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L'ETA' DELL'IMPERIALISMO

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L'ETA' DELL'IMPERIALISMO


I grandi progressi tecnici e scientifici della seconda metà dell'Ottocento che avevano determinato il consistente avanzamento economico degli stati più industrializzati (Gran Bretagna, Germania, Francia, Stati Uniti, ecc.) erano stati favoriti dalla scoperta di nuove fonti di energia e dallo sviluppo dei trasporti e delle vie di comunicazione. Una crescita economica rapida come quella che si verificò intorno alla fine del XIX secolo, si accomnò alla formazione di grandi concentrazioni capitalistiche, sia nell'ambito del capitalismo monopolistico (raggruppamento di aziende diverse in un'unica grande impresa industriale, con la costituzione di sectiunelli o trusts) che in quello finanziario (con la formazione di grandi banche in grado di fornire ingenti capitali alle imprese industriali). Il fenomeno della 'concentrazione' della produzione in imprese sempre più ampie (per adoperare la terminologia marxista) assunse dimensioni particolarmente rilevanti soprattutto negli Stati Uniti e in Germania.

Poiché potere politico e potere economico sono molto spesso intimamente collegati tra loro, lo sviluppo capitalistico viene a sua volta associato alla politica imperialistica e di conquista coloniale delle grandi potenze in antagonismo tra di loro.

Secondo l'interpretazione marxista, il legame capitalismo - imperialismo sarebbe inscindibile, ed addirittura intimamente connesso con la natura stessa dei due fenomeni. Lo stesso Lenin, nella primavera del 1916, avrebbe parlato dell'imperialismo come della fase suprema del capitalismo. Altre correnti di pensiero, però, pur non negando l'esistenza di un rapporto di interdipendenza tra i due fenomeni, non considerano un simile collegamento in maniera così drastica ed univoca.-

L'atteggiamento di buona parte dei grandi gruppi imprenditoriali e finanziari interessati allo sviluppo del commercio mondiale era, tuttavia, quello di favorire una politica di buoni rapporti internazionali e di collaborazione politica.

Ciò nonostante, il parallelo procedere di una politica economica protezionista (resa indispensabile dalla necessità di tutelare le giovani e deboli industrie nazionali) e di una politica estera aggressiva (soprattutto in Germania) costituiva una pericolosa contraddizione politica i cui effetti, oltre che nella corsa all'accaparramento delle colonie, si sarebbero manifestati nell'aggravarsi delle tensioni internazionali, in particolare tra le potenze europee.

Una delle principali giustificazioni date all'espansione coloniale fu anche l'incremento demografico registrato dai principali stati europei nel XIX secolo. Oltre che per motivi di carattere strategico, infatti, la conquista di colonie sarebbe dovuta servire anche per avviarvi il surplus di popolazione.







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