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1943-1945: TRA LA DISFATTA DELL’ASSE E IL TRAMONTO DEL ”SOL LEVANTE”, Da Casablanca all’operazione “ Overlord “, Verso il cuore della Germania, La fin

1943-1945: TRA LA DISFATTA DELL’ASSE E IL TRAMONTO DEL ”SOL LEVANTE”, Da Casablanca all’operazione “ Overlord “, Verso il cuore della Germania, La fin


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1943-l945:

TRA LA DISFATTA DELL’ASSE

E IL

TRAMONTO DEL ”SOL LEVANTE”



Alla fine del 1942, l’iniziativa era sfuggita alle forze dell’asse su tutti i fronti e l’anno seguente si dimostrò determinante per le sorti del conflitto.

Con un potenziale militare più forte e un apparato industriale che soddisfaceva pienamente le esigenze belliche, gli alleati, seppur provati dalla guerra, riuscirono a imporre la loro superiorità.

Le forse dell’asse, industrialmente più deboli, anche se la Germania aveva ancora numerose riserve sul piano tecnologiche, incominciarono a risentire dello sforzo.





Da Casablanca all’operazione “ Overlord “ .


La conferenza anglo-americana di Casablanca si svolse dal 14 al 26 gennaio del 1943. Essa tolse ogni illusione ai dirigenti del Tripartito sulla possibilità di “ trattare “ un’eventuale pace. Roosevelt, infatti, dichiarò che la resa doveva essere “ incondizionata ”. Il presidente americano insistette per aprire, entro l’anno, il secondo fronte in Francia, ma urtò ancora contro l’ostinata opposizione di Churchill il quale – vivamente interessato al Mediterraneo – sosteneva che “ bisognava colpire l’Europa al basso ventre “ sbarcando in Sicilia. Proseguendo la loro avanzata i britannici occuparono Tripoli il 23 gennaio costringendo gli Italo-Tedeschi a spostare la resistenza in Tunisia. In marzo Rommel lasciò l’Afrika Korps e fu sostituito da Von Armin, che però dovette cedere, nella battaglia di Mareth, contro le preponderanti forze alleaIl 12 maggio von Armin si arrendeva, seguito il giorno dopo dagli italiani.In Russia, il 2 febbraio, anche la 6a armata tedesca del generale von Paulus dopo aver perso 300.000, uomini si arrese ai difensori di Stalingrado, e pochi giorni dopo, pressati dalle truppe di Zukov, i tedeschi abbandonarono il Caucaso.

Nel Pacifico, intanto, le cose volgevano al peggio per i Giapponesi che, non potendo competere con la superiorità dei mezzi avversari, il 7 febbraio abbandonarono la posizione-chiave di Guadalcanal.

Perciò, quando il 12 maggio si aprì la terza conferenza di Washington gli alleati erano ormai passati ovunque all’offensiva.La tesi di Churchill di “ impiegare il tempo “ con azioni diversive nel Mediterraneo e nei Balcani non trovò neanche in questa sede l’approvazione di Roosevelt e del generale Marshall, che insistettero per il secondo fronte in Francia, la cui apertura fu infine stabilita per il maggio del ’44.

I due grandi concordarono, comunque, l’occupazione della Sicilia precedesse l’attacco alla penisola italiana. Lo sbarco anglo-americano in Sicilia ( 10 Luglio ) avvenne quasi contemporaneamente all’inizio della prima grande offensiva sovietica, che si allargò rapidamente dal Lago La doga al Kuban. Sui rispettivi fronti, dunque, Tedeschi e Italiani erano impegnati in battaglie difensive tutt’altro che facili, allorché, il 19 luglio, Hitler e Mussolini si incontrarono a Feltre. Secondo i militari ed i gerarchi italiani era questo il momento della verità, quello, cioè, in cui Mussolini avrebbe dovuto porre a Hitler il dilemma: o massicci aiuti all’Italia o pace separata.

Ma anche questo incontro si risolse in un nulla di fatto: per i Tedeschi era infinitamente più importante il fronte orientale che non la penisola italiana.

Quando il duce ritornò a Roma l’atmosfera era pesantissima. Alcuni quartieri della città erano stati bombardati; Palermo stava cedendo; il messaggio di Roosvelt e di Churcill agli Italiani aveva contribuito a scuotere la fede, da tempo tutt’altro che solida, degli Italiani sulla “ immancabile vittoria “. In questo clima si svolse il 24 la riunione del Gran Consiglio che sanzionò ufficialmente la caduta del fascismo.

Il giorno seguente il re congedò Mussolini e il maresciallo Badoglio fu chiamato a capo del Governo. Nonostante la dichiarazione “ la guerra continua “, gli Italiani cercarono subito di trattare la resa con gli Alleati, tentando contemporaneamente di evitare un’aggressione tedesca. Pur preoccupato, dell’andamento della guerra sul fronte orientale, Hitler, il 27 luglio, aderì alla tesi del suo Stato Maggiore, secondo il quale era opportuno tenere l’Italia “ il più a Sud possibile “. Fu così varata l’operazione “ Alarico “ per la neutralizzazione delle residue, demoralizzate forze armate italiane e l’occupazione della penisola. Tuttavia, continuando – almeno apparentemente – la collaborazione italiana, i Tedeschi, estremamente imbarazzati, non fecero che rinviare di giorno in giorno l’operazione pur ordinando, precauzionalmente, ad una ventina di divisioni di scendere in Italia. Il 3 settembre gli italiani, dopo farraginose trattative, firmavano a Cassibile, in Sicilia, il cosiddetto “ armistizio corto “ . L’8 settembre Eisenhower annunciò alla radio l’armistizio.

IL 9 il re e Badoglio, con un seguito di militari, lasciarono Roma rifugiandosi a Brindisi. Le truppe italiane furono così abbandonate a se stesse senza ordini. In tali condizioni fu piuttosto facile, alle scarse forze tedesche, di impadronirsi della Penisola. Mussolini, liberato da paracadutisti tedeschi dalla sua prigionia sul Gran Sasso, fu portato in Germania: qualche tempo dopo nacque la Repubblica Sociale Italiana e il duce si stabilì a salò ( Brescia ).L’armistizio italiano si inquadrò tra la conferenza anglo-americana di Quebec ( Agosto ) e la conferenza russo-americana di Mosca ( Ottobre ). Nel corso della prima, Churcill insistette per attuare un deciso sforzo bellico nella penisola italiana, per raggiungere così al più presto i Balcani e l’Austria, ma ancora una volta Roosvelt e Marshall si opposero a questa strategia, puntando invece sull’invasione della Francia. La conferenza di Mosca si svolse tra Molotov e Cordell Hull, con interventi di Stalin; il clima di fiduciosa collaborazione che vi si istaurò fu determinante per la futura costituzione delle Nazioni Unite. Le operazioni belliche avevano fatto grandi passi nel frattempo.



I Sovietici avevano travolto la linea del Dnper, riconquistando Kiev, Zitomir e Gomel. In estremo Oriente, grazie alla tattica del “ salto del montone “, avviata da Mac Arthur e dell’ammiraglio Nimitz, molte isole e basi erano state riconquistate, ma i Giapponesi apparivano ancora lontani dal collasso. Roosevelt aveva timidamente, ma reiteramente, sondato Mosca sulla possibilità di un intervento militare in Asia, ma naturalmente le sue richieste dovevano essere sostenute con l’apertura del “ secondo fronte “ alleato in Europa, insistentemente richiesto dai Sovietici. Alla Conferenza di Teheran ( novembre ’43 ) Stalin fu dettagliatamente informato da Roosevelt e Churchill sull’operazione “ Overlord “, ossia sul progettato sbarco in Normandia. Si era ormai nel 1944.

Sul fronte orientale i Sovietici erano costantemente in offensiva. Sul finire di gennaio Leningrado era liberata dall’assedio che era durato 900 giorni; in marzo l’Armata Rossa raggiunse il confine ungherese, il Prut e, ai primi di aprile; il confine cecoslovacco. L’11 aprile i Tedeschi abbandonavano Odessa, ritirandosi in Romania.

In Estremo Oriente, gli Americani occupavano alcuni importanti atolli del Pacifico, ma in aprile i Giapponesi lanciavano una grande offensiva in Cina, che li portò a congiungersi con l’Indocina ex francese. Ai primi di maggio occuparono Imphal, nell’Assam. Sul fronte italiano, infine                    ( considerato del tutto secondario dagli Americani ), Churchill era riuscito ad imporre uno sbarco ad Anzio, che però, compiuto con forze insufficienti e mal dirette,rischiò di tramutarsi in un disastro.

Solo in maggio gli Anglo-Americani riuscirono a dar vita ad un’offensiva che dopo circa un mese li portò a Roma ( 4 giugno ).



Verso il cuore della Germania.


Le forse alleate destinate allo sbarco erano costituite da 24 divisioni blindate, 5 aeroportate e 56 di fanteria. Nessun carro armato alleato poteva competere in potenza con gli ultimi tipi tedeschi ( Koenigstiger e Jagdpanther ) nè opporsi al cannone automotore elefant ; tuttavia, il perfetto collegamento con le proprie forze aeree colmò, in campo alleato, ogni sostanziale disparità. Contro queste forze i Tedeschi pare schierassero ( al 6 giugno ) lungo il vallo atlantico 64 divisioni, delle quali 10 Panzer, 5 Panzergrenadiere e Waffen SS e due di paracadutisti. Solo queste ultime però erano in grado di far fronte all’armamento pluriarma delle divisioni alleate. Bisogna infine aggiungere che la superiorità aerea degli Alleati era senza paragone. Tuttavia, uno dei motivi principali del rapido successo dell’operazione consistette nella scelta del punto di sbarco nel tratto della Normandia, tra le spiagge del Calvados e la costa del Contentin, che rappresentava l’estrema progine del Westwall tedesco. L’alto comando germanico, infatti, - scarsamente informato dal proprio controspionaggio – riteneva che gli alleati avrebbero tentatolo sbarco nel tratto più breve della Manica, intorno al Passo di Calais e qui avevano concentrato la loro massa d’urto. Concorsero poi altre cause, tra le quali ricorderemo che a fianco del comandante supremo del settore, von Rundstedt, Hitler aveva messo il prestigioso Rommel, in qualità di ispettore del Vallo prima e poi ( febbraio ) come comandante del gruppo di armate ( B ) poste in Normandia, Bretagna, Passo di Calais e Fiandre. Fra questi due uomini non vi era alcuna identità di vedute: ne risultò, così, una dislocazione contrastante delle forze. Anche Hitler, del resto, non condivideva le vedute di von Rundstedt ed in pratica gli tolse, all’ultimo momento, la possibilità di manovrare alcune tra le migliori divisioni, ponendole sotto il proprio alto comando. Questo incredibile intrecciarsi di comandi ebbe un grave peso, com’è ovvio, sull’andamento delle operazioni antisbarco, le quali, per di più, si effettuarono mentre Rommel era assente. Sei giorni dopo lo sbarco, gli Alleati liberavano Carentan, il 27 Cherbourg, il 9 luglio Caen e il 19 Sant-Lô. Fra il 31 luglio e l’8 agosto il fronte tedesco era sfondato ad Avranches e gli Alleati dilagavano in Francia. Il 16 agosto gli Alleti sbarcavano in Provenza (Operazione “Anvil Dragoon “); il 18 insorse Parigi, il 28 era liberata Marsiglia , il 3 settembre Bruxelles e Lilla , il 4 Anversa. Mentre a Parigi si costituiva il primo governo della liberazione, le forze della “ Overload “ e della “ Anvil Dragoon ” si congiungevano. Sul fronte orientale, nel frattempo, i sovietici scatenavano in giugno una grande offensiva estiva nei settori centrale e meridionale, giungendo fino alle porte di Varsavia. Qui la popolazione insorse e per 63 giorni lottò disperatamente contro i tedeschi, sperando in un appoggio dell’Armata Rossa, che non arrivò. Questa attaccò, invece, con violenza la Romania, che modulò il 24 agosto. Il 16, anche la Finlandia aveva chiesto l’armistizio, mentre i Sovietici investivano i Paesi Baltici. La Bulgaria pretese di dichiarare la propria neutralità il 26 agosto, ma i Sovietici le dichiararono guerra, conclusasi l’11 settembre; quasi contemporaneamente, le truppe partigiane di Tito si congiungevano con le sovietiche presso Negotin. Ma L’euforia per le vittorie militari fu alquanto mitigata dalle discussioni sorte nella terza conferenza di Mosca (dal 9 al 20 settembre ) in cui vennero in primo piano fondamentali motivi di attrito fra i tre alleati a causa dei confini della ricostituenda Polonia che – contro il parere degli Anglo-Americani – Stalin aveva deciso di portare sulla linea Oder-Neisse. L’anno si chiuse con l’offensiva-sorpresa di von Rundstedt ( 16 dicembre ) sul fronte occidentale che riuscì ad incuneare le forze tedesche tra i dispositivi alleati nelle Ardenne. Ma, non sostenuto dall’aviazione, l’attacco si esaurì in poche settimane. Sul fronte orientale invece gli ultimi giorni del ’44 videro i Sovietici entrare -- dopo durissimi combattimenti – in Belgrado ( 21 dicembre ) e in Budapest ( 25 dicembre ), avendo al loro fianco, nella prima della due città, i partigiani di Tito, che dall’inizio della occupazione nazifascista si erano battuti contro le forze occupanti con indomito valore e a costo di sanguinose perdite.




La fine della guerra in Europa.


La conferenza di Jalta ( febbraio ’45 ) decise, per quanto concerneva la strategia bellica, l’ingresso dell’U.R.S.S. nella guerra contro il Giappone tre mesi dopo la resa della Germania. Per suo conto Hitler non era ancora del tutto convinto che la guerra fosse perduta. I suoi generali, infatti, ebbero l’ordine di lanciare qua e là delle controffensive nell’intento di bloccare la pressione alleata a Est e a Ovest. Ma, nonostante tutto, in marzo gli Anglo-Americani passarono il Reno sul ponte di Remagen irrompendo nella pianura germanica;qualche giorno dopo ( 24 marzo ) i Sovietici iniziarono la battaglia per la conquista di Vienna. A questo punto ai Tedeschi non rimase che tentare l’ultima carta a loro disposizione: quella di cercare di dividere tra di loro gli Alleati. Fu quindi impartito l’ordine di non opporsi alla avanzata anglo-americana e di concentrare tutto il peso bellico contro i Sovietici. Ma il tentativo non ebbe alcun effetto né sul piano politico né su quello militare. Il 6 aprile infatti i Sovietici sferravano la più grande offensiva di tutta la guerra:in pochi giorni essa travolse le armate tedesche. Il 30 aprile i carri armati russi si attestavano a un chilometro della cancelleria di Hitler e nel pomeriggio dello stesso giorno il dittatore si tolse la vita.

La bomba atomica


Il 12 aprile 1945 moriva Franklin Delano Roosevelt. Gli succedette il vice-presidente Harry Truman, che ereditò dal suo predecessore non soltanto il peso di una guerra in atto contro il Giappone, ma i molteplici e scottanti problemi della ricostituzione della pace del mondo.Nel luglio, però, era ormai evidente che i giapponesi non avrebbero potuto resistere ancora a lungo e quando i tre grandi si riunirono ( 17 luglio - 2 agosto ) a Postdam, Stalin fece sapere a Churchill e a Truman che il Mikado si era rivolto a lui per un tentativo di mediazione con gli alleati. Gran Bretagna, U.S.A. e Cina libera invitarono allora il Giappone alla resa incondizionata: questi respinse la proposta. Il 6 agosto gli Americani sganciarono la prima bomba atomica su Hiroshima. Esattamente secondo gli accordi di Jalta, il 9 agosto, l’U.R.S.S. dichiarò guerra al Giappone e iniziò l’invasione della Manciuria. Ma lo stesso giorno una nuova bomba atomica venne sganciata su Nagasaki. Il 14 agosto i Giapponesi chiesero la resa, salvo il rispetto della monarchia.Il giorno dopo i quattro grandi accettarono la resa, che fu firmata il 2 settembre a bordo della corazzata americana Missouri, ancorata nella baia di Tokyo.


















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