ePerTutti
Appunti, Tesina di, appunto storia

LA RIVOLUZIONE FRANCESE - PRIMA FASE RIVOLUZIONE, SECONDA FASE RIVOLUZIONE, TERZA FASE RIVOLUZIONE

Scrivere la parola
Seleziona una categoria

LA RIVOLUZIONE FRANCESE


La rivoluzione francese è l’evento che segna la fine dell’età moderna, iniziata nel 1492, e sancisce l’inizio dell’età contemporanea; questa rivoluzione è considerata la più violenta, ed è anche quella che ha messo in maggior evidenza i problemi della società.

Alla fine del ‘700, a capo della Francia c’era ancora il Re Luigi XVI, il quale poteva agire liberamente e senza l’opposizione degli Stati generali che erano stati chiusi nel 1615 da Richelieu; nel 1780 però, viene richiesta l’apertura del parlamento a causa di una serie di motivi:

Nessun ordine era contento di un potere cosi assolutistico.

L’economia era sempre più fragile (anche a causa dell’aiuto ai coloni), quindi i ministri nominati



dal Re (Necker e Calonne) caricavano la povera gente di tasse altissime.

Gli ordini più alti godevano di troppi privilegi soprattutto di tipo economico (chiedevano soldi ai

più poveri e non avano le tasse).

La proanda illuminista spingeva a chiedere più diritti, soprattutto attraverso la pubblicazione

di addirittura 60000documenti di denuncia come i Phamplet o i Chaiers des doleance.

Quando nel 1788 il Re tenta di imporre una nuova tassa sulla terra la situazione degenera, e per paura di una sommossa vengono annunciati la riapertura degli Stati Generali e il licenziamento del ministro Calonne; il Re vorrebbe comunque cercare di evitare la riapertura prendendosi un anno di tempo, ma le proteste continuarono ad aumentare, soprattutto da parte dei tribunali locali che vedevano le loro decisione sempre bocciate da Luigi.

Il 5 maggio del 1789 gli Stati generali vengono definitivamente riaperti, composti da 1139 rappresentanti suddivisi tra i vari ordini (231 clero, 270 nobiltà, 578 terzo stato); dopo la riapertura però, nascono due problemi.

Innanzitutto bisognava risolvere il problema della verifica delle credenziali, che consisteva nel controllo di reddito e debiti per eleggere i deputati; questi controlli venivano svolti a porte chiuse e spesso non erano regolari, perciò il terzo stato avanza la richiesta di svolgere le ispezioni a porte aperte, trovando una forte opposizione da parte di Re e Clero.

Il secondo problema invece riguardava il voto che fino a quel momento avveniva per ordine, portando numerosi vantaggi a Clero e Nobiltà; il terzo stato reclamava il voto per testa avvalendosi del diritto di popolo (deve esserci libertà di espressione e di voto), trovando l’opposizione degli altri due ordini che ricorrevano al diritto alla rappresentanza (il voto vale solo all’interno di un gruppo).

Siccome il Re continuava a prendere tempo, i rappresentanti di tutte e tre le parti si riuniscono nel 1789 a Versailles per proclamarsi assemblea nazionale, un nuovo organo composto soprattutto da membri del terzo stato.


PRIMA FASE RIVOLUZIONE

Il 17 giugno del 1789 i rappresentanti dell’assemblea cercano di riunirsi, ma trovando le porte chiuse dalle guardie del Re decidono di ritirarsi in una vecchia sala dove si giocava alla pallacorda, giurando di non sciogliersi fino all’approvazione della costituzione: questo segna il passaggio da un’assemblea nazionale ad un’assemblea costituente (tutto quello che avveniva a Versailles era l’anima borghese della rivoluzione).

Il Re decide di mandare dei soldati a Versailles per occupare la sala della pallacorda, ma questi vengono bloccati e l’eco di proteste giunge fino a Parigi, dove la popolazione decide di scendere in pazza inneggiando la caduta della monarchia (anima popolare della rivoluzione).

I popolani avanzano intonando la marsigliese con una coccarda “bianca-rossa-blu” sul petto, e il 14 Luglio 1789 attaccarono la Bastiglia come simbolo di liberazione (al suo interno erano detenute persone accusate ingiustamente); successivamente il popolo giunse all’ “Hotel des invalides” dove erano tenuti i feriti, facendolo diventare il quartiere generale della rivoluzione.

I rivoluzionari creano un vero e proprio governo locale, la “municipalità”, con a capo Bailly e un corpo di polizia, la “guardia nazionale”, gestito da Lafayette; tutto questo porta alla nascita di una guerra civile tra soldati regi e polizia popolare.

Tra 1789 e 1790, il subbuglio parigino viene esportato per tutta la Francia trasformandola in un insieme di municipalità; la situazione era cosi disastrosa che coinvolse anche i contadini, i quali generalmente rimanevano ai margini.

Nell’agosto del 1789 la situazione degenera e i contadini riescono a far abolire la feudalità, cioè tutte quelle imposizioni risalenti al medioevo che garantivano privilegi ai ricchi proprietari.

Il 26 agosto invece, l’assemblea costituente promulga la costituzione dei diritti, più complessa di quella americana: al suo interne prevale soprattutto la preservazione dei diritti naturali attraverso la legge, e l’obbiettivo principale è far passare i francesi da sudditi a cittadini.

Quando il Re decide di non approvare il documento provoca la reazione dei sanculotti (popolani che portavano pantaloni lunghi), i quali lo obbligano a fuggire da Parigi; intanto anche l’assemblea costituente decide di sposare la sua sede nella capitale francese.

Il Re non è l’unico a fuggire, infatti si assiste alla grande emigrazione degli aristocratici che avevano paura delle ritorsioni; questo provoca i primi malumori nelle altre nazioni, le quali iniziano a vedere la Francia come un pericolo.

Intanto l’assemblea costituente cerca di prendere alcune decisioni per svecchiare e migliorare il paese:

Il mercato viene liberalizzato.

Tasse inutili vengono abolite.

Confiscati i beni ad aristocratici e chiesa (gli assegnati).

Lo stato diventa più laico e il clero viene riorganizzato.

Tolti molti privilegi ai nobili, soprattutto economici.

Eliminate le corporazioni di mestiere.

Tra ’89 e ’91 però, si mettono in luce diverse posizioni: i neri (aristocratici) che appoggiavano il re, gli anglomani (monarchici moderati) che  volevano una monarchia costituzionale modello inglese, e infine il partito patriota che era molto eterogeneo.

All’interno del partito patriota si formano dei club, dei partiti politici progressisti che possedevano un proprio giornale:

Foglianti: inizialmente si chiamavano “gli amici dell’89”, ma poi presero il nome del convento

dove si riunivano; il loro capo era Lafayette e le loro idee erano le più moderate, infatti    

dialogavano con il Re e appoggiavano una monarchia costituzionale.

Giacobini: prendono il nome dal monastero di San Jacob, avevano come capo Robespierre ed

erano i più radicali; volevano una repubblica ma non usavano la violenza.

Cordiglieri: prendono il nome dalla corda portata dai francescani del loro monastero, i loro capi

erano Danton e Marat; le loro idee erano pre-comuniste e fortemente rivoluzionarie (avevano un   

giornale chiamato “Ami du peuple”).

Il re durante la sua fuga con Maria Antonietta viene riconosciuto, e il 20 giugno 1791 viene riportato a Parigi; intanto i vari partiti iniziano un dibattito per decidere le sue sorti.

La Francia però doveva risolvere i problemi anche con le nazioni estere, infatti Austria e Prussia minacciarono di dichiarare guerra per attaccare i rivoluzionari ed evitare che il loro messaggio venisse divulgato.

Il 17 Luglio 1791, la folla scende in piazza a Campo di Marte per far abolire la monarchia, e la guardia nazionale guidata da Lafayette (fogliante) fa fuoco sui cittadini uccidendone 50.

Il susseguirsi di tutti questi eventi, porta il Re ad approvare la costituzione il 3 settembre 1791, trasformando la Francia in una monarchia costituzionale; intanto tra il 30 settembre e il 1 ottobre, l’assemblea costituente si scioglie diventando assemblea legislativa nazionale e gestendo i potere legislativo.


Il dibattito sulla costituzione è molto acceso, e si vengono a formare due gruppi:

Les monarchies: erano aristocratici e foglianti più conservatori, i quali chiedevano un suffragio



ristretto e una bicamerale formata da camera (ad elezione) e senato (a nomina regia).

Progressisti: erano molto eterogenei (aristocratici illuminati, giacobini,cordiglieri), e chiedevano

un suffragio maschile universale ed un’unica camera a sovranità popolare(articolo 6 dichiarazione

dei diritti).

Quando la costituzione viene promulgata prevalgono gli aspetti più conservatori:

La Francia diventa una Monarchia costituzionale unica ed indivisibile

I diritti civili vengono garantiti a tutti, e i francesi diventano cittadini.

Garantiti rispetto della legge e uguaglianza.

Liberismo economico.

Conti statali devono essere resi pubblici.

Rimangono solo tre tasse: fondiaria, mobiliare, patente(merci).

Laicizzazione dello stato: vescovi e preti ati dallo stato, ma beni della chiesa confiscati.

Non tutti hanno diritti politici.

Vietati sciopero e associazionismo (legge di Chapelieu).

Divisione dei poteri (Montesquieu): esecutivo al Re, legislativo al parlamento (unicamerale) e

giudiziario alla corte suprema.

Suffragio ristretto: suddivisione in cittadini passivi e attivi: i primi non avano abbastanza tasse

per poter votare, mentre i secondi erano divisi tra chi poteva solo votare (ava tasse per 3

giornate di lavoro) e chi poteva diventare anche deputato (ava tasse per 10 giornate di lavoro).

Un altro elemento importante è la riforma amministrativa, con la quale la Francia viene divisa in dipartimenti (regioni), distretti (province) e comuni; questa divisione risulta fondamentale per organizzare meglio tassazione, fisco e tribunali (ogni dipartimento aveva una corte di giustizia).

Dopo lo svolgimento delle votazioni si delinea la forma dell’assemblea, formata da 745 deputati divisi tra destra centro e sinistra:


Documento ina 132-l33

L’illuminismo e la rivoluzione francese mettono in evidenza il rispetto dei diritti umani, chiedendo fortemente il passaggio a diritti civili attraverso a leggi e costituzioni; proprio nel ‘700 si inizia a capire che tutti devono avere gli stessi diritti e che si dovrebbe arrivare ad un suffragio universale.

Il corpo di leggi (diritto) sancisce i diritti oggettivi, ma in base a dove viviamo abbiamo dei diritti soggettivi (il corpo di leggi è scritto in modo asetti, ma deve essere messo in pratica dai singoli).

Nel ‘700 si richiede un corpo di leggi che tuteli anche i singoli, siccome spesso si bada solo ai diritti oggettivi (ad esempio la pena di morte va contro ai diritti soggettivi).

La storia del diritto ha attraversato 3 fasi: nel ‘700 c’è stata la ricerca di libertà e uguaglianza, nel ‘900 dei diritti politici, mentre nella seconda metà del ‘900 dei diritti universali rappresentati dal tribunale dell’Aja che punisce i crimini etnici e contro l’umanità (rappresenta tutto il mondo e fa imputare i governi).

La richiesta di diritti universali, è dovuta soprattutto all’esperienza dell’olocausto, confluito nel processo di Norimberga che fece imputare 50 nazisti.

Nel 1948 viene promulgata la dichiarazione universale dei diritti umani (approvata dall’ONU), che tutela i diritti mondiali; nonostante tutto questo però, i diritti non vengono tutelati ovunque.

SECONDA FASE RIVOLUZIONE

Dall’ottobre del 1791 al settembre del 1792 si assiste alla seconda fase della rivoluzione, durante la quale la monarchia costituzionale si trasforma in Repubblica.

L’assemblea legislativa inizia una serie di discussioni, oscillando tra posizioni più o meno intransigenti: il problema principale riguardava le sorti del Re che abusava troppo del potere di veto, e tramava per smantellare l’assemblea (vennero scoperti alcuni documenti compromettenti).

La sinistra era la più radicale nei confronti di Luigi XVI: i girondini volevano salvarlo e mantenere un buon rapporto con lui, mentre giacobini e cordiglieri lo volevano morto; per questo motivo inizia un dibattito per decidere se processare il Re o se condannarlo automaticamente come reclamava Robespierre.

I dibattiti non riguardavano solo le sorti del Re, infatti bisognava anche decidere cosa fare nei confronti di una possibile guerra, siccome Austria e Prussia avevano promulgato in agosto la dichiarazione di Pillinitz che prevedeva un attacco alla Francia nel caso la situazione interna fosse degenerata.

L’assemblea pensava fosse il Re a spingere alla guerra, e infatti nel 1792 Luigi si proclama favorevole sperando in un aiuto straniero per annientare la rivoluzione; nello stesso anno però, anche il girondino Brissot afferma di essere favorevole per due motivi: la guerra avrebbe fatto rientrare gli aristocratici emigrati, in modo che potessero essere condannati, ed inoltre era un mezzo per divulgare la rivoluzione nelle altre nazioni.

Sotto queste due spinte (Brissot era diventato capo dell’assemblea), il 20 aprile 1792, la Francia dichiara guerra a Prussia e Austria: Robespierre, Marat e danton però erano contro alla guerra a causa dei suoi costi, quindi iniziano ad opporsi ai brissottiani.

Per quanto riguarda l’economia, le casse francesi avevano un buco enorme, che cercava di essere sanato attraverso gli assegnati: questi, garantivano soldi immediati, ma i loro enormi interessi portavano all’inflazione e al malcontento del popolo che vedeva i prezzi lievitare; inoltre l’inizio della guerra fu disastroso, quindi vennero aumentate le tasse e richiesta la leva di massa.

Tutto questo provocò moltissima indignazione e povertà, non solo tra le classi più basse, ma anche tra quelle borghesi: dopo le sconfitte a Verdun e Longuy, i cittadini affollano le piazze durante gli anniversari della pallacorda e della presa della Bastiglia.

I sanculotti occupano Les tuileries” (sede del comune) e organizzano il comune insurrezionale che, scagliandosi contro l’assemblea, chiedeva la testa del Re e il suffragio universale maschile.

L’assemblea davanti a tutte queste richieste cerca di dare un segno di cambiamento attuando delle riforme:

Il 10 agosto 1792, il Re viene arrestato e chiuso nella torre dell’orologio.

È approvato il suffragio maschile universale.

È riconosciuto il comune insurrezionale, che avrebbe dovuto rispettare le leggi.

Intanto, Robespierre acquista sempre più carisma e fa cacciare da Parigi i foglianti di Lafayette, il quale si unisce agli eserciti stranieri; la fuga dei foglianti fa in modo che l’assemblea non abbia più i numeri per votare.

Però, quando il 20 settembre l’esercito ottiene la prima vittoria a Valmy, i girondini che avevano voluto la guerra acquistano fiducia, e sull’onda dell’entusiasmo sciolgono l’assemblea per dare vita alla convenzione.

Il giorno successivo alla creazione della convenzione viene proclamata la caduta della Monarchia, e il 25 settembre nasce la Repubblica unica ed indivisibile; dopo questo evento, nascono i dibattiti sulle sorti del Re e sulle nuove elezioni: Luigi e la sua famiglia vengono giustiziati il 20 gennaio 1793 senza un processo (come voleva Robespierre), mentre le elezioni danno una nuova forma alla convenzione.





La convenzione è formata quasi esclusivamente da rappresentanti della vecchia sinistra: la parte più moderata si sposta a destra, i repubblicani incerti si trovano al centro (palude), mentre i rivoluzionari rappresentano la sinistra prendendo il nome di Montagnardi (erano seduti in alto).

La forza della convenzione, da fastidio a molte nazioni straniere (Inghilterra, Sna, Olanda) che decidono di coalizzarsi con Austria e Prussia, proclamando guerra alla Francia il 1 febbraio 1793.

La Francia non aveva problemi solo con le altre nazioni, infatti al suo interno Robespierre continuava ad organizzare rimostranze popolari e una politica aggressiva, attaccando addirittura i suoi alleati politici (girondini e cordiglieri).

La prima regione a ribellarsi a Robespierre è la Vandea, che diventa il simbolo dell’antirivoluzione: al suo interno abitavano contadini attaccati alla tradizione e danneggiati dalle tasse, che decidono di organizzare un piccolo esercito per combattere i giacobini.

Tra primavera ed estate del 1793 in Francia si assiste a tre scontri diversi:

Rivoluzione di giacobini e sanculotti.

Guerra contro la coalizione.

Guerra civile tra vandeiani e giacobini.

Le prime soluzioni che si cercano di ottenere sono nei confronti della Vandea; Robespierre fa prevalere le sue posizioni, che mostrano la volontà dei montagnardi di creare un regime molto ristretto:

Istituito un tribunale speciale per gli antirivoluzionari.

Creato un comitato di controllo per arrestare gli antirivoluzionari.

Confiscati i beni dei vandeiani.

Condanna a morte per molti vandeiani.

Nascita del comitato di salute pubblica, un organismo lio della convenzione formato da 9 membri, che ottiene poteri speciali: Robespierre poteva far condannare senza l’opinione della convenzione.

Mentre i montagnardi prendevano sempre più poteri, la guerra con le altre nazioni dava discreti risultati con l’accorpamento di Nizza e Savoia (le quali non erano molto contente di entrare in un clima di rivoluzione).

Nel giugno 1793 la rivoluzione prende una piega più popolare (meno borghese), più cittadina (accentrata nelle città), e più giacobina (strapotere a Robespierre); la Vandea invece era stata seguita da altre province, dando vita ad una rivoluzione federalista.

Il 24 giugno viene proclamata la costituzione comprendente una dichiarazione dei diritti, le sue leggi però vennero applicate pochissimo; questa seconda costituzione afferma una serie di punti fondamentali ispirati alle idee di Rosseau:

Si afferma che la Francia è una Repubblica unica ed indivisibile.

I francesi devono avere stessi diritti civili e politici (suffragio universale maschile).

Viene mantenuta la divisione dei poteri: esecutivo in mano ad un presidente, legislativo ad un

unicamerale, e giudiziario alla corte suprema.

Alcuni articoli assicurano istruzione, lavoro e sanità a tutti.

Confisca di territori e retribuzione delle ricchezze.

Controllo, “calmiere”, dei prezzi chiamato maximum.

Riconosciuto il matrimonio civile.

Leva obbligatoria.

Abolizione della schiavitù.

Diritto alla rivoluzione.

Il popolo può essere chiamato direttamente a votare (referendum, democrazia diretta).

Potere legislativo prevale sull’esecutivo.

Assistenza ai poveri.

Laicizzazione dello stato.

Come conseguenza della laicizzazione, il calendario francese cambia forma: l’anno “0” diventa il 1793, il primo giorno dell’anno è il 22 settembre che coincide anche con l’equinozio, le festività sono legate a principi illuministici, ogni mese è composto di 30 giorni e il suo nome deriva dalle sue caratteristiche (es. ventoso, nebbioso, frutti d’oro, termidoro).


TERZA FASE RIVOLUZIONE

Con la proclamazione della seconda costituzione ha inizio la terza fase, che dura dall’estate del 1793 fino al 28 luglio 1794 quando Robespierre viene ghigliottinato, e ad agosto 1795 con la promulgazione della terza costituzione.

Quest’ultima fase viene riconosciuta come la “fase del terrore”, a causa degli ulteriori poteri ottenuti dal comitato di salute pubblica il 4 dicembre 1793, che lo trasformarono in un comitato dittatoriale.

Nel 1794 vengono promulgate altre 3 leggi restrittive: i nemici del popolo (faceva uccidere chi era contro il popolo), i nemici delle nazioni (faceva uccidere che contrastava lo stato), e la legge sui sospetti che consisteva nell’uccidere tutti quelli che erano considerati sospetti.

In questa fase si assiste ad una lotta tra sanculotti e giacobini contro girondini, province e borghesi; Robespierre inizia a fare ammazzare tutti, partendo da girondini, foglianti ed aristocratici.

Questo atteggiamento cosi violento, però, scontenta anche gli alleati dello stesso Robespierre, i quali decidono di separarsi, dando vita a tre gruppi diversi:

Indulgenti: i più moderati, con a capo Danton, che volevano la fine della guerra e del terrore.

Gli arrabbiati di Jean Roux e gli esagerati di Hébert volevano intensificare il terrore per costruire una democrazia diretta.

Il gruppo di Marat e Robespierre.

Marat soffriva di una malattia della pelle che lo costringeva a numerosi bagni; un giorno, mentre era immerso, viene ucciso dalla girondina Corday.



Siccome dopo la morte del suo comno, Robespierre fece ammazzare chiunque tra indulgenti ed estremisti, tra la notte del 27 e 28 Luglio (Termidoro) rappresentanti di diversa natura politica e sociale decidono di ghigliottinarlo insieme a 20 suoi collaboratori (colpo di stato del termidoro).

I termidoriani, cercarono di riportare l’equilibrio entro un anno rispettando tre punti: mantenere la Repubblica, continuare la guerra e combattere gli ultimi focolari di giacobismo.

La prima decisione ad essere presa, fu quella di togliere il potere al comitato di salute pubblica per ridarlo alla convenzione; in un secondo momento invece, vennero tolte tutte le leggi liberticide di Robespierre.

Nell’agosto del 1795 viene promulgata la terza costituzione, che è una fusione tra le due costituzioni precedenti:

Si riafferma che la Francia è una Repubblica unica ed indivisibile.

Diritti civili uguali per tutti, e tutti uguali davanti alla legge.

Suffragio ristretto (prima cost.): una fascia d’elettori, aventi 21 anni e un determinato reddito, nominava il corpo elettorale, cioè un organismo formato da persone con oltre 25 anni che avano cosi tante tasse da poter entrare in parlamento.

Potere legislativo in mano al parlamento, il quale era diviso in consiglio degli anziani (senato- 250 persone oltre i 40 anni), e consiglio dei 500 (camera- 500 persone con più di 30 anni); il parlamento doveva cambiare 1/3 dei rappresentanti ogni anno.

Potere esecutivo in mano al direttorio, che era un organismo di 5 membri scelti dal consiglio degli anziani tra una rosa di 50 nomi proposta dal consiglio dei 500.

Con la costrizione si scioglie anche la convenzione, perciò vengono indette le nuove elezioni nell’ottobre del 1795: la maggioranza apparteneva ai repubblicani, ma furono votati anche molti aristocratici (i nobili riacquistano il potere).

Durante le elezioni, però, i giovani aristocratici (gioventù d’oro), iniziarono ad uccidere i giacobini promulgando il terrore bianco (termine antitetico rispetto al terrore rosso giacobino); come risposta, i giacobini Babeuf e Bonarroti, propongono un modello di società comunista, attraverso la fondazione del movimento degli eguali.

Intanto la guerra con le altre nazioni continuava, e a mettersi in luce fu soprattutto un giovane generale di nome Napoleone, il quale conquisto molti territori in Italia ed Egitto (Napoleone in gioventù era vicino addirittura ai giacobini).

Nel 1797, le nuove elezioni fanno prevalere gli aristocratici, i quali cercano di smantellare la Repubblica; le loro intenzioni, però, non sono portate a termine, grazie a Napoleone, che attraverso ad un colpo di stato rende nulle le elezioni (un atto democratico che nasconde le mire di potere di Napoleone).

Nel novembre 17999, Napoleone compie un secondo colpo di stato, con il quale toglie potere al direttorio trasformandolo in un consolato governato da lui, Syeyes e Ducos.

Con la presa di potere di Napoleone, si chiude la rivoluzione francese.


Documento ina 151-l53

In questo documento, storici di epoche diverse, danno la loro interpretazione a riguardo della rivoluzione francese.

Nei primi anni dell’ottocento, sono essenzialmente tre le idee che affiorano:

Critici: sostengono che la rivoluzione sia stata violenta, anti-liberitaria e anarchica.

Romantici (Mme De Staél): vedono la rivoluzione positivamente, siccome ha fatto cadere l’Ancien Regime.

Giacobini socialisti: sono i più vicini al popolo, quindi vedono nella rivoluzione giacobina un atto di grande democrazia, che servirà da esempio per creare società più giuste.

Nella seconda parte dell’ottocento invece, da due differenti gruppi storici, emergono interpretazioni più meditate:

Liberali (libertà elemento fondamentale): le loro idee vengono espresse da Hyppolita Taine, il quale sostiene la negatività della rivoluzione, affermando che, a seconda delle diverse fasi, la libertà è stata garantita solo a gruppi diversi, e mai a tutti i cittadini (terrore giacobino il peggio).

Repubblicani (Repubblica miglior modello): il repubblicano Jean Michelet, sostiene che la rivoluzione sia stata positiva, siccome ha reso il popolo protagonista e portatore di valori quali uguaglianza, fratellanza e libertà, che hanno reso possibile la nascita della Repubblica.

Gli storici marxisti invece, cercano di capire il ruolo che la borghesia ha avuto nella rivoluzione, arrivando a concludere che la caduta dell’Ancien Regime ha aperto la strada al capitalismo; a riguardo, si soffermano tre storici revisionisti (danno un’idea revisionata della rivoluzione) con idee molto simili:

Alfred Cobban: secondo questo storico, la rivoluzione è stata gestita dall’alto da un’elite di intellettuali, nobili e borghesi, che hanno sfruttato il popolo per sostituire il vecchio regime, legittimare il loro potere, ed eliminare il feudalesimo per imporre il modello capitalista.

François Furet e Denis Richet: all’interno di un libro, questi due storici sostengono che la rivoluzione abbia le radici nell’Ancien Regime, siccome all’interno dei 3 ordini, in modo trasversale, c’erano rappresentanti che volevano applicare i principi illuministi contro il potere secolare; di conseguenza, la rivoluzione può considerarsi finita con la prima costituzione, che ha fatto ottenere a questi rappresentanti quello che volevano, mentre tutti gli avvenimenti successivi rappresentano una degenerazione della rivoluzione causata dall’incapacità dei borghesi di gestire l’equilibrio creatosi nel 1791. Per quanto riguarda il giacobinismo invece, si può dire che sia stato un atto di liberazione da parte del popolo che si è scagliato contro tutti liberando il proprio inconscio, non per rivendicare diritti, ma per vendicarsi dei secoli di soprusi che ha dovuto subire.

Successivamente, vengono date ancora due diverse interpretazioni della rivoluzione, che si soffermano su aspetti differenti:

Sabul: è uno storico marxista, il quale afferma che la rivoluzione abbia messo in luce le diverse anime del terzo stato e il potere della borghesia, quest’ultima ha fatto cadere il feudalesimo per affermare il potere capitalista.

Lynn Hunt: è uno storico contemporaneo che si sofferma sull’aspetto pubblico della rivoluzione, a suo modo di vedere, per la prima volta, i movimenti rivoluzionari  hanno assunto un aspetto proandistico grazie a simboli, canti, colori e parole (uguaglianza, libertà e fratellanza non sono solo valori , ma slogan della folla), che hanno dimostrato la voglia del popolo di diversificarsi; inoltre, Hunt afferma che Parigi, dopo la rivoluzione, è diventato il vero e proprio teatro della storia che serve da modello per le altre nazioni europee.


































Privacy

© ePerTutti.com : tutti i diritti riservati
:::::
Condizioni Generali - Invia - Contatta