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L’Urss

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L’Urss

Dopo la guerra civile e il comunismo di guerra, le armate controrivoluzionarie in Russia non sono in grado di proporre una valida alternativa al governo comunista, che dovrà quindi essere accettato anche dai restanti Paesi europei. Il governo bolscevico riesce però a venire fuori dalla pericolosa situazione, che sta portando la Russia sull’orlo del tracollo, grazie alla “Nuova politica economica” (Nep), che investe vari settori:

economico: minore controllo statale, parziale liberalizzazione dei commerci e della proprietà privata, meno tasse in camnaà rivitalizzazione del commercio rurale;



industriale: retribuzione degli operai proporzionali alle esigenze di mercato e alle possibilità dell’azienda, industrie sottoposte alle regole del capitalismo, sebbene sotto il controllo dello stato per ottenere un aumento della produzione;

culturale: lotta all’analfabetismo;

igienico-sanitario: migliorare condizioni di vita della popolazione;

religioso: lotta contro ogni forma di espressione religiosa in nome di un completo ateismo

istruzione: nessuna libertà di insegnamento, la scuola è atea e marxista;

politico: 1922: nasce una federazione di repubbliche (Urss); 1924: varo della costituzione; potere legislativo: Soviet supremo dell’unione; potere esecutivo: Consiglio dei commissari del popolo.

I soviet si riducono ad essere semplici collegamenti tra il partito e le masse. Per esportare il comunismo, nel 1919 Lenin crea la Terza Internazionale (Comintern), che serve ad organizzare i partiti comunisti dei paesi europei sotto la direzione di Mosca. All’interno dello stesso Comintern, però, coesisteranno due diverse linee ideologiche:

Trockij: idealisti del bolscevismo; la Russia deve suscitare la rivoluzione permanente ovunque:

Stalin: il socialismo va mantenuto solo in Russia, consolidando i risultati ottenuti prima di esportarli.

Nel 1924, Lenin muore e gli succede Stalin, segretario del partito comunista dal 1922. Egli pensa che la cosa più importante per l’Urss sia l’industrializzazione, da compiere il più rapidamente possibile; per questo ritiene che sia indispensabile:

abbandonare la Nep;

spostare i capitali dal settore agricolo verso quello industriale;

nazionalizzazione forzata della media proprietà terrieraà annientamento dei kulaki (tra il 1928 e il 1933) e formazione di organismi collettivi di gestione della terra, che si distinguono in:

kolchoz: cooperative in cui la terra e i prodotti sono in comune, me ogni membro ha anche un piccolo appezzamento privato;

sovchoz: la terra e i prodotti sono interamente statali

varo dei piani quinquennali (programmi economici pluriennali).

L’industrializzazione porta a diverse conseguenze:

e f f e t t i   p o s i t i v i

e f f e t t i   n e g a t i v i

diffusione delle ideologie del partito

sviluppo l’industria siderurgica a scapito di quella dei beni di consumo, dell’edilizia e dell’agricoltura

trasforma intere zone (nuove colonizzazioni)

nasce una fitta rete stradale e ferroviaria

costringe intere popolazioni a spostarsi

eliminazione dell’analfabetismo, con conseguente nascita di una generazione di tecnici e intellettuali

i salari sono ridottià condizioni di vita peggiorano, fino al razionamento del cibo

fenomeno della stakhanovismo


L’ideologia russa si basa sull’esaltazione del lavoro (stakhanovismo), anche attraverso il successo del primo piano quinquennale, che mostra come la Russia si sia risollevata. Stalin diventa la ura della guida di un intero popolo, fino a diventare un vero mito; questo è accomnato da una revisione e una “correzione” di tutti i libri, con la pubblicazione, nel 1938 della Storia del partito comunista (dei bolscevichi) di tutta l’Unione. Breve corso, che diviene la bibbia dello stalinismo, dettando le regole del “vero socialismo”. Per raggiungere tale posizione, però, Stalin non esita a procedere con l’eliminazione sistematica di tutti i suoi oppositori, mediante il ritorno al comunismo di guerra e la repressione di ogni forma di democrazia, instaurando un regime dittatoriale; a questo scopo nascono i gulag, campi di lavoro dove vengono inviati tutti i dissidenti e costretti ai lavori forzati in condizioni proibitive, che ne determinano spesso la morte. Tra il 1936 e 1938 Stalin da inizio alle “grandi purghe”, con le quali se quasi la totalità dei vecchi bolscevichi, accusati di non essere totalmente sottoposti a Stalin, insieme alla metà dei componenti dell’esercito, attraverso dei processi fittizi e facendo uso della nuova polizia politica, la Nkvd.

I governi occidentali optano per una politica di non intromissione, anche perché sono già preoccupati dell’avanzata tedesca; si arriva ad una collaborazione con Stalin in chiave anti-nazista, che porta, nel 1934, all’annessione dell’Urss alla Società delle Nazioni. Al Comintern è imposto di intervenire il meno possibile negli affari interni degli altri paesi, permettendogli di concentrarsi sull’invio di uomini e mezzi a fianco dei repubblicani nella guerra civile di Sna, mentre l’Urss se ne tiene ai margini.

Il 23 agosto 1939, Urss e Germania firmano il patto di non belligeranza (patto Molotov-Ribbentrop), per accordarsi sulla spartizione di alcuni territori, principalmente la Polonia che, occupata dai russi, viene forzata alla sovietizzazione che porta ad una vera e propria pulizia etnica (massacro della foresta di Katyn). Tra il 1939 e il 1940 i russi attaccano la Finlandia, ma ne escono sconfitti; ciò mostra al resto del mondo quanto sia debole l’Armata rossa e convince Stalin a impegnare l’industria anche in quel settore, in vista del secondo conflitto mondiale. Nonostante ciò, quando nel 1941 i tedeschi attaccano la Russia, la trovano ancora impreparata e Stalin è costretto alla difensiva, fino al vittorioso contrattacco dell’Armata rossa nel 1945.



Con la seconda guerra mondiale, la Russia si annetterà Estonia, Lettonia, Lituania, parte della Finlandia, della Cecoslovacchia, della Romania e della Germania; nei territori liberati dall’Armata rossa, che è diventata l’esercito russo, la Russia imporrà il modello sovietico, ma in modi diversi a seconda delle regioni:

Polonia – Ungheria: tradizioni politiche autoritarie, con il predominio della nobiltà terriera conservatrice;

Cecoslovacchia: istituzioni democratiche e società industriale occidentale;

Romania – Bulgaria – Albania: tradizione di lunghe lotte politiche e sistemi sociali pre-industriali;

Iugoslavia: i comunisti vincono una lotta di liberazione senza l’aiuto dell’Urss;

Il partito bolscevico si nazionalizza e ingloba l’élite dell’esercito, ponendo in secondo piano l’ideale socialista; l’ideologia ufficiale diviene il patriottismo. Nei paesi “sovietizzati”, viene attuata una riforma agraria, la nazionalizzazione di alcune industrie e alcune forme di previdenza sociale.

Tra il 1947 e il 1949 cresce la tensione tra il blocco occidentale e quello sovietico, le cui rispettive sfere di influenza erano stabilite dalla conferenza di Yalta del 1945, che riconosceva la situazione del dopoguerra. Lo scontro che si viene a creare è tra due modelli politici, economici e sociali contrapposti: capitalismo occidentale e socialismo sovietico. Intorno alla Russia gravitano una serie di paesi satelliti, sotto il diretto controllo di Mosca. Germania orientale, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia e Russia firmano un’alleanza militare nel 1955, il Patto di Varsavia. I comunisti vengono invece sopraffatti dal governo conservatore, aiutato dagli inglesi, in Grecia, dal 1943 al 1945; per contenere l’espansionismo russo, il mondo occidentale, nel 1949 si coalizza nella Nato. Non sempre però i paesi satelliti osservano un socialismo ortodosso: in Iugoslavia, per esempio, Tito propone un’alleanza tra i paesi dell’Est europeo basato sul concetto di democrazia popolare, che porta Stalin ad organizzare due attentati contro di lui.

Per facilitare il raccordo tra i partiti comunisti europei e quello sovietico, nel 1947 nasce il Cominform e nel 1949 il Comecon, organismo che ha il compito di coordinare lo sviluppo economico dei paesi comunisti.

Nel 1948 Stalin varia un piano quinquennale per potenziare l’industria pesante, in previsione di un conflitto; questo porta a importanti conseguenze nei paesi satellite:

rinuncia a ogni interesse nazionale;

rastrellamento di materie prime;

sfruttamento della manodopera.

Negli anni Quaranta vengono a galla i limiti dell’economia stalinista:

mancanza di viveri, materie prime e capitali;

sviluppo industriale non tocca tutti i settori (niente beni di consumo);

si importa il meno possibileà commercio con estero non decolla.

Stalin muore nel 1953 e, dopo un periodo in cui il potere è in mano a tre membri, Melenkov, Kaganovic e Molotov, sale al governo Chruščëv, che nel 1955 prende posizione a favore di un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, ad una maggior produzione di beni di consumo (“più burro e meno cannoni”) e al rilancio dell’agricoltura, contro quelli che vorrebbero uno sviluppo dell’industria pesante. Convinto della necessità di rilanciare il commercio con il mondo capitalistico, Chruščëv dà inizio alla “coesistenza pacifica”, che porta alla distensione dei rapporti tra i due blocchi e che prevede:

destalinizzazione (incompiuta: non è messo in discussione il modello sovietico e restano i gulag);

maggior moderazione in politica estera;

1954: partecipazione ad una conferenza per il disarmo a Ginevra;

riconciliazione con Tito;

scioglimento del Cominform;

rimozione di Molotov dall’incarico di ministro degli esteri.

Al XX congresso del Partito comunista, nel febbraio 1956, Chruščëv denuncia gli errori e i crimini di Stalin, sottolineando la tendenza dittatoriale assunta dal suo regime e accusando suo il culto della personalità.

Text Box: ma non si riesce a colmare il divario con gli Usa e gli altri Stati occidentaliLa nuova politica economica propone:

incoraggiare raggruppamento di industrie;

maggiore autonomia e indipendenza nell’utilizzo degli utili delle aziende (prima tutti collettivizzati);

espansione autonoma delle aziende sul mercato.

I Paesi satelliti conoscono diverse vicende:

Polonia: nel 1956 un movimento di operai e intellettuali porta al governo Gomulka, appoggiato da Chruščëv, che apre relazioni commerciali con l’occidente;

Ungheria: nel 1956 un movimento popolare rovescia il governo comunista di Ràkosi e porta al potere Nagy e Kàdàr; ma quando questi decidono di ritirarsi dal patto di Varsavia, l’Urss reprime la rivoluzione e giustizia Nagy, lasciando il governo a Kàdàr che attua una politica di sviluppo economico teso al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e ad una blanda occidentalizzazione.

Diversi sono i motivi che portano al crollo della popolarità di Chruščëv:

non riesce a superare gli Usa nella produzione dei beni di consumo;

non riesce a trasformare Cuba in una base missilistica;



non riesce a far ritirare gli occidentali da Berlino ovest;

rottura con Pechino nel 1963 perché i cinesi:

non seguono la politica revisionista di Chruščëv;

non hanno ottenuto dai russi il permesso di avere la bomba atomica;

non hanno ottenuto aiuti per la crisi economica del 1959-l960;

è accusato di restaurare il culto del capo (motivo ufficiale).

Nel 1964 Chruščëv è estromesso; al suo posto sale Brežnev, che inaugura due piani economici incentrati su:

sviluppo dell’industria leggera;

incremento dei beni di consumo;

rilancio dell’agricoltura;

maggiore apertura all’Occidente:

accordi sulla limitazione delle armi missilistiche tra Urss e Usa (Mosca 1972);

accordi con la Germania dell’Est e la Germania dell’Ovest sull’assetto territoriale dell’Europa centro-orientale (Bonn 1972).

Mantiene però un atteggiamento autoritario con i paesi satellite, ai quali concede una sovranità limitata.

In Polonia Dubček avvia un programma di democratizzazione, tentando di realizzare un “socialismo dal volto umano”, rispettoso delle libertà civili, ma Brežnev risponde con l’intervento armato, ponendo fine nel 1968 alla “primavera di Praga”. Quest’azione è condannata da Cina, Iugoslavia, Romania, Italia e Francia e fa crescere l’intolleranza nei confronti dell’autoritarismo sovietico, che porta alla fine della posizione centrale di Mosca nel movimento comunista internazionale. Tra gli intellettuali che contestano vi sono Pasternak (Il dottor Živago), Solženicyn (Arcipelago gulag) e Sacharov, studioso di materia e antimateria.

Alla fine degli anni Settanta si parla di una seconda guerra fredda tra Urss e Usa, che vede una nuova corsa agli armamenti, con la sostituzione dei vecchi missili con altri nuovi e più potenti.

Brežnev inaugura anche una nuova fase espansionistica in Angola, Mozambico ed Etiopia, finché, nel 1978 invia le sue truppe ad invadere l’Afghanistan, per supportare il presidente marxista Karmal; questo genera proteste da diverse parti del mondo, perché la Russia è intervenuta in uno stato al di fuori della sfera di influenza riconosciutale dalla conferenza di Yalta del 1945. Inoltre, nel 1980, sale alla presidenza degli Usa il repubblicano Reagan, acceso anticomunista, che progetta, all’interno della politica del riarmo, uno scudo spaziale e la bomba a neutroni (entrambi irrealizzati).

Nel 1980, in Polonia si assiste ad uno sciopero degli operai dei cantieri navali di Danzica, provocato dall’aumento dei prezzi e guidato da Lech Walesa; si ottiene il riconoscimento di un sindacato, Solidarnosč. Forti di questa vittoria e appoggiati dalla chiesa cattolica, chiedono libere elezioni, ma i dirigenti del Partito comunista polacco cedono il campo al colpo di stato del generale Jaruzelski, che impone la legge marziale, la censura, il divieto di sciopero e la militarizzazione delle industrie, ma la protesta continua.

Dopo la morte di Brežnev nel 1982, sale al potere Gorbačëv; la sua politica, che punta ad uno sviluppo dell’economia e ad una distensione dei rapporti internazionali, è incentrata su due concetti:

glasnost: trasparenza, maggiore chiarezza nell’informazione e nella gestione della politica;

perestrojka: ristrutturazione, riforme radicali nella struttura politico-economica del paese.

Con Gorbačëv si assiste a:

elezioni pluripartitiche e a suffragio universale per il congresso dei deputati del popolo;

liberalizzazione dell’informazione e dell’espressione culturale;

progetto di repubblica federale con presidente eletto dal popolo;

politica estera: apertura verso l’occidente:

riduzione dei missili;

1986: ritiro delle truppe dall’Afghanistan nel;

1987: summit a Washington tra Usa e Urss per sospendere gli esperimenti atomici;

1988: visita di Reagan a Mosca;

1989: incontro a Malta tra Gorbačëv e George Bush;

1989: riapertura dei rapporti diplomatici con la Cina;

1989: a Strasburgo Gorbačëv lancia l’idea di una “casa comune europea” per una zona economica dall’Atlantico agli Urali;

1989: incontro in Vaticano tra Gorbačëv e papa Giovanni Paolo II à superamento dell’opposizione comunista alla religione;



1991: trattato Start 1 sulla riduzione degli armamenti nucleari e la distruzione di quelli chimici;

economia

Text Box: fallimento“socialismo aperto”: cambiare il comunismo con principi del liberismo occidentale à non decolla per l’opposizione e le oggettive difficoltà di privatizzazione rapida delle industrie e delle terre

leggi sul lavoro individuale;

discussioni sulla definizione della proprietà privata;

Il fallimento in campo economico porta ad un aumento della povertà e delle ostilità nei confronti di Gorbačëv.

Nei paesi dell’Est si assiste intanto ad un processo di democratizzazione, ma la richiesta d’indipendenza si esprime a volte in modo violento, anche a causa di un’esasperata valorizzazione del nazionalismo, che porta al conflitto tra etnie. In particolare:

Germania orientale: nell’agosto 1989 una rivolta pacifica contro il presidente Honeker rivendica riforme democratiche; conseguentemente si assiste ad una fuga verso la Germania occidentale attraverso l’Ungheria, che porta alle dimissioni di Honeker, rimpiazzato per poco da Krenz, fino al 9 novembre 1989, che vede il crollo del muro di Berlino. Nel dicembre dello stesso anno viene legalizzata la riunificazione della Germania, con capitale Berlino; ciò però provoca un disagio economico alla parte occidentale, che deve sobbarcarsi lo sviluppo di quella orientale, a costo di un aumento della disoccupazione e della povertà. Questo provoca la nascita di movimenti xenofobi e neonazisti (naziskin).

Polonia: nel 1988 gli operai di Danzica scioperano e ottengono il crollo del governo e le libere elezioni, che portano ad una schiacciante vittoria di Solidarnosč, che va al potere sotto la guida di Mazowiecki, che non riesce però ad attuare una reale trasformazione economica; a causa dell’inflazione, della disoccupazione e della disastrosa situazione finanziaria, nel 1993 i comunisti ottengono di nuovo la vittoria e Walesa, eletto presidente nel 1990, è rimpiazzato da Kwasniewski, leader degli ex comunisti, che attua nuove riforme, tra cui la privatizzazione, l’abbattimento dell’inflazione, la riduzione della disoccupazione e il processo di laicizzazione.

Ungheria: con la riabilitazione di Nagy e la deposizione di Kàdàr, viene sciolto il Partito comunista e nasce la repubblica d’Ungheria; il presidente, eletto democraticamente nel 1990, sarà il leader dei liberali e dei conservatori, Amali.

Cecoslovacchia: nel 1989 le manifestazioni di piazza chiedono libertà e democrazia; Havel è eletto presidente nel 1990, ma le diversità tra i due territori, Boemia (più sviluppata e legata all’Europa centrale) e Slovacchia (dipendente dall’Urss e arretrata), portano prima ad una crisi e poi ad una separazione consensuale, con la nascita della repubblica ceca e della repubblica slovacca.

Romania: nel 1989 il popolo si ribella al presidente Ceausescu, che risponde inviando la Securitate, non riuscendo tuttavia ad impedire il rovesciamento del regime e la sua condanna a morte. Lo schieramento neocomunista nomina a presidente Iliescu.

Bulgaria - Albania: agitazioni portano al crollo dei regimi comunisti del 1990 e ad elezioni democratiche.



Le cause che portano alla caduta di Gorbačëv sono:

sfiducia sia nella vecchia società centralizzata che nel “nuovo corso” di Gorbačëv che non ha risolto i problemi interni;

fallito tentativo di risanamento dell’economia;

politica estera troppo favorevole agli Usa e lesiva del prestigio dell’Urss;

spinte secessioniste di alcune repubbliche à si rendono indipendenti Estonia, Lettonia, Lituania nel 1990 e Georgia, Armenia, Ucraina e Bielorussia nel 1991;

1991: colpo di stato da parte di esponenti del governo, del Partito comunista, dell’apparato industriale, del Kgb e dell’esercito; ma i cittadini lo fermano incitati da Eltsin, che, preso il potere, scioglie e mette fuori legge il Partito comunista e il Kgb.

Salito al potere, Eltsin propone di formare una confederazione, la Csi (Comunità degli stati indipendenti), a cui aderiscono Ucraina, Bielorussia, Kazakistan, Khirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e Armenia, unificando le forze strategiche ma lasciando un esercito nazionale. Il 25 dicembre 1991, con le dimissioni di Gorbačëv, si assiste alla definitiva caduta dell’Urss. Eltsin sceglie come primo ministro Gaidar, che introduce il libero mercato e la privatizzazione, che portano però alla risa della povertà e dell’inflazione. La popolarità di Eltsin comincia a decadere perché:

si assiste ad uno scontro tra governo e parlamento: nel 1993 Eltsin dichiara sciolta l’Assemblea parlamentare, che a sua volta dichiara decaduto Eltsin, nominando Rutskoj; Eltsin però ordina di assaltare il parlamento, costringendolo ad arrendersi.

1994: la Cecenia chiede l’indipendenza, ma Eltsin risponde invadendo e bombardando la capitale Grozny; la guerra si alterna con tregue e tentativi di accordo.

cresce la simpatia per il movimento comunista di Zjuganov e per quello nazionalista di Zirinovskij, ma Eltsin vince ancora le presidenziali del 1996;

1998: gli Usa tagliano i finanziamenti alla Russia à crollo della Borsa di Mosca, la Russia è sull’orlo del collasso.

Tutto ciò porta, nel 1999 alle dimissioni Eltsin che designa Putin quale suo successore.








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