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L'Europa e L’Italia nel 1200

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L'Europa e L’Italia nel 1200


La situazione in Europa


Gli Stati nazionali all'inizio del 1200 sono in via di lenta e faticosa formazione e presentano ancora caratteristiche prevalentemente feudali.

I sovrani ricorrono una politica di matrimoni per estendere il proprio potere e acquisire nuove province. Si può dire che gli Stati Nazionali siano la progressiva fusione di aree, prevalentemente organizzate su base feudale, di dimensione inizialmente provinciale.

I Re concepiscono ancora lo Stato come un patrimonio privato anche perché non esiste nel popolo il senso di appartenenza ad una nazione.

L'area Francese vede prevalere la dinastia dei capetingi, sostenuta dalle borghesie cittadine, che inizia a conquistare un potere effettivo su buona parte dell'entroterra francese. Il potere si consolida grazie a uno scontro tra Filippo IV e Bonifacio VIII.

Questo scontro fa sì che verranno per la prima volta convocati gli Stati Generali, cioè un'assemblea che rappresenta le classi sociali considerate fondamentali dal Re per la vita del regno. L'assemblea sarà composta da clero, nobiltà, terzo Stato, avrà potere semplicemente consultivo quindi non decisionale ma è il primo esperimento parlamentare che troviamo nelle monarchie europee.

Molto più difficile l'affermazione della monarchia in Inghilterra, invece, in cui i nobili costringono il Re Giovanni senza terra nel 1215 a concedere la Magna Charta Libertatum, un documento che limita le prerogative del sovrano.

Nel territorio dell'Impero, invece, che comprende la regione oggi paragonabile alla Germania più una parte dell'attuale Polonia, l'Imperatore ha un potere semplicemente formale ma non sostanziale perché, come in Italia, si sono create delle città stato autonome e molto forti, mentre altri territori sono saldamente nelle mani dei poteri nobiliari.


La situazione italiana


La situazione italiana vede un Nord in cui si affermano i comuni, fra tutti Milano, Firenze, le repubbliche marinare come Genova e Venezia, che estende il suo potere nella penisola balcanica ed è un centro di sviluppo del commercio verso oriente, mentre nel sud Italia si costituisce un vero e proprio regno: il regno di Sicilia.

In esso, la ura che spicca nella prima metà del 1200 e quella di Federico II di Svevia, sovrano illuminato, anch'egli portatore del sogno di ripristino di un potere imperiale, che presterà particolare attenzione allo sviluppo del regno di Sicilia.

Significative in tal senso sono le Costituzioni di Melfi del 1231, un insieme di leggi con le quali Federico II di Svevia si adopera per creare uno Stato moderno, compatto, sorretto dalle leggi solide a cui sia i nobili sia la borghesia sia i ceti più poveri avrebbero dovuto attenersi.

Esse rappresentano un insieme di Leggi avanzate e inedite per quel periodo storico che disegnano uno Stato Laico e con la certezza del diritto; il primo in un'Europa ancora ancorata a privilegi di carattere feudale.

Il regno di Sicilia diventerà un centro politico e culturale di grande importanza. È qui, in questo periodo, grazie a Federico II, che si può dire nasca la Letteratura Italiana.

Nasce infatti la prima scuola poetica italiana, chiamata Scuola Siciliana.

Sarà l'ostilità dei Papi che si vedono minacciati nel loro potere, e dei comuni che si vedono minacciati nella loro autonomia ad impedire a Federico II di estendere questo modello a tutta Italia.

La morte di Federico II nel 1250 segnerà la fine di questo progetto e i suoi successori saranno presto sconfitti dagli Angioini, chiamati dal Papa, che nel 1266 conquisteranno il regno di Sicilia.








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