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Martin Lutero e la Riforma Protestante

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Martin Lutero e la Riforma Protestante


Per protestare contro questo indecente mercato, Martin Lutero, monaco agostiniano di grande fede, professore a Wittenberg, rese pubbliche 95 tesi il 3 ottobre del 1517.

La disputa sulle tesi di Lutero innescò un grande movimento di diverse forze sociali e politiche della Germania, interessate per un motivo o per l'altro a modificare lo stato esistente.

Il frate suscitò vasti consensi che l'avrebbero aiutato ad assumere posizioni polemiche sempre più aspre che si conclusero con la ribellione alla Chiesa di Roma.

Inizialmente papa Leone X si limitò a intimare la ritrattazione. attraverso una bolla papale chiamata Exsurge Domine,  ma quando Martino Lutero bruciò pubblicamente la bolla, venne scomunicato, nel 1521. Si apre un grande contrasto di sostanza su come intendere la religione.






I punti di distanza tra Martino Lutero e la Chiesa


Roma organizzò la pratica religiosa  seguendo un'istituzione gerarchica che faceva capo al Papa, Lutero la affidava invece allo spontaneo consenso dei fedeli.

Lutero aveva con sofferenza il sentimento dell'immancabile colpevolezza dell'uomo, sentiva il monito che impone al cristiano d'esser sempre timoroso di peccare.

L'unica via verso la salvezza per Lutero è il pessimismo in relazione alle capacità umane; solo da questo nasce l'unica speranza possibile, cioè la fede in Dio che ci redime senza alcun nostro merito. È solo Dio che fa buono l'uomo.

Lutero è totalmente dipendente, non ha una fiducia nelle capacità creative dell'uomo.

Arrivando a questo svaluta anche tutta la vita comunitaria e religiosa:

La Chiesa non è maestra di coscienze, non ci si salva mediante riti e opere.

A nulla serve frequentare i luoghi sacri o  pregare; solo la fede in Cristo può salvare.

La negazione della Chiesa e la svalutazione della vita comunitaria comportano anche atteggiamenti secondo i quali l'uomo, in un immediato contatto con Dio, è il solo legittimo interprete della sacra scrittura.

Per questa ragione è necessario un libro l'esame dei testi sacri.

Per questo Lutero provvede a tradurre la Bibbia in tedesco.

Per questa ragione sconvolse anche gli ordini religiosi tradizionali. Essendo tutta la vita consacrata alla religione la distinzione tra una casta sacerdotale e il popolo non ha più ragion d'essere; ogni cristiano deve considerarsi sacerdote di se stesso.

Anche le vie che collegano l'uomo a Dio vengono reinterpretati:

I sacramenti vengono ridotte di numero perché Lutero ritiene che nella Bibbia si faccia menzione solo del battesimo e dell'eucarestia.


Complessivamente, nel pensiero di Lutero predomina il tema dell'interiorità della vita religiosa, della salvezza non grazie alle opere ma  per la sua fede, l'interpretazione personale dei sesti sacri, il rifiuto della Chiesa come istituzione, la creazione del sacerdozio universale e il valore soggettivo dei sacramenti.

Di tutta la predicazione di Lutero due temi erano adatti a una rapida e travolgente divulgazione:

l'ostilità al papato, al clero ricco e corrotto 



l'appello al ritorno a una purezza del Vangelo.

Questi due temi fecero presa su gran parte della nazione germanica:

Sui nobili che avevano desiderio di liberarsi dal Papa in modo da far cessare i continui versamenti di denaro a Roma

Su contadini e operai che brevemente trasferirono i principi cristiani e di carità su un terreno sociale e politico e interpretarono il Vangelo come convalida delle loro rivendicazioni di giustizia terrena.

Quindi le diverse classi della società germanica aderirono al luteranesimo per motivi opposti: il principe per rafforzare propri privilegi, i poveri per eliminare quei privilegi.

Ben presto, però, il pensiero di Lutero si trasferì su un punto di vista politico.

Effetti politici: Piccoli nobili e cavalieri, ridotti ai margini della società, si rivoltarono contro la grande nobiltà, così capitò anche ai contadini che tra il 1524 al 1525 si ribellarono per ridurre le tasse, per il diritto a eleggere parroci di loro fiducia e per liberarsi dal sistema feudale.

Erano convinti che l'assenza di gerarchia da un punto di vista cristiano dovesse comportare anche un'assenza di gran di gerarchia anche da un punto di vista politico e sociale.

La rivolta di inizialmente ebbe l'appoggio di Lutero ma diventò violenta tanto che Lutero dovette prendere le distanze, anzi, invitare principi e uomini di buon senso a stroncare la rivolta.

Lutero che fu un rivoluzionario in campo religioso, da un punto di vista politico credeva nel principio di autorità.

L'invito di Lutero allo sterminio fu raccolto: i principi sterminarono in Svevia 10.000 contadini, 18.000 in Alsazia e migliaia anche dopo.


Gli Anabattisti


Il radicalismo evangelico che venne ripudiato da Lutero venne ripreso da un movimento, gli anabattisti, che si sviluppò in questo periodo. Erano così chiamati perché erano fautori di un battesimo da impartire agli adulti consapevoli della propria rigenerazione in Dio.

Si dichiararono venuti a mettere ‘il re in catene e i nobili e i ferri’ e volevano che i poveri e gli oppressi fossero liberati.

L'anabattismo si diffuse negli strati popolari delle città e in Germania nei Paesi Bassi e in Francia.


Calvino


Importante fu anche il movimento calvinista. lio di una vecchia famiglia francese, Giovanni Calvino non proveniva da ordini monastici.

Si stabilì a Ginevra e la trasformò in una capitale morale del protestantesimo.

Anche Calvino, come Lutero, professava il principio dell'arbitrio servo. Dopo il peccato originale, l'uomo è dannato e se alcuni si salvano è sono perché così vuole Dio, per un atto d'amore che nessuno può meritare.

L'uomo è un predestinato.

La conseguenza più ovvia di questa predestinazione sembrerebbe l'abbandono passivo alla decisione di Dio, senonchè  Calvino rovescia l'argomento e ne trae conclusioni opposte: l'uomo non può meritare la grazia di Dio, può solo sperare di averla ottenuta.

Per questo l’uomo deve testimoniare questa speranza vivendo nella più rigorosa moralità, tenendosi lontano dall'ozio, dalla pigrizia, dimostrando in ogni sua azione la benevolenza che Dio gli ha concesso

L'impegno e la serietà del lavoro e perfino il successo degli affari sono quindi simboli con un significato religioso che vengono considerati i segni del favore divino.

La predestinazione, che sembrava un  invito alla passività, si trasforma invece in uno stimolo all'azione. Data l'importanza assunta dalle attività economiche nel sistema capitalistico, il calvinismo, che consacra il mondo del lavoro, della produzione e degli affari, era destinato ad avere ampia diffusione nella società.



Per i  suoi principi, per la sua attitudine a inserirsi nel mondo borghese e per la capacità di contemperare misticismo e spirito pratico, il calvinismo si diffonde nei Paesi Bassi, in Inghilterra, nei paesi più economicamente sviluppati e in cui la borghesia era più avanzata.



Lo scisma anglicano


In Inghilterra al potere fra il 1509 e il 1547 ci fu Enrico VIII.

Il Sovrano, che si dilettava di studi teologici, sembrò in un primo tempo lontanissimo dall'idea di creare una Chiesa separata da Roma, anzi, quando in Germania esplose la rivoluzione protestante di Lutero egli si schierò con la Chiesa tanto che nel 1521 pubblicò una confutazione delle dottrine di Lutero  e Leone X gli diede il titolo di difensore della fede.

Poco dopo entrò però in urto con la Chiesa di Roma.

Enrico VIII si unì in matrimonio con Caterina d'Aragona, zia di Carlo V.

Ebbe una lia, Maria, ma nessun erede maschio.

Per questo e per la passione che lo legava a una dama, Anna Bolena, egli volle dal Papa l'annullamento del matrimonio.

Il problema era di competenza della Santa sede e molti precedenti autorizzavano il Re a ritenere che la soluzione fosse attuabile.

Papa Clemente VII, però, non poteva ignorare che Carlo V si sarebbe sentito oltraggiato.

Il Papa si trovò a dover scegliere tra uno dei re più fedeli, Enrico VIII, e l'imperatore all'epoca padrone di metà del mondo conosciuto: Carlo V.

Su pressione dell'imperatore, il Papa rifiutò a Enrico VIII l'annullamento del matrimonio.

La reazione di Enrico VIII fu quella di approvare nel 1534 un  atto di supremazia, che attribuiva al re il diritto di esaminare, reprimere, riformare, emendare errori, cioè riconosceva al re la suprema autorità in campo religioso.

La nuova Chiesa faceva capo al Re e all'arcivescovo di Canterbury suo vicario:

eliminava il culto dei santi e della vergine, le offerte, i pellegrinaggi e tutta la pratica religiosa condannata anche da Lutero.

Sostituiva l'inglese al latino nelle cerimonie religiose e

manteneva le linee essenziali del dogma cattolico e la struttura gerarchica che la monarchia considerava necessaria per educare i sudditi alla disciplina e all'obbedienza.

Col pretesto dell'immoralità dei monaci cattolici il re confiscò i loro beni. Ne tenne una parte per la corona e fece vendere il resto a basso prezzo in modo che borghesi e nobili potevano concludere ottimi affari e divennero i più convinti fautori del nuovo corso.


Le due Marie


In Scozia tra il 1557 e il 1560 si diffuse il calvinismo e venne costretta la regina cattolica di quel paese, Maria Stuart a riconoscerlo come religione di Stato.

La corona d'Inghilterra, dopo la morte del lio di Enrico VIII, Edoardo VI, fini alla Maria Tudor che cercò di restaurare il cattolicesimo nel paese, ricorrendo anche a metodi repressivi che le meritarono il nome di Maria la sanguinaria.

Coinvolse l'Inghilterra in una alleanza innaturale con la Sna, un'alleanza odiata dal popolo perché gli interessi delle due nazioni erano nettamente in contrasto.

Così gli inglesi divennero sempre più anticattolici e antisnoli e il tentativo di Maria di riportare l'Inghilterra  all'ubbidienza romana fallì; il distacco da Roma fu irreversibile.







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