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L’EVOLUZIONE DELLE STRUTTURE STATALI

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L’EVOLUZIONE DELLE STRUTTURE STATALI

L’AFFERMAZIONE DELLE SIGNORIE IN ITALIA

All’inizio del 300 si verificò la tendenza alla formazione di signorie personali. Furono queste signorie a Milano, Venezia e Firenze ad avviare la costruzione degli stati regionali. Il XIV secolo fu decisivo anche per la formazione dello Stato della chiesa: col ritorno del papa a Roma (1377), dopo la cattività avignonese, fu rinsaldato velocemente il controllo sul Lazio; sugli altri terreni pontifici si alternavano però signorie e libere istituzioni comunali. L’ultima importante aggregazione statale in Italia era il regno di Sicilia, che comprendeva la Sardegna e il regno di Napoli. Nel 1302 venne diviso: il regno di Napoli rimase alla dinastia degli Angiò, la Sicilia andò agli Aragonesi. Nel 1442 gli Aragonesi si impossessarono di Napoli, perché gli Angiò erano troppo impegnati in guerre esterne. Così il Meridione italiano si trovò ad essere legato per molti secoli alle sorti della Sna. ½ erano tentativi di espansione che mettevano i signori l’uno contro l’altro, ma la pace di Lodi del 1454 portò a quarant’anni di stabilità, ma era solo un equilibrio apparente, in quanto non cessarono le rivalità tra i diversi stati. Questa situazione culminerà nelle guerre d’Italia attorno al 1500.

Guerre civili sanguinose sconvolsero le maggiori monarchie europee per molto tempo.



In Francia, i Valois riuscirono a scongere la potenza dei rivali duchi di Borgogna (1477).

In Inghilterra, la guerra dei Cento anni aveva lasciato una situazione di scontri civili e crisi dinastica. Nel 1453 ebbe inizio un nuovo conflitto tra due dinastie, i Lancaster e gli York, che ebbe il nome di guerra delle Due rose (1453-85) e si concluse con l’affermazione della nuova dinastia dei Tudor.  Nella penisola iberica la situazione era molto instabile. Era dominata da tre dinastie principali: quella portoghese, quella di Castiglia e quella d’Aragona. Tutte tre le dinastie (nel XIV secolo) furono attraversate da conflitti interni e solo nel secolo successivo  la penisola assunse un assetto più stabile. La Castiglia e l’Aragona fecero un primo passo verso l’unificazione con il matrimonio tra Isabella e Ferdinando (1469).

Le monarchie nazionali verso lo stato moderno

Il passaggio decisivo dalle monarchie medievali al moderno stato nazionale si attuò nei decenni attorno al 1500. Uno dei primi passi verso l’affermazione del potere statale sui corpi feudali fu l’affermazione del monopolio dell’”alta giustizia” da parte delle corti regali e delle autorità di polizia. Un altro punto importante fu l’accentramento del sistema fiscale, col passaggio dalle occasionali richieste di aiuto ai sudditi a imposizioni fiscali permanenti. Un ruolo speciale toccò alla guerra: divenuta sempre più costosa, poté essere condotta solo da sovrani in grado di far fronte ai costi delle truppe, per lo più mercenarie, e delle armi da fuoco. Per far funzionare la macchina statale, si moltiplicarono i funzionari pubblici. Questi processi cominciarono a realizzarsi in Francia, Inghilterra e nella penisola iberica.




La monarchia francese era la più forte in Europa: i re riuscirono a imporre il loro potere sulla chiesa e sull’aristocrazia, creando una “nobiltà di toga”, costituita dagli alti funzionari pubblici, fedeli alla monarchia. Anche in Inghilterra Enrico VII Tudor accrebbe il controllo della monarchia, tanto da non convocare più il parlamento. In Sna, un ostacolo all’unificazione era rappresentato dal problema delle minoranze ebrea e musulmana: dopo la resa di Granata, i mori furono costretti a conversioni forzate e gli ebrei vennero espulsi in massa dal paese. Accanto ai regni nazionali in formazione, sopravviveva l’impero germanico, che continuava a richiamarsi all’universalismo medievale, ma che in realtà era ormai ridotto a un mosaico di elementi eterogenei e autonomi che non riuscivano a comporsi in uno stato unitario.

Anche l’Italia alla fine del Quattrocento era una realtà composita, in cui convivevano stati regionali, organismi feudali, domini stranieri. L’equilibrio stabilito dalla pace di Lodi nel 1454 si rivelò fragilissimo, perché i principi cedettero di usare l’uno contro l’altro, a proprio vantaggio, rischiose alleanze con sovrani europei animati da mire egemoniche sulla penisola. Questa debolezza politica si rivelò in due occasioni: con la spedizione del re francese Carlo VIII che, approfittando delle rivalità tra i principi italiani, occupò Napoli nel 1495, e nel 1515, quando Francesco I di Francia poté contare sull’aiuto dei veneziani per riconquistare Milano.

 






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