata preparata per una guerra lunga. Hitler pensava che la guerra sarebbe stata breve e che l’economia non avrebbe avuto difficoltà. Solo alla fine del 1941, quando l’operazione Barbarossa (invasione dell’URSS) non raggiunge gli obiettivi sperati, diventa inequivocabile che la Germania ha bisogno di sviluppare l’industria degli armamenti e di sfruttare anche il potenziale industriale dei paesi conquistati.


In generale, l’industria dell’Est europeo è utilizzata per la produzione di merci e di servizi richiesti dalle forze armate e dagli amministratori tedeschi. In Occidente invece, dopo i primi mesi di saccheggio di scorte e di equigiamenti, si segue la politica di incrementare le aziende utili e di chiudere le altre privandole di materie prime. Le fabbriche che continuano a lavorare devono consegnare un’alta percentuale della loro produzione ai tedeschi; in alcuni casi questi tributi raggiungono il 100%.

A parte l’assoggettamento dell’industria attraverso i procedimenti ufficiali, le aziende dei paesi occupati sono anche rilevate o con la confisca o con l’acquisto, mentre i beni degli ebrei vengono confiscati senza compenso. Allo stesso modo vengono confiscati i beni dei nemici del Reich, una categoria che includeva chiunque favorisca le “attività anti-tedesche”.

In modo simile viene controllata anche l’agricoltura. Prima che la guerra finisce la produzione di derrate alimentari nell’Europa occupata cala di circa un quarto e gran parte di essa viene requisita.

Per quanto riguarda la manodopera, durante la guerra vengono impiegati uomini e donne dei paesi conquistati con lo sfruttamento dei prigionieri di guerra e il reclutamento forzoso. Man mano che la guerra continua, il lavoro coatto diventa l’unica soluzione possibile dei problemi tedeschi. Le condizioni dei milioni di stranieri che lavorano per la Germania nazista variano secondo le loro capacità e la loro valutazione razziale. I lavoratori dell’Est sono quelli trattati peggio. Costoro, secondo il plenipotenziario per la mobilitazione dei lavoratori Sauckel, vanno nutriti, alloggiati e trattati in maniera tale da assicurare la massima produzione al minimo prezzo. Questi sono tenuti in condizioni che, oltre a essere spaventosamente disumane, sono anche controproducenti, dato che li rendono non atti al lavoro, riducendone la produttività prima del necessario. Inoltre l’Europa occupata, dal 1940 al 1944, è costretta a offrire alla Germania tributi di ogni genere che accrescono complessivamente più del 50% le risorse a disposizione del Terzo Reich per l’acquisto di armi e di equigiamenti.






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