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STANZA DELLA CERIMONIA DEL TE'



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STANZA DELLA CERIMONIA DEL TE'


Queste stanze sono costruite appositamente per praticare la cerimonia del tè. Con la descrizione dei vari edifici connessi a questo rito si potrebbe compilare un libro; e senza dubbio ne potrebbe essere compilato un altro con i particolari secondari legate alle diverse scuole.

In breve, il ricevimento si svolge così: il padrone di casa invita quattro ospiti a partecipare alla cerimonia del tè, prepara il tè in loro presenza secondo un preciso rituale e lo offre. Per spiegare meglio le fasi della cerimonia, diremo che per prima cosa il tè viene pestato e ridotto in una polvere fine, quasi impalpabile. L'operazione può essere compiuta da un servitore prima che arrivino gli ospiti, oppure il tè può essere comperato già in polvere dal commerciante, o può essere polverizzato dal padrone di casa. Questa sostanza, sempre ridotta in polvere poco prima della cerimonia, di solito viene conservata in un vasetto di terracotta dal coperchio d'avorio (il famoso chaire ben conosciuto dai collezionisti) ma possono servire allo scopo anche scatole di lacca. Gli utensili principali adoperati per la cerimonia del tè sono il furo, o braciere di ceramica (si può anche mettere del carbone in una cavità che si trova nel pavimento e che è parzialmente riempita di cenere); una marmitta di ferro per bollire l'acqua; un esilissimo mestolo di bambù per attingere l'acqua; un recipiente dall'imboccatura larga con l'acqua per rifornire la marmitta; una tazza in cui viene preparato il tè; un cucchiaio di bambù per il tè in polvere; un frullino di bambù, simile a certi sbattiuova, con cui si frulla energicamente il tè per diluirlo nell'acqua bollente; un fazzoletto di seta per strofinare con cura il recipiente e il cucchiaio; un piccolo appoggiatoio in ceramica, in bronzo, o ricavato da una sezione di bambù, per il coperchio del bollitore; un recipiente basso su cui versa l'acqua dei risciacqui della tazza del tè; un piumino, formato da tre penne d'aquila o di qualche altro volatile di grandi dimensioni, per spolverare il bordo del braciere; infine un cestino poco profondo con il carbone per riattizzare il fuoco, un paio di molle per il carbone, o hibashi, due anelli di metallo semiaperti per levare la marmitta del fuoco, uno scatoletta con dell'incenso o dei pezzetti di legno che bruciando emanano una particolare fragranza. Tutti questi utensili, tranne il braciere e il bollitore di ferro, devono essere portati nella stanza dal padrone di casa, con gran solennità e secondo una precisa sequenza, devono venir posati con molta cura sui tatami seguendo un minuzioso cerimoniale elaborato da particolari scuole, e maneggiati con gesti molti precisi e formali durante la preparazione del tè.



A uno spettatore che non né conosce nulla, è immaginabile che questa cerimonia appaia una messa in scena stravagante. Molte delle formalità che l'accomnano sembrano inutili e immotivate; ma dopo aver seguito varie lezioni di cerimonia del tè, ci si rende conto che quasi sempre è naturale e facile, e che i partecipanti, benché a prima vista sembrassero tesi, erano sempre perfettamente a loro agio. Posare con cura gli utensili, adoperati uno dopo l'altro e preparare il tè, sono tutti gesti naturali e facili. Strofinare delicatamente il vasetto del tè, lavare la tazza e asciugare il bordo con brevi scatti, lasciar sgocciolare il frullino sull'orlo della tazza e sbatterlo con un colpo secco per sciacquarlo, e qualche altro gesto consueto, sono senza dubbio formalità piuttosto bizzarre, ma mi chiedo se l'etichetta che si osserva durante uno dei nostri pranzi ufficiali, dove rigide convenzioni stabiliscono l'uso corretto di ogni posata, non sembri altrettanto stravagante e incomprensibile a un giapponese che la sperimenti per la prima volta.

Con questo cenno brevissimo e incompleto si intendeva spiegare che i giapponesi tengono questa cerimonia che fabbricano delle casette speciali proprio per eseguirla in presenza di ospiti. Se manca la capanna riservata alla cerimonia del tè, viene allestita allo scopo una delle stanze della casa. Le cerimonie del tè hanno esercitato una profonda influenza su molte arti giapponesi, e in particolare sulla ceramica. Infatti in molti esemplari si ritrova la semplicità austera, dimessa e disadorna fino a rasentare l'attenzione, che caratterizza la stanza del tè e molti utensili impiegati nella cerimonia, la quale ha impresso una traccia perfino sulle rare decorazioni rustiche e povere che sono ammesse nella stanza, e ha dettato lo stile dei giardini, dei portoni e delle recinzioni che circondano la casa.



Questa semplicità ha esercitato sui giapponesi un'influenza che in effetti è molto simile a quella esercitata dalle dottrine calviniste sui primi Puritani. Ma mentre in Giappone è servita ad attenuare l'esuberanza di un popolo amante dell'arte, e a ricondurre gran parte della sua propensione per la decorazione alla pacatezza della perfezione e della semplicità, nel caso dei Puritani e dei loro diretti discendenti, che non avevano alcun afflato artistico da contenere, i tetri dogmi del calvinismo soffocano quel po’ d'amore per l'arte che avrebbe potuto sbocciare, rendendo le case e le vite dei nostri antenati insopportabili.

Ora è possibile capire perché vengono progettate e costruite stanze speciale, e perfino edifici speciali, al solo scopo di praticare questi riti.






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