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La filosofia hitleriana - Fondamenti ecclesiastici del nazismo

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- La filosofia hitleriana -

                                                          

Per poter esaminare appieno la persona di Hitler e così tutte le rivoluzioni sociali e politiche che ha fatto, è necessario conoscere i concetti base del movimento nazionalsocialista, attraverso l'enunciazione dei tre principi essenziali della forza di un popolo: il valore razziale, il valore delle personalità singole contro il criterio democratico della maggioranza, l'istinto naturale di conservazione. Questi concetti, sarebbero diventati le concrete direttive politiche della Germania nazista nella creazione del suo regime interno come creazione del Nuovo Ordine Europeo: la lotta contro la democrazia in quanto eguaglianza, così tra gli individui singoli come tra i popoli, l'affermazione del principio gerarchico basato sul capo, il vitalismo bellicista a conferma della superiorità razziale della Germania come 'popolo superiore' e quale strumento per l'assoggettamento delle razze inferiori.

Tutti questi concetti, sono ripresi nel Mein Kampf, e qui esaminati dal punto di vista di Hitler.



Nel suo libro, Hitler voleva discutere, in seguito al Trattato di Versailles, come la Germania sia stata privata delle armi e del suo esercito, e ribadire come sbagliato il concetto che aveva la classe borghese di superiorità di una nazione. Essa diceva che la superiorità risiedeva nel possesso di armi, e Hitler diceva che non era vero. Quel che è decisivo per la vita di un popolo è la volontà di sopravvivenza e le forze vitali che sono a disposizione per questo scopo.

Il fatto che i tedeschi siano stati costretti a cedere le proprie armi, non ha importanza dal punto di vista materiale: l'unica cosa avvilente sta nelle circostanze in cui essa è avvenuta, in seguito al Trattato di Versailles.

Ma anche qui la maggiore disgrazia non è l'eliminazione dell'organizzazione come portatrice delle armi che i tedeschi possiedono, è piuttosto l'abolizione di un'istituzione per l'addestramento alla virilità del popolo tedesco, un'istituzione che nessun altro stato al mondo possedeva e che in verità a nessun altro popolo era necessaria come ai tedeschi. Il contributo del vecchio esercito tedesco alla disciplina generale del popolo tedesco, era incommensurabile. Coloro che parlano del socialismo, non si rendevano conto che le principale istituzione socialista era l'esercito.

Questa è anche la ragione del feroce odio verso gli ebrei dalle caratteristiche tendenze capitalistiche, contro un'organizzazione nella quale il denaro non ha la stessa importanza del rango, della dignità, per non parlare dell'onore, e nella quale l'onore di trovarsi tra gente di una certa qualità è molto più apprezzato che non il possedere beni e ricchezze. L'ebreo trova misteriosa un'organizzazione in cui un uomo povero viene rispettato, mentre uno molto più ricco non viene neppure degnato.

Ai tempi dl Kaiser Guglielmo I il fatto che un generale si accoppiasse che una ebrea, era compreso. Tuttavia in complesso, alla svolta del secolo, l'esercito tedesco era la più splendida organizzazione del mondo e il suo effetto sul popolo tedesco era più che benefico.

Il concetto dell'onore, grazie all'esercito divenne il patrimonio di tutto un popolo, ed ora grazie al trattato di Versailles, è stato distrutto. Quello che non capisce l'incompetente borghesia, è che le armi, l'esercito e qualsiasi organizzazioni sono facili da sostituire. Però, in seguito alla distruzione dell'esercito è, venuta a mancare la colonna portante della nazione, ed ora in essa si fanno strada i peggiori nemici, con i loro schifosi propositi. Quello che la borghesia non capisce, è che l'unica cosa insostituibile, è il sangue guasto del popolo i valori interiori distrutti.

Quello che è necessario capire è che le fonti di potenza di un popolo non stanno nelle armi che possiede o nell'organizzazione del suo esercito, ma nel suo valore interiore che è rappresentato attraverso il suo significato razziale di un popolo in quanto tale, attraverso l'esistenza dei più alti valori individuali della personalità, e anche attraverso il suo atteggiamento sano nei confronti dell'idea della sopravvivenza.

Poiché il punto di partenza è che un popolo non è uguale all'altro, anche il valore di un popolo non è mai uguale a quello di un altro popolo. Il mezzo per la valutazione di un popolo, è l'immagine storica e culturale di un popolo che riflette la somma di tutte le radiazioni del valore del suo sangue o dei valori della razza uniti ad esso. Di conseguenza più grande è il valore razziale di un popolo, più grande è il suo valore di vita. I popoli che non capiscono questo valore o che non lo sentono più per mancanza di un istinto naturale, incominciano a perderlo immediatamente. Quando un popolo non apprezza più l'espressione culturale della propria vita spirituale, condizionata attraverso il suo sangue, e quando se ne vergogna per rivolgersi ad espressioni di vita diverse, rinuncia all'armonia che sta nel suo sangue e nella vita culturale che ne è nata. La fine perciò è la perdita di un definito valore unitario razziale, e in seguito, per ultimo, il declino. Per questa ragione un valore internazionalista è da considerarsi come principale nemico di questi valori. Quanto più il fattore eterno della grandezza di un popolo viene ricercato nella collettività, tanto meno questo valore potrà raggiungere  la completa prosperità se le energie di un popolo dapprima dormienti, non troveranno l'uomo che le risveglierà. Per questo, è necessario che sia ogni uomo preso singolarmente ad esprimersi, perché nella collettività, è spesso necessario scendere a compromessi, che un uomo solo non si pone. L'individuo singolo è sempre stato all'origine del progresso umano. Quando un popolo installa al governo una democrazia secondo il modello occidentale, impedisce l'affermazione di molte personalità creative. Sono questi gli inconvenienti del sistema parlamentare: esso non soltanto è incapace di arrivare a realizzazioni veramente creative, ma impedisce l'affermarsi di coloro che in un certo qual modo, presentano un intelletto superiore alla media. Le maggioranze sono fenomeni troppo sfuggenti, per poterli capire, e conferire loro responsabilità. Perciò il loro compito non è quello di produrre idee, ma  quello di metterle in pratica, secondo il volere di una maggioranza, ed alla fine, non sarà mai l'idea di partenza a venire messa in pratica, ma il frutto di compromessi, che avranno il loro peso nel contenuto della decisione. E chi, allora, potrà esserne ritenuto responsabile? Paragoniamo un'istituzione come l'esercito, orientata al massimo verso la responsabilità e l'autorità di una singola persona al nostro governo democratico, e noteremo come da una parte abbiamo uomini coraggiosi e lieti nel loro compito dall'altra uomini toppo vili per assumersi delle responsabilità. Le nazioni devono decidere se vogliono uomini o cervelli, due cose assolutamente incompatibili. Il terzo fattore della forza di un popolo è l'istinto di conservazione. Nessun governo potrà mai raggiungere grani grandi successi se il popolo che deve rappresentare è troppo sconsiderato per mettere se stesso come posta per questi interessi.




Questi tre fattori, il valore razziale, gli esistenti valori personali e una sano istinto di conservazione, sono punti di forza dalla quale una coraggiosa politica, può trarre le armi necessarie all'affermazione di un popolo. Allora l'esercito e le ami, possono aiutare il popolo nella dura lotta per la libertà ed il pane quotidiano. Così anche le guerre vengono integrate nel naturale corso dello sviluppo di un popolo.

Fondamenti ecclesiastici del nazismo

È stato affermato più volte come il nazismo fu soprattutto una religione, dato che Hitler sognava di estirpare la religione cristiana e i sostituirla con una nuova religione indirizzata ad una fede forte ed eroica, in un invisibile Dio del destino e del sangue. Ci basti osservare le tre caratteristiche principali per definire una religione: la percezione di una potenza superiore, la sottomissione ad essa, e la relazione con lei. Ora osserviamo i legami col nazismo: l'anima della razza, il sangue e il suo appello misterioso, rappresentano la potenza superiore concretizzata nel popolo; la sottomissione al Führer che ne è l'emanazione, è assoluta; e il Führer, che sa cogliere i comandamenti dell'anima della razza, è anche il grande sacerdote che sa esprimere la volontà divina.

Ma tutto ciò resterebbe una nozione vaga, se non fosse resa tangibile agli occhi di tutti, opponendovi un antirazza, un antipopolo presente ed in carne ed ossa. L'ebreo principio dell'impurità, e del male, simboleggia il Diavolo. Ma perché proprio agli Ebrei, la sorte di rappresentare il male? L'internazionalismo e l'individualismo ebraici, rappresentavano un sicuro ostacolo ai piani nazisti. Agli occhi dei neoani, facilmente il popolo eletto veniva a simboleggiare la vituperata morale dei Vangeli e la tradizione giudeo-cristiana. Tutto si concatenava a meraviglia; sì che qualcuno ha potuto parlare di una vera e propria complicità tra assassino e vittima.

Analizziamo poi alcuni dei simboli nazisti: la svastica, per esempio, segno religioso induista, e poi rovesciato; e poi la croce celtica, un altro simbolo religioso rovesciato, e utilizzato come simbolo politico.


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