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IL RINASCIMENTO E LA RIFORMA

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Il Rinascimento e la Riforma

Prima della fine del XV secolo la Francia emerse dalle divisioni del passato feudale come una monarchia nazionale, il cui dominio si estendeva sui territori compresi tra i Pirenei e il canale della Manica. La società francese era ancora dominata dall'aristocrazia terriera, ma la terra non era più la sola forma di ricchezza. Nei cinquant'anni seguenti, il prestigio sociale e il potere economico della nobiltà vennero erosi dallo sviluppo della borghesia.

Carlo VIII e i successori Luigi XII e Francesco I approfittarono della crescente forza economica della nazione e della situazione di stabilità interna per condurre spedizioni militari in Italia con l'obiettivo di far valere le proprie pretese sul regno di Napoli e sul ducato di Milano. Le guerre italiane (che si inserirono nel quadro del più ampio conflitto tra la Francia e la dinastia degli Asburgo di Sna e Austria) si conclusero con il trattato di Cateau-Cambrésis del 1559, negoziato da Enrico II, successore di Francesco I: la Francia rinunciò a ogni pretesa sull'Italia, ma ottenne i vescovadi di Metz, Toul e Verdun, situati in posizioni strategiche.

Sotto Francesco I, il potere e il prestigio della Corona crebbero notevolmente. Egli si impose come unico depositario della legge della monarchia sugli Stati Generali; il concordato di Bologna (1516), negoziato con papa Leone X, garantì al sovrano francese il potere di nominare persone di sua scelta alle cariche vescovili e agli altri benefici ecclesiastici. Fu anche un intelligente e generoso mecenate, ed è al suo sostegno che in gran parte si dovette il fiorire del Rinascimento francese.

L'ultima parte del secolo fu un periodo particolarmente difficile per la Francia. La Riforma protestante, che aveva avuto in un primo tempo scarso seguito nel paese, fece proseliti tra la nobiltà e nelle classi inferiori. Enrico II, ritenendo il calvinismo una minaccia per l'autorità regia, tentò di reprimerlo, avviando una lunga e sanguinosa serie di guerre di religione in cui si inserivano parimenti questioni di conflitti dinastici e politici.

Alla morte di Enrico II, nel 1559, salì al trono per soli due anni il lio malato Francesco II, quindi il fratello tredicenne, Carlo IX. La regina madre Caterina de' Medici fu la reggente del potere effettivo in nome dei li, rimanendo una ura influente anche sotto il regno del terzo lio Enrico III. Caterina mantenne una posizione ambigua nei confronti degli ugonotti francesi, incoraggiando più volte le opposte fazioni al compromesso, ma al contempo dando il suo assenso al tristemente famoso massacro della notte di San Bartolomeo a Parigi, nell'agosto del 1572.

Nel 1589, alla morte di Enrico III, ucciso da un frate domenicano, Enrico di Borbone, re di Navarra, discendente di Luigi IX e capo della fazione degli ugonotti, divenne il legittimo erede al trono.

Enrico di Navarra assunse il titolo di Enrico IV di Francia, ma la sua legittimità fu riconosciuta dalla Lega cattolica e dall'alleato snolo di questa, pretendente al trono francese, solo nel 1593, quando egli si convertì pubblicamente al cattolicesimo. L'anno seguente venne incoronato nella Cattedrale di Chartres: la dinastia dei Borbone saliva così al trono di Francia.


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