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SULLA BASE DEL TESTO E DELLE INDICAZIONI CRITICHE DEL BALDI (PREFAZIONE ALL’EDIZIONE PRINCIPATO) ANALIZZATE I PERSONAGGI DI EMILIO ED AMALIA EVIDENZIA

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SULLA BASE DEL TESTO E DELLE INDICAZIONI CRITICHE DEL BALDI (PREFAZIONE ALL’EDIZIONE PRINCIPATO) ANALIZZATE I PERSONAGGI DI EMILIO ED AMALIA EVIDENZIANDO GLI ASPETTI  PIU’ SIGNIFICATIVI  DELLA LORO INETTITUDINE. SEMPRE SULLA BASE DELLA LETTURA DEL BALDI ANALIZZATE, DAL PUNTO DI VISTA STILISTICO, IL RAPPORTO TRA IL PERSONAGGIO EMILIO ED IL NARRATORE.

Italo Svevo, il cui nome reale è Ettore Schimtz, nato nel 1861 e morto nel 1928, dopo aver studiato in Germania, visse a Trieste, una città aperta, per la sua posizione geografica e politica, a influssi etnici e culturali diversi, che determinarono, nei primi anni del ‘900 una cultura ricca e varia, di timbro particolare.

“Senilità”, definito il romanzo della malattia e dell’inettitudine,  è il secondo di Svevo, che segue “Una vita” e precede “La coscienza di Zeno”. Fu pubblicato per la prima volta nel 1898 a sue spese, riscuotendo uno scarso successo, fu in seguito acclamato come capolavoro nel 1927, dopo che il narratore irlandese James Joyce, suo insegnante a Trieste, ebbe pubblicamente dichiarato il suo grande apprezzamento per questo libro. La storia ruota attorno a quattro personaggi principali:Emilio, Amalia, Angiolina e Stefano che trascorrono la propria vita in una Trieste di fine ottocento. Senilità venne in seguito definito da più parti un libro perfetto poiché esattamente calibrato all’interno dell’intrigata ragnatela di rapporti psicologici che lega i personaggi in un gioco a quattro, basato su corrispondenze ed opposizioni: da un lato la malattia di Emilio e di Amalia, dall’altro la salute di Stefano ed Angiolina. Tale struttura rigorosamente geometrica risulta però essere ben più complessa, in quanto andrebbe tenuto in considerazione  anche il modo in cui ciascuno di essi si crea degli altri una certa idea, non sempre rispondente alla realtà, e il modo in cui ciascuno propone di sé un’immagine ben lontana dalla realtà.  Il romanzo fu inoltre ritenuto in grado di fondere, nel ritmo narrativo, il paesaggio esterno con il paesaggio interiore delle ure che lo attraversano. La narrazione è portata avanti in terza persona ma la focalizzazione interna al romanzo è quasi esclusivamente quella di Emilio.



Emilio Brentani è, infatti, un piccolo borghese declassato, ma al tempo stesso un intellettuale con una “reputanzioncella” per aver scritto un romanzo; conduce una vita scialba e indolente chiuso in un “nido” domestico dove è presente la ura materna della sorella Amalia, grigia ed incolore come lui. Resta però in Emilio un’insoddisfazione che nasce da una  smania irresistibile di godimento e di felicità (“….a 35 anni si ritrova nell’anima la brama insoddisfatta di piaceri e di amore, e già l’amarezza di non averne goduto, e nel cervello una grande paura di se stesso e della debolezza del proprio carattere, invero piuttosto sospettata che saputa per esperienza…” . 28 cap. I°). Intrattiene un rapporto d’amicizia con un pittore di scarso talento, ma di gran successo con le donne, Stefano Balli, che serve a Svevo per completare il ritratto critico del piccolo intellettuale borghese iniziato con Emilio, quindi dietro la maschera del sano, del lottatore anche il Balli si rileva in fin dei conti un inetto. Ed è proprio l’invidia per la sua vitalità che induce il protagonista a tentare un’avventura che gli consenta di sentirsi vivo. E’ così che  Emilio si innamora di Angiolina, giovane e bella popolana, di una grande disinvoltura morale, con l’illusione di vivere un’avventura senza impegno. Ed è infatti  la ura di Angiolina che risulta essere fondamentale per misurare l’inettitudine di Emilio che si viene manifestando come immaturità della sua struttura psicologica. Da principio infatti Emilio, con patetico cinismo, giunge anche a considerarla alla stregua di un “giocattolo”, da usare nel momento del desiderio e da riporre poi in un angolo, convinto di poter controllare agevolmente la dinamica del rapporto (“……subito con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla  che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria….<mi piaci molto ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante di un giocattolo >……”. 28 cap. I°).

In realtà la situazione gli sfugge di mano, Emilio si innamora della giovane e di fronte ai suoi numerosi tradimenti, si lega sempre più morbosamente a lei ; ma al tempo stesso, sentendo la sua dipendenza come una colpa, si inganna, rappresentandola di volta in volta come una peccatrice da salvare  o una vittima della società o una prostituta da disprezzare. Inconsciamente egli ha paura della donna come immagine del sesso, infatti, tutto ciò che egli ricerca è la dolcezza:in Angiolina ricerca una madre. Però il possesso fisico finisce ugualmente per scatenare in lui il desiderio che implica immediatamente un’ossessione nevrotica della gelosia, che trova il suo rivale nel Balli

 Emilio non regge dunque il confronto con la  capacità camaleontica di Angiolina,con la sua ura femminile sdoppiata in due ure antitetiche (l’angelo e la sgualdrina), con la sua doppiezza imprendibile, con  la sua spontaneità della pratica della menzogna e si ritrova ad essere, a parti invertite, il suo “giocattolo” (“……le parti erano invertite. Egli aveva proposto, sebbene per ura retorica, di farla sua ed ella non aveva accettato, ne rimase veramente costernato….” . 60 cap. IV°).

Indeciso ed imbelle, Emilio ricorre spesso al Balli senza però ottenere risultati gratificanti. Alla morte di Amalia, Emilio trova la forza di lasciare definitivamente Angiolina e ritorna alla sua primitiva inerzia, rifugiandosi in un sogno in cui fonde il ricordo delle due donne e trasura Angiolina, aggiungendo alla sua bellezza la purezza di Amalia (“…rinacque in lui l’affetto alla tranquillità, alla sicurezza, e la cura di se stesso gli tolse ogni altro desiderio…ma nella sua mente di letterato in calore, Angiolina subì una metamorfosi strana. Conservò inalterata la sua bellezza, ma acquistò anche tutte le qualità di Amalia che morì in lei una seconda volta. Divenne triste, sconsolatamente inerte, ed ebbe l’occhio limpido ed intellettuale…” . 190 cap. XIII°). Alla fine del romanzo Emilio risulta essere quindi un malato, un inetto e la sua inettitudine è rappresentata nella sua perenne oscillazione tra il desiderio e la paura di vivere, tra la lucidità e gli inganni della coscienza, fino all’ approdo definitivo e senza scampo alla condizione di “senilità”, da intendersi come stato patologico che della vecchiaia naturale riproduce l’assenza di futuro e la propensione a vivere nel ricordo, nel sogno e nella contemplazione (“…..anni dopo egli si incantò ad ammirare quel periodo della sua vita, il più importante, il più luminoso, ne visse come un vecchio del ricordo della gioventù….” . 190 cap.XIII°). Emilio non sa guardare direttamente in faccia la sua inettitudine, costruisce di sé immagini più nobili e dignitose che lo possano gratificare: sia con Amalia che con Angiolina egli si ripropone come un padre, non riuscendo però ad incarnare quella ura paterna che è stereotipo dell’individuo borghese.



Personaggio ugualmente complicato, appartenente alla categoria dei “malati”, in quanto grigia ed incolore come il fratello Emilio, è certamente Amalia, che sicuramente pecca per eccesso di illusioni nei confronti di Stefano (“….la signorina Amalia non era mai stata bella: lunga, secca, incolore -il Balli diceva che era nata grigia-di fanciulla non le erano rimaste che le mani bianche, sottili, tornite meravigliosamente, alle quali ella dedicava tutte le sue cure….” . 34 cap. I°). Ella conduce un’esistenza vuota, inerte, una non-vita, ma ella ancor più di Emilio risulta essere vittima del nido familiare, trovandosi nella condizione femminile.Quindi la vita di Amalia è una vita di sacrificio, completamente dedicata al fratello, nei confronti del quale si sente una madre. Amalia corrisponde all’archetipo bovaristico, che come Madame Bovary solamente attraverso la lettura riesce ad evadere dalla grigia realtà. Ad un certo punto anch’essa, una volta che l’avventura del fratello ha rotto la mesta avventura della sua casa, deve fare i conti con il proprio passato di rassegnazioni e di rinunce (“…..l’amore era entrato in casa e le viveva accanto, inquieto, laborioso. Con un solo soffio  aveva dissipata l’atmosfera stagnante in cui ella, inconscia, aveva passato i suoi giorni ed ella guardava dentro di sé sorpresa che essendo fatta così, non avesse desiderio di godere e di soffrire. Fratello e sorella entravano nella medesima avventura…” . 35 cap. I° ).  Amalia ad un certo punto viene investita dall’onda dell’eros nei confronti del Balli (“….Amalia non si animava che quando vedeva il Balli.Anzi ora si accorgeva che ella aveva sempre per lo scultore quella stessa sottomissione che ora gli tributava in sogno.Nel suo occhio grigio brillava una nuova luce quando lo posava sulla scultura. Non v’era alcun dubbio: anche Amalia amava il Balli…..” . 105  cap. VIII°). Anch’essa, come prima Emilio in Angiolina, vede nel Balli un superuomo, un dio, una creatura ineguagliabile, perfetta e cerca la soddisfazione di tutto ciò nei sogni. Essa, essendo molto fragile, si sente quasi risvegliata alla vita dal fascino trascinante del pittore, e non riuscendo a superare la delusione per il suo allontanamento (voluto e causato dal fratello) piomba in uno stato di sofferenza che la porta a rifugiarsi nell’etere e di lì alla morte dopo una lunga agonia” . 171 cap. XII°….ella non disse più alcuna parola. Ben presto al respiro si unì il rantolo, un suono che pareva un lamento, proprio il lamento di quella persona dolce che moriva….. 185 cap. XII°….Amalia delirava come prima…interrotta dall’affanno, egli comprese che mentre fuori egli aveva sperato pazzamente, in quel letto l’ammalata non aveva trovato un istante di tregua…. 162 cap. XII°).




Il rapporto con la sorella Amalia diventa per Emilio un continuo rimorso perché si rende conto che, a causa di Angiolina, non solo ha perduto parte della sua vita, della sua giovinezza e della sua felicità, ma ha anche trascurato la sorella  e  costruito un muro con lei (“…..tra fratello e sorella c’era ormai una barriera: la colpa di Emilio…”.  .110 cap. IX°). La morte di questa lo fa sprofondare in una profonda crisi e lo fa riflettere molto sul significato della morte (“…..l’immagine della morte è bastevole ad occupare tutto un intelletto. Gli sforzi per trattenerla o per respingerla sono titanici, perché ogni nostra fibra terrorizzata la ricorda dopo averla sentita vicina, ogni nostra molecola la respinge nell’atto stesso di conservare e produrre la vita…”).

La perdita della sorella è per Emilio anche la presa di coscienza della solitudine che era già stata forte nel periodo in cui Angiolina lo aveva abbandonato, ma che gli era stata affievolita proprio dalla presenza di Amalia. Vanno ora tenuti presenti i punti di vista , vale a dire le “focalizzazioni” del racconto. La voce narrante non è corrispondente a quella di un personaggio appartenente all’intreccio , ma risulta essere una voce estranea , “ fuori campo”; va però tenuto presente che i fatti sono visti secondo l’ottica soggettiva di Emilio. Vi è dunque una focalizzazione interna , il cui fulcro è collocato entro la coscienza di un personaggio, ciò è ottenuto attraverso tre procedimenti particolari . Il primo consiste nel discorso indiretto libero attraverso cui le parole o i pensieri del personaggio sono riportati in forma indiretta , senza il tramite di verbi come : dire , pensare , …… Il secondo metodo è caratterizzato dalla percezione indiretta libera , in cui vengono rese in forma indiretta le percezioni sensoriali del personaggio , in genere ciò che egli vede e il modo in cui lo vede. Terzo e ultimo procedimento è rappresentato dalla  psico-narrazione ossia la descrizione dei contenuti della coscienza del personaggio , o della sua condizione psicologica , condotta dall’esterno dal narratore . Tramite questi criteri la vicenda risulta essere quasi completamente filtrata attraverso l’ottica di Emilio ,ma essendo Emilio portatore di una falsa coscienza , di una maschera la prospettiva risulta dunque essere  inattendibile .Questo è il procedimento per eccellenza tramite cui viene messo in evidenza l’atteggiamento critico di Svevo che demistifica il personaggio.Ciò avviene attraverso due particolari tecniche : l’intervento del narratore , l’ironia oggettiva . Con la prima il narratore si preserva uno spazio non trascurabile ed interviene con commenti , giudizi , sempre incisivi. Con la seconda spesso il narratore non interviene direttamente o esplicitamente , ma a smentire Emilio vi è il contrasto con la realtà , che scaturisce con evidenza dal contesto narrativo.






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